Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

D 1072 Dopo che sembriamo morire, dobbiamo “tornare” per forza?

 

D #1072: Quando sembriamo morire, vale a dire deponiamo il nostro corpo in uno dei molti modi possibili: incidente, suicidio,assassinio o dopo prolungata malattia, e non abbiamo imparato il perdono, siamo obbligati a tornare in questo mondo per imparare le nostre lezioni? Se non vogliamo ritornare, e siccome il perdono avviene unicamente nella mente, la mente deve proiettarsi in un mondo fenomenico per imparare il perdono? Il motivo di questa domanda è che mi sembra di andare a ritroso nell’apprendimento del Corso e sono arrivato ai biblici anni di cui la Bibbia parla nel salmo 90/10, con discutibili problemi di salute. Non ho voglia di tornare in una forma materiale proiettata e preferirei lavorare sulla mia salvezza in uno stato astratto di esistenza della mente. Tuttavia, questa domanda, insieme a tutte le mie altre domande, rappresenterà le conferme manifeste del mio indietreggiare nella comprensione del Corso. Non si tratta di falsa umiltà che chiede di essere contraddetta, ma semplicemente il riconoscimento dei miei limiti. Ma come dice il Corso, ho pianificato le cose in questo modo. Meglio fermarmi prima di essere andato troppo indietro.

 

R: Forte. Ma prima faresti bene a ricordare che nel proprio percorso di Espiazione non si è mai nella posizione di valutare i propri progressi con il Corso (T.18.V.1). Di fatto, riconoscere le tue difficoltà nel padroneggiare ed applicare i concetti e i principi del Corso ti mette probabilmente in una posizione ben oltre quella di quegli studenti che credono di progredire piuttosto bene nel loro percorso, grazie. Perché tu almeno non stai negando quanto questa serie di insegnamenti possa essere difficile da comprendere e da mettere in pratica!

Ma il tuo errore viene dal credere di essere qui in una forma materiale proiettata ora e preferiresti non ritornare in questo stato nel futuro, dopo che questa vita sarà stata completata. Il fatto è che, come ogni altro aspetto della Figliolanza apparentemente separato, tu sei stato sempre, e rimarrai sempre, nella mente e questo è il solo “luogo” dove si può trovare la salvezza. Questa mente ha creato una vasta gamma di simboli, con alcuni dei quali ha scelto di identificarsi (es. T.6.V.A.2:2; T.12.III.8:4; T.13.in.2:4;T.28.VI.3:10;4:1; W.pI.161:5,6), ma il fatto è che la mente non risiede mai in alcuno dei suoi simboli. I simboli rimangono sempre all’interno della mente, almeno per tutto il tempo in cui desideriamo credere di essere separati dalla nostra Fonte.

E così, anziché preoccuparti di quanto tempo ancora potrai continuare a fare esperienza della particolare serie di simboli con cui attualmente identifichi te stesso in questa vita, o con quali simboli ti potrai relazionare in una immaginaria vita “futura”, faresti meglio a guardare, con il minor giudizio possibile, cosa hai reso reale proprio ora osservando semplicemente il sé che pensi di essere e tutti gli altri sé con cui questo sé sembra relazionarsi. E attraverso quello stesso processo di osservazione, senza valutare né positivamente né negativamente, stai a poco a poco prendendo distanza dai simboli e rinforzando la tua identità di mente, che è tutto ciò che Gesù ti sta invitando a ricordare. Di fatto tutti noi stiamo affrontando le apparenti astrazioni della mente – peccato, colpa, paura ed attacco – che abbiamo cercato di far diventare simboli concreti e specifici così da poter evitare la natura veramente astratta della mente: l’atmosfera rarefatta della totale unità in cui l’ego non può sopravvivere (W.pI.161.2,3,4,7,8).