D 1212 La mente corretta può operare direttamente in questo mondo?

 

D # 1212: La trascrizione di Un corso in miracoli, l’interazione di Gesù con Helen e il Corso stesso come libro fisico sembrano essere molto specifici e non astratti. Il Corso è qui nel mondo di fronte a noi. Ci dice come fare il libro degli esercizi, come è il mondo e come l’ego opera nel sogno, ecc. Com’è possibile se Dio non è consapevole del sogno, o di noi come sognatori, e se Dio, lo Spirito Santo e Gesù sono non-specifici e pertanto non operano nel mondo o nel sogno, in quanto contrapposti all’ego che è specifico e lo fa. Mi stavo chiedendo se si potrebbe forse dire che la nostra mente corretta, in un certo modo, opera nel mondo o nel sogno quando siamo in grado di vedere il sogno per quello che è, in particolare mediante le decisioni che prendiamo quando vediamo le cose in maniera diversa, con diversi esiti come risultato, al livello del contenuto ed anche talvolta al livello della forma.

Ho sentito Ken parlare del Corso come proveniente attraverso la mente corretta di Helen, o la Mente Una, con Gesù usato come simbolo dell’Amore di Dio in quel processo. Questa spiegazione di Helen sembrerebbe indicare che la mente corretta può operare nel mondo. Potreste commentare in merito a ciò, in relazione all’origine di UCIM, al funzionamento dello Spirito Santo, della Mente Una o mente corretta nel mondo o idea di sogno?

 

R: Gesù ci dice in una affermazione enfatica il motivo per cui la mente corretta non potrebbe mai operare nel mondo: “Non c’è alcun mondo! Questo è il pensiero centrale che questo corso tenta di insegnare” (L.pI.132.6:2,3). Aggiungi a ciò i seguenti principi chiave del Corso e diventa inconfondibilmente chiaro che deve esserci un altro modo di comprendere come opera la mente corretta: “[il mondo] è il testimone del tuo stato mentale, l’immagine esterna di una condizione interna” (T.21.in.1:5). Le idee non lasciano la loro fonte. Pertanto, come proiezione della mente, il mondo è solo un effetto, non qualcosa di reale che può interagire o influenzare la mente in alcun modo (vedi anche T.21.II.11).

La mente corretta è la parte della mente scissa che conserva il riflesso del nostro stato non separato, la nostra vera Identità di Figlio di Dio, eternamente uno con Lui. Quando noi (il decision maker) scegliamo contro l’altra parte – l’ego – allora la nostra esperienza interiore rifletterà l’unità che abbiamo negato, il che significa che noi sapremo – o almeno incominceremo a realizzare – che niente fuori della nostra mente ha alcun potere su di noi, perché non c’è niente fuori. Nel contesto della malattia e della guarigione, Gesù esprime questo principio radicale: “Egli [tutti noi] vede ciò che sceglie di vedere. Né più, né meno. Il mondo non fa nulla nei suoi confronti. Egli pensava soltanto che il mondo facesse qualcosa. Né egli fa qualcosa al mondo perché si era sbagliato su ciò che è [una proiezione]” (M.5.II.3:6,7,8,9,10). La nostra percezione, pertanto, riflette solo la scelta di identificarci o con il sistema di pensiero di separazione o con la correzione di ciò (il principio di Espiazione che definisce la mente corretta); “Essa [la percezione] è l’immagine esterna di un desiderio: un’immagine che volevi fosse vera” (T.24.VII.8:10); “Perché vedere non può che rappresentare un desiderio, poiché non ha alcun potere di creare. Tuttavia può guardare con amore [mente corretta] o guardare con odio [mente sbagliata], a seconda solo della semplice scelta se vuoi unirti con ciò che vedi o mantenerti lontano e separato” (T.31.VII.12:5,6).

In senso stretto, pertanto, Un corso in miracoli non è venuto nel mondo né il praticarlo mira a cambiare il mondo. Di fatto ci viene chiesto di riorientare il nostro intero approccio alla nostra vita: “… non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo” (T-21-in.1:7). Il Corso, così, può essere visto come un riflesso, nella mente del Figlio di Dio, della sua scelta di accettare la verità anziché negarla. E’ in una forma specifica a causa di ciò che noi abbiamo fatto alle nostre menti (L.pI.161.2); ma, man mano che diventiamo meno paurosi nel lasciar andare le nostre difese contro la verità, ci condurrà oltre le cose specifiche. La nostra preoccupazione con la forma (le cose specifiche e il tempo) è la ragione per cui il Corso assume la forma che prende. Siamo noi che limitiamo l’amore astratto alle forme corrispondenti alla nostra credenza in un mondo esterno che ci influenza. Man mano che pratichiamo il perdono, tuttavia, la nostra preoccupazione con le cose specifiche si sposterà gradualmente verso una preoccupazione nei riguardi del contenuto nella nostra mente, e allora percepiremo il mondo e noi stessi in un modo totalmente differente. Il mondo cambierà, ma solo nel senso che la nostra percezione di esso sarà cambiata. Non ci percepiremo più come esseri alla sua mercé, imprigionati da esso come vittime innocenti. La nostra esperienza interna di vedere i nostri interessi uniti a quelli di chiunque altro – e l’amore che ispira questo – sarà ciò che ci attrae sempre di più. In altre parole, saremo, per scelta, orientati più verso l’interno che non verso l’esterno, più verso una visione spirituale che verso ciò che gli occhi vedono.

Il libro di Ken Absence from Felicity, in particolare il Capitolo 17, offre un resoconto globale di come il Corso è arrivato a Helen. Questo è anche presentato nel Capitolo 5 di Few Choose to Listen, Vol. 2 di The Message of A Course in Miracles, dove nel Capitolo 4 puoi anche trovare una spiegazione della natura e del ruolo dello Spirito Santo. Inoltre puoi trovare utile guardare le Domande #328 e #544 di questo servizio.