Spunti 132 - 133 - 134 - 135 - 136 - 137 - 138 - 139 - 140 - 141 - 142 - 143

 

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La prima legge del caos è che la verità è differente per ciascuno.
Come tutti questi principi, questo sostiene che ognuno è separato e ha un differente sistema di pensiero che lo taglia fuori dagli altri.
Questo principio nasce dal credere che c’è una gerarchia nelle illusioni: alcune hanno maggior valore e quindi sono vere.
(T.23.II.2:1-3)

Il corso ci dice che il sistema di pensiero dell’ego si basa su 5 leggi del caos, strettamente collegate fra di loro. Esse rappresentano i 5 pilastri su cui l’ego struttura tutto il suo sistema di pensiero. La prima è la legge della differenza, in base alla quale ognuno di noi è diverso da ogni altro essere, e ha un suo modo di pensare autonomo e privato. Ed effettivamente sembra proprio che sia così. Ma questo dipende solo dal fatto che noi mettiamo l’enfasi sulla forma invece che sul contenuto. Se ci limitiamo a guardare l’aspetto esteriore delle cose esse sembreranno tutte diverse. Se cerchiamo di imparare a guardarne il contenuto, invece, ci accorgeremo che al di là di tutte le forme esistono due soli contenuti: o l’errore primordiale, la cosiddetta “minuscola folle idea” di separazione (T.27.VIII.6:2), o la sua correzione, la cosiddetta “Espiazione” (T.5.II.3:1-6).

E’ l‘enfasi che noi poniamo sulla forma ciò che ci impedisce di scorgere il contenuto che sta al di là di essa.

E tuttavia com’è possibile che leggi come queste possano essere credute? C’è uno strano meccanismo che lo rende possibile. ….Nessuna legge del caos potrebbe costringere a credere se non fosse per l’enfasi sulla forma e nel trascurare il contenuto… Alcune forme che assume sembrano avere significato, e questo è tutto. (T.23.II.16:1-2, 5, 7)

 

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La prima legge del caos è che la verità è differente per ciascuno.
Come tutti questi principi, questo sostiene che ognuno è separato e ha un differente sistema di pensiero che lo taglia fuori dagli altri.
Questo principio nasce dal credere che c’è una gerarchia nelle illusioni: alcune hanno maggior valore e quindi sono vere.
(T.23.II.2:1-3)

Come abbiamo visto la scorsa settimana il sistema di pensiero dell’ego è basato sul percepire delle differenze formali tra le cose, e sul basare la propria scala di valori e di comportamenti proprio su tali differenze percepite. Così una certa cosa sembra essere “vera” per me, e “sbagliata” per te. Oppure una certa situazione sembra dare gioia ad una persona e portare dolore ad un’altra. Oppure un evento sembra che rappresenti una perdita per qualcuno ed un guadagno per qualcun altro, e così via.

Il libro degli esercizi ci insegna molto praticamente fin dall’inizio a ragionare in modo completamente diverso, addestrando la nostra mente “…in modo sistematico perché giunga ad una percezione diversa di ogni persona e di ogni cosa nel mondo” (L.pI.In.4:1).

Questa differente percezione funziona così:

Gli occhi del corpo continueranno a vedere differenze.
Ma la mente che si è lasciata guarire non le riconoscerà più.
La mente guarita le metterà tutte in una categoria: sono tutte irreali. Questo è il dono del suo Insegnante: la comprensione che soltanto due categorie sono significative nel vagliare i messaggi che la mente riceve da ciò che sembra essere il mondo esterno. (M.8.6:1-2, 4-5)

Questo è il nuovo discernimento che lo studente del corso dovrebbe apprendere attraverso la pratica del libro degli esercizi.

 

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Abbiamo visto nelle ultime settimane che:

…….soltanto due categorie sono significative nel vagliare i messaggi che la mente riceve da ciò che sembra essere il mondo esterno
(M.8.6:5).

Il corso ci insegna a guardare al di là delle apparenti differenze formali percepite dai nostri sensi, cercando di cogliere il contenuto che ne sta alla base. In altri termini, ci insegna a raggruppare tutte le nostre percezioni in due categorie di pensiero, che definisce “mente sbagliata” e “mente corretta”. Questo è il processo di discernimento, l’addestramento della mente che viene teorizzato nel testo e insegnato praticamente nel libro degli esercizi.

Una base teorica come quella fornita dal testo è una struttura necessaria per rendere significativi gli esercizi di questo volume. Tuttavia è il fare gli esercizi che renderà possibile raggiungere l’obiettivo del corso. Una mente non addestrata non può realizzare nulla. Lo scopo di questo libro di esercizi è di addestrare la tua mente a pensare secondo le linee del testo.
(L.pI.In.1)

 

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…….soltanto due categorie sono significative nel vagliare i messaggi che la mente riceve da ciò che sembra essere il mondo esterno
(M.8.6:5).

Il corso ci insegna a raggruppare tutti i nostri pensieri in due categorie di pensiero, la cosiddetta “mente sbagliata” e la cosiddetta” mente corretta”. Secondo il corso soltanto questo raggruppamento è in grado di dare una qualche significato a quell’attività che noi definiamo “pensare”. Le categorie sono soltanto due e sono incompatibili fra di loro. Mentre le differenze formali sono molteplici e possono sembrare addirittura infinite, Il contenuto che le sottende è sempre uguale e rientra invariabilmente in una delle due categorie: o il pensiero contiene al suo interno “la minuscola folle idea” di separazione da Dio e tutti i conseguenti pensieri di colpa, collera, malattia e morte (e in questo caso la categoria di pensiero è sbagliata), o contiene al suo interno l’idea di correzione o “Espiazione” o perdono (ed in questo caso è corretta). In base al linguaggio simbolico del corso, quando adottiamo il pensiero sbagliato stiamo “seguendo la voce dell’ego”, e quando scegliamo il pensiero corretto, stiamo “seguendo la voce dello Spirito Santo”.

La mente può essere corretta o sbagliata, a seconda della voce che ascolta. La mente corretta ascolta lo Spirito Santo, perdona il mondo e attraverso la visione di Cristo vede al suo posto il mondo reale…..
La mente sbagliata ascolta l’ego e fa le illusioni: percepisce il peccato, giustifica la collera e vede che la colpa, la malattia e la morte sono reali.
(C.1.5:1-2, 6:1)

 

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…….soltanto due categorie sono significative nel vagliare i messaggi che la mente riceve da ciò che sembra essere il mondo esterno
(M.8.6:5).

Il libro degli esercizi ci addestra molto praticamente ad individuare, all’interno dei molteplici ed apparentemente infiniti pensieri che pensiamo nell’arco della nostra vita, le due sole categorie di pensiero significative, la mente sbagliata e quella corretta. Ci aiuta in modo estremamente specifico a riconoscere queste due categorie e a comprendere quando stiamo pensando in modo sbagliato e quando invece pensiamo in modo corretto. Ma ripete continuamente che la scelta è nostra. Siamo noi a decidere quali pensieri vogliamo effettivamente ospitare nella nostra mente.

Tu non puoi fare le leggi che governano la scelta,
come non puoi fare le alternative fra cui scegliere.
Puoi fare la scelta, anzi devi
(L.pI.133.3:3-4)

 

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Tu non puoi fare le leggi che governano la scelta, come non puoi fare le alternative fra cui scegliere. Puoi fare la scelta, anzi devi.
(L.pI.133.3:3-4)

In tutti i molteplici pensieri che crediamo di pensare nell’arco della nostra vita sono contenuti due soli pensieri di base: la “minuscola folle idea” di separazione da Dio (T.27.VIII.6:2) e il pensiero di correzione o “Espiazione” (T.5.II.3:1-6). E sta a noi guardare al di là della forma del pensiero che pensiamo per individuarne il contenuto, allo scopo di scegliere ciò che vogliamo veramente pensare, la voce che vogliamo veramente udire dentro di noi.

Questo è l’addestramento della mente, spiegato nel testo e insegnato molto praticamente nel libro degli esercizi, volto a raggruppare tutti i nostri pensieri in due -e solo due- categorie di pensiero. La lezione 133 afferma in modo inequivocabile non solo che ci sono solo due categorie di pensiero, ma che esse sono incompatibili e fra di loro non può essere fatto nessun compromesso.

Ma è saggio imparare le leggi che metti in moto quando scegli, e tra quali alternative scegli.


Abbiamo già ribadito che ce ne sono solo due, anche se sembrano essercene molte. La gamma di possibilità è definita, e questo non possiamo cambiarlo. Sarebbe molto ingeneroso per te lasciare che le alternative siano illimitate e così ritardare la tua scelta finale, fino a che non le avrai considerate tutte nel tempo; e non essere così chiaramente portato nel luogo dove non c’è che una sola scelta da dover fare.

Un’altra legge benevola e correlata è che non c’è compromesso in ciò che comporterà la tua scelta. Non può darti soltanto in parte, perché non c’è una via di mezzo.
Ogni scelta che fai ti porta tutto o niente.
(L.pI.133.3:5 4:1-3 5:1-3)

 

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…….soltanto due categorie sono significative nel vagliare i messaggi che la mente riceve da ciò che sembra essere il mondo esterno.
(M.8.6:5)

Perché le uniche due categorie di pensiero in cui dobbiamo imparare a collocare tutti i nostri pensieri, apprendendo un nuovo discernimento, sono le uniche “significative”?

Perché, secondo il corso, ci insegnano un modo utile e sano di pensare, volto a disfare l’insano sistema di pensiero dell’ego che ci pone in uno stato mentale di malattia e morte, di paura e colpa, di collera e angoscia. Solo un modo di pensare corretto può dare un qualche significato alla nostra vita, preparandoci a sperimentare quello stato di pace interiore, la mente corretta, che riflette l’infinita pace o conoscenza della Mente Una. Non c’è altro significato, perché non c’è altro scopo, in quell’esperienza mentale che noi definiamo vita.

Lo scopo è il significato
(L.pI.25.1:1)

 

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Che io riconosca il problema, affinché possa essere risolto
(L.pI.79)

Nella lezione 79 viene compiuta una delle sintesi più chiare sulla differenza fra forma e contenuto. Sembra che la vita ci presenti una miriade di problemi diversi, eppure il corso sostiene che ne abbiamo uno solo, quella “minuscola folle idea” di essere separati da Dio (T.27.VIII.6:2), quella “credenza incredibile” (T.7.VIII), che ci pone in uno stato mentale di angoscia perenne. Un’angoscia quasi costantemente negata - quindi sperimentata raramente a livello conscio - e nello stesso tempo proiettata fuori dalla mente proprio in quella miriade di problemi diversi che a questo punto sembrano rappresentare i veri problemi della nostra vita.
Dunque c’è un solo contenuto, un solo problema, anche se le forme o proiezioni che tale problema di fondo sembra assumere possono essere moltissime.

Sembri trovarti a confronto con una lunga serie di problemi diversi, e quando ne viene risolto uno, ne sorge un altro, e poi un altro ancora.
Sembra che non finiscano mai. Non c’è momento in cui tu ti senta completamente libero da problemi ed in pace…..
Se riuscissi a riconoscere che il tuo solo problema è la separazione, indipendentemente dalla forma che assume, potresti accettare la risposta perché vedresti che è pertinente. Percependo la costante che sta alla base di tutti i problemi con cui sembri trovarti a confronto, capiresti che hai il mezzo per risolverli tutti.
E useresti il mezzo, perché riconosci il problema.
(L.pI.79.3:3-5; 6:2-4)

 

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Se riuscissi a riconoscere che il tuo solo problema è la separazione, indipendentemente dalla forma che assume, potresti accettare la risposta perché vedresti che è pertinente. Percependo la costante che sta alla base di tutti i problemi con cui sembri trovarti a confronto, capiresti che hai il mezzo per risolverli tutti. E useresti il mezzo, perché riconosci il problema.
(L.pI.79.6:2-4)

Per un anno (spunti 86-129) ci siamo concentrati sul primo passo del perdono, che consiste nel riconoscere che “la proiezione fa la percezione” (T.21.In.1:1-2). Abbiamo visto da varie angolazioni come l’oggettività del mondo che vediamo all’esterno è alquanto illusoria, perché si basa sulla proiezione del nostro mondo interiore.

E’ stata la premessa indispensabile per poter prendere la decisione che ci viene proposta nella lezione 79. La decisione consiste nel voler riconoscere che tutti i problemi che abbiamo sono rappresentati da un unico problema, che tutte le forme hanno un solo contenuto.

Dunque non basta riconoscere che la percezione di tutti i problemi che vediamo è una nostra proiezione. Bisogna anche riconoscere che tutti i problemi sono un unico problema. Senza questo processo di generalizzazione, senza riconoscere l’identicità di tutte le forme, non è possibile completare il primo passo del perdono, e quindi non è possibile aprirci al secondo passo, che consiste nell’essere determinati a scegliere la soluzione.

Tutti a questo mondo sembrano avere dei particolari problemi personali.
Eppure sono tutti la stessa cosa, e dovranno essere riconosciuti come uno solo,
se si vuole accettare la sola soluzione che li risolve tutti.
(L.pI.79.2:1-2)

 

- 141 -

Molte forme: una correzione.

Non è difficile comprendere le ragioni per cui non chiedi allo Spirito Santo di risolvere tutti i tuoi problemi per te. Egli non ha maggiore difficoltà nel risolverne alcuni piuttosto che altri. Per Lui ogni problema è uguale, perché ciascuno si risolve proprio nello stesso modo e per mezzo dello stesso approccio.
(T.26.II. 1:1-3)

Come abbiamo visto negli spunti precedenti il mondo sembra presentarci una miriade di problemi, ma il corso ci insegna un metodo di discernimento che ci permette di raggruppare tutti questi problemi apparenti, tutte queste forme illusorie, in un’unica categoria, un unico contenuto: la cosiddetta mente sbagliata. E’ nella mente sbagliata che l’ego imperversa, (e noi gli diamo il potere di farlo!) ossessionandoci con la credenza nella “minuscola folle idea” (T.27.VIII.6:2).

Il corso ci insegna a vedere che ogni problema ha un uguale contenuto. Questa – dopo averne riconosciuto l’illusorietà - è la premessa indispensabile per poterne accettare l’unica soluzione risolutiva.

Lo Spirito Santo non risolve i nostri problemi specifici. Egli ha già risolto l’unico contenuto che sta alla base di tutti i nostri problemi specifici. Ma noi potremo accedere a questa soluzione solo se porteremo a Lui i nostri problemi, ossia se - decodificando il linguaggio simbolico del corso - impareremo a vedere che tutti i nostri problemi sono rappresentati da un solo, unico problema.

Questo è il primo passo del perdono: riconoscere non soltanto che tutti i nostri problemi percepiti sono proiettati da noi, in base all’assunto che “la proiezione fa la percezione”-T.21.In.1:1-2 -, ma anche che tutti i problemi sono forme di un unico problema -L.pI.79-. (Per leggere la sintesi del primo passo del perdono compiuta da Kenneth Wapnick, cliccare qui)

Gli aspetti che devono essere risolti non cambiano, qualunque forma sembri assumere il problema. Un problema può presentarsi in molte forme, e lo farà finché il problema perdura. Non ha alcuna utilità cercare di risolverlo in una forma speciale. Si ripresenterà e continuerà a presentarsi ripetutamente finché sarà risolto una volta per tutte e non sorgerà più in alcuna forma. E solo allora te ne sarai liberato.
Lo Spirito Santo ti offre la liberazione da ogni problema che pensi di avere. Essi sono uguali per Lui……
(T.26.II.1:4-2:2)

 

- 142 -

E’ quasi Pasqua, il tempo della resurrezione. Diamoci reciprocamente la redenzione e condividiamola, affinché possiamo risorgere come una cosa sola nella resurrezione, non separati dalla morte.
(T.19.IV.D.17:4-5)

Interrompiamo per un paio di settimane l’argomento che stiamo studiando da inizio anno per soffermarci brevemente su alcuni aspetti del significato che il corso attribuisce alla Pasqua.

Iniziamo leggendo la definizione del termine nel Glossario di Kenneth Wapnick (cliccare qui)

PASQUA

Festività che commemora la resurrezione di Gesù; poiché la resurrezione sta a simboleggiare la trascendenza dell’ego nel suo superamento della morte, la Pasqua viene usata come simbolo dell’offerta e dell’accettazione della redenzione (o trascendenza dell’ego) del Figlio di Dio attraverso il perdono.

La Pasqua viene dunque usata nel corso come simbolo del perdono. Rappresenta il momento in cui offriamo agli altri il dono del perdono, accettandolo a nostra volta. In questo modo l’ego viene trasceso nella nostra mente e noi – grazie alla nostra scelta di non voler più pensare in modo sbagliato- sperimentiamo la percezione corretta, un nuovo modo di pensare libero dalla colpa e dall’ansia, dal dolore e dalla paura, dalla tristezza e dalla specialezza: libero in sostanza da tutto ciò che il corso definisce semplicemente “morte”. (L.pI.163.1)

Dandoci reciprocamente la redenzione, ossia perdonando gli altri in modo da ricevere a nostra volta il perdono, possiamo uscire dalla morsa del sistema di pensiero dell’ego, l’angoscia mortale che ci crocifigge costantemente, e possiamo accedere a quella pace profonda che ci permette di risorgere ad una nuova vita interiore dentro la nostra mente corretta, che è “il luogo santo della resurrezione”.

La redenzione ti è stata data perché tu la dia a tuo fratello e così la riceva. Colui che perdoni è libero e ciò che dai lo condividi. Perdona i peccati che tuo fratello pensa di aver commesso e tutta la colpa che pensi di vedere in lui.
Ecco il luogo santo della resurrezione al quale giungiamo di nuovo: al quale ritorneremo fintanto che la redenzione sarà compiuta e ricevuta. Pensa chi è tuo fratello prima di condannarlo. E rendi grazie a Dio per il fatto che egli è santo e che gli è stato dato il dono della santità per te. Unisciti lietamente a lui ed elimina ogni traccia di colpa dalla sua mente disturbata e torturata. Aiutalo a sollevare il pesante fardello del peccato che hai posto su di lui e che egli ha accettato come suo, e gettalo lontano da lui allegramente e con una felice risata. Non premerlo come se fossero spine contro la sua fronte, e non inchiodarlo ad esso, irredento e senza speranza.
(T.19.IV.D.15:8-16:6)

 

- 143 -

Una settimana è breve e tuttavia questa settimana santa è il simbolo dell’intero viaggio che il Figlio di Dio ha intrapreso. Egli ha incominciato col segno della vittoria, la promessa della resurrezione, che gli era già stata data.
Che Egli non si perda nella tentazione della crocifissione e che non si attardi lì.
(T.20.I.3:1-3)

Il corso usa i grandi eventi della tradizione giudeo-cristiana in modo simbolico, come metafore della pratica del perdono, che è il suo principale obiettivo didattico. Così ci propone di vedere la settimana santa come il simbolo dell’intero viaggio interiore che dobbiamo compiere per ritornare a quella consapevolezza interiore di completa Unità che definisce “Cielo” (T.18.VI.1:5-6). E’ un viaggio iniziato con il segno della vittoria, ossia con l’Espiazione o correzione dello Spirito Santo (T.5.II.3:1-2), che ha disfatto completamente la “minuscola folle idea” di separazione da Dio (T.27.VIII.6:2), e ha posto così nella nostra mente separata la promessa della resurrezione. La Domenica delle Palme simboleggia secondo il corso tale promessa di vittoria.

Ora dobbiamo accettare questa promessa, e per farlo dobbiamo praticare giorno dopo giorno il perdono, così come ce lo insegna il corso, imparando a mettere in discussione la minuscola folle idea - il contenuto di colpa che sottende tutte le forme pensate nella mente sbagliata - scegliendo al suo posto il contenuto di correzione, che sottende tutte le forme pensate nella mente corretta. Questo, secondo il corso, è il viaggio che dobbiamo compiere per tornare al Cielo: accettare l’Espiazione per noi stessi (T.2.V.5:1).

Il corso ci invita dunque a trascorrere questa settimana santa cercando di perdonare. In questo modo smetteremo di crocifiggere la nostra mente sbagliata, e sperimenteremo la gioia della resurrezione dentro la nostra mente corretta.

Nel tuo perdono di questo straniero, che ti è estraneo e tuttavia è il tuo vecchio Amico, risiede la sua liberazione e la tua redenzione con lui. Il periodo della Pasqua è un periodo di gioia, non di dolore. Guarda il tuo Amico resuscitato e celebra la sua santità con me. Perché la Pasqua è il momento della tua salvezza insieme alla mia.
(T.20.I.4:5-8)