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Torniamo ora a consultare il Glossario di Ken (cliccare qui). Abbiamo letto in passato la sua definizione della parola mente (vedi numero 44) e abbiamo visto che comprende due definizioni, una relativa al primo livello di comprensione del corso (la conoscenza) e l’altra relativa al secondo livello (la percezione). Alla luce dei riferimenti studiati nelle ultime newsletters, completiamo ora la lettura della seconda definizione, relativa alla percezione:
La mente separata può essere compresa come costituita di tre parti: la mente sbagliata, la mente corretta e la parte della mente (chi prende la decisione) che sceglie tra di esse; da non confondersi con il cervello, che è un organo fisico e quindi un aspetto del nostro sé corporeo. “Chi prende la decisione” (spesso definito dagli studenti “DM”, acronimo derivato dall’inglese “Decisione Maker”) siamo noi, ognuno di noi.
E’ un’espressione che si trova una volta sola nel Corso, in un paragrafo che descrive le nostre fortissime resistenze al riconoscere che le decisioni vengono prese dalla mente e non dal corpo, le nostre resistenze al lasciar andare l’idea che il cervello sia l’organo decisionale. Leggiamo insieme questo paragrafo:

Primo, è ovvio che le decisioni sono della mente e non del corpo.
Se la malattia non è che un approccio fallace alla soluzione di un problema, è una decisione.
E se è una decisione, è la mente e non il corpo che la prende.
La resistenza a riconoscere questo fatto è enorme, perché l’esistenza del mondo così come lo percepisci tu, dipende dal credere che il corpo sia colui che decide
(the decision maker).
Termini come “istinti”, “riflessi” e simili rappresentano tentativi di dotare il corpo di motivatori non mentali. In effetti tali termini stabiliscono o descrivono semplicemente il problema. Non danno la risposta.
(M.5.II.1:4-10)

Questa è la scelta che possiamo, anzi dobbiamo compiere. La scelta fra continuare a pensare in modo sbagliato, ossia in termini di separazione ed attacco, o cominciare a pensare in modo corretto, accettando la correzione dei pensieri sbagliati proposta dallo Spirito Santo.
Se optiamo per la seconda possibilità, avremo accettato l’Espiazione per noi stessi. Questa è la nostra sola responsabilità. Questo è, secondo il corso, l’ unico libero arbitrio che abbiamo realmente.

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Nonostante il Corso usi una sola volta l’espressione “Decision Maker” (chi prende la decisione), essa è diventata proverbiale tra gli studenti del Corso. Il DM è la parte decisionale della mente che sceglie in ogni singolo istante se dare retta alla voce dell’ego o a quella dello Spirito Santo. Il DM è indistinto e unico, perché la mente è una, tuttavia ognuno di noi ne fa un’esperienza soggettiva, come se lo possedesse in proprio.

In questo mondo, poiché la mente è divisa, i Figli di Dio sembrano essere separati.
Né la loro mente sembra essere unita.
In questo stato illusorio, sembra aver significato il concetto di “mente individuale”. (C.1.2:1-3)

Dunque ognuno di noi fa una esperienza soggettiva del DM, ossia del libero arbitrio di scegliere il proprio stato mentale, decidendo in ogni singolo istante della propria vita se dare retta alle urla rauche dell’ego o al gentile insegnamento dello Spirito Santo.

Poiché tu hai il controllo della tua mente,
dato che la mente è il meccanismo che decide
(T.12.III.9:10)

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La tua mente è il mezzo attraverso il quale determini la tua condizione,
perché la mente è il meccanismo della decisione
(T.8.IV.5:7)

Che strana definizione! Secondo il Corso la mente è dunque soltanto un “meccanismo”?
Può sembrare riduttivo, eppure è proprio così. Nel Corso il significato di “mente” è molto diverso da quello usuale. La mente nel Corso è una sorta di interruttore per scegliere il nostro stato interiore. La parte che sposta l’interruttore è il DM (il Decision Maker, chi prende la decisione), e le opzioni possibili sono soltanto due: la parte sbagliata dove l’ego ripete in continuazione il suo monotono ritornello di separazione ed attacco in miriadi di forme diverse, e la parte corretta dove lo Spirito Santo corregge sistematicamente e continuamente tale errore dell’ego in tutte le miriadi di forme.
Il nostro DM (a tutti comune, ma da ognuno sperimentato come se fosse individuale) deve imparare a spostare l’interruttore dalla posizione “credenza nell’errore” (tale è il significato della parola “ego” nel Corso) alla parola “correzione dell’errore” (tale è il significato della parola “Spirito Santo”).
Non dimentichiamo che secondo il Corso:

…le parole non sono altro che simboli di simboli
(M.21.1:9)

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In questo stato illusorio, sembra aver significato il concetto di “mente individuale”. Nel corso, pertanto, viene descritta come se consistesse di due parti:
lo spirito e l’ego.
(C.1.2:3-4)

Avevamo letto nel Glossario di Ken (cliccare qui) che:
La mente separata può essere compresa come costituita di tre parti: la mente sbagliata, la mente corretta e la parte della mente (il DM, chi prenda la decisione) che sceglie tra di esse.

Ma allora quante sono le parti della nostra mente? Due o tre?
Entrambe le risposte sono giuste, perché nel momento in cui il nostro DM sceglie l’ego si identifica con il suo sistema di pensiero di separazione ed attacco, e quindi noi percepiamo la nostra mente come se fosse divisa in due parti: il nostro modo di pensare malato ed un altro modo di pensare – quello dello Spirito Santo - che sembrerà “venire da fuori di noi”, totalmente estraneo e spesso incomprensibile.
Allo stesso modo se il nostro DM sceglie lo Spirito Santo allora si identificherà con il suo sistema di pensiero correttivo e guarito, e sarà il sistema di pensiero dell’ego a sembrarci estraneo ed incomprensibile.
Se siamo identificati con l’ego dunque è assolutamente impossibile scegliere la correzione proposta dallo Spirito Santo.
Dobbiamo prima prendere le distanze da esso identificandoci con il DM, ossia con quella parte della mente che decide da che parte vuole stare. E questo è proprio l’addestramento mentale che lo studente del Corso deve imparare a fare in ogni singolo istante della propria vita.

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Il DM è quella parte di noi che compie in ogni singolo istante della nostra vita l’unica decisione che deve essere compiuta: se ascoltare i suggerimenti dell’ego o quelli dello Spirito Santo. L’ego propone un unico pensiero basilare che assume migliaia di forme: la separazione. Lo Spirito Santo corregge tale pensiero di separazione fornendoci la Risposta a tale presunta ma inesistente separazione: l’Espiazione.
Se scegliamo l’ego ci identificheremo con il suo sistema di pensiero e lo sperimenteremo in tutte le sue varianti: per esempio il peccato, la colpa, la paura, la collera, il vittimismo, il sacrificio, la malattia, la morte. Se invece scegliamo lo Spirito Santo ci identificheremo con il Suo sistema di pensiero e lo sperimenteremo nel suo contenuto di pace gioiosa.

Il cervello non può interpretare ciò che la tua visione ti mostra.
Questo tu dovresti capirlo. Il cervello interpreta per il corpo, di cui è parte. (T.22.I.2:7-9)

Il tu sottolineato qui sopra è il DM.
Tutto il Corso è scritto al DM, non a noi in quanto persone, cioè corpi che hanno un cervello.

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La tua mente è il mezzo attraverso il quale determini la tua condizione,
perché la mente è il meccanismo della decisione
(T.8.IV.5:7)

Ritorniamo ancora una volta alla definizione tratta dal Glossario di Ken, relativa alla parola mente (cliccare qui).

La mente separata può essere compresa come costituita di tre parti:
la mente sbagliata, la mente corretta e la parte della mente (chi prenda la decisione) che sceglie tra di esse; da non confondersi con il cervello, che è un organo fisico e quindi un aspetto del nostro sé corporeo.


Qual è allora la differenza tra mente e cervello?
La mente, che non ha nulla a che fare con la dimensione spazio temporale nella quale noi crediamo di esistere, è l’agente della scelta. Ed il nostro DM- parte della mente stessa- è chi decide quale delle due voci vuole ascoltare.
Il cervello appartiene invece alla dimensione spazio-temporale. E’ un organo del corpo, e in quanto tale non può pensare. Risponde soltanto alle intenzioni della mente coordinando la percezione in forme specifiche dei due pensieri originari (quello sbagliato e quello corretto) che sono dentro la mente e ne costituiscono tutto il contenuto.

Credi anche che il cervello del corpo possa pensare.
Se soltanto comprendessi la natura del pensiero,
non potresti che ridere di questa folle idea.
E’ come se pensassi di avere il fiammifero che accende il sole e gli dà tutto il suo calore, o che tenessi il mondo nella tua mano, ben stretto fino a che lo lasci andare. Eppure ciò non è più sciocco del credere che gli occhi del corpo possano vedere, o che il cervello possa pensare.
(L.pI.92.2)

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Abbiamo visto che la mente contiene soltanto due pensieri: quello sbagliato (la piccola folle idea di separazione) e quello corretto (la Risposta dello Spirito Santo a tale piccola folle idea di separazione).

La completa astrazione è la condizione naturale della mente.
Ma parte di essa è ora innaturale. Non considera tutto come una cosa sola.
Essa vede soltanto frammenti dell’intero, perché solo così potrebbe inventare il mondo parziale che vedi. Lo scopo della tua percezione è di mostrarti ciò che desideri vedere. Tutto ciò che senti porta alla tua mente solo i suoni che essa vuole sentire.
(L.pI.161.2)

La parte innaturale della mente percepisce pertanto in modo specifico, “vedendo” non soltanto un mondo fatto di cose specifiche, ma anche degli strumenti appositi che sembrano svolgere delle funzioni sostitutive a quelle della mente: così gli occhi che hanno lo scopo di non vedere, le orecchie che hanno lo scopo di non sentire, ed il cervello che ha lo scopo di non pensare.

L’orecchio non sente: traduce. L’occhio non vede: riproduce
(P.2.VI.3:1-2)

E’ a causa del fatto che i pensieri che pensi di pensare appaiono come immagini che non li riconosci come nulla. Tu pensi di pensarli, dunque pensi di vederli.
Questo è il modo in cui è stato fatto il tuo “modo di vedere”. Questa è la funzione che hai dato agli occhi del tuo corpo. Non è vedere.
E’ un fare immagini, Prende il posto del vedere, sostituendo la visione con le illusioni.
(L.pI.15.1)

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Se il cervello non pensa, allora che cosa significa pensare?
Nel corso pensare significa decidere quale voce vogliamo ascoltare nella nostra mente: l’ego o lo Spirito Santo. Pensare non ha nulla a che fare con tutto quanto noi solitamente definiamo “pensare”.

Adesso stiamo mettendo in evidenza il fatto che la presenza di questi “pensieri” significa che tu non stai pensando.
Questo è semplicemente un altro modo di ripetere l’affermazione precedente che la tua mente è vuota.
Riconoscere ciò significa riconoscere il nulla quando credi di vederlo.
In quanto tale è il prerequisito della visione.
(L.pI.10.3:2-5)

Per pensare nei termini del Corso dobbiamo lasciar andare almeno temporaneamente la nostra identità fisica (di cui fa parte il cervello) ed identificarci con il DM che si trova al di là dello spazio e del tempo, ossia con la parte decisionale della nostra mente che svolge l’unica funzione di scegliere la voce che desidera ascoltare.
Pensare non ha nulla a che fare con l’esercizio di cambiare autonomamente dei pensieri specifici (cioè delle forme-pensiero), ma con il riconoscere all’interno delle miriadi di pensieri che crediamo di pensare l’identico contenuto errato (la separazione dell’ego) allo scopo di portarlo all’unica correzione (l’Espiazione dello Spirito Santo).
Tutto il libro degli esercizi ci allena a compiere questo processo, che viene definito “perdono” e che ci porta ad una miracolosa esperienza di pace interiore.

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Il libro degli esercizi ci conduce dolcemente, passo dopo passo, a sperimentare la parte della nostra mente che prende la decisione, il DM. Ci insegna a diventare spettatori dei nostri processi mentali, guardando passare i nostri pensieri come vedremmo passare una processione, senza attribuire ad essi alcuna importanza:

Gli esercizi consistono, come in precedenza, nel cercare nella tua mente tutti i pensieri disponibili, senza selezionarli o giudicarli. Cerca di evitare qualunque tipo di classificazione. Di fatto, se lo trovi efficace, puoi immaginare di veder passare una processione assortita in modo strano, che per te ha poco o nessun significato.
(
L.pI.10.4:4-7)

In questo modo ci insegna a non identificarci coi nostri pensieri ma con chi pensa tali pensieri. Ci porta praticamente a sperimentare il nostro DM. Questo è il passo preliminare per imparare ad assumerci la responsabilità di quali pensieri vogliamo pensare.
Come possiamo farlo se ci sentiamo “effetto” dei nostri pensieri, come se non avessimo nessun potere su di essi? Eppure la nostra identificazione con il corpo ha proprio questo scopo: farci credere di non avere alcun libero arbitrio, e che ognuno di noi è “vittima” di quanto gli accade.

E’ la vittima di questo “qualcos’altro”, una cosa esterna a lui,
per la quale egli non ha motivo per essere ritenuto responsabile.
(T.27.VII.1:4)

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Alla fine del capitolo 27 del Testo ci sono due sezioni che descrivono le nostre due fondamentali identità all’interno di quell’illusione che noi chiamiamo “vita” ma che secondo il corso è uno stato di sogno: il sognatore del sogno e l’eroe del sogno.
L’eroe del sogno (T.27.VIII) è il corpo.

Il corpo è la figura centrale del sognare del mondo.
Non c’è sogno senza di esso né esiste al di fuori del sogno in cui agisce come se fosse una persona da vedere e in cui credere.
Prende il posto centrale in ogni sogno, che racconta la storia di come è stato fatto da altri corpi, di come è nato in un mondo esterno al corpo, di come vive un poco e poi muore, per unirsi nella polvere con altri corpi che muoiono anch’essi.
(T.27.VIII.1:1-3)

Quando ci identifichiamo con il corpo veniamo catturati in un sogno e ci sperimentiamo come persone autonome ed indipendenti, che vedono con gli occhi, ascoltano con le orecchie e pensano con il cervello.

Quando sei stato catturato nel mondo della percezione,
sei intrappolato in un sogno.
(prefazione, pag 9, riga 13)

Lo scopo del corpo è farci perdere di vista l’altra identità che abbiamo all’interno dell’illusione, cioè che siamo una mente che è consapevole di sognare di essere un corpo. Un’identità ancora illusoria, ma che ci permette di uscire dall’illusione.

Nonostante il sogno stesso assuma molte forme, e sembri mostrare una gran varietà di luoghi ed eventi nei quali si trova il suo “eroe”,
il sogno non ha che uno scopo, insegnato in molti modi.
Cerca di insegnare ancora, interminabilmente, e sempre più quest’unica lezione:
che esso è la causa e non l’effetto.
E tu sei il suo effetto e non puoi essere la sua causa.
(T.27.VIII.3:3-5)

Se non siamo dei corpi, chi è allora il “tu” che compare nell’ultima frase?

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Nella scorsa newsletter ci siamo soffermati sulla descrizione dell’eroe del sogno, il corpo, che compare nella VIII sezione del capitolo 27:

Nonostante il sogno stesso assuma molte forme, e sembri mostrare una gran varietà di luoghi ed eventi nei quali si trova il suo “eroe”,
il sogno non ha che uno scopo, insegnato in molti modi.
Cerca di insegnare ancora, interminabilmente, e sempre più quest’unica lezione:
che esso è la causa e non l’effetto.
E tu sei il suo effetto e non puoi essere la sua causa.
(T.27.VIII.3:3-5)

Il “tu” che compare nell’ultima frase è il DM, la parte della nostra mente che decide la propria condizione scegliendo la voce che desidera ascoltare (ego o Spirito Santo). E’ questo il “tu” a cui è scritto il Corso in Miracoli.
Nella sezione precedente, la VII, viene definito “sognatore del sogno”

Tu sei il sognatore del mondo dei sogni.
Esso non ha altra causa né l’avrà mai.
(T.27.VII.13:1)
Nessuno può svegliarsi da un sogno che il mondo sta sognando per lui.
Egli diventa parte del sogno di qualcun altro. Non può scegliere di svegliarsi da un sogno che non ha fatto. Se ne sta impotente, vittima di un sogno concepito e nutrito da una mente separata.
(T.27.VII.8:1-4)

Tutto il Corso ha dunque lo scopo di farci identificare con il sognatore del sogno, il DM che sceglie tra la voce dell’ego, che gli propone una morte dormiente, e la voce dello Spirito Santo, che lo invita al risveglio

Tocca a te scegliere tra una morte dormiente e sogni di malvagità,
o un lieto risveglio e gioia nella vita.
(T.27.VII.9:4)

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Abbiamo visto come il libro degli esercizi ci insegna fin dall’inizio a guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa, insegnandoci a sperimentare in noi il sognatore del sogno, l’osservatore, chi vede i propri pensieri, il DM, prendendo le distanze dall’eroe del sogno, il corpo.
Così leggiamo nella lezione 31:

Mentre osservi il tuo mondo interiore, lascia semplicemente che qualunque pensiero ti attraversi la mente arrivi alla tua consapevolezza, consideralo per un momento, dopodiché sostituiscilo col successivo.
Non cercare di stabilire alcun tipo di gerarchia tra loro.
Osservali andare e venire il più spassionatamente possibile.
Non ti soffermare su nessuno di essi in particolare, cerca anzi di farne scorrere il flusso costantemente e con calma, senza alcun investimento particolare da parte tua. (L.pI.31.3:1-4)

Notiamo soprattutto l’ultima frase: non avere nessun investimento non significa soltanto che non dobbiamo cercar di trattenere qualche pensiero che reputiamo più importante.
Non dobbiamo nemmeno cercare di eliminare qualche pensiero che riteniamo dannoso.
Questo NON è un corso sul cancellare determinate parole o pensieri dalla nostra mente.
Come faremmo a vedere tali pensieri se li negassimo, cancellandoli dalla nostra consapevolezza?
Questo è un corso sul guardar passare i pensieri senza giudicarli. E’ l’esercizio di lasciar andare il nostro investimento nei pensieri (sia sotto forma di desiderio che di condanna) quanto ci permette di identificarci con il DM dentro la nostra mente, e ci porterà a compiere la decisione di scegliere un diverso Insegnante.

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Come abbiamo visto in precedenza (v. numero 62) la lezione 10 ci insegna a guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa, portandoci gradualmente a sperimentare in noi il DM, la parte della mente che guarda i pensieri in modo spassionato, e che quindi è consapevole di sognare: quanto viene definito nel capitolo 27 “il sognatore del sogno”.
E’ questo il modo in cui prendiamo praticamente le distanze dal corpo, l’eroe del sogno, l’identità che tutti crediamo di avere nel mondo dell’illusione.

Gli esercizi consistono, come in precedenza, nel cercare nella tua mente tutti i pensieri disponibili, senza selezionarli o giudicarli. Cerca di evitare qualunque tipo di classificazione. Di fatto, se lo trovi efficace, puoi immaginare di veder passare una processione assortita in modo strano, che per te ha poco o nessun significato. (L.pI.10.4:4-6)

Il passo successivo è imparare a riconoscere che tutti i nostri pensieri rientrano in una delle due categorie: mente sbagliata o mente corretta. I primi 50 esercizi ci fanno fare entrambe le esperienze. Si comincia dalla mente sbagliata, perché “l’ego parla sempre per primo”(T.5.VI.3:5), e dalla lezione 1 alla 32 il corso ci guida dolcemente nel processo di riconoscere la componente distruttiva della nostra mente sbagliata. Dalla lezione 35 alla 50 ci offre invece un panorama del contenuto della mente corretta.

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Dopo averci insegnato a divenire spettatori della nostra mente e a vedere il più chiaramente possibile il contenuto distruttivo della mente sbagliata ed il contenuto guaritore di quella corretta, il corso approda ad una sintesi fondamentale: tutti i pensieri che abbiamo imparato ad individuare nella mente sbagliata sono forme di un unico contenuto, la piccola folle idea, il pensiero di separazione che ha dato origine a tutta l’illusione.

Tutti a questo mondo sembrano avere dei particolari problemi personali.
Eppure sono tutti la stessa cosa, e dovranno essere riconosciuti come uno solo, se si vuole accettare la sola soluzione che li risolve tutti…
La tentazione di considerare i problemi come molteplici è la tentazione di mantenere irrisolto il problema della separazione. Il mondo sembra presentarti un vasto numero di problemi, ognuno dei quali richiede una risposta diversa. Questa percezione ti mette in una condizione in cui la tua capacità di risolvere i problemi deve essere inadeguata, ed il fallimento è inevitabile…
Tutta questa complessità non è che un disperato tentativo di non riconoscere il problema, e quindi di non permettere che sia risolto. Se riuscissi a riconoscere che il tuo solo problema è la separazione, indipendentemente dalla forma che assume, potresti accettare la risposta perché vedresti che è pertinente. Percependo la costante alla base di tutti i problemi con cui sembri trovarti a confronto, capiresti che hai il mezzo per risolverli tutti. E useresti il mezzo, perché riconosci il problema. (L.pI.79.2:1-2;4; 6)

La lezione continua poi proponendoci l’esercizio di non definire i problemi ma di riconoscere che ognuno di essi è semplicemente una forma diversa con un medesimo contenuto: la separazione.
E’ questa l’estrema semplicità del Corso.
E’ questo il modo in cui ci insegna a pensare.
E’ questo il modo in cui ci addestra a riconoscere che non siamo dei corpi che vivono in un mondo ma una mente pensante che non è di questo mondo, cioè una mente che decide quale voce vuole ascoltare.

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Nello scorso numero abbiamo visto che la lezione 79 ci insegna a riconoscere la costante all’interno di tutti gli apparenti problemi del mondo: la piccola folle idea di separazione.
La lezione 80 completa tale insegnamento, portandoci a sperimentare che tale problema è già stato risolto, perché lo Spirito Santo ha già dato la Risposta all’errore dell’ego, dichiarandolo inesistente e quindi sciogliendolo.

Se sei disposto a riconoscere i tuoi problemi, riconoscerai di non avere problemi.
Al tuo unico problema centrale è stato risposto, e non ne hai altri. Dunque, devi essere in pace. La salvezza dipende così dal riconoscere questo unico problema, e dal comprendere che è stato risolto. Un solo problema, una sola soluzione.
La salvezza è compiuta.
Il tuo unico problema è stato risolto! Ripetitelo oggi più e più volte, con gratitudine e convinzione. Hai riconosciuto il tuo unico problema, aprendo la strada perché lo Spirito Santo ti desse la risposta di Dio. Hai messo da parte l’inganno e hai visto la luce della verità. Hai accettato la salvezza per te stesso portando il problema verso la risposta. E puoi riconoscere la risposta, perché il problema è stato identificato. (L.pI.80.1:1-6;2)

Il Corso non ci aiuta a risolvere i problemi del mondo (…..non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo” T.21.In.1:7), ma a vedere che sono già stati risolti perché sono forme senza contenuto, dato che il loro apparente contenuto di separazione è già stato disfatto mediante l’Espiazione, ossia la correzione dello Spirito Santo all’interno della nostra mente.

E’ in questo che si trova la semplicità della salvezza
(L.pI.80.5:6)

Questo è in sintesi il processo del perdono. Ma ne parleremo più in dettaglio dopo la pausa estiva. Per ora ripetiamo con gioia, più e più volte, il gioioso ritornello della nostra salvezza:

Che io riconosca che questo problema è stato risolto
(L.pI.80.6:7)

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Riprendiamo i nostri spunti di riflessione dopo la pausa estiva. Mi auguro che sia stata un proficuo periodo di pace in cui ognuno di noi ha rinnovato la sua determinazione a procedere speditamente nel comune viaggio di ritorno a Casa.
Prima di proseguire facciamo come di consueto il punto della situazione: da inizio anno stiamo approfondendo l’argomento dell’addestramento della mente, il metodo spirituale adottato dal corso.

Questo è un corso di addestramento della mente.
Ogni apprendimento implica attenzione e studio a qualche livello.
(T.1.VII.4:1-2)

Ci siamo soffermati soprattutto su due termini fondamentali: la parola “mente” e la sigla “DM” (l’acronimo dell’espressione inglese “decision maker” che significa “chi prende la decisione”), cercando di comprenderne il significato peculiare con l’aiuto del Glossario di Ken. Potrebbe essere utile rileggere gli spunti relativi, dal numero 44 al numero 68 (cliccare qui)

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Rileggendo gli spunti precedenti, dal numero 44 al numero 68, abbiamo visto che l’addestramento della mente proposto dal corso consiste nell’imparare gradualmente a mettere in discussione la nostra abituale identificazione con il corpo a favore dell’identificazione con il DM, ossia con la parte della mente che prende la decisione di ascoltare lo Spirito Santo invece dell’ego. Per farlo dobbiamo imparare a divenire spettatori della nostra mente guardando scorrere i nostri pensieri sbagliati senza alcun investimento, ossia senza giudicarci né sentirci in colpa per il fatto di pensarli. Abbiamo visto che il libro degli esercizi ci insegna fin dall’inizio tale procedimento, per esempio nelle lezioni 10 e 31:

Gli esercizi consistono, come in precedenza, nel cercare nella tua mente tutti i pensieri disponibili, senza selezionarli o giudicarli.
Cerca di evitare qualunque tipo di classificazione.
Di fatto, se lo trovi efficace, puoi immaginare di veder passare una processione assortita in modo strano, che per te ha poco o nessun significato.
(L pI.10.4:4-7)

Mentre osservi il tuo mondo interiore, lascia semplicemente che qualunque pensiero ti attraversi la mente arrivi alla tua consapevolezza, consideralo per un momento, dopodiché sostituiscilo col successivo. Non cercare di stabilire alcun tipo di gerarchia tra loro. Osservali andare e venire il più spassionatamente possibile. Non ti soffermare su nessuno di essi in particolare, cerca anzi di farne scorrere il flusso costantemente e con calma, senza alcun investimento particolare da parte tua. (L.pI.31.3:1-4)

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Se pratichiamo le lezioni del libro degli esercizi impariamo a divenire spettatori della nostra mente, ossia a guardar scorrere i nostri pensieri il più spassionatamente possibile, e questo ci porta gradualmente a mettere in discussione la nostra identificazione con il corpo, che nell’omonima sezione del capitolo 27 viene definito “l’eroe del sogno” . Lo scopo è quello di portarci poco alla volta ad identificarci con “il sognatore del sogno”(capitolo 27, sezione VIII del Testo), ossia a prendere consapevolezza del fatto che non siamo un corpo ma una mente pensante, una mente che è libera di scegliere quale voce vuole ascoltare: l’ego o lo Spirito Santo.

In questo mondo l’unica libertà che rimane è la libertà di scelta:
e la scelta è sempre tra due alternative o due voci.
(C.1.7:1)

Proprio questo è nel corso il significato corretto della parola “pensare”: prendere l’unica decisione che ci compete, quella di mettere in discussione l’ego scegliendo al suo posto la Voce dello Spirito Santo. In questo modo impariamo ad assumerci l’unica responsabilità che ci spetta: “accettare l’Espiazione” (cioè la correzione dello Spirito Santo) per noi stessi (T.2.V.5:1)

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In che modo lo studente del corso addestra la propria mente a pensare correttamente? Come insegnano gli esercizi, impara prima di tutto a guardare i propri pensieri egoici senza alcun investimento, ossia senza giudizio né colpa. E poi impara a riconoscerne il contenuto sottostante, quel pensiero più o meno latente di paura basato sulla piccola folle idea di separazione da Dio. In sostanza si addestra a riconoscere che i pensieri che pensa non sono altro che forme mutevoli di un unico contenuto sbagliato. E’ a questo punto che si rende conto di aver seguito una guida sbagliata, l’ego, e di quanto gli è costata una scelta del genere, ed è finalmente disponibile a scegliere un diverso Insegnante, portatore di un diverso contenuto. Questo è il processo del perdono autentico. E’ un processo basato su 3 passi, e sintetizzato alla fine della lezione 23:

...tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, perché se ne può cambiare la causa. Questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata e poi lasciata andare, in modo che possa essere sostituita.
I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione.
Quello finale no.
Le tue immagini sono già state sostituite. Facendo i primi due passi vedrai che è così. (L.pI.23.5)

Dalla prossima newsletter cominceremo proprio a concentrarci sul tema del perdono, cominciando dal primo di questi 3 passi.