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Riesci ad immaginare che cosa voglia dire non avere preoccupazioni, affanni, ansie, ma semplicemente essere in ogni momento perfettamente calmi e tranquilli? Tuttavia questo è lo scopo del tempo: imparare proprio questo e niente più. L’Insegnante di Dio non potrà essere soddisfatto del Suo insegnamento finché questo non costituirà tutto il tuo apprendimento. Non avrà completato la Sua funzione di insegnamento finché non sarai diventato uno studente così coerente da apprendere solo da Lui. Quando questo sarà successo, non avrai più bisogno di un insegnante o di tempo nel quale imparare.
(T.15.I.1)

Queste parole danno inizio al 15° capitolo del Testo. Ci presentano un obiettivo molto allettante: vivere una vita di pace costante, in cui il nostro stato interiore di calma e tranquillità non possa essere alterato da alcun evento esterno. Questo è l’obiettivo del Corso. E il tempo, dice la seconda frase, serve proprio a farci raggiungere tale obiettivo. Tuttavia non è questo lo scopo che solitamente attribuiamo al tempo. Questo è lo scopo dello Spirito Santo, che corregge lo scopo sbagliato da noi adottato ogniqualvolta seguiamo le indicazioni dell’ego.

Alla fine dello stesso capitolo ci viene suggerito un modo per vivere in modo diverso l’anno che sta per cominciare: rendendolo tutto uguale. È quanto abbiamo visto nel nostro ultimo spunto (cliccare_qui per rileggerlo). Perché l’anno sia tutto uguale dobbiamo imparare a praticare l’istante santo, dando quindi al tempo lo scopo che gli dà lo Spirito Santo. Sarà questo il modo in cui ci apriremo ad un anno veramente diverso dai precedenti: non modificando la forma delle nostre esistenze, ma cambiandone il contenuto. E così riusciremo a raggiungere l’obiettivo che il Corso prospettava proprio all’inizio dello stesso capitolo.

È con questo augurio che riprendo gli spunti della nostra scuola del Corso, che dedicherò per qualche mese ad un ulteriore approfondimento della teoria e della pratica dell’istante santo.
Possa essere questo, cari compagni di viaggio, l’anno in cui seguiamo con determinazione e costanza la strada della pace interiore e impariamo praticamente a fare di ogni istante un istante santo.

Quest’anno sii determinato a non negare ciò che ti è stato dato da Dio. Svegliati e condividilo, perché questa è l’unica ragione per cui Egli ti ha chiamato.
(T.16.II.8:2-3)

 

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Il corpo non esiste affatto in nessun singolo istante. È sempre ricordato o anticipato ma non se ne fa mai esperienza nel presente. Soltanto il suo passato o futuro lo fanno sembrare reale. Il tempo lo controlla interamente, poiché il peccato non è mai completamente nel presente. In ogni singolo istante l’attrattiva della colpa viene provata come dolore e niente altro, e viene evitata. Non ha alcuna attrattiva ora. Tutta la sua attrattiva è immaginaria e perciò deve essere pensata nel passato o nel futuro.
(T.18.VII.3)

Da mesi ci stiamo concentrando sull’uso che l’ego e lo Spirito Santo fanno del tempo.
Ripassiamo insieme gli aspetti che sono sintetizzati nella precedente citazione e che ho cercato di mettere in evidenza negli spunti che ho scritto lo scorso anno (cliccare qui per rileggerli).
A differenza dell’ego, che usa il tempo per dare continuità a sé stesso e rendersi reale nella nostra mente, lo Spirito Santo usa il tempo per disfare l’ego. Per ottenere il suo scopo l’ego ci spinge a concentrarci costantemente sul passato e sul futuro, ignorando sistematicamente il presente o forzandoci a vivere nel presente i ricordi del passato o le anticipazioni del futuro. All’opposto -e per raggiungere il suo scopo- lo Spirito Santo ci invita gentilmente a portare la nostra attenzione solo sul momento presente, lasciando andare il nostro investimento nel passato e nel futuro.
Tuttavia abbiamo anche visto che nel Corso il concetto di momento presente non è soltanto di natura temporale. Esso deve implicare anche due altri aspetti: la non consapevolezza del corpo e il perdono della colpa. Se in quello che consideriamo “momento presente” continuiamo a sperimentare la colpa e a essere completamente identificati con il corpo, allora siamo di fatto proiettati nel passato o nel futuro, e non stiamo realmente sperimentando il presente.
In sostanza il momento presente- definito nel Corso “istante santo”- è l’istante in cui scegliamo di perdonare nel mondo dell’illusione quelle tre componenti che più catturano la nostra mente: il tempo, il corpo e la colpa.
Prima di proseguire nell’indagine, rileggiamo insieme la definizione di “istante santo” contenuta nel glossario compilato da Kenneth Wapnick (per accedere al Glossario, cliccare qui):

ISTANTE SANTO
Istante fuori dal tempo in cui scegliamo il perdono anziché la colpa, il miracolo anziché il rancore, lo Spirito Santo invece dell’ego; espressione della nostra piccola disponibilità a vivere nel presente, che spalanca le porte all’eternità, anziché restare attaccati al passato ed avere paura del futuro, che ci mantiene all’inferno; usato anche per indicare l’ultimo istante santo, il mondo reale, il culmine di tutti gli istanti santi che abbiamo scelto lungo il cammino.

 

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Non c’è possibilità di sfuggire alla paura con il modo in cui l’ego usa il tempo. Perché il tempo, secondo il suo insegnamento, non è altro che uno strumento di insegnamento per incrementare la colpa finché pervada ogni cosa ed esiga eterna vendetta. Lo Spirito Santo vuole disfare tutto questo ora. La paura non fa parte del presente, ma solo del passato e del futuro, che non esistono. Non c’è paura nel presente, nel quale ogni istante è nitido e separato dal passato, senza la sua ombra che si protende verso il futuro. Ogni istante è una limpida, immacolata nascita, nella quale il Figlio di Dio emerge dal passato nel presente. E il presente si estende per sempre. È così bello, così limpido e libero dalla colpa che non vi è altro che felicità. Non c’è ricordo dell’oscurità, e l’immortalità e la gioia sono ora.
(T.15.I.7:6- 8:7)

In queste frasi il Corso illustra i due schemi di riferimento della mente sbagliata e della mente corretta. Il primo - in cui l’ego spadroneggia - ci fa precipitare in una condizione di paura e vendetta. Nel secondo – guidato dallo Spirito Santo - sperimentiamo invece una vera e propria rinascita, immacolata perché priva di colpa e pervasa da gioia e felicità.
Più avanti nello stesso capitolo viene spiegato come l’istante santo - l’istante in cui scegliamo lo Spirito Santo invece dell’ego, il perdono invece della colpa, il miracolo invece del rancore - è lo strumento che ci permette di cambiare lo schema di riferimento interiore. E questo cambiamento ci fa vedere che l’amore è in noi.
L’istante santo è pertanto l’attimo in cui rinasciamo dalle ceneri dell’ego.

L’istante santo riflette la Sua (di Dio) conoscenza portando via ogni percezione del passato, eliminando così lo schema di riferimento che hai costruito per giudicare i tuoi fratelli. Una volta che questo sarà svanito, lo Spirito Santo lo sostituirà con il Suo schema di riferimento. Il Suo schema di riferimento è semplicemente Dio. L’atemporalità dello Spirito Santo si trova solo qui. Perché nell’istante santo, libero dal passato, vedi che l’amore è in te, e non hai bisogno di guardare fuori e strappare colpevolmente l’amore da dove pensavi che fosse.
(T.15.V.9:3-7)

 

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Il Corso ci dà indicazioni precise per cominciare a sperimentare l’istante santo. I primi suggerimenti si trovano all’inizio del capitolo 15:

Inizia a far pratica di come lo Spirito Santo usa il tempo come strumento di insegnamento che porta pace e felicità. Prendi questo istante, ora, e pensa ad esso come a tutto ciò che esiste del tempo. Niente del passato può raggiungerti qui, e qui sei completamente assolto, completamente libero e totalmente privo di condanna. Da questo istante santo nel quale è rinata la santità andrai avanti nel tempo senza paura, e senza alcun senso di cambiamento che avvenga col tempo.
(T.15.I.9:4-7)

E ancora:

Nella tua pratica cerca di abbandonare ogni piano che hai accettato per trovare grandezza nella piccolezza. Non è lì. Usa l’istante santo per riconoscere che tu da solo non puoi sapere dov’è e puoi solo ingannarti.
(T.15.IV.4:5-7)

Tutto il libro degli esercizi non è altro se non una lunga pratica, articolata in una serie di esercizi, per imparare dapprima a sperimentare praticamente l’istante santo, e poi a sceglierlo con sempre maggiore frequenza.
Tuttavia questi primi suggerimenti sono preziosi, perché evidenziano alcune delle componenti chiave dell’istante santo: il suo lasciar andare il passato, la colpa e l’oppressione dell’ego; il senso di rinascita che ne consegue e l’idea che un autentico cambiamento interiore non implica alcun senso di cambiamento nel tempo; il fatto che separarci dall’ego è il modo per non sentirci più separati; e inoltre l’importanza di scegliere consapevolmente di abbandonare la piccolezza riconoscendo di non potercela fare da soli. Vedremo quest’ultimo aspetto nella prossima newsletter.

 

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Nella tua pratica cerca di abbandonare ogni piano che hai accettato per trovare grandezza nella piccolezza. Non è lì. Usa l’istante santo per riconoscere che tu da solo non puoi sapere dov’è e puoi solo ingannarti.
(T.15.IV.4:5-7)

Il desiderio di sperimentare l’istante santo corrisponde al desiderio di lasciar andare la piccolezza a favore della grandezza. La piccolezza è “l’offerta che fai a te stesso” (T.15.III.1:3), ed è contrapposta alla grandezza, che ci viene da Dio. La piccolezza è credere di essere un corpo ed identificarsi con esso. La grandezza corrisponde invece al riconoscimento della nostra vera natura di Figlio di Dio. Si sperimenta imparando ad accettare l’Espiazione per sé stessi (T.2.V.5:1).
Ogni qualvolta scegliamo un istante santo mettiamo in discussione l’apparente realtà della nostra identità separata di corpi e -insieme ad essa- l’illusione di poter trovare nella piccolezza del corpo la grandezza della nostra vera Identità di mente.
Ma dove si trova la nostra grandezza? La citazione precedente chiarisce che non possiamo saperlo, e che dobbiamo usare l’istante santo per riconoscerlo. Da soli non possiamo scardinare i parametri della percezione limitata e pervenire ad un diverso stato mentale.
L’istante santo- che mette in discussione la nostra identità di corpo, la presunta realtà del tempo e l’apparente oggettività della colpa- ci porta a sperimentare uno schema di riferimento completamente diverso da quello a cui eravamo precedentemente abituati. Grazie a questa esperienza pratica impariamo a riconoscere di aver bisogno di un aiuto spirituale per superare i nostri limiti.
Da soli, invece, possiamo solo ingannarci.

 

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L’istante santo è questo istante e ogni istante. L’istante che vuoi che lo sia, lo è. L’istante che non vuoi che lo sia è perso per te. Sei tu che devi decidere quando lo sarà. Non rimandarlo. Perché al di là del passato e del futuro, dove non lo troverai, esso aspetta splendente e pronto perché tu lo accetti. Tuttavia non puoi portarlo alla felice consapevolezza finché non lo vuoi, perché porta in sé l’intera liberazione dalla piccolezza.
(T.15.IV.1:3-9)

Abbiamo visto nello spunto della scorsa settimana che da soli non possiamo sperimentare gli effetti dell’istante santo, perché esso presume un totale capovolgimento dei parametri basilari sui quali fondiamo le nostre convinzioni e la nostra esistenza: la realtà del corpo, del tempo e della colpa. L’istante santo ha quindi il potere di eliminare gli schemi di riferimento che erroneamente crediamo reali, sostituendoli con un altro schema di riferimento, che ci viene insegnato dallo Spirito Santo e che riflette la conoscenza di Dio.
Come potremmo fare tutto questo da soli?
Eppure la citazione di questa settimana chiarisce che a noi appartiene la decisione di scegliere quando vogliamo che questo avvenga. Siamo noi a prendere questa decisione. Non a caso noi siamo il DM, una mente decisionale, e non dei corpi.
L’istante santo attende splendente la nostra accettazione. Ma non ne saremo consapevoli, e non potremo sperimentarlo, se non lo scegliamo.
Questo è secondo il Corso il nostro libero arbitrio. Questa è l’unica decisione che dobbiamo imparare a prendere. Questa è la nostra unica funzione.

Puoi invocare l’istante santo in ogni momento e ovunque tu lo voglia.
(T.15.IV.4:4)

 

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L’istante santo è il risultato della tua determinazione ad essere santo. È la risposta. Il desiderio e la disponibilità a farlo arrivare precedono la sua venuta. Prepari la tua mente per esso soltanto fino al punto di riconoscere che lo vuoi sopra ogni altra cosa.
(T.18.IV.1:1-4)

L’unica cosa che ci viene richiesta per sperimentare l’istante santo è sceglierlo. Se non lo desideriamo non potremo sperimentarlo, ma se siamo disponibili ad esso non potremo non farne esperienza.

Non aver paura che l’istante santo ti sia negato, perché io non l’ho negato.
E attraverso di me lo Spirito Santo lo dà a te, così come tu lo darai.
(T.15.VI.6:7-8)

Tuttavia, per riceverlo, dobbiamo imparare a desiderarlo sopra ogni altra cosa. Per allenarci a questa fermezza di intenti all’inizio del libro degli esercizi ci vengono proposte quattro lezioni sulla determinazione. Leggiamole in successione:

Io sono determinato a vedere (lezione 20)
Io sono determinato a vedere le cose in modo diverso (lezione 21)
Più di ogni altra cosa io voglio vedere (lezione 27)
Più di ogni altra cosa io voglio vedere le cose in modo diverso (lezione 28)

Non è sufficiente il desiderio di aprirsi ad una percezione diversa, mettendo in discussione la fissità e l’apparente realtà e certezza dello schema di riferimento dell’ego. E’ necessario desiderarla più di ogni altra cosa. Dobbiamo imparare gradualmente, passo dopo passo, ad abbandonare la nostra cieca dedizione alla piccolezza del sistema di pensiero dell’ego e scegliere di accettare al suo posto la grandezza dell’Espiazione.
Questa graduale accettazione ci porterà poco alla volta a desiderare la visione (ossia la percezione corretta) più di ogni altra cosa. E’ questo il processo di generalizzazione che ci viene insegnato nel libro degli esercizi.

Nella tua pratica cerca di abbandonare ogni piano che hai accettato per trovare grandezza nella piccolezza.
(T.15.IV.4:5)

 

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Non avvicinare mai l’istante santo dopo aver cercato di eliminare tutta la paura e l’odio dalla tua mente. Questa è la sua funzione. Non tentare mai di guardare oltre la tua colpa senza prima chiedere l’aiuto dello Spirito Santo. Questa è la Sua funzione. La tua parte è solo di offrirGli una piccola disponibilità per permetterGli di eliminare tutta la paura e l’odio e per essere perdonato.
(T.18.V.2:1-4)

L’istante santo è l’attimo in cui decidiamo di abbandonare il sistema di pensiero dell’ego scegliendo al suo posto quello dello Spirito Santo. Una errata comprensione di esso può farci credere di doverci preparare in qualche modo, per esempio cercando di lasciar andare da soli la paura, l’odio e la colpa presenti nella nostra mente sbagliata. Sarebbe un errore, anche perché l’idea di “fare da soli” è uno dei presupposti basilari del sistema di pensiero dell’ego, che ci presenta continuamente l’idea dell’autonomia e della separazione come strategie motivazionali.
L’istante santo svolge proprio la funzione di scardinare i parametri dell’ego, cosa che da soli non potremmo mai fare perché siamo troppo catturati dall’illusione per riuscire a intravedere una via d’uscita rimanendo al suo interno.
L’unica preparazione che ci viene richiesta, come abbiamo visto nello spunto della scorsa settimana (cliccare qui per rileggerlo), è riconoscere che desideriamo l’istante santo sopra ogni altra cosa. Questa è la ferma determinazione a voler vedere le cose in modo diverso. È la piccola disponibilità ad aprirci ad un’alternativa percettiva.
Sarà questa piccola disponibilità – piccola, non grande- a permetterci di fare un passo avanti gigantesco, il passo del perdono. E sarà questo passo avanti gigantesco a permetterci di percepirci perdonati a nostra volta.

Non aver paura che non ti sia dato aiuto in questo.
(T.15.II.6:4)

 

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L’istante santo è il risultato della tua determinazione ad essere santo. È la risposta. Il desiderio e la disponibilità a farlo arrivare precedono la sua venuta. Prepari la tua mente per esso soltanto fino al punto di riconoscere che lo vuoi sopra ogni altra cosa.
(T.18.IV.1:1-4)

In molti punti del Corso lo Spirito Santo è definito “la Risposta”. Per esempio:

Lo Spirito Santo è la Risposta di Dio alla separazione....
(T.5.II.2:5)
Ho detto prima che lo Spirito Santo è la Risposta di Dio all’ego
(T.5.III.5:3)
Lo Spirito Santo è descritto in tutto il corso come Colui Che ci dà la risposta alla separazione…
(C.6.2:1)

Data la nostra costante identificazione con il corpo - un’illusione che sembra agire in un mondo di corpi - potremmo a volte essere tentati a credere che la risposta dello Spirito Santo sia da intendersi in termini comportamentali. In questo caso possiamo cadere nell’errore di pensare che lo Spirito Santo ci dia dei suggerimenti su come agire o non agire.
Il brano di oggi spiega chiaramente che la risposta dello Spirito Santo è l’istante santo, ossia la sperimentazione pratica di un cambiamento percettivo interiore, grazie al quale lo schema di riferimento dell’ego viene messo in discussione e viene sostituito da un nuovo schema di riferimento. È un cambiamento di contenuto, non di forma.
Lo sperimentiamo in conseguenza alla nostra determinazione ad essere santi, ossia a lasciar andare la presa che hanno sulla nostra mente sbagliata la colpa, l’identificazione con il corpo e l’uso che l’ego fa del tempo.

 

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L’istante santo è il risultato della tua determinazione ad essere santo. È la risposta. Il desiderio e la disponibilità a farlo arrivare precedono la sua venuta. Prepari la tua mente per esso soltanto fino al punto di riconoscere che lo vuoi sopra ogni altra cosa. Non è necessario che tu faccia di più: invero è necessario che tu ti renda conto che non puoi fare di più. Non tentare di dare allo Spirito Santo quello che non chiede o aggiungerai l’ego a Lui e confonderai i due. Egli non chiede che poco. È Lui Che aggiunge la grandezza e la potenza. Si unisce a te per rendere l’istante santo molto più grande di ciò che puoi comprendere. È la tua realizzazione del fatto che devi fare pochissimo per metterLo in grado di dare tantissimo.
(T.18.IV.1)

Come abbiamo visto negli spunti precedenti (per rileggerli cliccare qui) , l’istante santo deve essere scelto e voluto. Senza la nostra ferma determinazione a voler vedere le cose in modo diverso e a lasciar andare i rigidi e soffocanti schemi di riferimento interiore proposti dall’ego, non è possibile sperimentarlo.
Tuttavia questo brano dà un’indicazione ulteriore. Se è vero che senza la nostra disponibilità non possiamo sperimentare l’istante santo, è altrettanto vero che il nostro desiderio di aggiungere qualcos’altro ci porta fuori strada.
Quella che ci viene richiesta è soltanto una piccola disponibilità.
Qui non ci viene fatta una generosa concessione basata sul riconoscimento di una nostra presunta debolezza, ma veniamo messi in guardia contro il desiderio tutto egoico di strafare, portandoci in prima linea: quell’atteggiamento di arroganza che ci porta a pensare “sarò io a risolvere il problema della separazione”, dimentichi del fatto che l’autonomia dell’io è proprio il maggior problema che abbiamo in questo stato illusorio di separazione.

Mi farò da parte e lascerò che Lui guidi il cammino
(L.pI.155.tit)

 

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L’istante santo non proviene soltanto dalla tua piccola disponibilità. È sempre il risultato della tua poca disponibilità combinata con il potere illimitato della Volontà di Dio. Hai avuto torto nel pensare che sia necessario prepararti per Lui.
(T.18.IV.4:1-3)

Da qualche settimana ci stiamo concentrando sull’atteggiamento interiore corretto per favorire l’esperienza dell’istante santo. Come abbiamo visto la scorsa settimana tale atteggiamento consiste nell’avere una piccola disponibilità, cercando di non cadere nell’arroganza di credere di dover aggiungere ad essa qualcos’altro.
La citazione odierna ci sostiene ulteriormente, dicendoci che la nostra piccola disponibilità è sufficiente, in quanto si combina con il potere illimitato della Volontà di Dio, che ci viene offerto- in questa condizione mentale di assoluta illusione- dall’intervento correttivo e mediatore dello Spirito Santo, la Voce Che parla per Dio dentro la nostra mente separata.

Il corso è molto rigoroso nelle sue affermazioni:

Non fidarti delle tue buone intenzioni. Non sono abbastanza. Ma abbi fiducia implicitamente nella tua disponibilità, qualsiasi altra cosa possa intromettersi. Concentrati soltanto su questa e non essere disturbato dal fatto che le ombre la circondano.
(T.18.IV.2:1-4)

L’atteggiamento interiore corretto sembra dunque essere quel misto di determinazione e fiducioso abbandono che il corso definisce “piccola disponibilità”. La determinazione deve essere ferma, perché consiste nel voler vedere le cose in modo diverso più di ogni altra cosa, come ci suggerisce la lezione 28. L’abbandono viene invece dalla constatazione che voler avere il primo posto non è altro che una delle tante forme assunte dalla “minuscola folle idea” (T.27.VIII.6:2) , l’arrogante idea di credersi separati da Dio che ha fatto precipitare la mente in uno stato di allucinazione.

Abbandonati a Colui la Cui funzione è la liberazione. Non assumere la Sua funzione per Lui. DaGli solo ciò che chiede cosicché tu possa imparare quanto sia piccola la tua parte e quanto sia grande la Sua.
(T.18.IV.6:6-8)

 

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Poni semplicemente la domanda. La risposta viene data. Non cercare di rispondere, cerca semplicemente di ricevere la risposta così come viene data. Mentre ti prepari all’istante santo non tentare di renderti santo per essere pronto a riceverlo. Ciò non è altro che confondere il tuo ruolo con quello di Dio…. Piuttosto che cercare di prepararti per Lui, cerca di pensare così:
Io, che sono colui che ospita Dio, sono degno di Lui.
Colui Che ha stabilito la Sua dimora in me l’ha creata come voleva che fosse.
Non c’è bisogno che la renda pronta per Lui, ma soltanto che io non interferisca con il Suo piano di ripristinare in me la mia consapevolezza di essere pronto, che è eterna.
Non ho bisogno di aggiungere nulla al Suo piano.
Ma per riceverlo devo essere disposto a non sostituire il mio al posto del Suo.

(T.18.IV.5:1-5,8-13)

A conclusione degli spunti dedicati al corretto atteggiamento interiore da adottare per invitare nella nostra mente l’esperienza dell’istante santo, proviamo a meditare sulla magnifica preghiera contenuta nel capitolo 18. Riassume tutti gli aspetti che abbiamo visto negli spunti delle scorse settimane (per rileggerli cliccare qui))
Potrà essere il modo per prepararci ad una Pasqua di vero rinnovamento interiore, in cui sperimentare praticamente l’istante santo della nostra resurrezione. Dalle ceneri dell’ego, volutamente e fermamente messo in discussione, e dall’abbandono fiducioso nel potere illimitato della Volontà di Dio, potrà risorgere in noi uno stato mentale miracoloso di vera pace.

Perché questo è il tempo della Pasqua della tua salvezza. E tu risorgi da ciò che sembrava morte e disperazione. Ora la luce della speranza è rinata in te, perché ora vieni senza difese, per imparare la parte riservata a te nel piano di Dio.
(L.pI.135.25:3-5)

 

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Da circa sei mesi ci stiamo concentrando sul tema dell’istante santo.
Dopo aver letto la definizione tratta dal Glossario compilato da Kenneth Wapnick (spunti 208 e 221, Cliccare qui per rileggerli) , abbiamo visto alcune delle sue caratteristiche, principalmente il fatto che implichi un diverso uso del tempo, la non consapevolezza del corpo e la non sperimentazione della colpa (spunti 208- 214. Cliccare qui). Abbiamo letto le prime indicazioni pratiche che il Corso fornisce per poterlo sperimentare (spunti 217 e 223. Cliccare qui) ed in particolare ci siamo soffermati sull’atteggiamento interiore da adottare. (spunti 224- 231. Cliccare qui).
Abbiamo visto che l’atteggiamento corretto -un misto di ferma determinazione e fiducioso abbandono- viene definito “piccola disponibilità”. Non ci viene richiesto nulla più di questo. Tuttavia, aggiunge il Corso, dobbiamo stare attenti a non voler aggiungere altro, perché il nostro desiderio di fare di più diviene un vero e proprio ostacolo alla sua sperimentazione.

L’istante santo è il risultato della tua determinazione ad essere santo. È la risposta. Il desiderio e la disponibilità a farlo arrivare precedono la sua venuta. Prepari la tua mente per esso soltanto fino al punto di riconoscere che lo vuoi sopra ogni altra cosa. Non è necessario che tu faccia di più: invero è necessario che tu ti renda conto che non puoi fare di più. Non tentare di dare allo Spirito Santo quello che non chiede o aggiungerai l’ego a Lui e confonderai i due.
(T.18.IV.1:1-6)

Se cerchiamo di fare di più, dunque, aggiungeremo l’ego e confonderemo ego e Spirito Santo. Un bel pasticcio! Ma ci sono anche altri modi in cui possiamo interferire e ritardare la sperimentazione dell’istante santo?
È quello che vedremo nei prossimi spunti.

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Come ogni cosa che riguarda la salvezza, l’istante santo è uno strumento pratico, testimoniato dai suoi risultati. L’istante santo non fallisce mai. La sua esperienza si sente sempre. Tuttavia se non viene espresso non viene ricordato.
(T.17.V.1:2-5)

Se desideriamo veramente sperimentare l’istante santo, nulla al mondo potrà impedircelo. Secondo il Corso il nostro libero arbitrio consiste unicamente in questo: nella libertà sovrana di scegliere quale insegnante o Insegnante vogliamo udire nella nostra mente. E da questa scelta, totalmente libera, verranno due possibili conseguenze: o l’esperienza dell’istante non santo- basato sulla colpa, sulla credenza nella realtà del corpo, e sul rimanere agganciati al passato e al futuro - oppure l’esperienza dell’istante santo, basato sulla libertà dalle catene spaziotemporali dell’ego. Come ci suggerisce il libro degli esercizi, dovremo solo imparare a volerlo più di ogni altra cosa.

Più di ogni altra cosa io voglio vedere.
(L.pI.27.tit)

E allora la sua esperienza verrà sentita, sempre e senza eccezioni.

Non aver paura che l’istante santo ti sia negato....
(T.15.VI.6:7)

Tuttavia potrà esserci capitato qualcosa di diverso: di volerlo con tutto il cuore, ma di non riuscire a sperimentarlo. Le frasi precedenti sembrano evidenziare il fatto che ciò è assolutamente impossibile. E allora che cosa è successo? Forse non avevamo compreso che cosa significa chiedere?

- 234 -

L’istante santo non fallisce mai. La sua esperienza si sente sempre.
(T.17.V.1:3-4)

Alla luce di queste affermazioni, nell’ultima newsletter (cliccare qui) ci siamo posti una domanda: come mai, a volte, non riusciamo a sperimentare l’istante santo pur desiderandolo apparentemente con tutto il cuore? Forse non abbiamo compreso che cosa significa chiedere?
Proviamo a leggere qualche altra indicazione fornita dal Corso:

La condizione necessaria per l’istante santo non richiede che tu non abbia pensieri che non siano puri. Ma richiede invero che tu non ne abbia alcuno che vorresti tenere per te.
(T.15.IV.9:1-2)

In altri termini, per sperimentare l’istante santo dobbiamo mettere in discussione i pensieri egoici, che proliferano dentro la nostra mente, portandoli al principio di correzione già presente al suo interno. Tuttavia questo implica un atteggiamento preliminare: essere disponibili ad osservare il contenuto della mente, in modo da prendere atto di tali pensieri, perché non è possibile mettere in discussione qualcosa che nemmeno sappiamo di pensare.
Se saremo disposti a praticare questo metodo, che il Corso definisce “perdono”, allora nulla e nessuno potrà impedirci la gioiosa esperienza dell’istante santo, che ci libera dalle catene dell’ego. All’opposto, se non saremo disposti a guardare i nostri pensieri senza giudizio, offrendoli alla correzione dello Spirito Santo, non sarà possibile sperimentarlo.
Questa è la richiesta che facciamo allo Spirito Santo.
E così manifestiamo concretamente il nostro desiderio di vedere più di ogni altra cosa sul quale la lezione 27 ci porta a riflettere.

- 235 -

Hai ricevuto l’istante santo, ma puoi avere stabilito una condizione nella quale non lo puoi usare. Come risultato, non ti rendi conto che esso è ancora con te. E tagliandoti fuori dalla sua espressione, ti sei negato i suoi benefici
(T.17.V.13:1-3)

Come abbiamo visto negli ultimi spunti (cliccare qui) l’istante santo non fallisce mai, ma noi possiamo stabilire una condizione nella quale non possiamo usarlo. Qual è questa condizione? Nutrire pensieri d’attacco dentro la nostra mente.
Se l’istante santo è l’istante fuori dal tempo, dal corpo e dalla colpa, sperimentarlo significa mettere in discussione i cardini fondamentali su cui è basata la nostra esperienza del sé, i parametri su cui è fondata la nostra identità. L’attimo di liberazione dalle catene dell’ego, in cui scompaiono i confini del sé limitato, può dunque allettarci e spaventarci nello stesso tempo. E allora, proprio nel momento in cui a parole potremmo sostenere di desiderarlo con tutto il cuore, potremmo di fatto fare di tutto per non sperimentarlo, ritardando così ulteriormente il momento della messa in discussione dei confini del nostro sé limitato.
La forma del nostro desiderio (le parole) potrebbero indicare che lo desideriamo, ma il contenuto di esso (la nostra intenzione effettiva) potrebbe invece dimostrare che non lo desideriamo affatto. In questo caso sarà molto facile allontanare da noi l’esperienza dell’istante santo: basterà ospitare pensieri di attacco, e sentirci pienamente giustificati nel farlo. L’attacco alimenta la colpa e automaticamente stringe la nostra mente nella morsa dell’ego, del tempo e dell’identità fisica impedendoci di percepire la natura più elevata di noi stessi e degli altri.

Ogni volta che attacchi tuo fratello rinforzi ciò, perché l’attacco ti impedisce di vederti. Ed è impossibile negare se stessi e riconoscere ciò che è stato dato e ricevuto da te.
(T.17.V.13:4-5)

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Per un certo tempo potresti cercare di portare le illusioni nell’istante santo, per ritardare la tua piena consapevolezza della completa differenza, sotto ogni aspetto, tra la tua esperienza della verità e l’illusione.
(T.16.VII.7:1)

Come abbiamo visto negli ultimi spunti (cliccare qui), potrebbe verificarsi la condizione in cui a parole diciamo di volere l’istante santo, ma di fatto questo non è il nostro desiderio più profondo.
Questo potrebbe avvenire perché l’istante santo è:

Una subitanea inconsapevolezza del corpo e una unione tra te stesso e qualcos’altro in cui la tua mente si allarga per abbracciarlo.
(T.18.VI.11:4)

E questa unione profonda, che fa temporaneamente svanire i confini del nostro sé individuale, può spaventarci molto, se non siamo disposti a lasciar andare almeno temporaneamente l’illusione della nostra realtà fisica.
A questo punto potremmo cercare di portare altre illusioni nell’istante santo, per ritardare la piena consapevolezza della profonda differenza che c’è fra l’illusione spazio-temporale e l’esperienza della verità, che consiste nello sperimentare che siamo una mente che ha il libero arbitrio di scegliere i pensieri che vuole pensare, indipendentemente dalle condizioni oggettive della vita che sta sperimentando.
Il modo per ritardarne l’esperienza è molto semplice, e lo conosciamo tutti perfettamente, per averlo sperimentato innumerevoli volte: basterà ricorrere nuovamente a qualche pensiero d’attacco, per esempio richiamando uno di quei rancori che – come ci ricordano le lezioni 68 e 69- non hanno nulla a che fare con l’amore, anzi nascondono in noi la luce.
L’attacco genera colpa e la colpa promuove la paura: l’ego – apparentemente scacciato a parole dalla mente- si radicherà ancor più saldo al suo interno. La credenza nell’identità fisica si rafforzerà e ricominceremo a preoccuparci per il futuro e ad essere ossessionati dal passato. L’istante santo non potrà più essere ricordato.

Come ogni cosa che riguarda la salvezza, l’istante santo è uno strumento pratico, testimoniato dai suoi risultati. L’istante santo non fallisce mai. La sua esperienza si sente sempre. Tuttavia se non viene espresso non viene ricordato.
(T.17.V.1:2-5)

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Abbiamo visto negli ultimi spunti (cliccare qui) che l’esperienza dell’istante santo potrebbe essere desiderata solo a parole, ma di fatto temuta. Quando questo si verifica, cercheremo di portare nell’istante santo le illusioni: la colpa, la credenza di essere un corpo, e la continuità temporale dell’ego basata su passato e futuro. Ci basterà attaccare qualcosa o qualcuno, e verremo risucchiati istantaneamente nell’oscuro abisso dell’ego.

Per un certo tempo potresti cercare di portare le illusioni nell’istante santo, per ritardare la tua piena consapevolezza della completa differenza, sotto ogni aspetto, tra la tua esperienza della verità e l’illusione.
(T.16.VII.7:1)

Ma il Corso ha sempre per noi una rassicurante parola di conforto:

Ma non cercherai di farlo a lungo. Nell’istante santo il potere dello Spirito Santo prevarrà, perché ti sarai unito a Lui. Le illusioni che porterai con te indeboliranno per un po’ l’esperienza di Lui, e ti impediranno di tenere in mente l’esperienza. Tuttavia l’istante santo è eterno, e le tue illusioni del tempo non impediranno a ciò che è senza tempo di essere ciò che è, né a te di viverlo così com’è.
(T.16.VII.7:2-5)

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L’istante santo non fallisce mai. Tuttavia se non viene espresso non viene ricordato.
(T.17.V.1:3,5)

Da alcune settimane stiamo vedendo come l’istante santo, per quanto allettante ed apparentemente irresistibile, può farci paura perché scardina la nostra credenza della nostra identità (per rileggere gli spunti relativi, (cliccare qui) ). Secondo il Corso noi non siamo dei corpi che vivono e agiscono in un mondo di corpi, ma una mente indivisa che ha il libero arbitrio di sperimentarsi come effetto (questo è il significato che il Corso attribuisce alla parola “corpo”), o come causa (e questo è il significato che attribuisce alla parola “mente”). A questa mente dotata di potere decisionale- il DM- si rivolge il Corso, e non a noi in quanto corpi.
Per quanto possa attrarci l’esperienza di essere parte del tutto, essa può anche spaventarci molto quando ci rendiamo conto che implica la perdita dell’identità a cui siamo abituati e che abbiamo finora imparato ad identificare con noi stessi.
Allora tenderemo a resistere a questa esperienza liberatoria, utilizzando tutte le armi che l’ego mette a nostra disposizione: un sistema di pensiero basato sulla triade peccato-colpa- paura, un’apparente continuità temporale basata sul passato e sul futuro e la credenza di essere vittime delle circostanze. Se cederemo alle sue lusinghe dimenticheremo facilmente l’istante santo e permetteremo al tempo dell’ego di richiudersi su di esso, respingendolo in secondo piano. Non lo sperimenteremo più. L’istante santo non sarà realmente svanito, perché ciò che riflette l’eternità non può svanire. Semplicemente non ne faremo più esperienza.
Ci sperimenteremo nuovamente persi nel labirinto del tempo.
E a questo punto- ci domanda il Corso - dove saremo andati a finire? Dove sarà finita la nostra vera natura, quel potere decisionale che nel Corso viene definito DM? (per rileggere cos’è il DM, cliccare qui)

L’esperienza di un istante, per quanto irresistibile possa essere, viene facilmente dimenticata se permetti al tempo di chiudersi su di essa. Deve essere mantenuta brillante e piena di grazia nella tua consapevolezza del tempo, ma non occultata in esso. L’istante rimane. Ma tu dove sei?
(T.17.V.12:1-4)

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Ringraziare tuo fratello è apprezzare l’istante santo, e così permettere ai suoi risultati di essere accettati e condivisi. Attaccare tuo fratello non è perdere l’istante, ma renderlo impotente nei suoi effetti.
(T.17.V.12:5-6)

Come ci ricordano queste frasi, l’istante santo non può mai essere perduto. Che sollievo!
Quante volte ci è capitato di sperimentare la liberazione del perdono, e gioire di una felicità improvvisa, pieni di speranza all’idea che la pace finalmente raggiunta non ci avrebbe mai più abbandonati…. e in men che non si dica ci siamo ritrovati pieni di livore, impauriti, ansiosi, preoccupati e arrabbiati?
Allora per un attimo possiamo aver pensato che il Corso fosse una chimera, che facesse grandi promesse senza essere in grado di mantenerle, e magari lo abbiamo messo in un angolo o buttato. È un’esperienza frequente, e non c’è nulla di cui vergognarsi.
Il Corso mette in discussione le nostre credenze più radicate, e- sopra ogni altra- la credenza che la nostra identità sia fisica o psicologica, che abbiamo delle personalità distinte e dei caratteri. E, per inciso, questa è sicuramente la nostra esperienza, e in quanto tale non va assolutamente negata. Ma non è la nostra realtà.
Allora subentra la paura di perdere le nostre certezze, e ci rifugiamo rapidissimamente fra le braccia “amorevoli” del nostro vecchio amico ego, che purtroppo non è affatto nostro amico ed è tutt’altro che amorevole!
L’ego ci consiglierà di ritornare in noi stessi, e di rinsaldare quella nostra identità separata che l’istante santo vorrebbe invece mettere in discussione. Ci suggerirà di attaccare qualcuno, di provare rancore per un’offesa subita, di sentirci vittime di qualcosa che ci è capitato…..
…. E puntualmente, obbedendo ai nostri ordini, l’esperienza dell’istante santo scomparirà dalla nostra vista interiore. Grazie alla nostra scelta di renderlo impotente nei suoi effetti, non lo sperimenteremo più e ci rifugeremo nuovamente nella nostra vecchia, “confortante”, identità separata.

Hai ricevuto l’istante santo, ma puoi avere stabilito una condizione nella quale non lo puoi usare. Come risultato, non ti rendi conto che esso è ancora con te
(T.17.V.13:1-2)

Fortunatamente l’istante santo non sarà scomparso. Sarà ancora lì con noi. Pronto ad essere nuovamente sperimentato ogniqualvolta decideremo di lasciar andare la credenza nella separazione e smetteremo di attaccare gli altri. Ringraziare nostro fratello, invece di attaccarlo, sarà proprio il modo per sperimentare nuovamente la liberazione e la gioia dell’istante santo.