Spunti 20 - 21 - 22- 23 - 24 - 25

 

-20-

…..un’esperienza universale non è solamente possibile, ma necessaria.
Ed il corso è diretto verso questa esperienza.
Solo qui la coerenza diventa possibile, perché solo qui finisce l’incertezza”
(C.In.2:5-7)

Queste frasi sono inequivocabili: il corso intende trascendere la mera teoria – che peraltro viene insegnata dettagliatamente nel libro di testo - per portare i suoi studenti a fare un’esperienza universale, ossia generalizzata e priva di specialezza. Come abbiamo visto nelle prime newsletters, si tratta di un’esperienza totalmente nuova (T.11.VI.3:6): un’esperienza di pace interiore.
Questa esperienza universale, che è il perdono, è l’unica in cui la coerenza diventa possibile, perché non si basa sull’incertezza delle forme, ma sulla certezza del contenuto d’amore.

Ma è questa la nostra idea di esperienza?

 

-21-

Abbiamo visto nella scorsa newsletter che il corso vuole portarci a fare un’esperienza universale di perdono, e ci siamo domandati quale fosse il significato che diamo noi alla parola “esperienza”. Forse ci siamo accorti che con il termine “esperienza” intendiamo l’azione ed il comportamento, in altri termini quanto avviene a livello di corpo.

Tuttavia all’inizio del testo leggiamo:

I pensieri possono rappresentare il livello d’esperienza inferiore o corporeo,
oppure il livello d’esperienza superiore o spirituale.
Uno fa il livello fisico, l’altro crea quello spirituale
(T.1.I.12)

Dunque secondo il corso l’esperienza definisce solamente l’attività del pensare, indipendentemente dal fatto che tale pensare porti alla formulazione del mondo fisico o alla creazione di quello spirituale.
Questo non dovrebbe stupirci, se ricordiamo che questo è un corso relativo alla causa – cioè alla mente - e non all’effetto – cioè al corpo - (T.21.VII.7:8).
E se ricordiamo anche che secondo il corso il mondo non esiste, ché anzi, questo è proprio il pensiero centrale che il corso cerca di insegnarci (L.pI.132.6:2-3).

Fermiamoci a riflettere su questo punto: avevamo compreso che nel corso il termine “esperienza” definisce soltanto l’attività della mente?

 

-22-

Le idee non lasciano la loro fonte e sembra solo che i loro effetti siano separati da esse.
Le idee appartengono alla mente.
Ciò che è proiettato al di fuori e sembra essere esterno alla mente, non è affatto al di fuori,
ma è un effetto di ciò che è dentro e non ha lasciato la sua fonte.
(T.26.VII.4:7-9)

Gli effetti della mente – i corpi con tutti i loro comportamenti, il mondo con tutte le sue azioni - non hanno lasciato la loro fonte, ossia la mente.
In altri termini il mondo è un pensiero dentro la mente, che non ha lasciato la sua fonte.
E tutto l’apparente bagaglio di “esperienze” del mondo, non è altro se non una convulsa attività mentale.

Non c’è alcun mondo separato dalle tue idee perché le idee non lasciano la loro fonte, e tu mantieni il mondo all’interno della tua mente nel pensiero
(L.pI.132.10:3)

E’ evidente a questo punto che la cosiddetta “esperienza” fisica del mondo è una specie di non-esperienza, mentre l’unica esperienza è quella della mente.
Questa è la ragione per cui l’addestramento della mente è tutto il lavoro che lo studente deve svolgere. Non c’è nient’altro da fare, per la semplice ragione che non c’è nulla al di fuori della mente.
Ed ecco perché integrare l’addestramento della mente proposto dal libro degli esercizi con tecniche fisiche o energetiche desunte da altre strade implica il non aver compreso né lo scopo né la didattica del corso.

 

-23-

Concludiamo la nostra breve indagine sul concetto di esperienza con alcune frasi che mettono in evidenza l’aspetto pratico del corso:

Hai certamente iniziato a renderti conto che questo è un corso molto pratico,
ed un corso che sta a significare esattamente ciò che dice.
(T.8.IX.8:1)

Puoi lamentarti del fatto che questo corso non sia sufficientemente specifico perché tu possa comprenderlo e usarlo.
Tuttavia forse non hai fatto ciò che esso specificatamente richiede.
Questo non è un corso per giocare con dei concetti, ma per la loro applicazione pratica
(T.11.VIII.5:1-3)

Non ci interessano traguardi intellettuali o giochi logici
(L.pI.39.1:3)

Questo corso è sempre pratico
(M.16.4:1)

…è la praticità la cosa che sta più a cuore a questo corso
(M.29.5:7)

Ancora una volta, la base teorica fornita dal testo non è lo scopo del corso in miracoli, ma costituisce solo la “struttura necessaria per rendere significativi gli esercizi” (L.pI.In.1:1)

Rileggiamo ora la frase in cui per la prima volta, dopo l’introduzione, il corso si autodefinisce:

Questo è un corso di addestramento della mente.
Ogni apprendimento implica attenzione e studio a qualche livello.
(T.1.VII.4:1-2)

E finalmente non dovremmo più avere dei dubbi: la cosa pratica che il corso ci invita a fare è addestrare la nostra mente.

Non viene richiesto nulla più di questo
(L.pI.In.9:5)

 

-24-

Prima della pausa estiva, nella quale interromperemo per un breve periodo le nostre neswletters, vorrei proporvi un piccolo riassunto degli argomenti che ho trattato in questa rubrica fin dall’inizio.

Dunque…
…in omaggio ad una frase del testo (T.17.VI.2:3) ci siamo concentrati sull’obiettivo del corso, la pace. Abbiamo visto che la pace è un’esperienza interiore indipendente dalle condizioni esterne della nostra vita. E abbiamo visto che per raggiungerla dobbiamo imparare ad usare la nostra mente in modo diverso, perché la pace è un’esperienza totalmente nuova (M.20.2:2-5), un’esperienza miracolosa (T.2.VII.1:9-10).

Un corso in miracoli è dunque un programma organizzato, ben strutturato e attentamente pianificato…” (T.12.II.10:1) volto ad addestrare praticamente la nostra mente affinché giunga gradualmente all’esperienza -dapprima intermittente e da ultimo definitiva- di questa miracolosa pace interiore, che riflette la pura essenza non dualistica dell’Amore di Dio.

Chiunque cerchi di raggiungere la verità non può fallire” (L.pI.131)

Che meraviglioso messaggio di speranza!
Lasciamoci dunque avvolgere dalle sue ali miracolose!

 

-25-

Un’ultima cosa prima della pausa estiva…..

In questo nostro percorso insieme abbiamo cercato di imparare a guardare i nostri pensieri, concentrandoci sugli errori che eventualmente avevamo fatto lungo la strada.

Questa è l’essenza dell’insegnamento del corso: guardare l’ego nella nostra mente senza giudizio né colpa. E guardandolo senza attacco, ossia senza giudicarlo e senza aggiungere la colpa, lo stiamo dando allo Spirito Santo perché lo giudichi per noi e giudicandolo lo disfi.

Perché questo non è un corso per imparare l’amore, ma per disfare l’ego.

Il corso non si prefigge di insegnare il significato dell’amore,
poiché esso trascende ciò che può essere insegnato.
Si prefigge, tuttavia, di eliminare i blocchi
alla consapevolezza della presenza dell’amore,
che è la tua eredità naturale.
(T.In.1:6-7)

Vi ringrazio per la gioia che ho provato in questi mesi nel percorrere un po’ di strada insieme a voi tutti, carissimi compagni di viaggio, e vi auguro un’estate di pace.

(indice)