Spunti 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43

 

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Il secondo strumento difensivo che l’ego adotta per impedirci di guardare i nostri pensieri è la proiezione. Leggiamone il significato nel Glossario di Ken (cliccare qui)

LA PROIEZIONE

Mente sbagliata: rinforza la colpa spostandola in qualcun altro, attaccandola lì e negandone la presenza in noi stessi; è il tentativo di spostare la responsabilità della separazione da noi stessi agli altri

Come abbiamo già visto nelle ultime newsletters a proposito della negazione, la causa della proiezione è la decisione di sperimentarsi separati, ossia quella decisione di credere nella minuscola folle idea che è all’origine di tutto il sistema di pensiero della mente sbagliata. (T.27.VIII.6:2-3)
Tuttavia qui l’ego adotta una strategia diversa. Il modo per nascondere la consapevolezza della colpa è spostarla altrove. E’ un meccanismo che conosciamo tutti benissimo per averlo sperimentato innumerevoli volte: attaccare qualcun altro proprio per quello di cui segretamente ci accusiamo. Per esempio dare la colpa al traffico quando arriviamo in ritardo, aggredire un famigliare quando siamo stanchi e stressati dal lavoro o attribuire la causa di una malattia a fattori climatici. (Per inciso, la nostra esperienza sarà diametralmente opposta, ossia per esempio penseremo che è il maltempo a causare un raffreddore. Ed effettivamente il maltempo può essere causa, ma soltanto su un corpo, e noi stiamo imparando dal corso che siamo una mente, non un corpo. Ma ne parleremo ancora in futuro…..).
Proiettare la colpa su qualcun altro ci fa sentire meglio per un po’…..ma in seguito il sollievo temporaneo svanisce, e subentra un malessere ulteriore…. E anche questa volta non capiremo perché….

 

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Abbiamo visto la volta scorsa la genesi della proiezione, la seconda strategia difensiva dell’ego per nascondere in noi l’esperienza devastante della colpa. Ma in verità negazione e proiezione sono simultanee: la proiezione non può esistere senza la negazione, e la negazione viene rinforzata mediante la proiezione.
E abbiamo visto che nessuna delle due strategie risolve veramente il problema, perché la colpa non viene eliminata, ma semplicemente allontanata dalla nostra consapevolezza.
La negazione, ossia lo sporco nascosto sotto il tappeto, prima o poi provocherà delle conseguenze negative che ci sorprenderanno perché non capiremo di essere stati proprio noi a causarle. E la colpa proiettata sul mondo esterno condizionerà pesantemente il nostro modo di percepirlo.

La proiezione fa la percezione.
Il mondo che vedi è ciò che tu gli hai dato, niente di più…
E’ il testimone del tuo stato mentale, l’immagine esterna di una condizione interna.
(T.21.in.1:1-2, 5)

Dunque vedremo all’esterno di noi quel sistema di pensiero dell’ego che rifiutiamo di vedere al nostro interno. Ma poi, a causa della negazione, ci dimenticheremo di essere stai noi ad attuare tale proiezione, e crederemo che quanto vediamo sia oggettivo. Ci sentiremo circondati da nemici- i protagonisti della relazione speciale d’odio- e ci percepiremo vittime di un mondo che siamo stati proprio noi ad inventare con le nostre proiezioni.

Questo diventa un circolo sempre più vizioso…..
L.pI.22.1:4

 

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Come abbiamo visto nell’ultima newsletter la proiezione sul mondo esterno del sistema di pensiero dell’ego, e la contemporanea dimenticanza di avere attuato tale proiezione, sono all’origine di quel meccanismo mentale che il corso definisce “ relazione speciale d’odio”. In altri termini se non vogliamo guardare i nostri pensieri di colpa, paura, collera, ecc., li proietteremo su qualcun altro che poi percepiremo come se fosse nostro nemico.

Non aver paura di guardare la relazione speciale d’odio,
perché la libertà sta nel guardarla
(T.16.IV.1:1)

Un ulteriore meccanismo difensivo viene attuato con un secondo tipo di strategia mentale, la cosiddetta “relazione speciale d’amore”, inventata dall’ego per nascondere ulteriormente la colpa sotto altri pesanti strati di difese.

Perché la relazione speciale d‘amore,
nella quale il significato dell’amore è nascosto,
viene intrapresa solo per contrapporsi all’odio, ma non per lasciarlo andare….
La relazione speciale d’amore non vi si può contrapporre,
ma può solo occultarlo e renderlo invisibile.
(T.16.IV.1:3, 6)

Quando parla delle due relazioni speciali- la relazione speciale d’odio e la relazione speciale d’amore- il corso non allude a delle relazioni vere e proprie, ma a degli atteggiamenti malati che stanno dentro la nostra mente sbagliata. Non sono delle relazioni oggettive, ma dei modi di percepire, causati dai nostri meccanismi di proiezione. Sono dei giochi mentali con i quali cerchiamo di proiettare all’esterno (RSO) e di negare ulteriormente (RSA) l’inesistente ma devastante colpa conseguente alla credenza di esserci separati da Dio.

 

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Dunque ricapitoliamo: Il nostro ego ci spinge ad adottare due basilari strategie difensive per proteggerci dal devastante ma inesistente senso di colpa causato dal credere nella minuscola folle idea (T.27.VIII.6:2-3), due strumenti paralleli ed inscindibili: la negazione e la proiezione. Il primo ci porta a non vedere i pensieri che stanno nella mente sbagliata ed il secondo ci porta a proiettarli su un elemento esterno, che fungerà da capro espiatorio. Tutto questo ci illuderà di poter alleviare temporaneamente il nostro dolore, ma non sarà così, perché:

…tutte le difese fanno ciò da cui vorrebbero difendere
(T.17.IV.7:1)

Queste due strategie congiunte infatti sono la base delle relazioni speciali, ossia del nostro modo malato di percepire gli altri. Grazie al meccanismo di proiezione infatti li vediamo come nemici nella relazione speciale d’odio, e come idoli nella relazione speciale d’amore. E la nostra vita sarà popolata da nemici e da idoli, non perché essi esistano veramente, ma perché noi avremo voluto vederli tali nella nostra mente. Saremo pertanto perseguitati da ombre inesistenti che saremo stati proprio noi ad inventare, e la nostra vita sarà dolorosa perché così avremo voluto.
Il corso ci insegna a disfare questa formidabile barriera difensiva totalmente illusoria in modo molto semplice, ossia attraverso l’esercizio del guardare i pensieri che popolano la nostra mente sbagliata e riconoscerne il costo. Se guardiamo le proiezioni costanti che facciamo sugli altri, se ci rendiamo conto di quanto ci costano in termini di mancanza di pace, in altri termini se le portiamo alla luce e smettiamo di negarle ci rendiamo conto che il problema non è fuori, ma dentro di noi.
La negazione e la proiezione sono dunque i due principali ostacoli all’indispensabile processo di guardare i nostri pensieri egoici. In sostanza ce la metteremo proprio tutta per non volerli vedere o per accusare qualcun altro di tutta l’oscurità che si nasconde in noi. Eppure l’unico modo per lasciar andare l’ego è diventarne consapevoli, guardandolo mentre agisce all’interno di noi.

Osserva attentamente e vedi cosa stai realmente chiedendo.
Sii molto onesto con te stesso in questo,
perché non dobbiamo nasconderci niente l’un l’altro.
Se vuoi realmente provare a fare ciò, hai mosso il primo passo …
(T.4.III.8:1-3)

 

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mi auguro che l’inizio del nuovo anno abbia portato nuovo vigore alla già presente determinazione di scegliere la pace sopra ogni altra cosa.
E mi auguro che tra le decisioni che abbiamo preso abbia trovato posto anche quella bella frase di augurio che abbiamo letto insieme nella scorsa newsletter:

Fa’ che quest’anno sia differente
rendendolo tutto uguale
(T.15.XI.10:11)

Come si fa a “rendere tutto uguale” ciò che l’ego – che parla sempre per primo - proietta diverso per dimostrare l’apparente realtà della separazione?
Assegnandogli uno scopo unificato: lo scopo del perdono, ossia del disfacimento dell’ego. L’augurio contenuto in questa frase è dunque quello di dedicare il nostro anno a vedere all’interno della forma molteplice, ossia nei fatti specifici della nostra vita, quello scopo spirituale unificato che rende tutto ciò che ci capita uguale nel contenuto, anche se diverso nella forma. In questo modo impareremo a generalizzare il processo del perdono.
E l’anno che verrà sarà differente dagli anni precedenti, quando ancora credevamo che il cambiamento sostanziale avvenisse nella forma.

Questa frase contiene alcune importanti premesse teoriche: l’uso che facciamo della nostra mente, la differenza fra forma e contenuto ed il processo di generalizzazione del perdono. Ne parleremo nelle prossime newsletter.

 

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Riprendo dunque i nostri spunti di riflessione facendo una breve sintesi dei temi trattati finora, che potete rileggere integralmente cliccando qui.
Dopo aver chiarito qual è l’obiettivo del corso e se e come differisce dai nostri obiettivi individuali (n. 1-9 e 12), mi sono soffermata brevemente su due principi metodologici di studio del corso, ossia sui suoi due livelli di scrittura (n. 10-11) e sull’ uso della terminologia (n. 13-14). Sono argomenti importanti che vanno trattati in modo più approfondito, e che quindi riprenderò in seguito.
Dallo n. 15 fino al 19 ho introdotto la didattica del corso, basata sull’addestramento della mente, cercando poi di chiarire (dal n. 20 al 23) il concetto di “esperienza” ed il modo in cui differisce dal comune significato che viene abitualmente dato alla parola “esperienza” .
Dopo un breve riassunto dei temi trattati ho finalmente introdotto il principale processo pratico del corso, che costituisce la base del perdono: il” guardare l’ego senza giudizio né colpa” (n. 26-40). Mi sono soffermata un po’ più a lungo su questo argomento fondamentale, cercando di illustrare brevemente le due difese principali che l’ego utilizza per impedirci di guardare: la negazione (n. 35-36) e la proiezione (n. 37-40).
Bene…..adesso abbiamo fatto il punto della situazione. Possiamo dunque procedere….

Non dimenticare che una volta cominciato questo viaggio, la fine è certa.
I dubbi lungo il cammino verranno per tornare nuovamente.
Tuttavia la fine è sicura.
Nessuno può non riuscire a fare ciò che Dio gli ha assegnato.
Quando ti dimentichi, ricordati che cammini con Lui
e con la Sua Parola nel tuo cuore.
Chi può disperarsi quando ha una Speranza come questa?
(C.ep.1:1-6)

 

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Ora che abbiamo riletto gli spunti precedenti siamo pronti a procedere nelle nostre riflessioni sul corso, che hanno lo scopo di impostare correttamente il nostro studio, in modo da guardare senza giudizio né colpa le trappole che l’ego pone costantemente sulla nostra strada.
All’inizio del percorso il nostro ego cercherà in vario modo di impedirci di studiare il corso (e questa è la causa delle varie incomprensioni, sonnolenze e dimenticanze del principiante), tuttavia quando lo studente è veramente intenzionato ad andare avanti l’ego userà un modo molto più raffinato per impedirglielo: come dice spesso Ken, si metterà semplicemente a studiare il corso con lui.
E mentre lo studente crederà di seguire diligentemente i gentili insegnamenti dello Spirito Santo, non avrà fatto altro che obbedire ciecamente alle brutali imposizioni del suo ego!

Vuoi ospitare Dio o essere ostaggio dell’ego?
Accetterai solo chi inviti.
Sei libero di determinare chi sarà tuo ospite,
e quanto a lungo resterà con te.
(T.11.II.7:1-3)

Ricominciamo dunque dall’addestramento della mente, concentrandoci sul significato della parola “mente”. Andiamo a leggere tale significato sul glossario in modo da parlarne la prossima settimana. Cliccare qui
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