Spunti 86 - 87 - 88 - 89 - 90 - 91 - 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97 - 98 - 99 - 100 - 101 - 102 - 103 - 104

 

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Riprendiamo dunque la nostra indagine sul perdono, cercando di capire qual è- secondo il corso- il significato del termine. Nel quinto paragrafo della lezione 23 abbiamo letto che il perdono si basa su 3 passi, e finora abbiamo cercato di comprendere il primo dei tre: l’identificazione della causa. Abbiamo visto che la causa è rappresentata dalla nostra mente, i cui meccanismi di proiezione ci fanno percepire le cose in base alla nostra interpretazione. Detto in altri termini: la fonte dei nostri disagi non è esterna a noi, ma è dentro la nostra mente. Questo è il significato dell’espressione “ projection makes perception”, che compare due volte nel corso.

La percezione nasce dalla proiezione, e tu non puoi vedere al di là di essa (T.13.V.3:5)
La proiezione fa la percezione. Il mondo che vedi è ciò che tu gli hai dato, niente di più (T.21.In.1:1-2)

 

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L’espressione “ la proiezione fa la percezione”. (T.21.In.1:1) significa che il contenuto di ciò che percepiamo non è oggettivo, ma è determinato dalle nostre proiezioni. Se per esempio proiettiamo su un evento l’aspettativa della punizione, allora potremo percepire quell’evento come punitivo. Se diamo valore alla collera, allora potremo percepire gli eventi come fonte di collera (e allora diremo che “fanno arrabbiare”). Ma se dentro la nostra mente c’è solo pace, allora tale pace verrà proiettata (o ancor meglio “estesa”) e quindi la percepiremo anche nel mondo esterno. Il mondo che vediamo “là fuori”, il mondo esterno, ci apparirà in base al contenuto che avremo proiettato su di esso, ossia a seconda di ciò che gli avremo “dato”.

Il mondo che vedi è ciò che tu gli hai dato, niente di più.
Ma nonostante non sia niente di più, non è niente di meno.
Quindi, per te è importante.
(T.21.In.1:2-4)

E’ importante perché ci permette di comprendere che cosa c’è dentro la nostra mente.

 

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La percezione è il risultato e non la causa
(T.21.In.1:8)

Ciò che percepiamo non è la causa delle nostre emozioni e dei nostri pensieri, ma il risultato. Così, per esempio, se proviamo paura non è perché vediamo una cosa oggettivamente paurosa, ma perché la nostra colpa e paura interiori ci fanno apparire tale cosa come paurosa. Sia la colpa che la paura sono una nostra scelta. Siamo sempre liberi di sperimentare la pace al posto di esse

C’è un altro modo di guardare il mondo.
Potrei vedere pace anziché questo.
(L. pI. 33-34)

Dentro la nostra mente ci sono sempre due modi opposti ed incompatibili di vedere qualunque cosa. Uno sbagliato, proposto dall’ego, ed uno corretto, proposto dallo Spirito Santo. Tutti noi, senza eccezione, abbiamo il libero arbitrio di scegliere quale delle due voci (ego o Spirito Santo) vogliamo ascoltare dentro la nostra mente. E di conseguenza tutti noi, senza eccezione, abbiamo il libero arbitrio di scegliere che cosa vogliamo vedere nel mondo esterno.

 

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Abbiamo visto la volta scorsa che la paura e la colpa sono una nostra scelta, e da questa scelta dipende la percezione del mondo esterno come se fosse pauroso e colpevole. Per esempio potremmo credere che l’attuale crisi economica “faccia paura”, ma il corso ci propone un altro modo di pensare: “la crisi in sé è neutra, e se mi fa paura è solo perché proietto su di essa il contenuto dell’ego che già si trova dentro la mia mente. Potrei percepirla in un altro modo, ossia come opportunità per rendermi conto di cosa c’è dentro la mia mente e scegliere un diverso modo di vedere. Infatti posso percepirla con la guida dell’insegnante della paura, l’ego, o con la guida di un diverso Insegnante, l’Insegnante della pace”. In sostanza, se vediamo il mondo esterno come pauroso è solo perché proiettiamo su di esso la colpa che si trova nella nostra mente, e che ci fa percepire gli eventi come punitivi e quindi paurosi: la proiezione fa la percezione (T.21.In.1:1).
Questa è la premessa che ci permette di comprendere alcune frasi che si trovano all’inizio del Testo:

La correzione della paura è una tua responsabilità.
Quando chiedi la liberazione dalla paura, stai implicitamente dicendo che non è così.
(T.2.VI.4:1-2)

E ancora:

Puoi ancora lamentarti della paura, ma ciononostante persisti nel renderti pieno di paura. Ho già chiarito che non puoi chiedermi di liberarti dalla paura….
E’ molto più utile ricordarti che non vigili con sufficiente attenzione sui tuoi pensieri.
(T.2.VII.1:1-2,7)

Dunque non è il mondo esterno ad essere pauroso in sé: la paura che vediamo nel mondo dipende dalla colpa che ospitiamo in continuazione dentro la nostra mente, e che poi neghiamo e proiettiamo sul mondo esterno. Invece di chiedere di essere liberati dalla paura che vediamo fuori, dovremmo imparare a guardare attentamente senza giudizio né colpa i nostri pensieri, rendendoci conto che essi sono la causa di quanto vediamo al di fuori della mente.

 

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La percezione seleziona e fa il mondo che vedi. Lo sceglie letteralmente secondo le indicazioni della mente….La percezione è una scelta e non un fatto. Ma da questa scelta dipende molto di più di ciò di cui sei in grado di renderti conto per ora. Perché dalla voce che scegli di sentire e da ciò che scegli di vedere dipende interamente tutto ciò che credi di essere. La percezione non è che un testimone di questo, e mai della realtà.
(T.21.V.1:1-2,7-10)

La percezione, ossia ciò che vediamo all’esterno, non è mai la testimonianza oggettiva della realtà. E’ la testimonianza dello stato mentale in cui ci troviamo in quel momento. E ricordiamoci che secondo il corso esistono solo due possibili stati mentali: la mente sbagliata e quella corretta. Se vogliamo ascoltare le urla rauche dell’ego, che ci parla di colpa e di peccato e ci trascina in un costante stato di paura più o meno negato, vedremo un modo esterno che rende testimonianza della paura che stiamo sperimentando. Se invece vogliamo ascoltare la dolce Voce correttiva dello Spirito Santo, che parla di pace e di amore, vedremo un mondo esterno che rende testimonianza della nostra pace interiore. E questo avverrà indipendentemente dalla forma esterna del mondo. Potremmo per esempio trovarci in mezzo ad una lite e avremo comunque e sempre il libero arbitrio di ascoltare l’una o l’altra voce, percependo quindi tale lite come espressione di colpa e paura o opportunità di pace. Il contenuto di ciò che percepiremo corrisponderà esattamente al contenuto della nostra mente: ego o Spirito Santo, paura o amore, colpa o pace.

 

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Dunque…. come abbiamo visto nelle scorse settimane la percezione (ossia il mondo esterno) dipende dalla proiezione (ossia il mondo interno). Ma esistono veramente un mondo interno ed uno esterno? Proviamo a leggere con attenzione il secondo paragrafo della lezione 32:

L’idea di oggi, come le precedenti, vale sia per il tuo mondo interiore che esteriore, che di fatto sono la stessa cosa. Poiché comunque tu li vedi come differenti, le esercitazioni di oggi comprenderanno ancora due fasi, una dedicata al mondo che vedi al di fuori di te, e l’altra al mondo che vedi nella tua mente.
Cerca di introdurre negli esercizi di oggi il pensiero che entrambi questi mondi sono nella tua immaginazione.
(L.pI.32.2)

“…Poiché comunque tu li vedi differenti….” come abbiamo già visto (spunti 10 e 11…. Cliccare qui), il corso – che ci presenta un sistema di pensiero non dualistico - adotta temporaneamente il nostro linguaggio dualistico per poter dialogare con noi. In altri termini ci presenta un contenuto non dualistico usando una forma dualistica. Per questa ragione nelle prime lezioni ci suggerisce degli esercizi che sembrano sostenere l’esistenza di un mondo interno (il mondo dei pensieri) differenziato da un mondo esterno (il mondo dei corpi, del tempo e dello spazio). Ma ora, nella lezione 32, ci chiede di cominciare a mettere in discussione tale dicotomia, introducendo l’idea che entrambi siano la stessa cosa.
E non propone solo l’idea che il mondo interno e quello esterno siano la stessa cosa! Ci propone anche l’idea che si trovino entrambi dentro la nostra mente! Ci rendiamo conto di che cosa significa?

 

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L’idea di oggi, come le precedenti, vale sia per il tuo mondo interiore che esteriore, che di fatto sono la stessa cosa. Poiché comunque tu li vedi come differenti, le esercitazioni di oggi comprenderanno ancora due fasi, una dedicata al mondo che vedi al di fuori di te, e l’altra al mondo che vedi nella tua mente.
Cerca di introdurre negli esercizi di oggi il pensiero che entrambi questi mondi sono nella tua immaginazione.
(L.pI.32.2)

La settimana scorsa ci siamo concentrati sul concetto che il corso introduce nella lezione 32: sia il mondo interno che quello esterno sono la stessa cosa e si trovano entrambi dentro la nostra mente. Questa idea getta una luce nuova sulla frase “la proiezione fa la percezione” (T.21.In.1:1), che abbiamo studiato precedentemente.
Infatti chiarisce che la proiezione non è solo un modo soggettivo di percepire qualcosa che si trova oggettivamente al di fuori della nostra mente: la proiezione è più propriamente una strategia dell’ego in base alla quale vediamo qualcosa che si trova dentro la nostra mente come se si trovasse al di fuori.
In altri termini, tale frase si basa sul presupposto che non ci sia assolutamente nulla di oggettivo da vedere “là fuori”!?

“Non c’è alcun mondo separato dalle tue idee perché le idee non lasciano la loro fonte, e tu mantieni il mondo all’interno della tua mente nel pensiero”
(L.132.10:3)

 

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“Non c’è alcun mondo separato dalle tue idee perché le idee non lasciano la loro fonte, e tu mantieni il mondo all’interno della tua mente nel pensiero”
(L.132.10:3)

Questo concetto, anticipato nelle prime lezioni del libro degli esercizi e sviluppato più ampiamente nella lezione 132, riprende alcune frasi del capitolo 26:

“Le idee non lasciano la loro fonte e sembra solamente che i loro effetti siano separati da esse. Le idee appartengono alla mente. Ciò che è proiettato al di fuori e sembra essere esterno alla mente, non è affatto al di fuori, ma è un effetto di ciò che è dentro e non ha lasciato la sua fonte”
(T.26.VII.4:7-9)

L’effetto, ossia il mondo spazio-temporale che vediamo come se fosse esterno alla nostra mente, è totalmente inventato e rappresenta la proiezione di quel contenuto che abbiamo prima visto all’interno della nostra mente: la paura o l’amore, l’ego o lo Spirito Santo!

Le frasi sopra citate, che espongono parte della teoria metafisica del corso, sono molto lontane dalla nostra esperienza quotidiana e all’inizio del nostro percorso possiamo comprenderle soltanto ad un livello intellettuale. Il corso ne è ben consapevole. Per esempio nella lezione 169, dopo aver sostenuto la completa illusorietà del tempo, il corso domanda:

“Tuttavia quale significato possono comunicare le parole a coloro che contano ancora le ore, e che si alzano e lavorano e vanno a dormire grazie ad esse? “
(L.pI.169.10:4)

Di conseguenza - come vedremo nelle prossime riflessioni - non ci chiede affatto di basare su tali frasi di primo livello il nostro comportamento quotidiano (sui 2 livelli di scrittura del corso, vedi spunti 10 e 11). Farlo significherebbe cadere in un errore piuttosto diffuso fra gli studenti: la confusione di livelli. Ci chiede solo di aprire la nostra mente alla possibilità che le cose stiano molto diversamente da come noi le percepiamo.

 

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Come è possibile che percepiamo i pensieri che pensiamo di pensare come se fossero immagini esterne alla nostra mente? In altri termini, come è possibile che vediamo delle cose che non esistono, e che sono soltanto dei pensieri che pensiamo di pensare all’interno della nostra mente? E possibile grazie al meccanismo della proiezione, che il corso descrive fin dalle prime lezioni (anche se è ben consapevole del fatto che in quella fase iniziale ben difficilmente capiremo e sperimenteremo quanto dice).

“E’ a causa del fatto che i pensieri che pensi di pensare appaiono come immagini che non li riconosci come nulla. Tu pensi di pensarli, dunque pensi di vederli. Questo è il modo in cui è stato fatto il tuo “modo di vedere”. Questa è la funzione che hai dato agli occhi del tuo corpo. Non è vedere. E’ un fare immagini. Prende il posto del vedere, sostituendo la visione con le illusioni.
Quest’idea introduttiva al processo della costruzione di immagini che tu chiami vedere non avrà molto significato per te”
(L.pI.15.1-2:1)

I nostri pensieri frammentati, pensieri che permangono all’interno della nostra mente, ci appaiono come immagini frammentate al di fuori della mente. Questo è il mondo che siamo convinti di vedere e nel quale siamo convinti di vivere.

Cosa succederebbe se riconoscessi che questo mondo è un’allucinazione? Cosa accadrebbe se capissi veramente che l’hai fatto tu? Che cosa succederebbe se ti rendessi conto che coloro che sembrano camminare in esso, peccare, morire, attaccare, uccidere e distruggere sé stessi, sono interamente irreali? Potresti avere fede in ciò che vedi se accettassi ciò? E lo vedresti?
(T.20.VIII.7:3-7)

 

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Cosa succederebbe se riconoscessi che questo mondo è un’allucinazione?
Cosa accadrebbe se riconoscessi veramente che l’hai fatto tu?
Che cosa succederebbe se ti rendessi conto che coloro che sembrano camminare in esso, peccare, morire, attaccare, uccidere e distruggere sé stessi, sono interamente irreali? Potresti avere fede in ciò che vedi se accettassi ciò? E lo vedresti?
(T.20.VIII.7:3-7)

La proiezione è quel meccanismo mentale allucinatorio grazie al quale percepiamo il contenuto della nostra mente come se fosse esterno alla mente stessa. Questa è la ragione per cui il corso dice cose di questo genere:

Non permettere ai tuoi occhi di vedere un sogno, alle tue orecchie di recare testimonianza all’illusione. Sono state fatte per vedere un mondo che non c’è, per udire voci che non possono emettere alcun suono. Ma ci sono altri suoni e altre immagini che possono essere viste, udite e comprese. Poiché gli occhi e le orecchie sono sensi senza senso, e non fanno che riportare ciò che vedono e odono.
Non sono loro a vedere e udire, ma tu, che hai messo insieme ogni parte tagliuzzata, ogni pezzetto e brandello di evidenza senza senso, e ne hai fatto un testimone del mondo che vuoi.
(T.28.V.5:3-7)

Il “tu” che vede ciò che vuole vedere e ode ciò che vuole udire non è il cervello, che fa parte della nostra identità fisica separata, ma è il DM, la parte della mente collettiva fuori dallo spazio e dal tempo che prende in ogni singolo istante una sola decisione: se ascoltare l’ego o lo Spirito Santo. Il “tu” con il quale solitamente noi ci identifichiamo, cioè la nostra identità fisica e psicologica, è invece parte del sogno stesso e quindi non è capace di vedere il sogno. Questa è la ragione per cui il corso non è scritto a noi in quanto persone, ma al DM fuori dal tempo e dallo spazio di cui ognuno di noi fa esperienza ogniqualvolta diventa osservatore dei propri pensieri.

 

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Sospendiamo in questa settimana, dedicata alla Pasqua, le nostre abituali riflessioni.
Tuttavia proviamo ad applicare quanto abbiamo appreso proprio alla settimana che stiamo trascorrendo. Se “la proiezione fa la percezione”(T.21.In.1:1), allora la nostra percezione di questa settimana dipenderà dal contenuto che proietteremo su di essa.
E allora potremo vedere in essa, a nostra scelta, il prezzo del peccato (cioè il contenuto del sistema di pensiero dell’ego) o la celebrazione della sua fine (cioè il contenuto del sistema di pensiero dello Spirito Santo)(T.20.I.4:1).
Usando il linguaggio simbolico del corso potremo dunque scegliere fra le spine, simbolo dell’attacco, ed i gigli, simboli del perdono. La nostra scelta è libera. Ma da essa dipenderà la percezione sia di nostro fratello che di noi stessi.

Questa settimana comincia con le palme e termina coi gigli, il segno bianco e santo che il Figlio di Dio è innocente. ….Offri a tuo fratello il dono dei gigli, non la corona di spine; il dono dell’amore e non il “dono” della paura.
Sei di fianco a tuo fratello, con le spine in una mano e i gigli nell’altra, incerto su cosa dare. Adesso unisciti a me e getta via le spine offrendo i gigli al loro posto.
Questa Pasqua avrò il dono del tuo perdono, che tu mi offri e che io ti restituisco.
(T.20.I.2:1,5-8)

 

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Da qualche mese ci stiamo concentrando sull’argomento della proiezione, e di come, grazie ad essa, vediamo al di fuori della nostra mente quanto è contenuto al suo interno: un meccanismo che il corso descrive con l’espressione “la proiezione fa la percezione”(T.21.In.1:1).

Quasi al termine del libro degli esercizi c’è una delle più chiare descrizioni del processo di formazioni delle immagini:

“Questa è la nota dominante della salvezza: ciò che vedo riflette un processo nella mia mente, che inizia con la mia idea di ciò che voglio. Da questo punto la mente forma un’immagine della cosa che desidera, la giudica di valore e quindi cerca di trovarla. Queste immagini sono poi proiettate all’esterno, prese in considerazione, stimate reali e custodite come proprie”
(L.pII.325.1:1-3).

Dunque questo è quanto sembra succedere: inizialmente decidiamo che cosa vogliamo vedere, ossia rendere reale nella nostra esperienza: l’ego o lo Spirito Santo? …la separazione o l’Espiazione, cioè la correzione di tale separazione? …la colpa o la pace? … la paura o l’amore? Una volta compiuta tale scelta, la mente forma un’immagine che renda reale il suo desiderio in base ai suoi valori e che possa essere trovata. A questo punto le immagini vengono percepite come se fossero esterne alla mente, ossia vengono proiettate. Ed essendo viste all’esterno sembrano essere reali ed indipendenti dalla nostra volontà. Il processo viene completato attraverso l’uso che l’ego fa della memoria, che custodisce tali immagini come se fossero reali e appartenessero alla nostra esperienza personale: a questo punto abbiamo costruito sia lo spazio che il tempo, eppure essi sembreranno essere esterni alla nostra volontà.

“Questa è la nota dominante della salvezza….”, perché se guardo senza giudizio tale processo dentro la mia mente, ho la possibilità di assumermene la responsabilità e quindi decidere che “ci deve essere un modo migliore”(T.2.III.3:6)

 

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“Questa è la nota dominante della salvezza: ciò che vedo riflette un processo nella mia mente, che inizia con la mia idea di ciò che voglio. Da questo punto la mente forma un’immagine della cosa che desidera, la giudica di valore e quindi cerca di trovarla. Queste immagini sono poi proiettate all’esterno, prese in considerazione, stimate reali e custodite come proprie”
(L.pII.325.1:1-3).

Come abbiamo visto la volta scorsa, dopo aver stabilito l’obiettivo la mente stessa lo tradurrà nelle immagini concrete che danno forma a tale desiderio, rendendolo così reale nella nostra esperienza. La lezione 161 ci aveva già svelato altri aspetti di questo processo:

La completa astrazione è la condizione naturale della mente. Ma parte di essa è ora innaturale. Non considera tutto come una cosa sola. Essa vede invece soltanto frammenti dell’intero, perché solo così potrebbe inventare il mondo parziale che vedi. Lo scopo della tua percezione è di mostrarti ciò che desideri vedere. Tutto ciò che senti porta alla tua mente solo i suoni che essa vuole sentire.
Così sono state fatte le cose concrete.
(L.pI.161.2-3:1)

In altri termini è la parte “ora innaturale” della mente quella che fa le cose concrete che a noi sembrano oggettive. Ma questo avviene solo dopo che è stato stabilito l’obiettivo: “la mia idea di ciò che voglio”.
Quindi, una volta stabilito “ciò che desideri vedere” questo verrà tradotto dalla parte innaturale della mente in un’immagine specifica che verrà proiettata fuori (cioè vista al di fuori) della mente e verrà “stimata reale”.

Ovviamente è fondamentale a questo punto prendere coscienza di che cosa voglio vedere: la testimonianza dell’ego o quella dello Spirito Santo? Perché la miriade di immagini proiettate renderà reale sempre e solo uno dei due basilari contenuti che si trovano dentro la nostra mente: la minuscola folle idea o la correzione di tale minuscola folle idea (T.27.VIII.6:2).
Non c’è nient’altro fra cui scegliere!

Ogni apprendimento è un aiuto o un ostacolo verso la porta del Cielo. Non è possibile una via di mezzo. Ci sono solo due insegnanti, che indicano direzioni diverse. E percorrerai la via su cui ti conduce l’insegnante che scegli. Non ci sono che due direzioni che puoi prendere, fintanto che rimarrà il tempo e scegliere avrà significato. Perché non verrà mai fatta un’altra strada eccetto la via verso il Cielo. Non puoi che scegliere se andare verso il Cielo, o lontano, verso il nulla.
Non c’è niente altro da scegliere.
(T.26.V.1:5-12)

 

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“Questa è la nota dominante della salvezza: ciò che vedo riflette un processo nella mia mente, che inizia con la mia idea di ciò che voglio. Da questo punto la mente forma un’immagine della cosa che desidera, la giudica di valore e quindi cerca di trovarla. Queste immagini sono poi proiettate all’esterno, prese in considerazione, stimate reali e custodite come proprie”
(L.pII.325.1:1-3).

Restiamo ancora una settimana su questo affascinante paragrafo della Lezione 325, perché potrebbe dare adito ad una delle più frequenti incomprensioni del messaggio del corso.

In base a quanto c’è scritto, se è vero che noi formiamo il mondo con i nostri pensieri il modo per sfuggire al nostro dolore potrebbe sembrare molto semplice: modificare i nostri pensieri, in modo che la nostra mente dia forma ad un mondo completamente diverso e migliore! Questo, per esempio, è quanto le varie teorie causative proclamano a gran voce. Ma non è quanto dice il corso. Pur riconoscendo il fatto che “qualsiasi pensiero produce una forma a qualche livello” (T.2.VI.9:14), e quindi non negando che l’attività del pensiero produce degli effetti a livello del mondo, nessuna frase del corso ci invita a modificare i nostri pensieri allo scopo di produrre un cambiamento nella materia. Questo andrebbe nella direzione esattamente inversa a quella del corso, il cui obiettivo è il raggiungimento di un’autentica pace interiore, e non la modifica delle illusioni di un mondo inesistente!

Il corso chiarisce che qualunque intenzione di modificare il mondo (ossia la forma) allo scopo di trovare felicità e pace nella dimensione del molteplice non farebbe altro che iterare e mantenere quello che è stato l’errore primordiale della minuscola folle idea, ossia il folle desiderio di fare un mondo speciale in alternativa al non dualismo di Dio e del Cielo (T.18.I.5-6:2). Inoltre ci spiega che l’ego parla sempre per primo (T.6.IV.1:2), e quindi l’intenzione di fare un mondo diverso non si tradurrà mai nella comparsa di un mondo sostanzialmente diverso, ma offrirà solo all’ego la possibilità di dare una forma diversa al suo vecchio contenuto, la minuscola folle idea e tutte le sue conseguenze di follia.

Pertanto l’intenzione di cambiare la forma del mondo attraverso l’utilizzo di pensieri diversi non farà che mantenerne il vecchio contenuto di colpa e paura, e nulla cambierà veramente. L’unico cambiamento autentico consiste invece nel mettere in discussione il contenuto della mente (ed esistono sempre e solo due contenuti antitetici e vicendevolmente esclusivi, il sistema di pensiero dell’ego e quello dello Spirito Santo) qualunque sia la forma di cui noi facciamo esperienza in ogni momento specifico.

Quindi, ricordando una delle frasi più celebri del libro,

non cerchiamo di cambiare il mondo, ma scegliamo di cambiare la nostra mente
(ossia di scegliere un diverso Insegnante) riguardo al mondo!
(T.21.In.1:7)

 

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Da qualche settimana ci stiamo concentrando sul processo di formazione delle immagini, ed abbiamo visto che viene effettuato dalla parte "ora innaturale" della mente (L.pI.161.2:2) dopo che la mente stessa ha scelto l’obiettivo, ossia se seguire la guida dell’ego o quella dello Spirito Santo (L.pII.325.1:1).

Questo è il modo in cui –ci dice il corso- “…sono nati i meccanismi dell’illusione” (L.pII.3.3:1). Cosa sono questi meccanismi? Sono i nostri sensi, le leggi fisiche e naturali dell’universo, tutti i complicati meccanismi di relazione e interdipendenza dei corpi e del mondo, che adesso “ vanno a trovare quello che è stato dato loro di cercare” (L.pII.3.3:2). In altri termini il mondo con tutte le sue leggi, proiettato fuori dalla mente, ossia visto come se fosse esterno alla mente stessa, non fa altro che rendere testimonianza di ciò che la mente vuole vedere e rendere reale.

Ma gli occhi ingannano e le orecchie sentono falsamente
(L.pII.3.2:6).
Poiché gli occhi e le orecchie sono sensi senza senso, e non fanno che riportare ciò che vedono e odono. Non sono loro a vedere e udire, ma tu, che hai messo insieme ogni parte tagliuzzata, ogni pezzetto e brandello di evidenza senza senso, e ne hai fatto un testimone del mondo che vuoi
(T.28.V.5:6-7)

Il “tu” che ha messo insieme ogni parte tagliuzzata e ne ha fatto un testimone del mondo che vuole vedere non è il nostro sé individuale fisico e psicologico, ma il DM, la parte della mente collettiva il cui unico potere di scelta è se ascoltare la voce dell’ego o quella dello Spirito Santo . Non c’è nient’altro da scegliere!

Tu non puoi fare le leggi che governano la scelta, come non puoi fare le alternative tra cui scegliere. Puoi fare la scelta: anzi, devi. Ma è saggio imparare le leggi che metti in moto quando scegli, e tra quali alternative scegli. Abbiamo già ribadito che ce ne sono solo due, anche se sembrano essercene molte.
La gamma di possibilità è definita e questo non possiamo cambiarlo.
(L.pI.133.3:3-4:2)

 

-101-

Nessuno in realtà vede qualcosa.
Ognuno vede solo i propri pensieri proiettati all’esterno.
(L.pI.8.1:2-3)

Queste affermazioni apparentemente incredibili vogliono forse dire che non stiamo realmente vedendo il monitor che sembra stare davanti ai nostri occhi? In un certo senso, sì. Ma per amore di verità dovremmo precisare che anche gli occhi che “vedono” il computer sono solo dei “pensieri proiettati all’esterno” della mente. Abbiamo già visto (spunto 10…. Cliccare qui) che “non c’è alcun mondo”, e che la non esistenza del mondo è “il pensiero centrale che il corso tenta di insegnare (L.pI.132.6:2-3). Il mondo non c’è perché “le idee non lasciano la loro fonte” (L.pI.132.5:3), e quindi il mondo non ha lasciato la mente, che è la sua fonte.
Noi lo vediamo fuori dalla mente (e quindi vediamo fuori dalla mente sia il monitor che gli occhi che sembra che lo vedano) a causa del meccanismo della proiezione, che fa percepire le cose come se fossero esterne ed indipendenti dalla mente che le sta pensando.

Tuttavia il corso non ci chiede né di comprendere pienamente né di applicare le sue affermazioni in questo modo, ossia alla forma. Ci chiede invece di applicare le sue affermazioni al contenuto della nostra mente, ossia alla decisione basilare di ascoltare una delle due voci (ego o Spirito Santo) che parla costantemente dentro la nostra mente e che noi decidiamo di ascoltare in ogni singolo istante.

Come questa decisione conduca ai suoi effetti non è un problema tuo.
Ma devi scegliere ciò che vuoi vedere.
Questo è un corso che riguarda la causa e non gli effetti
(T.21.VII.7:6-8)

 

-102-

Nessuno in realtà vede qualcosa.
Ognuno vede solo i propri pensieri proiettati all’esterno.
(L.pI.8.1:2-3)

Come abbiamo visto la settimana scorsa queste due frasi, che dicono letteralmente che il mondo non è una realtà oggettiva ma un insieme di pensieri dentro la nostra mente che viene percepito come se fosse esterno alla mente stessa, non vanno applicate alla forma ma al contenuto. In altri termini non devono essere usate per mettere in discussione le cose che vediamo in sé, quanto il contenuto delle cose che vediamo, lo scopo che diamo alle cose che vediamo.

Nel corso esistono solo due possibili contenuti: il pensiero di separazione, la minuscola folle idea(T.27.VIII.6:2), o il ricordo dell’unità di Dio, ossia il pensiero di correzione o Espiazione (C.6.2:1).

Di conseguenza sono tali contenuti all’interno delle cose che vediamo ciò di cui dobbiamo diventare consapevoli e che dobbiamo imparare a scegliere. Così per esempio sarà pur vero che il monitor che stiamo vedendo in questo momento è puramente immaginario, ma che senso ha per noi- che lo crediamo reale, e che crediamo reali gli occhi ed il cervello che lo “vedono”- ragionare così? Se lo facessimo negheremmo la nostra esperienza, ed il corso non ci chiede di farlo perché confonderemmo il primo livello del corso (il livello metafisico, in base al quale tutto il mondo sensibile è inesistente) con il secondo livello (in cui il corso, pur sapendo che il mondo sensibile è inesistente, ma sapendo anche che per noi è invece assolutamente reale, considera due modi diversi di percepirlo). (spunto 10 e 11)

Per non cadere in questo errore non consideriamo minimamente l’inesistenza del monitor, ma ci concentriamo sullo scopo che diamo a questo monitor, sul contenuto che vediamo in esso, sulla percezione che ne abbiamo.

E a questo punto, ricordando che esistono solo due possibili modi di percepire qualunque cosa (uno sbagliato, pieno di paura, e uno corretto, pieno di amore), ci domandiamo: “qual è il contenuto che voglio vedere in questo monitor? Qual è lo scopo che gli do? Che cosa simboleggia nella mia esperienza? La paura o l’amore? La colpa o la pace? La separazione o il ricordo dell’unità?”

 

-103-

Nessuno in realtà vede qualcosa.
Ognuno vede solo i propri pensieri proiettati all’esterno.
(L.pI.8.1:2-3)

Nelle ultime settimane abbiamo visto che il corso sostiene letteralmente che non esiste alcun mondo al di fuori della nostra mente. E’ il meccanismo della proiezione quello che fa sembrare il mondo oggettivo ed esterno alla mente. Ma “le idee non lasciano la loro fonte”, cioè la mente (L.pI.132.5:3), e quindi il mondo non è altro che un pensiero che non ha lasciato la mente che lo pensa.

Tuttavia questa affermazione di primo livello, perfettamente coerente con la visione non dualistica del corso, non ha molto senso per degli esseri che, come noi, sono totalmente identificati con il mondo e credono di vivere in esso. Quindi possiamo solo postularla a livello intellettuale, ma per ora ben difficilmente riusciremo a farne esperienza. Ché anzi il credervi ciecamente e dogmaticamente ci porterebbe a negare la nostra esperienza sensibile e potrebbe tradursi in vere e proprie aberrazioni, come il non prenderci cura del nostro corpo o dei nostri cari o dei luoghi in cui viviamo.

Il corpo è semplicemente parte della tua esperienza nel mondo fisico.
Tuttavia, è quasi impossibile negarne l’esistenza in questo mondo.
Coloro che lo fanno sono impegnati in una forma di negazione particolarmente indegna. Il termine "indegna" qui implica solo che non è necessario proteggere la mente negando ciò che non è mente. Se si nega questo sfortunato aspetto del potere della mente, si sta anche negando il potere stesso”
(T.2.IV.3:8,10-13)

 

-104-

La tua domanda non dovrebbe essere:
“Come posso vedere mio fratello senza il corpo?”
Chiedi solo: “Voglio veramente vederlo senza peccato?”
E mentre chiedi, non dimenticare che la sua assenza di peccato è la tua via di fuga dalla paura.
(T.20.VII.9:1-3)

Con queste frasi riassumo gli spunti iniziati con il numero 86, dedicati agli aspetti fondamentali del meccanismo della proiezione (per rileggerli, cliccare qui). Abbiamo visto che tale meccanismo – condiviso da tutti noi- consiste nel vedere al di fuori della mente un mondo apparentemente oggettivo ma totalmente illusorio, un mondo di pensieri da noi percepito come immagini.

E abbiamo anche visto che la comprensione di tale meccanismo non deve portarci al tentativo di negare le nostre esperienze fisiche e psicologiche quotidiane, perché il farlo ci porterebbe a negare proprio il potere della mente (spunti 101- 103), facendoci cadere nel ben noto errore della “confusione di livelli”.

La frase su cui ci concentriamo oggi definisce chiaramente tale confusione e delinea ancor più chiaramente il modo per uscirne. Ci spiega che l’affascinante teoria del corso non deve essere usata per negare l’esistenza oggettiva delle cose o delle persone ma per metterne in dubbio la percezione colpevole, basata sul giudizio. E’ questa la proiezione che dobbiamo imparare a guardare e a mettere in discussione. Questa è la nostra via di fuga dalla paura, ossia dal sistema di pensiero dell’ego.