SPUNTI  325

- 326 il principio
- 327 il processo
- 328 il potere
- 329 il piano - 330 - 331 - 332
- 333 i passi correttivi pragmatici-334 -335 - 336 - 337 -

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso
(T-2.V.5:1)

L’indagine sulle definizioni che il Corso dà dello Spirito Santo, che stiamo portando avanti dallo spunto 288 (per rileggere tutti gli spunti relativi cliccare qui), ci ha condotti ad una delle frasi più celebri del Corso, che definisce la responsabilità del suo studente.
Ci sono alcuni punti che vale la pena sottolineare, a questo proposito.
Prima di tutto è interessante vedere come tutta la frase sia in corsivo, cosa che dovrebbe farci riflettere sulla sua importanza.
In secondo luogo la frase evidenzia che lo studente del Corso (colui che aspira appunto ad operare nella sua mente il miracolo della modifica della percezione e del raggiungimento della pace interiore) ha la seguente responsabilità: accettare l’Espiazione per se stesso. Dato che secondo il Corso noi non siamo un corpo, ma una mente che compie in continuazione la sola decisione di ascoltare la voce dell’ego o quella dello Spirito Santo, l’espressione “per se stesso” definisce appunto la nostra identità in termini di mente, precisando che è dentro la propria mente che ognuno di noi può accettare l’Espiazione, e che ognuno deve farlo per sé, e non per altri. In altri termini il libero arbitrio di ognuno di noi è sovrano.
In terzo luogo, dato che In quanto luce del mondo la mia funzione è il perdono (L-pI.62.tit) e La mia sola funzione è quella che Dio mi ha dato. Non ne voglio altre e non ne ho altre (L-pI.66.8:2-3), è facile collegare l’accettazione dell’Espiazione per se stessi all’idea del perdono. E infatti il perdono è proprio il mezzo attraverso il quale noi accettiamo l’Espiazione per noi stessi.
Inoltre vale ancora la pena di sottolineare l’aggettivo che si trova all’inizio della frase: l’unica.
Forse leggendo e studiando il Corso ci eravamo erroneamente convinti del fatto che ci venissero richieste molte funzioni e molti esercizi. Ma questo aggettivo sostiene il contrario. La nostra responsabilità è una sola, proprio come una sola è la Risposta dello Spirito Santo (T-5.II.2:5), uno solo il nostro problema e una sola la soluzione di tutti i nostri problemi apparenti (L-pI.80.1:5). Tutti gli esercizi del Corso e le sue belle preghiere non sono altro che forme diverse che ci aiutano ad assumerci gradualmente e pienamente quest’unica responsabilità.
E infine notiamo il verbo “accettare”. La nostra responsabilità consiste nell’accettare l’Espiazione, non nel farla o determinarla o provocarla in un modo qualsiasi. L’Espiazione – così come viene definita nel Corso- è un principio portato avanti dallo Spirito Santo dentro la nostra mente. La nostra funzione non consiste nello stabilirlo, perché è stato stabilito da Dio stesso, ma nel prenderne atto e nell’accettarlo.
È a questo che serve il secondo passo del perdono: a fare appello al principio dell’Espiazione, chiedendo aiuto allo Spirito Santo. Ma è una decisione che prenderemo solo quando avremo visto che cosa l’ego sta combinando dentro la nostra mente. Ed è a questo che serve il primo passo del perdono: a guardare i nostri pensieri e a vederne il costo.
(per rileggere i due passi del perdono, cliccare qui)

L’ESPIAZIONE: il principio

-326 -

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso
(T-2.V.5:1)

La scorsa settimana abbiamo visto in dettaglio alcuni aspetti di questa importante frase che si trova all’inizio del testo. (per rileggere il commento cliccare qui) Ma cosa è esattamente l’Espiazione?
Come sappiamo, le parole nel Corso hanno spesso un significato completamente diverso da quello a cui siamo abituati. A quest’argomento fondamentale ho dedicato alcuni spunti della Scuola del Corso (per rileggerli cliccare qui) oltre al secondo capitolo del mio libro “Un Corso in miracoli parla di sé” (per informazioni cliccare qui). La parola “Espiazione” offre uno degli esempi più eclatanti di questo cambiamento di significato. Infatti, mentre il vocabolario italiano ci dice che “espiazione” significa “pagamento di una colpa subendone la punizione”, il Corso ci dice che per lui il significato di “Espiazione” è “correzione”. Troviamo questa definizione nell’introduzione alla Chiarificazione dei termini, dove viene precisato che il suo interesse (cioè l’interesse del Corso) è solamente l’Espiazione, o correzione della percezione. (C-In-1:2)
Dunque l’Espiazione è il principio che corregge la nostra percezione egoica, che è interamente sbagliata perché è interamente basata su un errore di tipo metafisico: la credenza che la nostra mente sia separata da quella di Dio.

La piena consapevolezza dell’Espiazione è, quindi, il riconoscimento che la separazione non è mai avvenuta
(T-6.II.10:7)

Dunque l’Espiazione è il principio che corregge la nostra percezione egoica, che è interamente sbagliata perché è interamente basata su un errore di tipo metafisico: la credenza che la nostra mente sia separata da quella di Dio.
La piena consapevolezza dell’Espiazione è, quindi, il riconoscimento che la separazione non è mai avvenuta (T-6.II.10:7).
Tutti i pensieri che derivano da questa credenza errata e incredibile (T-7.VIII) sono errati, perché ne rappresentano un’ulteriore suddivisione. Correggendo il pensiero di base, l’Espiazione ne corregge anche tutte le ramificazioni, qualunque forma assumano.
L’Espiazione non è qualcosa che possiamo fare noi o che possiamo fare da soli, perché dopo aver creduto vera la separazione la mente è precipitata in una tale confusione da non poter più discernere da sola ciò che è vero da ciò che è falso. Tuttavia è un principio che è stato dato da Dio Stesso allo Spirito Santo (T-5.II.3:1-2) affinché Lui lo mantenesse nella parte corretta della nostra mente.
Il nostro compito è semplicemente quello di accettarla dallo Spirito Santo, applicandola in tutte le forme che l’errore della separazione ha assunto nella nostra mente e in quella che noi crediamo essere la nostra vita.

Il miracolo è il mezzo, l’Espiazione è il principio, e la guarigione è il risultato
(T-2.IV.1:2)

L’ESPIAZIONE: il processo

-327 -

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso
(T-2.V.5:1)

Abbiamo visto negli ultimi due spunti (per rileggerli cliccare qui) che cosa intende il Corso con la parola Espiazione, e come essa costituisca il principio di correzione, che annulla l’errore primordiale compiuto dall’unica mente scissa e che è ispirato dallo Spirito Santo nella mente separata di ognuno di noi.
Nel quinto capitolo del testo leggiamo infatti che lo Spirito Santo

“… cominciò ad esistere come protezione contestualmente alla separazione, ispirando allo stesso tempo il principio dell’Espiazione. Prima di allora non c’era alcun bisogno di guarigione, perché non c’era nessuno privo di consolazione. La Voce dello Spirito Santo è il Richiamo all’Espiazione, o la restaurazione dell’integrità della mente. Quando l’Espiazione sarà completa e l’intera Figliolanza sarà guarita, non ci sarà alcun Richiamo a ritornare”.
(T-5.I.5:2-5)

Dunque non c’è alcun significato punitivo nel concetto di Espiazione proposto dal Corso. L’Espiazione corregge semplicemente l’illusione di separazione, e così facendo ripristina l’integrità della mente, che apparentemente era stata scissa dalla presunta separazione in una miriade di frammenti disuniti e conflittuali.
Non a caso “Espiazione senza sacrificio” è proprio il titolo della prima sezione del terzo capitolo del testo. Dato che nel sistema di pensiero del Corso si tratta di una prospettiva errata della mente, e non di una colpa commessa, la separazione non va punita come se fosse un misfatto realmente compiuto, ma va semplicemente messa in discussione accettando al suo posto la correzione proposta dallo Spirito Santo. Ché anzi, qualunque intento punitivo non farebbe alto che confermarne la realtà, e quindi otterrebbe soltanto l’effetto di rafforzarla ulteriormente nella mente che l’ha erroneamente creduta vera, invece di disfarne la presunta consistenza.
Come si accetta l’Espiazione? In altri termini come si può correggere un errore così atavico e radicato, e soprattutto così lontano dalla nostra esperienza cosciente di corpi che vivono in un mondo di corpi? La soluzione è semplice e viene prospettata chiaramente in due passaggi. In T-2.IV.1:2 leggiamo che “Il miracolo è il mezzo, l’Espiazione è il principio, e la guarigione è il risultato”. E nell’introduzione alla Chiarificazione dei termini, leggiamo “Il perdono è il mezzo dell’Espiazione” (C.-In.1:3). Se ricordiamo che nel Corso il miracolo non è altro se non un cambio di percezione proprio come il perdono, allora comprendiamo che i due brani sostengono la stessa cosa: l’Espiazione viene accettata cambiando le nostre percezioni.
E’ una soluzione semplice basata su un assunto teorico altrettanto semplice: dato che l’unico pensiero di separazione appare nella nostra mente separata sotto forma di immagini, e queste immagini sono proiettate all’esterno della mente dando origine all’apparenza di un mondo, perdonando – cioè correggendo- la percezione di queste immagini esterne accettiamo di fatto l’Espiazione, ossia correggiamo il pensiero di separazione.
Questo significa che in ogni situazione di non perdono, in ogni percezione di vittimismo, di colpa, di turbamento, in ogni accesso di rabbia, abbiamo la possibilità di perdonare, ossia di assumerci la responsabilità delle nostre proiezioni, vedendo che la nostra mancanza di pace non dipende dalle circostanze in cui ci troviamo, ma da un antico falso problema profondamente radicato in noi e che avvelena la nostra mente: la separazione da Dio.
Questo è il primo passo del processo e consiste nell’assumerci la responsabilità del ruolo che svolgiamo nella sofferenza che stiamo sperimentando. Il secondo passo consiste nell’essere disponibili a cambiare, accettando al suo posto la correzione (l’Espiazione appunto) di questo antico problema, che ci viene proposta nella nostra mente dallo Spirito Santo.
In ogni, singolo non perdono della nostra vita possiamo attuare questo importante cambio di percezione. L’Espiazione è un processo graduale che ci porta da una vita di dolore più o meno riconosciuto ad una profonda esperienza di pace.

Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio
(T-2.VI.7:3)

L’ESPIAZIONE: il potere

-328 -

Essendo semplicemente ciò che è, la verità ti libera davvero da tutto ciò che non è. L’Espiazione è così dolce che non hai bisogno d’altro che di sussurrarla e tutto il suo potere si precipiterà ad assisterti e sostenerti. Non sei fragile con Dio al tuo fianco. Tuttavia senza di Lui non sei nulla. L’Espiazione ti offre Dio. Il dono che hai rifiutato è custodito in te da Lui. Lo Spirito Santo lo custodisce lì per te. Dio non ha disertato il Suo altare, sebbene i Suoi fedeli vi abbiano posto sopra altri dei. Il tempio è ancora santo, perché la Presenza che vi dimora dentro è la santità.
(T-14.IX.3)

Come il Corso sostiene più e più volte, la mente non si è ricordata di ridere via una menzogna assurda (la minuscola folle idea di separazione da Dio, T-27.VIII.6:2), e l’ha creduta reale, facendola così diventare tale nella sua esperienza allucinata. Tale minuscolo e insignificante errore si è frantumato poi in una miriade di percezioni disunite, assumendo delle proporzioni cosmiche che hanno trasformato la mente in un caos primordiale e l’hanno sprofondata in uno stato di angoscia indicibile. A questo punto, l’unica soluzione possibile per liberarsi dall’angoscia è sembrata essere quella di proiettare all’esterno della mente non solo la minuscola, insignificante idea di separazione, ma anche tutto il caotico sistema di pensiero che ne è derivato.
E questo, secondo il Corso, è ciò che ha causato la presunta esistenza del mondo. Alla domanda “Cos’è il mondo?” le prime due frasi dell’omonima sezione rispondono infatti
“Il mondo è falsa percezione. E’ nato dall’errore e non ha lasciato la sua fonte”
(L-pII.3.1:1)
:
un pensiero menzognero ha dato origine ad un presunto mondo di menzogna.
La verità – leggiamo nel paragrafo odierno- ha il potere di liberare la nostra mente da tutto ciò che non è, in altri termini dalla separazione. La verità della Presenza di Dio nella nostra Mente libera la mente dalla minuscola folle idea, e da tutte le conseguenze terribili ma irreali che essa sembra aver provocato. La verità è che la separazione da Dio non è mai avvenuta. E quindi tutto il sistema di pensiero che ne è derivato non c’è. E quindi il mondo non c’è.
L’Espiazione, o correzione, sostiene esattamente questo principio in tutte le apparenti mistificazioni della nostra vita. È un principio che scuote alle fondamenta tutte le nostre credenze più radicate, e per questa ragione accettarlo può farci paura.
Ma in realtà - così continua il brano odierno- l’Espiazione è un principio dolce perché noi non abbiamo bisogno di sostenerla a voce alta. Possiamo anche solo sussurrarla, con l’esitazione ed il tremore di chi teme di perdere tutto quello che ha in cambio di nulla. E anche se ci limitiamo a sussurrarla, il potere dell’Espiazione, il Potere dello Spirito Santo che la ispira, verrà in nostro soccorso e si precipiterà a assisterci e sostenerci. Perché l’Espiazione ci offre Dio, il ricordo della Sua presenza nel Suo altare (la nostra mente corretta), nonostante noi Gli avessimo scioccamente anteposto degli idoli.
Ora possiamo cambiare la nostra mente. Possiamo accettare l’Espiazione per noi stessi, perdonando tutti i nostri errori percettivi. E la luce della verità risplenderà, dandoci quella pace cui aneliamo profondamente.
È questo l’augurio che vi porgiamo con tutto il nostro cuore per questa pausa estiva.

-329 -

L’ESPIAZIONE - il piano

Riprendiamo i nostri spunti di riflessione dall’argomento iniziato prima delle vacanze (per rileggere gli ultimi spunti cliccare qui).
Avevamo visto che l’Espiazione è il termine con cui Un Corso in Miracoli definisce la correzione della credenza nella minuscola folle idea (T-27.VIII.6:2), correzione che si trova nella nostra mente grazie alla Presenza dello Spirito Santo. E abbiamo anche visto che l’Espiazione è un principio (T-2.IV.1:2), un processo (T-2.VI.7:3) e un potere
(T-14.IX.3)
.
Ma non sono soltanto queste le sue caratteristiche. Oggi ne vedremo un’altra.

Lo Spirito Santo è descritto in tutto il corso come Colui che ci dà la risposta alla separazione e che ci porta il piano dell’Espiazione, assegnandoci la nostra parte particolare in esso e mostrandoci esattamente in cosa consiste.
(C-6.2:1)

Dunque l’Espiazione è anche un piano.
Un piano che viene descritto fin dall’inizio del testo:

L’Espiazione è lo strumento attraverso il quale puoi liberarti dal passato man mano che vai avanti. Disfa i tuoi errori passati rendendo così non necessario per te continuare a ritornare sui tuoi passi senza avanzare verso il tuo ritorno. In questo senso l’Espiazione risparmia tempo, ma come il miracolo al quale serve, non lo abolisce. Fintanto che c’è bisogno di Espiazione, c’è bisogno del tempo. Ma l’Espiazione, in quanto piano completato, ha una relazione unica con il tempo. Fino a che l’Espiazione non è completa, le sue varie fasi procederanno nel tempo, ma l’intera Espiazione si trova alla fine del tempo.
(T-2.II.6:4-9)

Come abbiamo visto negli spunti precedenti, il miracolo è il mezzo dell’Espiazione. In altri termini, ogni volta che scegliamo un perdono e sperimentiamo un miracolo accettiamo il principio dell’Espiazione e lo rendiamo reale nella nostra mente. Quest’accettazione disfa l’ego almeno in parte e quindi annulla nello specifico la nostra tendenza a reiterare gli errori passati, come invece vorrebbero imporci i crudeli circoli viziosi impostici dell’ego. Il futuro viene liberato, e ci avviciniamo gradualmente al mondo reale: lo stato della mente totalmente e definitivamente libero dall’ego, in cui l’illusione del tempo scompare definitivamente e che quindi si trova alla fine del tempo. Nel mondo reale l’Espiazione viene completata, perché il suo principio viene accettato integralmente e senza eccezioni. Ma perché ciò avvenga dobbiamo imparare a sperimentarla nella varie situazioni della nostra vita, scegliendo sistematicamente il perdono invece di separazione, peccato, colpa e paura nelle loro varie forme.

-330 -

Il potere di Dio e tutto il Suo Amore, senza limiti, ti sosterranno mentre cerchi solo il tuo posto nel piano dell’Espiazione che scaturisce dal Suo Amore.
(T-16.VII.10:2)

Come abbiamo visto nello spunto della scorsa settimana, l’Espiazione – oltre ad essere un principio, un processo e un potere- è anche un piano.
In quanto principio l’Espiazione, ossia la correzione della credenza nella minuscola folle idea (T-27.VIII.6:2), viene integralmente accettata da ognuno di noi solo al raggiungimento del mondo reale, cioè quando l’ego scompare integralmente dalla mente separata e si raggiunge la visione.
In quanto processo costituisce il contenuto del perdono, il metodo per correggere l’errore ontologico della separazione. Guarisce così la mente dalla malattia di cui soffre e che la spinge a proiettare continuamente all’esterno il proprio malessere, costruendo un inesistente mondo virtuale.
In quanto potere ci assiste e ci sostiene nel momento in cui decidiamo di fronteggiare l’ego e di sottrarci alla sua morsa crudele quando attacca in modo ora diretto, ora subdolo, per catturarci.
In quanto piano l’Espiazione rappresenta il graduale disfacimento dell’ego all’interno di tutte le situazioni della nostra vita che sembrano turbare la nostra pace interiore, e che richiedono da parte nostra la decisione di perdonare, cambiando la nostra percezione.
La citazione odierna sostiene che ognuno di noi ha un posto nel piano dell’Espiazione, e deve cercarlo. Ciò non significa che dobbiamo cercare una qualche funzione o ruolo speciale nella nostra vita (una forma), perché ovviamente questo contrasterebbe con tutta la teoria del Corso che sostiene – come dobbiamo praticare fin dalle prime lezioni del libro degli esercizi- la non significanza di qualsiasi cosa o situazione, e la sua assoluta identicità di contenuto.
Significa invece che all’interno delle nostre diversità e specialezze (le forme) dobbiamo imparare ad accettare la funzione del perdono che ci accomuna indistintamente (il contenuto), e attraverso il quale ognuno di noi impara gradualmente ad accettare l’Espiazione dentro la sua mente.
Il posto che ognuno di noi deve cercare nel piano dell’Espiazione è il riconoscimento della nostra sostanziale uguaglianza di contenuto all’interno delle nostre apparenti divergenze di forma. E lo dobbiamo cercare proprio in quelle situazioni di vita che sembrano renderci diversi dagli altri.
Questo è il nostro posto nel piano dell’Espiazione: sperimentare praticamente, attraverso il perdono, che condividiamo con tutti il medesimo interesse di tornare alla Casa del Padre, e al Suo Amore, che non abbiamo mai realmente lasciato. (sulla teoria dell’identicità e della differenza, si possono rileggere gli spunti 129-141 e 144-158. Cliccare qui)

-331 -

Tutte le paure sono alla fine riconducibili all’errata percezione di base secondo la quale hai la capacità di usurpare il potere di Dio. Naturalmente non puoi, né sei stato capace di farlo. Ecco la base reale perché tu possa fuggire dalla paura. Questa fuga ti è portata dall’accettazione da parte tua dell’Espiazione, che ti mette in grado di renderti conto che i tuoi errori non sono mai realmente avvenuti.
(T-2.I.4:1-4)

La citazione odierna mette in evidenza un’altra componente dell’Espiazione, argomento su cui ci stiamo concentrando da alcuni spunti (per rileggerli cliccare qui): la liberazione dalla paura.
Tutte le paure di cui soffriamo nella nostra vita (di ammalarci; di morire; di non poter vivere in modo sereno; di essere privi di aiuto, amicizia e amore; e così via) sono forme diverse di un’unica paura basilare, totalmente repressa e quindi non riconosciuta, la paura di Dio. A questo importantissimo argomento è dedicata una delle sezioni più belle e complesse del Corso, che si trova nel 19° capitolo del testo: gli ostacoli alla pace.
Non è certamente questa la nostra esperienza quotidiana. A noi sembra di essere tormentati da paure molto concrete. Ma – come le lezioni 5,6 e 7 ci insegnano a praticare- non siamo mai turbati per la ragione che pensiamo noi (lezione 5), ossia non abbiamo mai paura a causa dei motivi che sembrano avvelenare la nostra vita. Siamo turbati- e quindi abbiamo paura- perché vediamo qualcosa che non c’è (lezione 6), in quanto vediamo solo il passato (lezione 7).
Il passato che ci turba così tanto è proprio quella presunta separazione da Dio, che – una volta accettata dalla mente- genera in essa un profondo senso di peccato, di colpa e di paura nei confronti di Dio.
Tali sensazioni sono così devastanti, ci dice il Corso, da indurci a elaborare delle strategie per cercare di difenderci. E in ossequio a queste strategie, la negazione e la proiezione, abbiamo imparato a proiettare su tutto e su tutti quel peccato, quella colpa e quella paura presenti nella nostra mente, illudendoci di potercene liberare.
A dire la verità la proiezione avrebbe potuto rivelarsi - almeno nelle intenzioni dell’ego- una soluzione brillante. Ma purtroppo ha trasformato il mondo esterno in un luogo di terrore, da cui difenderci in continuazione in molti modi diversi. E inoltre, dato che le idee non lasciano la loro fonte (T-26.VII.4:7), cioè la paura proiettata non lascia veramente la mente che l’ha generata, la paura di Dio è stata semplicemente negata e nascosta nei meandri oscuri della mente sbagliata. E da lì continua a essere proiettata sugli eventi del mondo.
In sostanza, le nostre mille e mille paure quotidiane non sono altro che proiezioni di una basilare e repressa paura di Dio, conseguente all’errata credenza di esserci separati da Lui.
E che cosa può fare l’Espiazione a questo punto?
Se l’Espiazione è la messa in discussione – o correzione- di questa presunta separazione, sarà anche la messa in discussione- o correzione- della paura conseguente. Accettandola nella nostra mente, quindi, non ci liberiamo soltanto dalla nostra profonda paura ontologica, ma impariamo anche a mettere in discussione tutte le paure quotidiane che avvelenano la nostra esistenza.

-332 -

La correzione della paura è una tua responsabilità. Quando chiedi la liberazione dalla paura, stai implicitamente dicendo che non è così. Dovresti chiedere, invece, aiuto in merito alle condizioni che hanno generato la paura. Queste condizioni implicano sempre la disponibilità ad essere separato. A quel livello puoi fare qualcosa. Sei troppo tollerante nel lasciar andare le divagazioni della mente e condoni passivamente le malcreazioni della tua mente. Il risultato specifico non importa, ma l’errore di base sì. La correzione è sempre la stessa.
(T-2.VI.4:1-8)

La scorsa settimana abbiamo visto che uno dei vantaggi derivanti dall’accettazione dell’Espiazione per noi stessi è la liberazione dalla paura.
Nella nostra esperienza quotidiana la paura è invece generata da situazioni esterne. Noi crediamo, per esempio, di avere paura perché incombe su di noi un certo evento, o perché corriamo un certo rischio, o perché potrebbe succedere o non succedere una certa cosa.
Il primo passo del perdono (per rileggere gli spunti relativi cliccare qui) ci ha insegnato ad assumerci la responsabilità delle nostre proiezioni, riconoscendo che le nostre paure non sono generate da fatti esterni, ma da aspettative interiori basate su una presunta separazione da Dio.
In sostanza la nostra paura non dipende da quando succede nel mondo esterno a noi, ma da quanto succede all’interno, dentro la nostra mente.
E’ questa la ragione – come ci dice la citazione odierna- per cui la correzione della paura è una nostra responsabilità. Siamo noi a dover prendere atto del fatto che la paura è una nostra scelta percettiva conseguente alla disponibilità ad essere separato (ossia al voler credere nella minuscola folle idea. (T-27.VIII.6:2). Ed è a quel livello- ossia a livello della correzione della minuscola folle idea- che possiamo fare qualcosa.
La citazione prosegue rilevando che non guardiamo a sufficienza questa nostra abitudine atavica a proiettare la paura sulle situazioni esterne. A questo proposito è utile ricordare che nei primi capitoli del testo la parola “malcrezioni” definisce proprio quei meccanismi di difesa che in seguito saranno definiti “proiezioni”: sono queste le divagazioni della mente che tolleriamo in continuazione.
E conclude dicendo che il risultato specifico non importa, ossia le paure specifiche di cui facciamo esperienza nella nostra vita non hanno alcuna importanza, non sono il problema vero, perché in sé- come le lezioni 4 e 10 del libro degli esercizi ci insegnano- non significano assolutamente nulla.
La correzione è sempre la stessa. Qualunque paura, indipendentemente dalla forma concreta che assume, si corregge nello stesso modo: mettendo in discussione la nostra presunta separazione da Dio attraverso l’accettazione dell’Espiazione. Perché qualunque paura non è altro se non la proiezione della paura occulta e repressa che abbiamo di Dio.
Questo ci fa uscire dal buio interiore in cui le paure potevano liberamente proliferare e libera quella luce che lo Spirito Santo continuamente ci invita a riconoscere in noi.

L’Espiazione può essere accettata dentro di te soltanto liberando la luce interiore.
(T-2.III.1:1)

-333 -

Il primo passo correttivo nel disfare l’errore è sapere innanzitutto che il conflitto è un’espressione di paura. Di’ a te stesso che devi in qualche modo aver scelto di non amare, altrimenti la paura non avrebbe potuto emergere. Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio.
Questi passi possono essere riassunti in questo modo:
Sappi prima di tutto che questa è paura.
La paura nasce dalla mancanza d’amore.
L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto.
L’amore perfetto è l’Espiazione.
(T-2.VI.7)

All’inizio del testo il perdono viene definito “passo correttivo” o “procedura di correzione”. E viene presentato in modo sommario. Ma bisogna tenere conto del fatto che tutto il resto del testo, per non parlare del libro degli esercizi e del manuale degli insegnanti, svilupperà proprio il tema del perdono trattandolo nei minimi dettagli e in ogni possibile sfaccettatura.
Quindi la citazione odierna ne rappresenta solo una delle formulazioni iniziali. Tuttavia possiamo apprezzarne la sinteticità, sapendo che si rivolge a un lettore che ancora non ha imparato a decifrare le macchinazioni dell’ego e a riconoscerle dentro la propria mente mediante l’osservazione accurata dei propri pensieri
. Il primo passo nel disfare il solo e unico errore che abbiamo accolto nella nostra mente (la minuscola folle idea- T-27.VIII.6:2) consiste nel rendersi conto del fatto che qualsiasi conflitto noi sperimentiamo nella nostra vita esprime, simboleggia e rappresenta la nostra atavica paura di Dio. Solo a causa della decisione di autoescludersi dall’Amore di Dio, scegliendo di credere vera la separazione da Lui, è potuta emergere nella nostra mente la paura dell’Amore e la paura di Dio.
Questo è l’unico problema che abbiamo (Lezione 79) e il solo che debba essere corretto accettando il fatto che è già stato corretto dallo Spirito Santo mediante il principio dell’Espiazione (lezione 80).
In sostanza l’intero processo di correzione non è altro se non l’accettazione di quell’Espiazione che è già presente dentro la nostra mente grazie alla Presenza dello Spirito Santo.

-334 -

Il primo passo correttivo nel disfare l’errore è sapere innanzitutto che il conflitto è un’espressione di paura. Di’ a te stesso che devi in qualche modo aver scelto di non amare, altrimenti la paura non avrebbe potuto emergere. Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio.
Questi passi possono essere riassunti in questo modo:
Sappi prima di tutto che questa è paura.
La paura nasce dalla mancanza d’amore.
L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto.
L’amore perfetto è l’Espiazione.
(T-2.VI.7)

La scorsa settimana abbiamo visto che -proprio all’inizio del Testo- il Corso ci presenta il processo del perdono, definendolo processo di correzione. Se leggiamo con attenzione i quattro passi pragmatici che lo riassumono, possiamo accorgerci che corrispondono pienamente a quei “tre passi del perdono” che verranno poi descritti nella lezione 23 (L-pI.23.5:2-6) con parole molto diverse.
I due passi iniziali del processo di correzione (Sappi prima di tutto che questa è paura e La paura nasce dalla mancanza d’amore) descrivono il processo- a volte lungo e doloroso- grazie al quale riconosciamo che tutti i problemi che attanagliano la nostra vita non sono altro se non proiezioni di un unico problema represso e non riconosciuto: una presunta separazione da Dio che ognuno di noi ha pienamente accolto nella sua mente come se fosse una verità assoluta (T-27.VIII.6:2). Dato che Dio è non solo Amore, ma anche la Fonte dell’Amore in noi (lezione 67), se ci separiamo da Lui- anche solo nella nostra immaginazione- ci separiamo automaticamente dall’amore, e questo genera in noi una terribile e incolmabile mancanza.
In sostanza, tutti i problemi che abbiamo non sono altro che forme di paura generata dalla mancanza d’amore.
Gli ultimi due passi del processo di correzione (L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto e L’amore perfetto è l’Espiazione) propongono la soluzione al problema (mancanza d’amore) identificato nei primi due passi. Accettare l’Espiazione (cioè la correzione di una presunta separazione da Dio) non è altro se non il modo per cancellare nella nostra mente tutto il dolore conseguente- mancanza d’amore e paura che proiettiamo su tutte le situazioni della nostra vita- che ci imprigiona in un mondo di dolore.

-335 -

L’idea di oggi introduce il pensiero che tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, poiché se ne può cambiare la causa. Questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata e poi lasciata andare, in modo che possa essere sostituita. I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione. Quello finale no. Le tue immagini sono già state sostituite. Facendo i primi due passi vedrai che è così.
(L-pI.23.5)

La scorsa settimana ho proposto un parallelo fra questa celebre citazione che descrive i tre passi del perdono, e un paragrafo del capitolo 2 del Testo che descrive quanto viene là definito procedura di correzione.
Rileggiamo anche questa seconda citazione:

Il primo passo correttivo nel disfare l’errore è sapere innanzitutto che il conflitto è un’espressione di paura. Di’ a te stesso che devi in qualche modo aver scelto di non amare, altrimenti la paura non avrebbe potuto emergere. Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio.
Questi passi possono essere riassunti in questo modo:
Sappi prima di tutto che questa è paura.
La paura nasce dalla mancanza d’amore.
L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto.
L’amore perfetto è l’Espiazione.
(T-2.VI.7)

Perché questi due brani descrivono lo stesso procedimento? Perché la causa che deve essere identificata e che ci intrappola nel mondo che vediamo (L-pI-23.5:1-2) non è altro se non quella presunta separazione da Dio (T-27.VIII.6:2), che genera nella nostra mente una bruciante mancanza d’amore e una terribile paura di Dio(T-2.VI.7:5-6). In altri termini, ogni conflitto che sperimentiamo nella nostra vita quotidiana, ogni dolore, ogni problema, non sono altro se non la proiezione sul mondo di un problema ontologico negato e non riconosciuto. E’ fondamentale, ci dice il Corso, riconoscere la vera causa dei nostri problemi (tale presunto problema ontologico), perché l’ego invece ci fa costantemente credere che i nostri problemi siano generati dalle situazioni esterne.
Questo riconoscimento, questa assunzione di responsabilità sulla vera causa dei nostri problemi è quel primo passo del perdono su cui ci siamo concentrati per molto tempo nei nostri spunti di riflessione (per rileggerli cliccare qui)
Quando finalmente siamo pronti ad assumerci questa responsabilità- e questo è un processo che può comportare un lavoro molto, molto profondo- siamo pronti ad affrontare il secondo passo del perdono, ossia lasciar andare la causa (L-pI.23.5:2). In sostanza il Corso non ci chiede di lasciar andare l’apparente problema esterno, ma la causa ontologica soggiacente: la presunta separazione da Dio. E questo si fa mediante l’accettazione dell’Espiazione, quell’amore perfetto che continua a essere presente nella nostra mente, anche se noi lo abbiamo completamente negato:

L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto.
L’amore perfetto è l’Espiazione
(T-2.VI.7:7-8)

Come sottolinea la citazione della lezione 23, praticare questi passi (i primi due della citazione L-pI.23.5:1-3, e tutti quelli della citazione T-2.VI.7:5-8) è una nostra responsabilità, mentre la conclusione del procedimento è già stata attuata dallo Spirito Santo, perché è stato Lui a porre nella nostra mente la correzione a cui possiamo attingere in qualsiasi momento :

I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione.
Quello finale no. Le tue immagini sono già state sostituite.
Facendo i primi due passi vedrai che è così.
(L-pI.23.5:3-6)

-336 -

La procedura di correzione iniziale è riconoscere temporaneamente che esiste un problema, ma solo come indicazione che è necessaria una correzione immediata. Questo stabilisce uno stato mentale nel quale l’Espiazione può essere accettata senza indugio.
(T-2.VII.5:8-9)

Negli ultimi spunti (per rileggerli cliccare qui) abbiamo visto due modalità che il Corso ci propone per provare ad accettare l’Espiazione per noi stessi. Si trovano in T-2.VI.7 e in L-pI.23.5. E abbiamo anche visto che la prima delle due modalità viene definita “procedura di correzione”.
Questa definizione è la stessa che compare nella citazione odierna.
Come nelle precedenti citazioni, l’obiettivo è quello di offrirci un modo per correggere l’errore percettivo che sta alla base di tutto il nostro sistema di pensiero sbagliato o egoico. Dato che la parola Espiazione nel Corso significa “correzione della percezione “ (M-in.1:2), la procedura di correzione non è null’altro se non un metodo per accettare tale Espiazione nella nostra mente. Anche nella procedura di correzione della citazione odierna è facile riconoscere i tre passi del perdono. Leggiamo infatti che inizialmente dobbiamo riconoscere temporaneamente che esiste un problema. Quale problema? La separazione, ovviamente: l’unico contenuto inerente a tutti gli apparenti problemi che tormentano le nostre vite.

Se riuscissi a riconoscere che il tuo solo problema è la separazione, indipendentemente dalla forma che assume, potresti accettare la risposta perché vedresti che è pertinente. Percependo la costante che sta alla base di tutti i problemi con cui sembri trovarti a confronto, capiresti che hai il mezzo per risolverli tutti.
(L-pI.79.6:2-3)

Una volta riconosciuta la costante (il contenuto) che accomuna tutti i nostri problemi (le forme), dobbiamo percepirla come indicazione che è necessaria una correzione immediata. E questo è il secondo passo del perdono: la disponibilità ad aprirci a una diversa percezione. Questo secondo passo è il mezzo che siamo finalmente disposti a usare, perché finalmente siamo riusciti a riconoscere il problema.

E useresti il mezzo, perché riconosci il problema.
(L-pI.79.6:4)

La citazione odierna aggiunge tuttavia un elemento importante a quelli che abbiamo considerato nelle scorse settimane: il tempo. Sia l’avverbio “temporaneamente” che l’aggettivo “immediata” evidenziano infatti la necessità di attuare il procedimento al più presto, prima che l’ego guadagni nuovamente impulso e si precipiti a recuperare la posizione persa. In sostanza, una volta completato il primo passo non dobbiamo indugiare, ma- avendo finalmente compreso che qualcosa non funziona nella nostra mente, e non fuori di noi- dobbiamo immediatamente rivolgerci allo Spirito Santo per essere aiutati.
La presenza simultanea del temporaneo riconoscimento iniziale che il problema è in noi e non fuori di noi, e della necessità immediata di risolverlo, stabilisce uno stato mentale completamente nuovo. Uno stato nel quale l’Espiazione, la correzione, può essere accettata senza indugio.
Per un commento più dettagliato di questa importantissima citazione, rimando alle pagine 85-86 del mio libro Un Corso in miracoli parla di sé (cliccare qui)

-337 -

Il perdono è il mezzo dell’Espiazione
(C-in.1:3)

Da alcuni mesi ci stiamo concentrando sul significato dell’Espiazione e sulle procedure che il Corso ci propone per accettarla nella nostra vita. (Per rileggere gli spunti relativi cliccare qui)
Cercheremo ora di mettere in pratica quanto appreso.
Partiamo da un’importante citazione che si trova nella Chiarificazione dei termini e che chiarisce quale sia il mezzo da adottare nella nostra vita quotidiana per poter accettare felicemente l’Espiazione: il perdono. Proprio quel perdono che il Corso ci dice essere il vero dono che offriamo ai nostri fratelli e sorelle in occasione del Natale.
Approfittiamo dunque del periodo dell’Avvento per provare nuovamente a perdonare così come ci suggerisce il Corso, vedendo che le accuse che rivolgiamo agli altri non sono altro se non proiezioni di quel basilare errore metafisico- la separazione- che obnubila la nostra mente precipitandoci in continuazione in molti e diversi stati di turbamento.
Una volta praticato questo primo passo, e preso contatto con l’alto prezzo che stiamo pagando per mantenere l’ego nella nostra mente, sorgerà in noi la disponibilità necessaria a volere un altro Insegnante. Saremo quindi pronti a chiedere aiuto allo Spirito Santo per vedere in un altro modo sia gli altri che noi stessi, senza l’oscura e angosciante percezione della colpa che avvelena la nostra mente. Faremo così il secondo passo.
La libertà dalle nostre accuse infondate sarà il dono che faremo agli altri, e donandolo lo riceveremo, perché in verità dare e ricevere sono una cosa sola (L-pI.108). E la pace interiore che riceveremo, avendola donata, sarà il terzo passo che libererà insieme noi e loro dalla tormentosa presenza dell’ego dentro la nostra mente, permettendoci così di sperimentare quell’Espiazione (cioè la correzione dell’idea ontologica di separazione d Dio) che avremo finalmente accettato. Nel prossimo mese, tradizionalmente dedicato alla preparazione dei doni natalizi (le forme), proviamo dunque a offrire i nostri doni materiali con quel contenuto di perdono che li trasformerà da potenziali glorificazioni dell’ego a momenti di autentica comunione con gli altri. Sarà questo il modo in cui impareremo a integrare forma e contenuto. E sarà meraviglioso sperimentare quella lievità, quella libertà e quella gioia che solo il perdono sa offrire.

Dì quindi a tuo fratello:
Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso.
So che sarai liberato, a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso.
Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione, perché riconosco che saremo liberati insieme.
(T-15.XI.10:4-7)