SPUNTI  325 - 326 - 327 -

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso
(T-2.V.5:1)

L’indagine sulle definizioni che il Corso dà dello Spirito Santo, che stiamo portando avanti dallo spunto 288 (per rileggere tutti gli spunti relativi cliccare qui), ci ha condotti ad una delle frasi più celebri del Corso, che definisce la responsabilità del suo studente.
Ci sono alcuni punti che vale la pena sottolineare, a questo proposito.
Prima di tutto è interessante vedere come tutta la frase sia in corsivo, cosa che dovrebbe farci riflettere sulla sua importanza.
In secondo luogo la frase evidenzia che lo studente del Corso (colui che aspira appunto ad operare nella sua mente il miracolo della modifica della percezione e del raggiungimento della pace interiore) ha la seguente responsabilità: accettare l’Espiazione per se stesso. Dato che secondo il Corso noi non siamo un corpo, ma una mente che compie in continuazione la sola decisione di ascoltare la voce dell’ego o quella dello Spirito Santo, l’espressione “per se stesso” definisce appunto la nostra identità in termini di mente, precisando che è dentro la propria mente che ognuno di noi può accettare l’Espiazione, e che ognuno deve farlo per sé, e non per altri. In altri termini il libero arbitrio di ognuno di noi è sovrano.
In terzo luogo, dato che In quanto luce del mondo la mia funzione è il perdono (L-pI.62.tit) e La mia sola funzione è quella che Dio mi ha dato. Non ne voglio altre e non ne ho altre (L-pI.66.8:2-3), è facile collegare l’accettazione dell’Espiazione per se stessi all’idea del perdono. E infatti il perdono è proprio il mezzo attraverso il quale noi accettiamo l’Espiazione per noi stessi.
Inoltre vale ancora la pena di sottolineare l’aggettivo che si trova all’inizio della frase: l’unica.
Forse leggendo e studiando il Corso ci eravamo erroneamente convinti del fatto che ci venissero richieste molte funzioni e molti esercizi. Ma questo aggettivo sostiene il contrario. La nostra responsabilità è una sola, proprio come una sola è la Risposta dello Spirito Santo (T-5.II.2:5), uno solo il nostro problema e una sola la soluzione di tutti i nostri problemi apparenti (L-pI.80.1:5). Tutti gli esercizi del Corso e le sue belle preghiere non sono altro che forme diverse che ci aiutano ad assumerci gradualmente e pienamente quest’unica responsabilità.
E infine notiamo il verbo “accettare”. La nostra responsabilità consiste nell’accettare l’Espiazione, non nel farla o determinarla o provocarla in un modo qualsiasi. L’Espiazione – così come viene definita nel Corso- è un principio portato avanti dallo Spirito Santo dentro la nostra mente. La nostra funzione non consiste nello stabilirlo, perché è stato stabilito da Dio stesso, ma nel prenderne atto e nell’accettarlo.
È a questo che serve il secondo passo del perdono: a fare appello al principio dell’Espiazione, chiedendo aiuto allo Spirito Santo. Ma è una decisione che prenderemo solo quando avremo visto che cosa l’ego sta combinando dentro la nostra mente. Ed è a questo che serve il primo passo del perdono: a guardare i nostri pensieri e a vederne il costo.
(per rileggere i due passi del perdono, cliccare qui)

L’ESPIAZIONE: il principio

-326 -

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso
(T-2.V.5:1)

La scorsa settimana abbiamo visto in dettaglio alcuni aspetti di questa importante frase che si trova all’inizio del testo. (per rileggere il commento cliccare qui) Ma cosa è esattamente l’Espiazione?
Come sappiamo, le parole nel Corso hanno spesso un significato completamente diverso da quello a cui siamo abituati. A quest’argomento fondamentale ho dedicato alcuni spunti della Scuola del Corso (per rileggerli cliccare qui) oltre al secondo capitolo del mio libro “Un Corso in miracoli parla di sé” (per informazioni cliccare qui). La parola “Espiazione” offre uno degli esempi più eclatanti di questo cambiamento di significato. Infatti, mentre il vocabolario italiano ci dice che “espiazione” significa “pagamento di una colpa subendone la punizione”, il Corso ci dice che per lui il significato di “Espiazione” è “correzione”. Troviamo questa definizione nell’introduzione alla Chiarificazione dei termini, dove viene precisato che il suo interesse (cioè l’interesse del Corso) è solamente l’Espiazione, o correzione della percezione. (C-In-1:2)
Dunque l’Espiazione è il principio che corregge la nostra percezione egoica, che è interamente sbagliata perché è interamente basata su un errore di tipo metafisico: la credenza che la nostra mente sia separata da quella di Dio.

La piena consapevolezza dell’Espiazione è, quindi, il riconoscimento che la separazione non è mai avvenuta
(T-6.II.10:7)

Dunque l’Espiazione è il principio che corregge la nostra percezione egoica, che è interamente sbagliata perché è interamente basata su un errore di tipo metafisico: la credenza che la nostra mente sia separata da quella di Dio.
La piena consapevolezza dell’Espiazione è, quindi, il riconoscimento che la separazione non è mai avvenuta (T-6.II.10:7).
Tutti i pensieri che derivano da questa credenza errata e incredibile (T-7.VIII) sono errati, perché ne rappresentano un’ulteriore suddivisione. Correggendo il pensiero di base, l’Espiazione ne corregge anche tutte le ramificazioni, qualunque forma assumano.
L’Espiazione non è qualcosa che possiamo fare noi o che possiamo fare da soli, perché dopo aver creduto vera la separazione la mente è precipitata in una tale confusione da non poter più discernere da sola ciò che è vero da ciò che è falso. Tuttavia è un principio che è stato dato da Dio Stesso allo Spirito Santo (T-5.II.3:1-2) affinché Lui lo mantenesse nella parte corretta della nostra mente.
Il nostro compito è semplicemente quello di accettarla dallo Spirito Santo, applicandola in tutte le forme che l’errore della separazione ha assunto nella nostra mente e in quella che noi crediamo essere la nostra vita.

Il miracolo è il mezzo, l’Espiazione è il principio, e la guarigione è il risultato
(T-2.IV.1:2)

L’ESPIAZIONE: il processo

-327 -

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso
(T-2.V.5:1)

Abbiamo visto negli ultimi due spunti (per rileggerli cliccare qui) che cosa intende il Corso con la parola Espiazione, e come essa costituisca il principio di correzione, che annulla l’errore primordiale compiuto dall’unica mente scissa e che è ispirato dallo Spirito Santo nella mente separata di ognuno di noi.
Nel quinto capitolo del testo leggiamo infatti che lo Spirito Santo

“… cominciò ad esistere come protezione contestualmente alla separazione, ispirando allo stesso tempo il principio dell’Espiazione. Prima di allora non c’era alcun bisogno di guarigione, perché non c’era nessuno privo di consolazione. La Voce dello Spirito Santo è il Richiamo all’Espiazione, o la restaurazione dell’integrità della mente. Quando l’Espiazione sarà completa e l’intera Figliolanza sarà guarita, non ci sarà alcun Richiamo a ritornare”.
(T-5.I.5:2-5)

Dunque non c’è alcun significato punitivo nel concetto di Espiazione proposto dal Corso. L’Espiazione corregge semplicemente l’illusione di separazione, e così facendo ripristina l’integrità della mente, che apparentemente era stata scissa dalla presunta separazione in una miriade di frammenti disuniti e conflittuali.
Non a caso “Espiazione senza sacrificio” è proprio il titolo della prima sezione del terzo capitolo del testo. Dato che nel sistema di pensiero del Corso si tratta di una prospettiva errata della mente, e non di una colpa commessa, la separazione non va punita come se fosse un misfatto realmente compiuto, ma va semplicemente messa in discussione accettando al suo posto la correzione proposta dallo Spirito Santo. Ché anzi, qualunque intento punitivo non farebbe alto che confermarne la realtà, e quindi otterrebbe soltanto l’effetto di rafforzarla ulteriormente nella mente che l’ha erroneamente creduta vera, invece di disfarne la presunta consistenza.
Come si accetta l’Espiazione? In altri termini come si può correggere un errore così atavico e radicato, e soprattutto così lontano dalla nostra esperienza cosciente di corpi che vivono in un mondo di corpi? La soluzione è semplice e viene prospettata chiaramente in due passaggi. In T-2.IV.1:2 leggiamo che “Il miracolo è il mezzo, l’Espiazione è il principio, e la guarigione è il risultato”. E nell’introduzione alla Chiarificazione dei termini, leggiamo “Il perdono è il mezzo dell’Espiazione” (C.-In.1:3). Se ricordiamo che nel Corso il miracolo non è altro se non un cambio di percezione proprio come il perdono, allora comprendiamo che i due brani sostengono la stessa cosa: l’Espiazione viene accettata cambiando le nostre percezioni.
E’ una soluzione semplice basata su un assunto teorico altrettanto semplice: dato che l’unico pensiero di separazione appare nella nostra mente separata sotto forma di immagini, e queste immagini sono proiettate all’esterno della mente dando origine all’apparenza di un mondo, perdonando – cioè correggendo- la percezione di queste immagini esterne accettiamo di fatto l’Espiazione, ossia correggiamo il pensiero di separazione.
Questo significa che in ogni situazione di non perdono, in ogni percezione di vittimismo, di colpa, di turbamento, in ogni accesso di rabbia, abbiamo la possibilità di perdonare, ossia di assumerci la responsabilità delle nostre proiezioni, vedendo che la nostra mancanza di pace non dipende dalle circostanze in cui ci troviamo, ma da un antico falso problema profondamente radicato in noi e che avvelena la nostra mente: la separazione da Dio.
Questo è il primo passo del processo e consiste nell’assumerci la responsabilità del ruolo che svolgiamo nella sofferenza che stiamo sperimentando. Il secondo passo consiste nell’essere disponibili a cambiare, accettando al suo posto la correzione (l’Espiazione appunto) di questo antico problema, che ci viene proposta nella nostra mente dallo Spirito Santo.
In ogni, singolo non perdono della nostra vita possiamo attuare questo importante cambio di percezione. L’Espiazione è un processo graduale che ci porta da una vita di dolore più o meno riconosciuto ad una profonda esperienza di pace.

Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio
(T-2.VI.7:3)

L’ESPIAZIONE: il potere

-328 -