Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

D 986 Mentre imparo sulla colpa e la proiezione temo che a mio figlio possa accadere qualcosa di brutto.

 

D #986: Ho incominciato a comprendere la relazione tra colpa, proiezione e biasimo. Da quando ho iniziato a vedere questo meccanismo sono accadute due cose. Una è che sono diventata incredibilmente irritabile. Talvolta mi sembra di proiettare su tutti e tutto un basso livello di colpa, di cui poi faccio esperienza come una sorta di costante brusio di irritazione. Posso tirarmi indietro ed ascoltare la litania del biasimo (questo volume è troppo elevato, quello lì sta masticando comicamente, quella là dovrebbe semplicemente stare zitta, ecc.) e solitamente dico “Gesù, per favore, unisciti a me nel guardare questa situazione. Non ce la faccio a sentirmi così”. Ma il tutto talvolta è così estenuante che mi sento come se non riuscissi più a stare nella mia pelle. Faccio fatica a sorridere quando raggiungo quella sorta di crescendo. Anche se posso dire che se riesco a dire a mio marito quello che succede proprio mentre avviene, e resto/ sto semplicemente  con questa cosa, poi passa.

L’altra cosa che sta accadendo è che mi è venuta la paura che possa accadere qualcosa di brutto a mio figlio. E’ come se l’ego dicesse “Bene, siccome non sembri preoccuparti che possa accadere a te qualcosa di brutto, cosa ne pensi di considerare di punirti ferendo tuo figlio?” La cosa mi spaventa! So, intellettualmente, che si tratta soltanto della mia colpa e della mia paura di Dio  e dell’amore. Mi ripeto “Sono a casa, la paura è straniera qui”. Cerco di focalizzarmi sull’Espiazione. Cerco anche di chiedere a Gesù o allo Spirito Santo di unirsi a me e di aiutarmi a comprendere la mia innocenza. Ci sono altri consigli per affrontare tutto questo?

 

R: Il tuo accentuato senso di irritazione e paura suona come la normale reazione di un ego minacciato dal messaggio di Un corso in miracoli. Come hai affermato, la tua comprensione delle dinamiche di colpa e proiezione sembra averti portato a proiettare la colpa in modo ancora più evidente. Nel frattempo, l’evidente allentamento delle tue paure riguardo a te stessa ti ha portato a focalizzare la tua paura su un soggetto ancora più potente del tuo corpo: il corpo di tuo figlio.

Ovviamente il tuo ego sa che il suo gioco potrebbe saltare all’aria e sta combattendo per mantenere la sua presa su di te. Sembra che tu abbia una chiara comprensione di ciò. Questo ti porta quella che virtualmente è, ad un certo punto, la domanda da milioni di dollari che ogni studente del Corso si pone. Ora che so il perché sento dolore, come ne esco?

Ecco la bella notizia: sei molto vicina a rispondere tu stessa alla tua domanda! Hai affermato che quando dici a tuo marito cosa sta accadendo e semplicemente stai con questa cosa, essa passa. Leggendo tra le righe, dalla tua affermazione sembrerebbe che tuo marito non esprima alcun giudizio su ciò che gli descrivi. Piuttosto egli semplicemente ti ascolta e ti permette di stare con le tue sensazioni. Una leggera modifica nel tuo processo interiore farebbe sì che questa stessa confortante compagnia fosse a tua disposizione all’interno della tua mente. Invece di decidere che dovresti focalizzarti sull’Espiazione o sulla tua innocenza, cerca semplicemente di chiedere allo Spirito Santo di aiutarti a guardare il tuo dolore senza giudizio. Vai a Lui senza alcuna idea preconcetta di come il tuo conflitto dovrebbe essere risolto.

Egli sa che quando sei nel mezzo del dolore, l’Espiazione e l’innocenza generalmente sembrano concetti intellettuali distanti e persino irritanti. Egli riconosce che noi non siamo in grado di saltare da dove siamo direttamente nelle Braccia di Dio. Piuttosto, dobbiamo imparare gradualmente che tutta la nostra proiezione di colpa “non ha causato nulla e non ha avuto effetti” (T.28.II.11:7). Tramite gli occhi dello Spirito Santo, lentamente scopriamo che non solo tutto lo scalciare e l’urlare dell’ego non ha alcun effetto sulla realtà, ma di fatto non ne ha nemmeno su di noi. Ecco perché Gesù ci porta dove ci sprona ad essere  più consapevole di questo quieto centro della tempesta piuttosto che di tutta la sua furiosa attività” (T.18.VII.8:2). Di fatto, guardare l’ego senza giustificarlo o sentendoci in colpa al riguardo è una cosa che esso non può usare per portare avanti la sua causa. Al contrario, lottare contro l’ego per acquisire elevati obiettivi spirituali può gettare vento sulle fiamme dell’ego altrettanto efficacemente come il ruminare comicamente.