UN CORSO IN MIRACOLI: COSA DICE

Prima parte : La risplendente unità del Cielo

Gloria e Kenneth Wapnick

 

Nel settembre del 1993 abbiamo scritto un articolo intitolato: "Un Corso chiaro, diretto e semplice," che discuteva dei vari tentativi da parte degli studenti di Un corso in miracoli di interpretare quello che il Corso dice piuttosto che cercare di capire i suoi insegnamenti semplici, chiari e diretti. A cominciare da questa newsletter, presenteremo un articolo in due parti che riassume il modo in cui Un corso in miracoli sia un approccio radicalmente nuovo alla spiritualità, poiché cancella quasi tutti i precedenti concetti religiosi e spirituali. Questa prima parte discute la natura della Realtà - l'Unità di Dio e Cristo - e come la comprensione del Corso differisca dagli insegnamenti sia dei sentieri spirituali e religiosi tradizionali che da quelli contemporanei. Una volta che avremo compreso la natura non dualistica della Realtà sarà più facile comprendere la natura della separazione e la sua correzione tramite lo Spirito Santo, la cui discussione è lo scopo della seconda parte di questo articolo. 
Quando si studia Un corso in miracoli è utile di volta in volta tornare al fondamento del suo sistema di pensiero, all'Inizio, per così dire: lo splendore della nostra Realtà in Cielo. Mentre il chiaro punto centrale dell'insegnamento di Gesù nel Corso è il disfacimento dei blocchi alla consapevolezza della presenza dell'Amore nella nostra mente (Testo, Intro; T-in.1:7), è cionondimeno essenziale non dimenticare mai quale sia veramente la nostra meta ultima. Se, come ci insegna il Corso, ci siamo addormentati e stiamo sognando gli incubi della separazione e dell'essere speciali, rammentarsi di quello a cui alla fine ci sveglieremo è utile per mantenerci sul sentiero man mano che proseguiamo verso Casa. E così, nella prima parte di questo articolo desideriamo parlare della natura del Cielo e di Chi siamo veramente in quanto gloriosa creazione di Dio. 
Diversi anni fa, nel nostro libro Awaken from the dream (Risvegliati dal sogno, n.d.t.), abbiamo riportato la seguente descrizione che tentava di presentare a parole la meraviglia non dualistica che è la nostra vera Casa. Mentre leggi queste parole adesso, cerca di permettere loro di essere le ali che ti trasportano oltre la coscienza ordinaria del mondo dualistico della percezione, per sollevarti alla elevata consapevolezza della Realtà dell'Unità e Verità che non può essere compresa, ma di cui si può solo fare esperienza.

Vieni con noi in un viaggio alla scoperta del ricordo di ciò che siamo. Immergiti nella tua mente e lasciati trasportare fuori dal tempo e fuori da questo mondo in un'altra dimensione, il cui glorioso splendore non può essere espresso dal linguaggio. Tuttavia dobbiamo usare le parole per riflettere l'ineffabile Realtà che si trova al di là di ogni parola, per richiamare alla mente la radiosa astrazione del Cielo che è stata sostituita dal nostro mondo di cose concrete. 

La nostra memoria ci riconduce a questo stato di Santità in cui, all'Inizio, prima che ci fosse persino un concetto di inizio, c'è Dio, la nostra Sorgente e la Sorgente di tutta la creazione: perfezione e splendore la cui magnificenza è al di là della comprensione; amore e tenerezza talmente infiniti che la coscienza non potrebbe neanche cominciarne la comprensione; una antica quiete di gioia ininterrotta, un flusso immoto senza che frizione lo ostacoli; una Totalità vasta, illimitata e che tutto abbraccia, oltre lo spazio, oltre il tempo, in cui non c'è né inizio né fine, perché non c'è mai stato né tempo né luogo in cui Dio non ci fosse. 
Dio la nostra Sorgente è il Tutto, e condivide questa Totalità con noi. Questa è una condivisione senza limiti e con niente che impedisca ciò che è veramente. Perciò, in quanto parte della nostra Fonte, Ne condividiamo tutte le qualità, anche quella di essere un co-creatore. 

La Creazione, come lo spirito, è astratta, senza forma e immutabile. La sua natura è l'unità, la cui conoscenza è che non c'è luogo dove il Creatore abbia fine ed inizi il creato. Non c'è confine, differenza, separazione. Tuttavia, incluso in questa conoscenza c'è il fatto che noi non siamo la Sorgente della creazione, anche se rimaniamo una cosa sola con Essa. Può la Mente di Dio avere inizio? Può la Mente di Dio avere fine? Può un Pensiero che è parte di quella Mente essere qualcosa di diverso da quella Mente? Certamente no, poiché non ci sono soggetto e oggetto nello stato del Cielo; né osservatore o osservato. Non c'è percezione, semplicemente la conoscenza totale di chi siamo: una gloria di uno splendore così unificato che concetti di dentro o fuori non hanno alcun significato. 

Noi siamo una Idea nella Mente di Dio, e questa Idea, senza limiti, è composta da un numero infinito di Pensieri. Tutti questi Pensieri sono i Figli di Dio, e l'Idea unificata - il Cristo - è il Figlio. Perciò tutti i Pensieri di Dio sono Creazione e, poiché la Mente si estende, i Pensieri illimitati che la Mente di Dio estende sono il Cristo. Noi siamo i Pensieri senza forma che pulsano da questa vasta Mente, tuttavia questi Pensieri sono astratti e non hanno controparte nelle forme specifiche del nostro mondo. In quanto Pensieri nella Mente di Dio, noi emuliamo il processo della creazione, e le nostre estensioni sono le nostre creazioni. Noi conosciamo il nostro Creatore - la Fonte - e siamo totalmente grati di essere parte del Tutto. La gratitudine è un canto costante cantato dal creato alla propria Fonte, in lieto ringraziamento per la conoscenza della sua Santità in quanto parte della Fonte. L'Essere di Dio è Amore, e l'Amore, senza fine, fluisce continuamente tra il Creatore ed il creato, incessante e senza interruzioni. È la Sorgente di tutto l'Essere ed è esso stesso tutto l'Essere. L'Amore è la vera sorgente di Dio, l'essenza dello spirito e della Mente, dalla quale i Grandi Raggi di splendore irradiano tutto ciò che appartiene al Regno: verità, gioia, unità e pace. Questa è la Realtà, la nostra vera eredità in quanto figli della nostra Fonte Che dice che tutto quello che ho è tuo. Totalmente tranquillo, il Figlio è a casa nella conoscenza entro la Mente che lo ha creato. Questa è la Realtà stabilita da Dio, per sempre immutabile, per sempre perfetta. Questa è la Sua eterna verità: Dio è; i Suoi Figli sono una cosa sola con Lui in amore perfetto, innocenza e pace (Awaken from the dream, prima edizione pp. 21-23).

È questa Unità non dualistica - l'esperienza della verità che non c'è alcun luogo dove Dio finisce e il nostro vero Sé cominci - che Un corso in miracoli identifica come Cielo, e che forma il fondamento per i suoi insegnamenti sul sistema di pensiero dell'ego di colpa e paura, ed il sistema di pensiero dello Spirito Santo, basato sul perdono. Prima di continuare, tuttavia, sarebbe istruttivo mettere a confronto questa teologia non dualistica di Un corso in miracoli con tre altre forme teologiche, tutte inerentemente dualistiche: panteismo, politeismo e monoteismo. 
La teologia del panteismo (che etimologicamente significa "dio è in tutto") sostiene che dio si trova in ogni aspetto dell'universo fisico; ossia, la sua essenza e sostanza permea ogni cosa e perciò egli non è al di fuori della sua creazione. Ciò significa che non c'è essere supremo che esiste al di fuori del mondo, poiché dio e il mondo sono la stessa cosa. Così il mondo della materialità, con tutte le sue miriadi di forme e di pensieri, viene visto e sperimentato non soltanto come reale ma anche come divino, poiché la materia non è separata dallo spirito. Questa è chiaramente una teologia dualistica, che sostiene che sia lo spirito che la materia sono reali, anche se integrati come una cosa sola.

Il politeismo ("molti dei") è la credenza che vi siano molti dei, ciascuno diverso e con una personalità differente che simboleggia tratti e forze della natura diversi, così come , in molti casi, un dio creatore. Per esempio, nel pantheon greco Poseidone è il dio dell'oceano e Athena la dea della saggezza. Così vengono pregati i diversi dei per diversi scopi e in diverse situazioni. Poiché questi dei vengono spesso associati con le forze della natura, troviamo nuovamente una teologia in cui sia l'universo fisico che quello divino coesistono come realtà. 
Il monoteismo ("un dio") è sempre stato considerato dai teologi come la forma più sviluppata di teologia a causa della sua credenza in un solo dio, la qual cosa viene considerata un avanzamento rispetto alla adorazione di molti dei. Poiché due delle religioni monoteiste maggiori, l'Ebraismo e il Cristianesimo, formano il retroterra culturale di quasi tutti gli studenti di Un corso in miracoli, per il resto di questo articolo limiteremo la nostra discussione al dio biblico. Ci sono due caratteristiche di questo dio della Bibbia che portano direttamente la nostra discussione alla teologia del Corso.

Primo, la teologia biblica è dualistica poiché quel dio crea la materia. L'universo materiale, una volta che è stato creato, continua ad esistere al di fuori di lui come reale, ed è una realtà in cui egli è continuamente coinvolto. Allo spirito ed alla materia viene così accordata dualisticamente uguale realtà, come viene in effetti accordata al bene e al male, all'innocenza e al peccato.

Secondo, possiamo vedere che non soltanto il monoteismo biblico è di per sé dualistico, ma che è anche in verità politeistico. Gli studenti di Un corso in miracoli hanno grande familiarità con la forte enfasi che Gesù pone nel suo insegnamento su forma e contenuto, e di come l'ego utilizzi forme diverse per nascondere lo stesso contenuto di separazione e odio. Le relazioni speciali sono i mezzi preferiti dall'ego per confondere i suoi studenti sulle sue reali motivazioni, che sono sempre negare la realtà dell'amore e il vero Dio, la Cui natura è eternamente non dualistica, non specifica, non personale e totalmente Una. Tuttavia, quando si esanima il dio della Bibbia si trova una persona con molte personalità diverse, che cambiano continuamente dall'una all'altra. Egli a momenti è gentile, compassionevole, che perdona e amorevole; a momenti geloso, vendicativo, che non perdona e omicida. Queste personalità multiple nel dio biblico possono essere comprese, da un osservatore psicologicamente sofisticato, semplicemente come l'espressione in un singolo dio della proiezione della mente frammentata - il contenuto di molti (pensieri) in una forma - mentre il politeismo è l'espressione in molti dei della stessa proiezione della mente frammentata - il contenuto di molti (pensieri) in molte forme. Possiamo perciò concludere che quantunque le forme di queste religioni monoteiste differiscano grandemente da quelle politeiste e panteiste, il loro contenuto dualistico rimane lo stesso. Così, in tutte e tre le forme teologiche troviamo la stessa espressione dualistica della negazione dell'ego della vera Unità di Dio, di per sé indifferenziata, perfetta e immutabile. Ecco perché, sebbene affermato in maniera diversa nel testo, Gesù usa la teologia come uno dei suoi esempi del "piano di perdono dell'ego," che rende reale l'errore del peccato facendo reagire contro di esso il suo dio inventato. Così Gesù chiede:

Puoi trovare la luce…come il teologo, riconoscendo l'oscurità [peccato] in te stesso e cercando una luce lontana [Dio o Gesù] per eliminarla, mentre ne sottolinei la distanza? (Testo, p 191; T-9.V.6:3)

La natura radicale della teologia di Un corso in miracoli è la sua insistenza senza compromessi sulla integrità dell'Unità di Dio, Che non ha personalità e non può riconoscere come reale uno stato separato che non esiste. Sebbene nei secoli i mistici abbiano scritto dell'esperienza dell'Unità, lo sfondo teologico di quasi tutte le espressioni occidentali di queste esperienze è stato un dio che, come abbiamo appena visto, in qualche modo crea la materia - il mondo e il corpo - al di fuori di se stesso; un dio che ha molte caratteristiche umane come la rabbia, la gelosia, il giudizio, e la distruttività; una divinità dell'essere speciale che esige vendetta e punizione per i cosiddetti sbagli o peccati commessi contro di lui o chiunque sia al momento il suo popolo eletto o preferito. 
Questo dio creatore deve essere supplicato, pregato, riverito e implorato perché conceda un dono, una grazia, o un "miracolo". Dolore e sofferenza sono le colonne di fumo che si innalzano dagli altari a questo dio che trova piacevole che le sue creazioni soffrano e si sacrifichino come prova del loro amore per lui. Questo dio che ha creato l'universo fisico, glorificato nella Bibbia, per nessun motivo evidente permette che nell'universo accadano catastrofi naturali, e talvolta le causa egli stesso quando i suoi figli gli disobbediscono. Quindi come ci si deve avvicinare ad una tale divinità? Che supplica o formula si può escogitare per poterlo compiacere? Per quanto imprevedibile possa essere la natura dell'essere speciale dell'homo sapiens, non si può paragonare all'intensa imprevedibilità del dio biblico, la cui gamma comportamentale dalla misericordia alla malvagità sconfigge qualsiasi spiegazione razionale. Egli viene costantemente raffigurato oscillare arbitrariamente tra i due estremi, senza alcuna ragione giustificabile per le sue azioni crudeli e vendicative. Qualsiasi creatura che si inchini al dio creatore di questo mondo deve temerlo profondamente, perché la sua natura e il suo temperamento irrazionali potrebbero far sì che salti improvvisamente ed incomprensibilmente dall'amore alla rabbia. 

Il dio biblico non è soltanto il creatore del mondo, ma interviene direttamente per correggere la peccaminosità che egli evidentemente crede sia stata commessa nel giardino dell'Eden. Un vero credente in questo dio dovrebbe soffermarsi e chiedersi: in primo luogo, perché un dio così onnisciente e onnipotente ha permesso che accadesse una tale peccaminosità? Per caso non era onnisciente e onnipotente? Adamo ed Eva, le creature che egli creò, erano guastate o destinate al fallimento sin dall'inizio? E, con le parole di Omar Khayyam, "Tremò la mano del vasaio?" Per quanto si risolva questo dilemma, questa divinità deve essere tuttavia ritenuta responsabile di complicità del peccato dei suoi figli. Difatti, si può ritenere che questo dio abbia indirizzato le sue creature al peccato proibendo loro di mangiare il frutto dell'albero della conoscenza, sapendo in anticipo che gli avrebbero disobbedito. Il loro peccato avrebbe perciò reso necessario che lui li espellesse fuori del Paradiso come punizione per la loro disobbedienza, e i peccatori non sarebbero più potuti ritornare da questa crudele punizione fino a che la rabbia di dio non fosse stata placata tramite la loro espiazione. 
Tutto ciò rende il dio biblico tanto folle quanto i suoi figli, perché adesso dobbiamo credere che una parte del Tutto possa separarsi da esso, una impossibilità chiara e logica che è cionondimeno testimoniata dalle risposte e dal comportamento del dio creatore. Il culmine di questa follia di dio viene poi presentata nel Nuovo Testamento. Qui chi scrive i vangeli e le epistole ci dice che egli manda il suo figlio unigenito, Gesù, per redimere il mondo attraverso una morte espiatoria di sofferenza e sacrificio. Il vero Gesù, tuttavia, nel Corso ci chiede:

Puoi credere che nostro Padre la pensi realmente così? È talmente essenziale che ogni simile modo di pensare sia eliminato, che dobbiamo essere sicuri che nulla di questo genere rimanga nella tua mente (Testo p. 50; T-3.I.2:8-9). È importante notare che il dio della Bibbia è semplicemente la proiezione della mente collettiva dell'ego della Figliolanza, e la sua presenza può spesso essere nascosta dietro veli sottili e secolari. In un punto del Corso, per esempio, Gesù si riferisce ad una di queste forme non religiose come al dio della malattia. Non c'è bisogno di dire che ci sono innumerevoli altre forme di questo dio che sono oggetto dell'adorazione dell'ego quali: "potere, fama, denaro, [e] piacere fisico" (manuale, p.37; M-13.2:6). Hai tu, come studente di Un corso in miracoli, accettato la totale rimozione dalla tua mente di tali immagini fisse e falso pensiero - qualunque ne sia la forma - per permettere al Santissimo di entrare? Un'approfondita ricerca mentale di tali "amari idoli," per usare la frase che il Corso usa per le immagini che il mondo ha di Gesù, sarebbe un'impresa degna per tutti gli studenti del Corso che sinceramente desiderano ricordare il loro vero Creatore e Fonte. Quanto è diverso tutto ciò dal Dio vero e vivente che Gesù ci presenta nel suo Corso! Dio, la nostra Fonte, è Amore puro, radioso, e senza limiti, una Totalità astratta non personale la Cui Realtà è Mente e spirito - senza forma, immutabile, per sempre perfetto, per sempre Uno. Le creazioni della nostra Fonte dimorano entro la vasta e illimitata Mente che è la loro Dimora, e condividono tutte le caratteristiche che questa Fonte contiene.

Il Dio di Un corso in miracoli non crea al di fuori di Se Stesso e, poiché non può esserci nulla al di fuori della perfetta Unità e Interezza, ne deve conseguire che non c'è letteralmente nulla all'infuori di Dio. In questa singola affermazione, perciò, viene disfatto quasi tutto il pensiero religioso occidentale e viene chiaramente mostrata l'incompatibilità di questa teologia con quella di Un corso in miracoli. Ecco perché è imperativo che gli studenti di Un corso in miracoli non confondano il suo Dio non dualistico con il personaggio dualistico della Bibbia. Anche con una sola scorsa data al sistema di pensiero del Corso, dovrebbe essere chiaro a tutti i suoi studenti che il dio della Bibbia non può essere riconciliato con il vero Dio vivente di Un corso in miracoli. Essi si basano su principi e premesse che si escludono a vicenda. 

La vera natura del Cielo, perciò, è perfetta non dualità; una Unità in cui non c'è alcuna differenziazione né individualità, e infine neppure due esseri chiamati Dio e Cristo, Creatore e creato. Questi sono concetti dualistici che hanno significato per la mente dualistica della separazione, ma che non possono avere significato per una Mente Unificata. Questo Dio non deve essere supplicato, pregato e implorato, perché soltanto una mente che crede nella dualità e nella scarsità - lo stato della separazione - potrebbe aver creato un tale dio dualistico, coinvolto in un mondo dualistico. Come Gesù scrive riguardo a Dio e alle preghiere:

Non pensare che Egli oda le piccole preghiere di coloro che Lo invocano con i nomi degli idoli tenuti in gran conto dal mondo. Esse non possono raggiungerLo così. Dio non può udire le richieste che Egli non sia Se Stesso, o che Suo Figlio riceva un nome diverso dal Suo (Libro degli esercizi, p.345; L-pI.183.7:3-5).

Inoltre, il Dio che Gesù ci presenta in Un corso in miracoli non ne sa nulla della separazione, del mondo, del corpo o delle personalità individuali, perché se ci fosse una tale consapevolezza essa renderebbe reale la "minuscola folle idea" e l'integrità del Dio perfetto ne sarebbe compromessa. I brani del Corso che suggeriscono che Dio è consapevole dei Suoi Figli separati devono essere compresi metaforicamente; cioè nel modo in cui Gesù parla a menti che non potrebbero mai comprendere la Mente unificata d'Amore che si trova totalmente al di là di essi. Se queste parole metaforiche venissero prese alla lettera, l'ego avrebbe raggiunto il suo scopo di portare la verità nell'illusione, il Cielo nel mondo e l'Unità nella separazione e nella frammentazione. 
Riassumendo, affermiamo nuovamente che è questa natura del Cielo di per sé non dualistica, nel quale non esiste alcuna individualità, è la base da cui parte l'insegnamento di Gesù in Un corso in miracoli che il pensiero della separazione - l'origine di tutte le esperienze individuali - è illusorio e irreale, come in effetti deve essere il mondo di sogni che è sorto da questo pensiero. Il perdono, la correzione del Corso per tutte le espressioni di questa "piccola, folle idea," può soltanto essere compreso alla luce dell'Unità del Cielo, perché disfa le premesse dualistiche del sistema di pensiero dell'ego che si trovano all'interno delle nostre relazioni speciali. Ripeto, questo processo verrà esplorato nella seconda parte di questo articolo.

Chiudiamo adesso con la conclusione del capitolo di Awaken from the Dream che trattava dello stato del Cielo, un riassunto appropriato per descrivere l'indescrivibile Unità di Realtà che non abbiamo mai lasciato: Creati dall'Amore, nell'Amore, noi in quanto Cristo siamo Amore. In quanto Pensieri nella Mente dell'Amore non possiamo mai lasciare la nostra Fonte. Senza inizio né fine, questo Amore che è Cristo fluisce incessantemente da Se Stesso alla Sua Fonte, e dalla Sua Fonte verso Se Stesso. Così non c'è luogo dove Dio Padre finisce e Cristo il Figlio cominci (L.pI.132.12:4) Siamo per sempre un effetto, uniti a Lui Che è la nostra Causa (Awaken from the dream, first edition pp47-48; second edition p26).