Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

spunti dal 51 al 100

Spunti
51 - 52 - 52.1  - 53  - 54  - 55 - 56 - 57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - 68 - 69 - 70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75 - 76 - 77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82 - 83  - 84  - 84.1  - 84.2 - 85 - 86 - 87 - 88 - 89 - 90 - 91 - 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97 - 98 - 99 - 100

-51-

Il libro degli esercizi ci insegna molto praticamente a guardare senza giudizio né colpa tutti i nostri pensieri all’interno della nostra mente, aiutandoci a capire se rientrano nel sistema di pensiero dell’ego (mente sbagliata) o in quello dello Spirito Santo (mente corretta). La lezione 4 ci svela che il suo scopo è quello di farci compiere i primi passi in tale processo, aiutandoci a riconoscere ciò che è uguale e ciò che è diverso (i pensieri dell’ego sono in contenuto tutti uguali fra di loro, ma sono totalmente diversi da quelli spirituali)

Questo è un esercizio fondamentale, 
e sarà ripetuto di tanto in tanto in forma in qualche modo diversa…
E’ anche l’inizio nell’addestrare la tua mente a riconoscere ciò che è la stessa cosa e ciò che è diverso.
(L.pI.4.3:1,4
)

Questo è molto importante per noi, perché:

…in questo mondo… 
ciò che è uguale e ciò che è differente rimangono confusi 
(T.26.III.4:6
)

Lo stesso scopo comparirà ancora nelle lezioni successive, come per esempio nella lezione 66:

L’idea di oggi è un altro passo gigantesco nella percezione di ciò che è uguale in quanto uguale, e di ciò che è diverso in quanto diverso.
Da una parte ci sono le illusioni. Dall’altra parte ogni verità. Cerchiamo oggi di renderci conto che solo la verità è vera. 
(L.66.10.5-7)
 

-52-

Praticando le lezioni del libro degli esercizi, stiamo imparando a vedere praticamente che tutti i nostri pensieri- a seconda del loro contenuto- rientrano in uno dei due sistemi di pensiero o stati mentali descritti nel testo e brillantemente sintetizzati nella Chiarificazione dei termini:

La mente può essere corretta o sbagliata, a seconda della voce che ascolta. 
La mente corretta ascolta lo Spirito Santo, perdona il mondo e attraverso la visione di Cristo vede al suo posto il mondo reale. 
La mente sbagliata ascolta l’ego e fa le illusioni: percepisce il peccato, giustifica la collera e vede che la colpa, la malattia e la morte sono reali. 
(C.1.5:1-2, 6:1)

Ma ogni tanto ci sorge un dubbio: non esistono eccezioni? 
Anche a questa domanda il corso risponde prontamente:

Tu non puoi fare le leggi che governano la scelta, come non puoi fare le alternative tra cui scegliere. Puoi fare la scelta, anzi devi. Ma è saggio imparare le leggi che metti in moto quando scegli, e tra quali alternative scegli. 
Abbiamo già ribadito che ce ne sono solo due, anche se sembrano essercene molte. La gamma di possibilità è definita, e questo non possiamo cambiarlo. 
(L.pI.133.3:3-4:2)

La gamma di possibilità è definita, e questo non possiamo cambiarlo….. 
Coraggio, dunque! Continuiamo a guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa allo scopo di individuarne il contenuto sbagliato e scegliere quello corretto!! 

-52.1-

Ogni giorno, ogni ora e ogni minuto, persino ogni secondo, tu decidi tra la crocifissione e la resurrezione, tra l’ego e lo Spirito Santo.
L’ego è la scelta della colpa; lo Spirito Santo la scelta dell’assenza di colpa
(T.14.III.4:1-2)

Una settimana è breve e tuttavia questa settimana santa è il simbolo dell’intero viaggio che il Figlio di Dio ha intrapreso.
Egli ha incominciato col segno della vittoria, la promessa della resurrezione, che gli era già stata data.
Che Egli non si perda nella tentazione della crocifissione e che non si attardi lì.
Aiutalo ad andare in pace oltre ad essa, con la luce della sua stessa innocenza che illumina la sua strada verso la redenzione e la liberazione.
Non trattenerlo con spine e chiodi quando la sua redenzione è così vicina.
Lascia invece che il candore del tuo splendente dono di gigli lo faccia accelerare nella sua strada verso la resurrezione.
(T.20.I.3
)  

-53-

Tu non puoi fare le leggi che governano la scelta,
come non puoi fare le alternative tra cui scegliere. 
Puoi fare la scelta, anzi devi. 
(L.p:.133.3:3-4
)

Man mano che impariamo ad individuare lo stesso contenuto di separazione ed attacco che si cela all’interno di tutti i pensieri che popolano la nostra mente sbagliata (anche se la loro forma può essere molto diversa), impariamo a vederne il costo in termini di perdita di pace, ed impariamo quindi a metterli in discussione.

In questo mondo l’unica libertà che rimane è la libertà di scelta:
e la scelta è sempre tra due alternative o due voci. 
(C.1.7:1)

Questa è la scelta che possiamo, anzi dobbiamo compiere. La scelta fra continuare a pensare in modo sbagliato, ossia in termini di separazione ed attacco, o cominciare a pensare in modo corretto, accettando la correzione dei pensieri sbagliati proposta dallo Spirito Santo. Se optiamo per la seconda possibilità, avremo accettato l’Espiazione per noi stessi. Questa è la nostra sola responsabilità. Questo è, secondo il corso, l’ unico libero arbitrio che abbiamo realmente.

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo 
è accettare l’Espiazione per sé stesso. 
(T.2.V.5:1)
 

-54-

Torniamo ora a consultare il Glossario di Ken (cliccare qui). Abbiamo letto in passato la sua definizione della parola mente (vedi numero 44) e abbiamo visto che comprende due definizioni, una relativa al primo livello di comprensione del corso (la conoscenza) e l’altra relativa al secondo livello (la percezione). Alla luce dei riferimenti studiati nelle ultime newsletters, completiamo ora la lettura della seconda definizione, relativa alla percezione: 
La mente separata può essere compresa come costituita di tre parti: la mente sbagliata, la mente corretta e la parte della mente (chi prende la decisione) che sceglie tra di esse; da non confondersi con il cervello, che è un organo fisico e quindi un aspetto del nostro sé corporeo. “Chi prende la decisione” (spesso definito dagli studenti “DM”, acronimo derivato dall’inglese “Decisione Maker”) siamo noi, ognuno di noi. 
E’ un’espressione che si trova una volta sola nel Corso, in un paragrafo che descrive le nostre fortissime resistenze al riconoscere che le decisioni vengono prese dalla mente e non dal corpo, le nostre resistenze al lasciar andare l’idea che il cervello sia l’organo decisionale. Leggiamo insieme questo paragrafo:

Primo, è ovvio che le decisioni sono della mente e non del corpo. 
Se la malattia non è che un approccio fallace alla soluzione di un problema, è una decisione. 
E se è una decisione, è la mente e non il corpo che la prende. 
La resistenza a riconoscere questo fatto è enorme, perché l’esistenza del mondo così come lo percepisci tu, dipende dal credere che il corpo sia colui che decide 
(the decision maker). 
Termini come “istinti”, “riflessi” e simili rappresentano tentativi di dotare il corpo di motivatori non mentali. In effetti tali termini stabiliscono o descrivono semplicemente il problema. Non danno la risposta. 
(M.5.II.1:4-10)

Questa è la scelta che possiamo, anzi dobbiamo compiere. La scelta fra continuare a pensare in modo sbagliato, ossia in termini di separazione ed attacco, o cominciare a pensare in modo corretto, accettando la correzione dei pensieri sbagliati proposta dallo Spirito Santo. 
Se optiamo per la seconda possibilità, avremo accettato l’Espiazione per noi stessi. Questa è la nostra sola responsabilità. Questo è, secondo il corso, l’ unico libero arbitrio che abbiamo realmente.

-55-

Nonostante il Corso usi una sola volta l’espressione “Decision Maker” (chi prende la decisione), essa è diventata proverbiale tra gli studenti del Corso. Il DM è la parte decisionale della mente che sceglie in ogni singolo istante se dare retta alla voce dell’ego o a quella dello Spirito Santo. Il DM è indistinto e unico, perché la mente è una, tuttavia ognuno di noi ne fa un’esperienza soggettiva, come se lo possedesse in proprio.

In questo mondo, poiché la mente è divisa, i Figli di Dio sembrano essere separati. 
Né la loro mente sembra essere unita. 
In questo stato illusorio, sembra aver significato il concetto di “mente individuale”. (C.1.2:1-3)

Dunque ognuno di noi fa una esperienza soggettiva del DM, ossia del libero arbitrio di scegliere il proprio stato mentale, decidendo in ogni singolo istante della propria vita se dare retta alle urla rauche dell’ego o al gentile insegnamento dello Spirito Santo.

Poiché tu hai il controllo della tua mente, 
dato che la mente è il meccanismo che decide 
(T.12.III.9:10)

-56-

La tua mente è il mezzo attraverso il quale determini la tua condizione, 
perché la mente è il meccanismo della decisione 
(T.8.IV.5:7)

Che strana definizione! Secondo il Corso la mente è dunque soltanto un “meccanismo”? 
Può sembrare riduttivo, eppure è proprio così. Nel Corso il significato di “mente” è molto diverso da quello usuale. La mente nel Corso è una sorta di interruttore per scegliere il nostro stato interiore. La parte che sposta l’interruttore è il DM (il Decision Maker, chi prende la decisione), e le opzioni possibili sono soltanto due: la parte sbagliata dove l’ego ripete in continuazione il suo monotono ritornello di separazione ed attacco in miriadi di forme diverse, e la parte corretta dove lo Spirito Santo corregge sistematicamente e continuamente tale errore dell’ego in tutte le miriadi di forme. 
Il nostro DM (a tutti comune, ma da ognuno sperimentato come se fosse individuale) deve imparare a spostare l’interruttore dalla posizione “credenza nell’errore” (tale è il significato della parola “ego” nel Corso) alla parola “correzione dell’errore” (tale è il significato della parola “Spirito Santo”). 
Non dimentichiamo che secondo il Corso:

…le parole non sono altro che simboli di simboli 
(M.21.1:9)

-57-

In questo stato illusorio, sembra aver significato il concetto di “mente individuale”. Nel corso, pertanto, viene descritta come se consistesse di due parti: 
lo spirito e l’ego. 
(C.1.2:3-4)

Avevamo letto nel Glossario di Ken (cliccare qui) che: 
La mente separata può essere compresa come costituita di tre parti: la mente sbagliata, la mente corretta e la parte della mente (il DM, chi prenda la decisione) che sceglie tra di esse.

Ma allora quante sono le parti della nostra mente? Due o tre? 
Entrambe le risposte sono giuste, perché nel momento in cui il nostro DM sceglie l’ego si identifica con il suo sistema di pensiero di separazione ed attacco, e quindi noi percepiamo la nostra mente come se fosse divisa in due parti: il nostro modo di pensare malato ed un altro modo di pensare – quello dello Spirito Santo - che sembrerà “venire da fuori di noi”, totalmente estraneo e spesso incomprensibile. 
Allo stesso modo se il nostro DM sceglie lo Spirito Santo allora si identificherà con il suo sistema di pensiero correttivo e guarito, e sarà il sistema di pensiero dell’ego a sembrarci estraneo ed incomprensibile. 
Se siamo identificati con l’ego dunque è assolutamente impossibile scegliere la correzione proposta dallo Spirito Santo. 
Dobbiamo prima prendere le distanze da esso identificandoci con il DM, ossia con quella parte della mente che decide da che parte vuole stare. E questo è proprio l’addestramento mentale che lo studente del Corso deve imparare a fare in ogni singolo istante della propria vita.

-58-

Il DM è quella parte di noi che compie in ogni singolo istante della nostra vita l’unica decisione che deve essere compiuta: se ascoltare i suggerimenti dell’ego o quelli dello Spirito Santo. L’ego propone un unico pensiero basilare che assume migliaia di forme: la separazione. Lo Spirito Santo corregge tale pensiero di separazione fornendoci la Risposta a tale presunta ma inesistente separazione: l’Espiazione. 
Se scegliamo l’ego ci identificheremo con il suo sistema di pensiero e lo sperimenteremo in tutte le sue varianti: per esempio il peccato, la colpa, la paura, la collera, il vittimismo, il sacrificio, la malattia, la morte. Se invece scegliamo lo Spirito Santo ci identificheremo con il Suo sistema di pensiero e lo sperimenteremo nel suo contenuto di pace gioiosa.

Il cervello non può interpretare ciò che la tua visione ti mostra. 
Questo tu dovresti capirlo. Il cervello interpreta per il corpo, di cui è parte. (T.22.I.2:7-9)

Il tu sottolineato qui sopra è il DM. 
Tutto il Corso è scritto al DM, non a noi in quanto persone, cioè corpi che hanno un cervello.

-59-

La tua mente è il mezzo attraverso il quale determini la tua condizione, 
perché la mente è il meccanismo della decisione 
(T.8.IV.5:7)

Ritorniamo ancora una volta alla definizione tratta dal Glossario di Ken, relativa alla parola mente (cliccare qui).

La mente separata può essere compresa come costituita di tre parti: 
la mente sbagliata, la mente corretta e la parte della mente (chi prenda la decisione) che sceglie tra di esse; da non confondersi con il cervello, che è un organo fisico e quindi un aspetto del nostro sé corporeo. 


Qual è allora la differenza tra mente e cervello? 
La mente, che non ha nulla a che fare con la dimensione spazio temporale nella quale noi crediamo di esistere, è l’agente della scelta. Ed il nostro DM- parte della mente stessa- è chi decide quale delle due voci vuole ascoltare. 
Il cervello appartiene invece alla dimensione spazio-temporale. E’ un organo del corpo, e in quanto tale non può pensare. Risponde soltanto alle intenzioni della mente coordinando la percezione in forme specifiche dei due pensieri originari (quello sbagliato e quello corretto) che sono dentro la mente e ne costituiscono tutto il contenuto.

Credi anche che il cervello del corpo possa pensare. 
Se soltanto comprendessi la natura del pensiero, 
non potresti che ridere di questa folle idea. 
E’ come se pensassi di avere il fiammifero che accende il sole e gli dà tutto il suo calore, o che tenessi il mondo nella tua mano, ben stretto fino a che lo lasci andare. Eppure ciò non è più sciocco del credere che gli occhi del corpo possano vedere, o che il cervello possa pensare. 
(L.pI.92.2)

-60-

Abbiamo visto che la mente contiene soltanto due pensieri: quello sbagliato (la piccola folle idea di separazione) e quello corretto (la Risposta dello Spirito Santo a tale piccola folle idea di separazione).

La completa astrazione è la condizione naturale della mente. 
Ma parte di essa è ora innaturale. Non considera tutto come una cosa sola. 
Essa vede soltanto frammenti dell’intero, perché solo così potrebbe inventare il mondo parziale che vedi. Lo scopo della tua percezione è di mostrarti ciò che desideri vedere. Tutto ciò che senti porta alla tua mente solo i suoni che essa vuole sentire. 
(L.pI.161.2)

La parte innaturale della mente percepisce pertanto in modo specifico, “vedendo” non soltanto un mondo fatto di cose specifiche, ma anche degli strumenti appositi che sembrano svolgere delle funzioni sostitutive a quelle della mente: così gli occhi che hanno lo scopo di non vedere, le orecchie che hanno lo scopo di non sentire, ed il cervello che ha lo scopo di non pensare.

L’orecchio non sente: traduce. L’occhio non vede: riproduce 
(P.2.VI.3:1-2) 

E’ a causa del fatto che i pensieri che pensi di pensare appaiono come immagini che non li riconosci come nulla. Tu pensi di pensarli, dunque pensi di vederli. 
Questo è il modo in cui è stato fatto il tuo “modo di vedere”. Questa è la funzione che hai dato agli occhi del tuo corpo. Non è vedere. 
E’ un fare immagini, Prende il posto del vedere, sostituendo la visione con le illusioni. 
(L.pI.15.1)

-61-

Se il cervello non pensa, allora che cosa significa pensare? 
Nel corso pensare significa decidere quale voce vogliamo ascoltare nella nostra mente: l’ego o lo Spirito Santo. Pensare non ha nulla a che fare con tutto quanto noi solitamente definiamo “pensare”.

Adesso stiamo mettendo in evidenza il fatto che la presenza di questi “pensieri” significa che tu non stai pensando. 
Questo è semplicemente un altro modo di ripetere l’affermazione precedente che la tua mente è vuota. 
Riconoscere ciò significa riconoscere il nulla quando credi di vederlo. 
In quanto tale è il prerequisito della visione. 
(L.pI.10.3:2-5)

Per pensare nei termini del Corso dobbiamo lasciar andare almeno temporaneamente la nostra identità fisica (di cui fa parte il cervello) ed identificarci con il DM che si trova al di là dello spazio e del tempo, ossia con la parte decisionale della nostra mente che svolge l’unica funzione di scegliere la voce che desidera ascoltare. 
Pensare non ha nulla a che fare con l’esercizio di cambiare autonomamente dei pensieri specifici (cioè delle forme-pensiero), ma con il riconoscere all’interno delle miriadi di pensieri che crediamo di pensare l’identico contenuto errato (la separazione dell’ego) allo scopo di portarlo all’unica correzione (l’Espiazione dello Spirito Santo). 
Tutto il libro degli esercizi ci allena a compiere questo processo, che viene definito “perdono” e che ci porta ad una miracolosa esperienza di pace interiore.

-62-

Il libro degli esercizi ci conduce dolcemente, passo dopo passo, a sperimentare la parte della nostra mente che prende la decisione, il DM. Ci insegna a diventare spettatori dei nostri processi mentali, guardando passare i nostri pensieri come vedremmo passare una processione, senza attribuire ad essi alcuna importanza:

Gli esercizi consistono, come in precedenza, nel cercare nella tua mente tutti i pensieri disponibili, senza selezionarli o giudicarli. Cerca di evitare qualunque tipo di classificazione. Di fatto, se lo trovi efficace, puoi immaginare di veder passare una processione assortita in modo strano, che per te ha poco o nessun significato. 
(
L.pI.10.4:4-7)

In questo modo ci insegna a non identificarci coi nostri pensieri ma con chi pensa tali pensieri. Ci porta praticamente a sperimentare il nostro DM. Questo è il passo preliminare per imparare ad assumerci la responsabilità di quali pensieri vogliamo pensare. 
Come possiamo farlo se ci sentiamo “effetto” dei nostri pensieri, come se non avessimo nessun potere su di essi? Eppure la nostra identificazione con il corpo ha proprio questo scopo: farci credere di non avere alcun libero arbitrio, e che ognuno di noi è “vittima” di quanto gli accade.

E’ la vittima di questo “qualcos’altro”, una cosa esterna a lui, 
per la quale egli non ha motivo per essere ritenuto responsabile. 
(T.27.VII.1:4)

-63-

Alla fine del capitolo 27 del Testo ci sono due sezioni che descrivono le nostre due fondamentali identità all’interno di quell’illusione che noi chiamiamo “vita” ma che secondo il corso è uno stato di sogno: il sognatore del sogno e l’eroe del sogno. 
L’eroe del sogno (T.27.VIII) è il corpo.

Il corpo è la figura centrale del sognare del mondo. 
Non c’è sogno senza di esso né esiste al di fuori del sogno in cui agisce come se fosse una persona da vedere e in cui credere. 
Prende il posto centrale in ogni sogno, che racconta la storia di come è stato fatto da altri corpi, di come è nato in un mondo esterno al corpo, di come vive un poco e poi muore, per unirsi nella polvere con altri corpi che muoiono anch’essi. 
(T.27.VIII.1:1-3)

Quando ci identifichiamo con il corpo veniamo catturati in un sogno e ci sperimentiamo come persone autonome ed indipendenti, che vedono con gli occhi, ascoltano con le orecchie e pensano con il cervello.

Quando sei stato catturato nel mondo della percezione, 
sei intrappolato in un sogno. 
(prefazione, pag 9, riga 13)

Lo scopo del corpo è farci perdere di vista l’altra identità che abbiamo all’interno dell’illusione, cioè che siamo una mente che è consapevole di sognare di essere un corpo. Un’identità ancora illusoria, ma che ci permette di uscire dall’illusione.

Nonostante il sogno stesso assuma molte forme, e sembri mostrare una gran varietà di luoghi ed eventi nei quali si trova il suo “eroe”, 
il sogno non ha che uno scopo, insegnato in molti modi. 
Cerca di insegnare ancora, interminabilmente, e sempre più quest’unica lezione: 
che esso è la causa e non l’effetto.
E tu sei il suo effetto e non puoi essere la sua causa. 
(T.27.VIII.3:3-5)

Se non siamo dei corpi, chi è allora il “tu” che compare nell’ultima frase?

-64-

Nella scorsa newsletter ci siamo soffermati sulla descrizione dell’eroe del sogno, il corpo, che compare nella VIII sezione del capitolo 27:

Nonostante il sogno stesso assuma molte forme, e sembri mostrare una gran varietà di luoghi ed eventi nei quali si trova il suo “eroe”, 
il sogno non ha che uno scopo, insegnato in molti modi. 
Cerca di insegnare ancora, interminabilmente, e sempre più quest’unica lezione: 
che esso è la causa e non l’effetto. 
E tu sei il suo effetto e non puoi essere la sua causa. 
(T.27.VIII.3:3-5)

Il “tu” che compare nell’ultima frase è il DM, la parte della nostra mente che decide la propria condizione scegliendo la voce che desidera ascoltare (ego o Spirito Santo). E’ questo il “tu” a cui è scritto il Corso in Miracoli. 
Nella sezione precedente, la VII, viene definito “sognatore del sogno”

Tu sei il sognatore del mondo dei sogni. 
Esso non ha altra causa né l’avrà mai.
(T.27.VII.13:1)
Nessuno può svegliarsi da un sogno che il mondo sta sognando per lui. 
Egli diventa parte del sogno di qualcun altro. Non può scegliere di svegliarsi da un sogno che non ha fatto. Se ne sta impotente, vittima di un sogno concepito e nutrito da una mente separata. 
(T.27.VII.8:1-4)

Tutto il Corso ha dunque lo scopo di farci identificare con il sognatore del sogno, il DM che sceglie tra la voce dell’ego, che gli propone una morte dormiente, e la voce dello Spirito Santo, che lo invita al risveglio

Tocca a te scegliere tra una morte dormiente e sogni di malvagità,
o un lieto risveglio e gioia nella vita. 
(T.27.VII.9:4)

-65-

Abbiamo visto come il libro degli esercizi ci insegna fin dall’inizio a guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa, insegnandoci a sperimentare in noi il sognatore del sogno, l’osservatore, chi vede i propri pensieri, il DM, prendendo le distanze dall’eroe del sogno, il corpo. 
Così leggiamo nella lezione 31:

Mentre osservi il tuo mondo interiore, lascia semplicemente che qualunque pensiero ti attraversi la mente arrivi alla tua consapevolezza, consideralo per un momento, dopodiché sostituiscilo col successivo. 
Non cercare di stabilire alcun tipo di gerarchia tra loro. 
Osservali andare e venire il più spassionatamente possibile. 
Non ti soffermare su nessuno di essi in particolare, cerca anzi di farne scorrere il flusso costantemente e con calma, senza alcun investimento particolare da parte tua. (L.pI.31.3:1-4)

Notiamo soprattutto l’ultima frase: non avere nessun investimento non significa soltanto che non dobbiamo cercar di trattenere qualche pensiero che reputiamo più importante. 
Non dobbiamo nemmeno cercare di eliminare qualche pensiero che riteniamo dannoso. 
Questo NON è un corso sul cancellare determinate parole o pensieri dalla nostra mente. 
Come faremmo a vedere tali pensieri se li negassimo, cancellandoli dalla nostra consapevolezza? 
Questo è un corso sul guardar passare i pensieri senza giudicarli. E’ l’esercizio di lasciar andare il nostro investimento nei pensieri (sia sotto forma di desiderio che di condanna) quanto ci permette di identificarci con il DM dentro la nostra mente, e ci porterà a compiere la decisione di scegliere un diverso Insegnante.

-66-

Come abbiamo visto in precedenza (v. numero 62) la lezione 10 ci insegna a guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa, portandoci gradualmente a sperimentare in noi il DM, la parte della mente che guarda i pensieri in modo spassionato, e che quindi è consapevole di sognare: quanto viene definito nel capitolo 27 “il sognatore del sogno”. 
E’ questo il modo in cui prendiamo praticamente le distanze dal corpo, l’eroe del sogno, l’identità che tutti crediamo di avere nel mondo dell’illusione.

Gli esercizi consistono, come in precedenza, nel cercare nella tua mente tutti i pensieri disponibili, senza selezionarli o giudicarli. Cerca di evitare qualunque tipo di classificazione. Di fatto, se lo trovi efficace, puoi immaginare di veder passare una processione assortita in modo strano, che per te ha poco o nessun significato. (L.pI.10.4:4-6)

Il passo successivo è imparare a riconoscere che tutti i nostri pensieri rientrano in una delle due categorie: mente sbagliata o mente corretta. I primi 50 esercizi ci fanno fare entrambe le esperienze. Si comincia dalla mente sbagliata, perché “l’ego parla sempre per primo”(T.5.VI.3:5), e dalla lezione 1 alla 32 il corso ci guida dolcemente nel processo di riconoscere la componente distruttiva della nostra mente sbagliata. Dalla lezione 35 alla 50 ci offre invece un panorama del contenuto della mente corretta.

-67-

Dopo averci insegnato a divenire spettatori della nostra mente e a vedere il più chiaramente possibile il contenuto distruttivo della mente sbagliata ed il contenuto guaritore di quella corretta, il corso approda ad una sintesi fondamentale: tutti i pensieri che abbiamo imparato ad individuare nella mente sbagliata sono forme di un unico contenuto, la piccola folle idea, il pensiero di separazione che ha dato origine a tutta l’illusione.

Tutti a questo mondo sembrano avere dei particolari problemi personali. 
Eppure sono tutti la stessa cosa, e dovranno essere riconosciuti come uno solo, se si vuole accettare la sola soluzione che li risolve tutti… 
La tentazione di considerare i problemi come molteplici è la tentazione di mantenere irrisolto il problema della separazione. Il mondo sembra presentarti un vasto numero di problemi, ognuno dei quali richiede una risposta diversa. Questa percezione ti mette in una condizione in cui la tua capacità di risolvere i problemi deve essere inadeguata, ed il fallimento è inevitabile… 
Tutta questa complessità non è che un disperato tentativo di non riconoscere il problema, e quindi di non permettere che sia risolto. Se riuscissi a riconoscere che il tuo solo problema è la separazione, indipendentemente dalla forma che assume, potresti accettare la risposta perché vedresti che è pertinente. Percependo la costante alla base di tutti i problemi con cui sembri trovarti a confronto, capiresti che hai il mezzo per risolverli tutti. E useresti il mezzo, perché riconosci il problema. (L.pI.79.2:1-2;4; 6)

La lezione continua poi proponendoci l’esercizio di non definire i problemi ma di riconoscere che ognuno di essi è semplicemente una forma diversa con un medesimo contenuto: la separazione. 
E’ questa l’estrema semplicità del Corso. 
E’ questo il modo in cui ci insegna a pensare. 
E’ questo il modo in cui ci addestra a riconoscere che non siamo dei corpi che vivono in un mondo ma una mente pensante che non è di questo mondo, cioè una mente che decide quale voce vuole ascoltare.

-68-

Nello scorso numero abbiamo visto che la lezione 79 ci insegna a riconoscere la costante all’interno di tutti gli apparenti problemi del mondo: la piccola folle idea di separazione. 
La lezione 80 completa tale insegnamento, portandoci a sperimentare che tale problema è già stato risolto, perché lo Spirito Santo ha già dato la Risposta all’errore dell’ego, dichiarandolo inesistente e quindi sciogliendolo.

Se sei disposto a riconoscere i tuoi problemi, riconoscerai di non avere problemi. 
Al tuo unico problema centrale è stato risposto, e non ne hai altri. Dunque, devi essere in pace. La salvezza dipende così dal riconoscere questo unico problema, e dal comprendere che è stato risolto. Un solo problema, una sola soluzione. 
La salvezza è compiuta. 
Il tuo unico problema è stato risolto! Ripetitelo oggi più e più volte, con gratitudine e convinzione. Hai riconosciuto il tuo unico problema, aprendo la strada perché lo Spirito Santo ti desse la risposta di Dio. Hai messo da parte l’inganno e hai visto la luce della verità. Hai accettato la salvezza per te stesso portando il problema verso la risposta. E puoi riconoscere la risposta, perché il problema è stato identificato. (L.pI.80.1:1-6;2)

Il Corso non ci aiuta a risolvere i problemi del mondo (…..non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo” T.21.In.1:7), ma a vedere che sono già stati risolti perché sono forme senza contenuto, dato che il loro apparente contenuto di separazione è già stato disfatto mediante l’Espiazione, ossia la correzione dello Spirito Santo all’interno della nostra mente.

E’ in questo che si trova la semplicità della salvezza 
(L.pI.80.5:6)

Questo è in sintesi il processo del perdono. Ma ne parleremo più in dettaglio dopo la pausa estiva. Per ora ripetiamo con gioia, più e più volte, il gioioso ritornello della nostra salvezza:

Che io riconosca che questo problema è stato risolto 
(L.pI.80.6:7)

-69-

Riprendiamo i nostri spunti di riflessione dopo la pausa estiva. Mi auguro che sia stata un proficuo periodo di pace in cui ognuno di noi ha rinnovato la sua determinazione a procedere speditamente nel comune viaggio di ritorno a Casa. 
Prima di proseguire facciamo come di consueto il punto della situazione: da inizio anno stiamo approfondendo l’argomento dell’addestramento della mente, il metodo spirituale adottato dal corso.

Questo è un corso di addestramento della mente. 
Ogni apprendimento implica attenzione e studio a qualche livello. 
(T.1.VII.4:1-2)

Ci siamo soffermati soprattutto su due termini fondamentali: la parola “mente” e la sigla “DM” (l’acronimo dell’espressione inglese “decision maker” che significa “chi prende la decisione”), cercando di comprenderne il significato peculiare con l’aiuto del Glossario di Ken. Potrebbe essere utile rileggere gli spunti relativi, dal numero 44 al numero 68 (cliccare qui)

-70-

Rileggendo gli spunti precedenti, dal numero 44 al numero 68, abbiamo visto che l’addestramento della mente proposto dal corso consiste nell’imparare gradualmente a mettere in discussione la nostra abituale identificazione con il corpo a favore dell’identificazione con il DM, ossia con la parte della mente che prende la decisione di ascoltare lo Spirito Santo invece dell’ego. Per farlo dobbiamo imparare a divenire spettatori della nostra mente guardando scorrere i nostri pensieri sbagliati senza alcun investimento, ossia senza giudicarci né sentirci in colpa per il fatto di pensarli. Abbiamo visto che il libro degli esercizi ci insegna fin dall’inizio tale procedimento, per esempio nelle lezioni 10 e 31:

Gli esercizi consistono, come in precedenza, nel cercare nella tua mente tutti i pensieri disponibili, senza selezionarli o giudicarli. 
Cerca di evitare qualunque tipo di classificazione. 
Di fatto, se lo trovi efficace, puoi immaginare di veder passare una processione assortita in modo strano, che per te ha poco o nessun significato. 
(L pI.10.4:4-7)

Mentre osservi il tuo mondo interiore, lascia semplicemente che qualunque pensiero ti attraversi la mente arrivi alla tua consapevolezza, consideralo per un momento, dopodiché sostituiscilo col successivo. Non cercare di stabilire alcun tipo di gerarchia tra loro. Osservali andare e venire il più spassionatamente possibile. Non ti soffermare su nessuno di essi in particolare, cerca anzi di farne scorrere il flusso costantemente e con calma, senza alcun investimento particolare da parte tua. (L.pI.31.3:1-4)

-71-

Se pratichiamo le lezioni del libro degli esercizi impariamo a divenire spettatori della nostra mente, ossia a guardar scorrere i nostri pensieri il più spassionatamente possibile, e questo ci porta gradualmente a mettere in discussione la nostra identificazione con il corpo, che nell’omonima sezione del capitolo 27 viene definito “l’eroe del sogno” . Lo scopo è quello di portarci poco alla volta ad identificarci con “il sognatore del sogno”(capitolo 27, sezione VIII del Testo), ossia a prendere consapevolezza del fatto che non siamo un corpo ma una mente pensante, una mente che è libera di scegliere quale voce vuole ascoltare: l’ego o lo Spirito Santo.

In questo mondo l’unica libertà che rimane è la libertà di scelta: 
e la scelta è sempre tra due alternative o due voci. 
(C.1.7:1)

Proprio questo è nel corso il significato corretto della parola “pensare”: prendere l’unica decisione che ci compete, quella di mettere in discussione l’ego scegliendo al suo posto la Voce dello Spirito Santo. In questo modo impariamo ad assumerci l’unica responsabilità che ci spetta: “accettare l’Espiazione” (cioè la correzione dello Spirito Santo) per noi stessi (T.2.V.5:1)

-72-

In che modo lo studente del corso addestra la propria mente a pensare correttamente? Come insegnano gli esercizi, impara prima di tutto a guardare i propri pensieri egoici senza alcun investimento, ossia senza giudizio né colpa. E poi impara a riconoscerne il contenuto sottostante, quel pensiero più o meno latente di paura basato sulla piccola folle idea di separazione da Dio. In sostanza si addestra a riconoscere che i pensieri che pensa non sono altro che forme mutevoli di un unico contenuto sbagliato. E’ a questo punto che si rende conto di aver seguito una guida sbagliata, l’ego, e di quanto gli è costata una scelta del genere, ed è finalmente disponibile a scegliere un diverso Insegnante, portatore di un diverso contenuto. Questo è il processo del perdono autentico. E’ un processo basato su 3 passi, e sintetizzato alla fine della lezione 23:

...tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, perché se ne può cambiare la causa. Questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata e poi lasciata andare, in modo che possa essere sostituita. 
I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione. 
Quello finale no. 
Le tue immagini sono già state sostituite. Facendo i primi due passi vedrai che è così. (L.pI.23.5)

Dalla prossima newsletter cominceremo proprio a concentrarci sul tema del perdono, cominciando dal primo di questi 3 passi.  

IL PERDONO

-73- 

Iniziamo con questa newsletter a riflettere sul tema del perdono, certamente uno dei temi chiave del corso. E iniziamo ricordando che il corso utilizza parole di uso corrente con un significato diverso da quello tradizionale. (vedi spunti 13 e 14). La parola “perdono” ne è un esempio. Prendiamo una delle frasi più celebri del libro, contenuta proprio nel famoso brano sul perdono che sta all’inizio della seconda parte del libro degli esercizi:

Il perdono riconosce che ciò che pensavi tuo fratello ti avesse fatto non è accaduto. 
(L.pII.1.1:1)

In altri termini noi perdoniamo gli altri per quanto NON ci hanno fatto, e non per quanto ci hanno fatto. Questo è sicuramente un modo originale di considerare il perdono, che ci porta a domandarci che cosa intenda esattamente il corso con tale parola. Ne parleremo nei prossimi spunti. 

-74-

Cosa intende il corso con la parola perdono? A questa domanda risponde dettagliatamente la parte centrale del bellissimo opuscolo “Il canto della preghiera: preghiera, perdono e guarigione”, il cui secondo capitolo è interamente dedicato all’argomento del perdono. L’opuscolo è arrivato nel 1977, cioè 5 anni dopo la fine della dettatura del corso vero e proprio, e rappresenta un’estensione dei suoi principi (cliccare qui per ulteriori informazioni) LIBRI ESTENSIONE DEI PRINCIPI. In esso viene fatta una differenza sostanziale fra quello che solitamente viene definito “perdono”- che qui viene chiamato “perdono per distruggere”- e quanto il corso definisce “perdono”- che qui viene chiamato “perdono per la salvezza”. 
Il primo si basa sul fatto che esista una realtà oggettiva di colpa o peccato esterna a noi, realtà che noi dovremmo perdonare. E’ un falso perdono, o perdono distruttivo, perché distrugge la nostra pace di mente, rafforzando l’apparente realtà delle nostre percezioni invece di metterle in discussione. 
Il secondo si basa invece sulla premessa che la colpa o il peccato che noi consideriamo oggettivi siano la percezione soggettiva di un evento in sé neutro. Questo autentico perdono salva invece di distruggere perché ci libera dalla prigione delle nostre percezioni illusorie.

Nessun dono del Cielo è stato più frainteso del perdono. Di fatto è diventato un flagello, una maledizione dove era stato inteso per benedire, una crudele beffa della grazia, una parodia della santa pace di Dio…In un primo momento, la dolcezza del perdono è oscura, perché non si comprende la salvezza, né la si cerca veramente. Ciò che era inteso per guarire è usato per ferire perché il perdono non è voluto. La colpa diventa la salvezza, e il rimedio appare essere una terribile alternativa alla vita….Fa quindi che ti sia chiaro cosa significa esattamente per te il perdono, e impara che cosa dovrebbe essere per renderti libero.
(CdP.2.I.1:1-2,4-6; 10:4)
 

-75-

Secondo il corso esistono due diversi modi di perdonare: uno falso, proposto dall’ego, che ha un intento distruttivo, ed uno vero, proposto dallo Spirito Santo, che ha un intento salvifico e liberatorio. Nel capitolo 9 del Testo ci viene spiegato che l’ego e lo Spirito Santo hanno addirittura due antitetici piani di perdono. Il primo, che ovviamente non ha nulla a che fare con un autentico perdono, consiste nel vedere chiaramente l’errore (ossia la minuscola folle idea di separazione) all’interno degli eventi, per poi cercare di trascenderlo o perdonarlo. Tuttavia- si domanda il corso- come possiamo perdonare ciò che abbiamo volutamente reso reale con i nostri meccanismi mentali di proiezione e percezione?

Anche l’ego ha un piano di perdono perché tu ne chiedi uno, anche se non all’insegnante giusto. Ovviamente il piano dell’ego non ha senso e non funzionerà. Seguendo il suo piano ti metterai semplicemente in una situazione impossibile, risultato al quale l’ego ti conduce sempre. Il piano dell’ego è di farti prima vedere chiaramente l’errore, per poi non vederlo più. Tuttavia come puoi non vedere ciò che hai reso reale? Vedendolo chiaramente lo hai reso reale e non puoi non vederlo. (T.9.IV.4:1-6) 

-76-

Abbiamo visto nella scorsa newsletter che secondo il corso l’ego ha un suo piano di perdono, un piano insensato che ci mette nell’impossibilità di perdonare in modo autentico. Tuttavia esiste anche un piano di perdono autentico, quello dello Spirito Santo, che consiste nel guardare al di là dell’errore fin dall’inizio, ossia nel cominciare il processo del perdono con un primo passo fondamentale, che consiste nel mettere in discussione l’oggettività delle nostre percezioni, rendendoci conto del fatto che non sono affatto oggettive, essendo basate sulle nostre proiezioni di colpa.

Il perdono attraverso lo Spirito Santo consiste semplicemente nel non vedere l’errore fin dall’inizio, e così mantenerlo irreale per te. Non permettere minimamente alla tua mente di credere nella sua realtà, o crederai anche che devi disfare ciò che hai fatto per esser perdonato. Ciò che non ha effetto non esiste, e per lo Spirito Santo gli effetti dell’errore sono inesistenti. Cancellando fermamente e coerentemente tutti i suoi effetti, ovunque e in ogni aspetto, Egli insegna che l’ego non esiste e lo dimostra. 
(T.9.IV.5:3-6)
 

-77-

Nei termini del corso è assolutamente impossibile perdonare autenticamente se non abbiamo prima appreso a diventare spettatori dei nostri processi mentali, in sostanza se non abbiamo imparato a guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa. Il perdono è infatti un processo che ci insegna prima di tutto a riconoscere e mettere in discussione le nostre proiezioni soggettive sugli eventi esterni, proiezioni che ne determinano la percezione soggettiva.

La proiezione fa la percezione. Il mondo che vedi è ciò che tu gli hai dato, niente di più. Ma nonostante non sia niente di più, non è niente di meno. Quindi, per te è importante. E’ il testimone del tuo stato mentale, l’immagine esterna di una condizione interna. Come un uomo pensa, così percepisce. 
(T.21.In.1:1-6)

Se non impariamo a svelare i nostri meccanismi di proiezione, crederemo nell’oggettività delle nostre proiezioni, e ci chiuderemo da soli nel labirinto mentale del nostro ego. 

-78-

La premessa indispensabile per imparare a praticare il perdono nei termini del corso è guardare senza giudizio né colpa i nostri processi mentali, ossia divenire consapevoli della costante tendenza a proiettare sugli eventi esterni- eventi in sé neutri- quella fondamentale angoscia di fondo determinata dalla “minuscola folle idea”, l’errata credenza di esserci separati da Dio. Troviamo così insopportabile tale angoscia da negarla e proiettarla costantemente su quanto crediamo essere esterno a noi. In questo modo vediamo negli eventi esterni proprio lo stesso contenuto di colpa che non vogliamo vedere dentro la nostra mente, e che di conseguenza proiettiamo all’esterno. 
E’ importante ricordare a questo punto che il corso non ci chiede di negare gli eventi esterni, ma di mettere in discussione il contenuto di colpa che proiettiamo su di essi. E come possiamo farlo se non abbiamo imparato a distinguere gli eventi dall’interpretazione che ne diamo, ossia a diventare spettatori dei nostri processi mentali di proiezione e percezione?

Forse sarà utile ricordare che nessuno può arrabbiarsi nei confronti di un fatto. E’ sempre un’interpretazione che suscita emozioni negative, indipendentemente dalla loro apparente giustificazione da parte di ciò che si presenta come un fatto. Indipendentemente, anche dalla intensità della rabbia che viene suscitata. 
(M.17.4:1-3)
 

-79-

Il corso distingue nettamente gli eventi dall’interpretazione che ne diamo. Proprio le prime 3 lezioni del libro degli esercizi riassumono questa fondamentale differenza e ci insegnano a distinguere le cose che vediamo all’esterno dalla percezione che ne abbiamo, ossia dal significato che attribuiamo loro. In queste prime 3 lezioni sono gettate le basi del processo del perdono.

Nulla di ciò che vedo in questa stanza (in questa strada, da questa finestra, in questo luogo) ha alcun significato… 
Io ho dato a tutto ciò che vedo in questa stanza (in questa strada, da questa finestra, in questo luogo) tutto il significato che ha per me. .. 
Io non comprendo nulla di ciò che vedo in questa stanza (in questa strada, da questa finestra, in questo luogo) 
(L.pI.1-3, titolo)
 

Quando cerchiamo di perdonare nei termini del corso, il primo passo da compiere è divenire consapevoli dei nostri pensieri, guardando senza giudizio né colpa come proiettiamo costantemente sugli eventi esterni il contenuto interno della nostra mente sbagliata, ossia quel basilare stato di angoscia e paura determinato dalla errata convinzione di esserci colpevolmente separati dall’Amore e dall’Abbondanza di Dio. 

-80-

…tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, perché se ne può cambiare la causa. Questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata e poi lasciata andare, in modo che possa essere sostituita. I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione. Quello finale no. Le tue immagini sono già state sostituite. Facendo i primi due passi vedrai che è così. 
(L.pI.23.5)

 

Questo paragrafo (che ho già citato nello spunto 72, riassume i 3 passi su cui si basa il processo del perdono autentico così come viene inteso e proposto dal corso. Il primo passo consiste nell’identificazione della causa del mondo che vediamo, quel mondo pieno di eventi dolorosi e crudeli. Ebbene… ci viene detto che non siamo intrappolati in tale mondo doloroso e crudele perché possiamo cambiarne la causa. Ma per cambiarla dobbiamo prima identificarla.

Questa frase contiene in sé tutto il complesso processo di addestramento della mente a cui il corso ci educa attraverso le sue 365 lezioni. La causa che può essere cambiata è rappresentata dai nostri meccanismi di proiezione e percezione, ed il cambiamento richiede che noi identifichiamo la causa, cioè riconosciamo che la fonte del problema non è esterna a noi, ma è dentro la nostra mente. 

Kenneth Wapnick riassume il primo passo del perdono con queste parole “Il problema che vedo è un problema che ho costruito io. Non ha alcuna realtà al di là del mio credere in esso. È la mia interpretazione che ha causato la perdita della mia pace, e quindi è la mia interpretazione che deve essere cambiata”. 
Cliccare qui per leggere una sua descrizione del primo passo, tratta dal suo libro “Forgiveness and Jesus”ARTICOLI 

-81-

Se la fonte dei nostri problemi non è rappresentata dai problemi in sé, ma dalla nostra percezione di essi, basata sulla minuscola folle idea di separazione, non abbiamo che un solo problema: la nostra presunta ed inesistente separazione da Dio. 
Questo è il tema della lezione 79:

Questa è la situazione del mondo. 
Il problema della separazione, che è davvero l’unico problema, è già stato risolto. Tuttavia la soluzione non è riconosciuta perché il problema non viene riconosciuto.…

Se riuscissi a riconoscere che il tuo problema è la separazione, indipendentemente dalla forma che assume, potresti accettare la risposta perché vedresti che è pertinente. Percependo la costante che sta alla base di tutti i problemi con cui sembri trovati a confronto, capiresti che hai il mezzo per risolverli tutti. E useresti il mezzo, perché riconosci il problema. 
(L.pI.79.1:3-5; 6:2-4)

-82-

Il senso ed il valore del processo del perdono è di insegnarci a riconoscere che il dolore apparentemente causatoci dagli altri non è altro che una nostra interpretazione basata sulla proiezione all’esterno dell’unico, inesistente problema che abbiamo tutti quanti: il profondo dolore che deriva dal crederci separati da Dio. E questo ci riporta ad una delle più celebri frasi che definiscono il perdono nel corso (già citata nello spunto 69)

Il perdono riconosce che ciò che pensavi tuo fratello ti avesse fatto non è accaduto 
(L.pII.1.1:1)

Quello che non è accaduto non è l’evento in sé, ma il fatto che abbia potuto sottrarci la pace di Dio. Questo non è mai avvenuto, perché siamo stati noi a decidere di perdere la pace di Dio proiettando sull’evento compiuto da nostro fratello quell’angoscia primordiale che sta sepolta dentro la nostra mente. E l’abbiamo fatto perché abbiamo creduto che proiettandola all’esterno ce ne saremmo liberati. Il perdono riconosce dunque per prima cosa che il problema, ossia la causa del dolore, è dentro la nostra mente e non negli eventi esterni o nelle altre persone. E questo riconoscimento ci porterà gradualmente ad una libertà autentica e permanente.

-83-

Il segreto della salvezza non è che questo: tu stai facendo questo a te stesso.
(T.27.VIII.10:1)

Come abbiamo visto nelle scorse newsletters, la causa del nostro dolore non è quanto gli altri ci fanno, ma quanto noi stiamo facendo a noi stessi, con i nostri meccanismi di proiezione che ci fanno percepire gli eventi esterni nell’oscurità della profonda angoscia interiore generata dalla colpa che proviamo perché crediamo di esserci peccaminosamente separati da Dio. Ed il perdono insegnato dal corso ci aiuta a riconoscere che quanto pensavamo che gli altri ci avessero fatto non è mai avvenuto, ossia non ci ha mai sottratto la pace di Dio. Siamo stati noi a farlo. Siamo noi i sognatori del nostro sogno.

Non importa quale sia la forma dell’attacco, questo è tuttora vero. 
Chiunque assuma il ruolo del nemico o dell’aggressore, questa è sempre la verità. Qualunque sembri essere la causa di qualsiasi dolore e sofferenza che provi, questo è sempre vero. Perché non reagiresti affatto alle figure di un sogno se sapessi che stai sognando. Lascia che siano odiose e malvagie quanto vogliono: esse non possono avere alcun effetto su di te a meno che tu non manchi di riconoscere che è il tuo sogno. 
(T.27.VIII.10:2-6)

-84-

Anche se le nostre riflessioni sul significato del perdono nel corso non sono ancora terminate, proviamo a mettere in pratica quanto abbiamo già messo a fuoco negli ultimi mesi. Abbiamo visto che il primo passo del perdono consiste nell’identificazione della causa del problema, i nostri meccanismi mentali di proiezione all’interno della nostra mente sbagliata, che è come dire che tutti i problemi che ci tormentano ed assillano e che vorremmo perdonare non sono esterni a noi, ma si trovano dentro la nostra mente. E infine abbiamo visto un punto estremamente importante: che tutti questi problemi sono forme di un unico problema, il nostro angosciante senso di colpa conseguente alla presunta ed inesistente separazione da Dio. Proviamo dunque a guardare con questa nuova percezione tutto ciò che ci tormenta, lasciandoci guidare dalle bellissime parole del corso, e preparandoci in questo modo a gioire per un Natale di vera rinascita.

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. 
Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi. 
Non lasciarti nulla alle spalle, perché la liberazione è totale e quando l’avrai accettata con me la darai con me. 
(T.15.XI.3:1-3)

-84.1-

Questo è il tempo in cui un nuovo anno nascerà presto dal tempo di Cristo. Ho fede assoluta nel fatto che farai tutto ciò che vorrai compiere. Niente mancherà, e tu renderai completo e non distruggerai. Di’ dunque a tuo fratello:

Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso.
So che sarai liberato,
a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso.
Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione,
perché riconosco che saremo liberati insieme.
(T.15.XI.10:1-7)

-84.2-

Questo è il tempo in cui un nuovo anno nascerà presto dal tempo di Cristo.
Ho fede assoluta nel fatto che farai tutto ciò che vorrai compiere.
Niente mancherà, e tu renderai completo e non distruggerai.
Di’ dunque a tuo fratello:

Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso.
So che sarai liberato,
a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso.
Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione,
perché riconosco che saremo liberati insieme.
(T.15.XI.10:1-7)

Così l’anno inizierà con gioia e libertà.
C’è molto da fare, ed abbiamo procrastinato parecchio.
Accetta l’istante santo mentre nasce quest’anno,
e prendi il tuo posto, lasciato vacante così a lungo, nel Grande Risveglio.
Fa’ che quest’anno sia differente rendendolo tutto uguale.
E permetti a tutte le tue relazioni di essere fatte sante per te.
(T.15.XI.10:1-12)

-85-

riprendiamo i nostri spunti dopo la pausa natalizia nella quale, in base alle riflessioni dei mesi precedenti, abbiamo cercato di applicare il primo passo del perdono. Continueremo ad approfondire lo stesso tema, seguendo la bellissima sintesi compiuta da Kenneth Wapnick (cliccare qui).
Ma prima di inoltrarci ulteriormente nel cammino, leggiamo a mo’ di augurio le gioiose e rassicuranti parole del corso, affinché rafforzino la nostra determinazione , e ci spronino a proseguire speditamente nel nostro viaggio di ritorno a Casa.

Che cosa potresti volere che il perdono non può dare? Vuoi la pace? Il perdono la offre. Vuoi la felicità, una mente quieta, la certezza riguardo al tuo scopo, un senso di valore e di bellezza che trascenda il mondo? Vuoi cura e sicurezza, e il calore di una protezione sempre sicura? Vuoi una calma che non può essere turbata, una dolcezza che non possa essere ferita, un benessere profondo e durevole, ed un riposo così perfetto da non poter essere mai turbato?


Il perdono ti offre tutto questo, e ancora di più. Rifulge nei tuoi occhi quando ti svegli, e ti dà la gioia con cui andare incontro al giorno. Rilassa la tua fronte quando dormi e si posa sulle tue palpebre, cosicché tu non veda sogni di paura e di malvagità, di malignità e di attacco. E quando ti risvegli di nuovo ti offre un altro giorno di felicità e di pace. 
Il perdono ti offre tutto questo, e ancora di più.
(L.pI.122.1-2) 

-86- 

Riprendiamo dunque la nostra indagine sul perdono, cercando di capire qual è- secondo il corso- il significato del termine. Nel quinto paragrafo della lezione 23 abbiamo letto che il perdono si basa su 3 passi, e finora abbiamo cercato di comprendere il primo dei tre: l’identificazione della causa. Abbiamo visto che la causa è rappresentata dalla nostra mente, i cui meccanismi di proiezione ci fanno percepire le cose in base alla nostra interpretazione. Detto in altri termini: la fonte dei nostri disagi non è esterna a noi, ma è dentro la nostra mente. Questo è il significato dell’espressione “ projection makes perception”, che compare due volte nel corso.

La percezione nasce dalla proiezione, e tu non puoi vedere al di là di essa (T.13.V.3:5) 
La proiezione fa la percezione. Il mondo che vedi è ciò che tu gli hai dato, niente di più (T.21.In.1:1-2)
 

-87-

L’espressione “ la proiezione fa la percezione”. (T.21.In.1:1) significa che il contenuto di ciò che percepiamo non è oggettivo, ma è determinato dalle nostre proiezioni. Se per esempio proiettiamo su un evento l’aspettativa della punizione, allora potremo percepire quell’evento come punitivo. Se diamo valore alla collera, allora potremo percepire gli eventi come fonte di collera (e allora diremo che “fanno arrabbiare”). Ma se dentro la nostra mente c’è solo pace, allora tale pace verrà proiettata (o ancor meglio “estesa”) e quindi la percepiremo anche nel mondo esterno. Il mondo che vediamo “là fuori”, il mondo esterno, ci apparirà in base al contenuto che avremo proiettato su di esso, ossia a seconda di ciò che gli avremo “dato”.

Il mondo che vedi è ciò che tu gli hai dato, niente di più. 
Ma nonostante non sia niente di più, non è niente di meno. 
Quindi, per te è importante. 
(T.21.In.1:2-4)

E’ importante perché ci permette di comprendere che cosa c’è dentro la nostra mente. 

-88-

La percezione è il risultato e non la causa 
(T.21.In.1:8)

Ciò che percepiamo non è la causa delle nostre emozioni e dei nostri pensieri, ma il risultato. Così, per esempio, se proviamo paura non è perché vediamo una cosa oggettivamente paurosa, ma perché la nostra colpa e paura interiori ci fanno apparire tale cosa come paurosa. Sia la colpa che la paura sono una nostra scelta. Siamo sempre liberi di sperimentare la pace al posto di esse

C’è un altro modo di guardare il mondo.
Potrei vedere pace anziché questo. 
(L. pI. 33-34)

Dentro la nostra mente ci sono sempre due modi opposti ed incompatibili di vedere qualunque cosa. Uno sbagliato, proposto dall’ego, ed uno corretto, proposto dallo Spirito Santo. Tutti noi, senza eccezione, abbiamo il libero arbitrio di scegliere quale delle due voci (ego o Spirito Santo) vogliamo ascoltare dentro la nostra mente. E di conseguenza tutti noi, senza eccezione, abbiamo il libero arbitrio di scegliere che cosa vogliamo vedere nel mondo esterno. 

-89-

Abbiamo visto la volta scorsa che la paura e la colpa sono una nostra scelta, e da questa scelta dipende la percezione del mondo esterno come se fosse pauroso e colpevole. Per esempio potremmo credere che l’attuale crisi economica “faccia paura”, ma il corso ci propone un altro modo di pensare: “la crisi in sé è neutra, e se mi fa paura è solo perché proietto su di essa il contenuto dell’ego che già si trova dentro la mia mente. Potrei percepirla in un altro modo, ossia come opportunità per rendermi conto di cosa c’è dentro la mia mente e scegliere un diverso modo di vedere. Infatti posso percepirla con la guida dell’insegnante della paura, l’ego, o con la guida di un diverso Insegnante, l’Insegnante della pace”. In sostanza, se vediamo il mondo esterno come pauroso è solo perché proiettiamo su di esso la colpa che si trova nella nostra mente, e che ci fa percepire gli eventi come punitivi e quindi paurosi: la proiezione fa la percezione (T.21.In.1:1)
Questa è la premessa che ci permette di comprendere alcune frasi che si trovano all’inizio del Testo:

La correzione della paura è una tua responsabilità. 
Quando chiedi la liberazione dalla paura, stai implicitamente dicendo che non è così. 
(T.2.VI.4:1-2)

E ancora:

Puoi ancora lamentarti della paura, ma ciononostante persisti nel renderti pieno di paura. Ho già chiarito che non puoi chiedermi di liberarti dalla paura….
E’ molto più utile ricordarti che non vigili con sufficiente attenzione sui tuoi pensieri. 
(T.2.VII.1:1-2,7)

Dunque non è il mondo esterno ad essere pauroso in sé: la paura che vediamo nel mondo dipende dalla colpa che ospitiamo in continuazione dentro la nostra mente, e che poi neghiamo e proiettiamo sul mondo esterno. Invece di chiedere di essere liberati dalla paura che vediamo fuori, dovremmo imparare a guardare attentamente senza giudizio né colpa i nostri pensieri, rendendoci conto che essi sono la causa di quanto vediamo al di fuori della mente. 

-90-

La percezione seleziona e fa il mondo che vedi. Lo sceglie letteralmente secondo le indicazioni della mente….La percezione è una scelta e non un fatto. Ma da questa scelta dipende molto di più di ciò di cui sei in grado di renderti conto per ora. Perché dalla voce che scegli di sentire e da ciò che scegli di vedere dipende interamente tutto ciò che credi di essere. La percezione non è che un testimone di questo, e mai della realtà. 
(T.21.V.1:1-2,7-10)

La percezione, ossia ciò che vediamo all’esterno, non è mai la testimonianza oggettiva della realtà. E’ la testimonianza dello stato mentale in cui ci troviamo in quel momento. E ricordiamoci che secondo il corso esistono solo due possibili stati mentali: la mente sbagliata e quella corretta. Se vogliamo ascoltare le urla rauche dell’ego, che ci parla di colpa e di peccato e ci trascina in un costante stato di paura più o meno negato, vedremo un modo esterno che rende testimonianza della paura che stiamo sperimentando. Se invece vogliamo ascoltare la dolce Voce correttiva dello Spirito Santo, che parla di pace e di amore, vedremo un mondo esterno che rende testimonianza della nostra pace interiore. E questo avverrà indipendentemente dalla forma esterna del mondo. Potremmo per esempio trovarci in mezzo ad una lite e avremo comunque e sempre il libero arbitrio di ascoltare l’una o l’altra voce, percependo quindi tale lite come espressione di colpa e paura o opportunità di pace. Il contenuto di ciò che percepiremo corrisponderà esattamente al contenuto della nostra mente: ego o Spirito Santo, paura o amore, colpa o pace. 

-91-

Dunque…. come abbiamo visto nelle scorse settimane la percezione (ossia il mondo esterno) dipende dalla proiezione (ossia il mondo interno). Ma esistono veramente un mondo interno ed uno esterno? Proviamo a leggere con attenzione il secondo paragrafo della lezione 32:

L’idea di oggi, come le precedenti, vale sia per il tuo mondo interiore che esteriore, che di fatto sono la stessa cosa. Poiché comunque tu li vedi come differenti, le esercitazioni di oggi comprenderanno ancora due fasi, una dedicata al mondo che vedi al di fuori di te, e l’altra al mondo che vedi nella tua mente. 
Cerca di introdurre negli esercizi di oggi il pensiero che entrambi questi mondi sono nella tua immaginazione. 
(L.pI.32.2)

“…Poiché comunque tu li vedi differenti….” come abbiamo già visto (spunti 10 e 11…. Cliccare qui), il corso – che ci presenta un sistema di pensiero non dualistico - adotta temporaneamente il nostro linguaggio dualistico per poter dialogare con noi. In altri termini ci presenta un contenuto non dualistico usando una forma dualistica. Per questa ragione nelle prime lezioni ci suggerisce degli esercizi che sembrano sostenere l’esistenza di un mondo interno (il mondo dei pensieri) differenziato da un mondo esterno (il mondo dei corpi, del tempo e dello spazio). Ma ora, nella lezione 32, ci chiede di cominciare a mettere in discussione tale dicotomia, introducendo l’idea che entrambi siano la stessa cosa. 
E non propone solo l’idea che il mondo interno e quello esterno siano la stessa cosa! Ci propone anche l’idea che si trovino entrambi dentro la nostra mente! Ci rendiamo conto di che cosa significa? 

-92-

L’idea di oggi, come le precedenti, vale sia per il tuo mondo interiore che esteriore, che di fatto sono la stessa cosa. Poiché comunque tu li vedi come differenti, le esercitazioni di oggi comprenderanno ancora due fasi, una dedicata al mondo che vedi al di fuori di te, e l’altra al mondo che vedi nella tua mente. 
Cerca di introdurre negli esercizi di oggi il pensiero che entrambi questi mondi sono nella tua immaginazione. 
(L.pI.32.2)

La settimana scorsa ci siamo concentrati sul concetto che il corso introduce nella lezione 32: sia il mondo interno che quello esterno sono la stessa cosa e si trovano entrambi dentro la nostra mente. Questa idea getta una luce nuova sulla frase “la proiezione fa la percezione” (T.21.In.1:1), che abbiamo studiato precedentemente. 
Infatti chiarisce che la proiezione non è solo un modo soggettivo di percepire qualcosa che si trova oggettivamente al di fuori della nostra mente: la proiezione è più propriamente una strategia dell’ego in base alla quale vediamo qualcosa che si trova dentro la nostra mente come se si trovasse al di fuori. 
In altri termini, tale frase si basa sul presupposto che non ci sia assolutamente nulla di oggettivo da vedere “là fuori”!?

“Non c’è alcun mondo separato dalle tue idee perché le idee non lasciano la loro fonte, e tu mantieni il mondo all’interno della tua mente nel pensiero” 
(L.132.10:3)
 

-93-

“Non c’è alcun mondo separato dalle tue idee perché le idee non lasciano la loro fonte, e tu mantieni il mondo all’interno della tua mente nel pensiero” 
(L.132.10:3)

Questo concetto, anticipato nelle prime lezioni del libro degli esercizi e sviluppato più ampiamente nella lezione 132, riprende alcune frasi del capitolo 26:

“Le idee non lasciano la loro fonte e sembra solamente che i loro effetti siano separati da esse. Le idee appartengono alla mente. Ciò che è proiettato al di fuori e sembra essere esterno alla mente, non è affatto al di fuori, ma è un effetto di ciò che è dentro e non ha lasciato la sua fonte” 
(T.26.VII.4:7-9)

L’effetto, ossia il mondo spazio-temporale che vediamo come se fosse esterno alla nostra mente, è totalmente inventato e rappresenta la proiezione di quel contenuto che abbiamo prima visto all’interno della nostra mente: la paura o l’amore, l’ego o lo Spirito Santo!

Le frasi sopra citate, che espongono parte della teoria metafisica del corso, sono molto lontane dalla nostra esperienza quotidiana e all’inizio del nostro percorso possiamo comprenderle soltanto ad un livello intellettuale. Il corso ne è ben consapevole. Per esempio nella lezione 169, dopo aver sostenuto la completa illusorietà del tempo, il corso domanda:

“Tuttavia quale significato possono comunicare le parole a coloro che contano ancora le ore, e che si alzano e lavorano e vanno a dormire grazie ad esse? “
(L.pI.169.10:4)

Di conseguenza - come vedremo nelle prossime riflessioni - non ci chiede affatto di basare su tali frasi di primo livello il nostro comportamento quotidiano (sui 2 livelli di scrittura del corso, vedi spunti 10 e 11). Farlo significherebbe cadere in un errore piuttosto diffuso fra gli studenti: la confusione di livelli. Ci chiede solo di aprire la nostra mente alla possibilità che le cose stiano molto diversamente da come noi le percepiamo. 

-94-

Come è possibile che percepiamo i pensieri che pensiamo di pensare come se fossero immagini esterne alla nostra mente? In altri termini, come è possibile che vediamo delle cose che non esistono, e che sono soltanto dei pensieri che pensiamo di pensare all’interno della nostra mente? E possibile grazie al meccanismo della proiezione, che il corso descrive fin dalle prime lezioni (anche se è ben consapevole del fatto che in quella fase iniziale ben difficilmente capiremo e sperimenteremo quanto dice).

“E’ a causa del fatto che i pensieri che pensi di pensare appaiono come immagini che non li riconosci come nulla. Tu pensi di pensarli, dunque pensi di vederli. Questo è il modo in cui è stato fatto il tuo “modo di vedere”. Questa è la funzione che hai dato agli occhi del tuo corpo. Non è vedere. E’ un fare immagini. Prende il posto del vedere, sostituendo la visione con le illusioni. 
Quest’idea introduttiva al processo della costruzione di immagini che tu chiami vedere non avrà molto significato per te” 
(L.pI.15.1-2:1)

I nostri pensieri frammentati, pensieri che permangono all’interno della nostra mente, ci appaiono come immagini frammentate al di fuori della mente. Questo è il mondo che siamo convinti di vedere e nel quale siamo convinti di vivere.

Cosa succederebbe se riconoscessi che questo mondo è un’allucinazione? Cosa accadrebbe se capissi veramente che l’hai fatto tu? Che cosa succederebbe se ti rendessi conto che coloro che sembrano camminare in esso, peccare, morire, attaccare, uccidere e distruggere sé stessi, sono interamente irreali? Potresti avere fede in ciò che vedi se accettassi ciò? E lo vedresti? 
(T.20.VIII.7:3-7)
 

-95-

Cosa succederebbe se riconoscessi che questo mondo è un’allucinazione? 
Cosa accadrebbe se riconoscessi veramente che l’hai fatto tu? 
Che cosa succederebbe se ti rendessi conto che coloro che sembrano camminare in esso, peccare, morire, attaccare, uccidere e distruggere sé stessi, sono interamente irreali? Potresti avere fede in ciò che vedi se accettassi ciò? E lo vedresti?
(T.20.VIII.7:3-7)

La proiezione è quel meccanismo mentale allucinatorio grazie al quale percepiamo il contenuto della nostra mente come se fosse esterno alla mente stessa. Questa è la ragione per cui il corso dice cose di questo genere:

Non permettere ai tuoi occhi di vedere un sogno, alle tue orecchie di recare testimonianza all’illusione. Sono state fatte per vedere un mondo che non c’è, per udire voci che non possono emettere alcun suono. Ma ci sono altri suoni e altre immagini che possono essere viste, udite e comprese. Poiché gli occhi e le orecchie sono sensi senza senso, e non fanno che riportare ciò che vedono e odono. 
Non sono loro a vedere e udire, ma tu, che hai messo insieme ogni parte tagliuzzata, ogni pezzetto e brandello di evidenza senza senso, e ne hai fatto un testimone del mondo che vuoi. 
(T.28.V.5:3-7)

Il “tu” che vede ciò che vuole vedere e ode ciò che vuole udire non è il cervello, che fa parte della nostra identità fisica separata, ma è il DM, la parte della mente collettiva fuori dallo spazio e dal tempo che prende in ogni singolo istante una sola decisione: se ascoltare l’ego o lo Spirito Santo. Il “tu” con il quale solitamente noi ci identifichiamo, cioè la nostra identità fisica e psicologica, è invece parte del sogno stesso e quindi non è capace di vedere il sogno. Questa è la ragione per cui il corso non è scritto a noi in quanto persone, ma al DM fuori dal tempo e dallo spazio di cui ognuno di noi fa esperienza ogniqualvolta diventa osservatore dei propri pensieri. 

-96-

Sospendiamo in questa settimana, dedicata alla Pasqua, le nostre abituali riflessioni. 
Tuttavia proviamo ad applicare quanto abbiamo appreso proprio alla settimana che stiamo trascorrendo. Se “la proiezione fa la percezione”(T.21.In.1:1), allora la nostra percezione di questa settimana dipenderà dal contenuto che proietteremo su di essa. 
E allora potremo vedere in essa, a nostra scelta, il prezzo del peccato (cioè il contenuto del sistema di pensiero dell’ego) o la celebrazione della sua fine (cioè il contenuto del sistema di pensiero dello Spirito Santo)(T.20.I.4:1)
Usando il linguaggio simbolico del corso potremo dunque scegliere fra le spine, simbolo dell’attacco, ed i gigli, simboli del perdono. La nostra scelta è libera. Ma da essa dipenderà la percezione sia di nostro fratello che di noi stessi.

Questa settimana comincia con le palme e termina coi gigli, il segno bianco e santo che il Figlio di Dio è innocente. ….Offri a tuo fratello il dono dei gigli, non la corona di spine; il dono dell’amore e non il “dono” della paura. 
Sei di fianco a tuo fratello, con le spine in una mano e i gigli nell’altra, incerto su cosa dare. Adesso unisciti a me e getta via le spine offrendo i gigli al loro posto. 
Questa Pasqua avrò il dono del tuo perdono, che tu mi offri e che io ti restituisco. 
(T.20.I.2:1,5-8)
 

-97-

Da qualche mese ci stiamo concentrando sull’argomento della proiezione, e di come, grazie ad essa, vediamo al di fuori della nostra mente quanto è contenuto al suo interno: un meccanismo che il corso descrive con l’espressione “la proiezione fa la percezione”(T.21.In.1:1).

Quasi al termine del libro degli esercizi c’è una delle più chiare descrizioni del processo di formazioni delle immagini:

“Questa è la nota dominante della salvezza: ciò che vedo riflette un processo nella mia mente, che inizia con la mia idea di ciò che voglio. Da questo punto la mente forma un’immagine della cosa che desidera, la giudica di valore e quindi cerca di trovarla. Queste immagini sono poi proiettate all’esterno, prese in considerazione, stimate reali e custodite come proprie”
(L.pII.325.1:1-3).

Dunque questo è quanto sembra succedere: inizialmente decidiamo che cosa vogliamo vedere, ossia rendere reale nella nostra esperienza: l’ego o lo Spirito Santo? …la separazione o l’Espiazione, cioè la correzione di tale separazione? …la colpa o la pace? … la paura o l’amore? Una volta compiuta tale scelta, la mente forma un’immagine che renda reale il suo desiderio in base ai suoi valori e che possa essere trovata. A questo punto le immagini vengono percepite come se fossero esterne alla mente, ossia vengono proiettate. Ed essendo viste all’esterno sembrano essere reali ed indipendenti dalla nostra volontà. Il processo viene completato attraverso l’uso che l’ego fa della memoria, che custodisce tali immagini come se fossero reali e appartenessero alla nostra esperienza personale: a questo punto abbiamo costruito sia lo spazio che il tempo, eppure essi sembreranno essere esterni alla nostra volontà.

“Questa è la nota dominante della salvezza….”, perché se guardo senza giudizio tale processo dentro la mia mente, ho la possibilità di assumermene la responsabilità e quindi decidere che “ci deve essere un modo migliore”(T.2.III.3:6) 

-98-

“Questa è la nota dominante della salvezza: ciò che vedo riflette un processo nella mia mente, che inizia con la mia idea di ciò che voglio. Da questo punto la mente forma un’immagine della cosa che desidera, la giudica di valore e quindi cerca di trovarla. Queste immagini sono poi proiettate all’esterno, prese in considerazione, stimate reali e custodite come proprie”
(L.pII.325.1:1-3).

Come abbiamo visto la volta scorsa, dopo aver stabilito l’obiettivo la mente stessa lo tradurrà nelle immagini concrete che danno forma a tale desiderio, rendendolo così reale nella nostra esperienza. La lezione 161 ci aveva già svelato altri aspetti di questo processo:

La completa astrazione è la condizione naturale della mente. Ma parte di essa è ora innaturale. Non considera tutto come una cosa sola. Essa vede invece soltanto frammenti dell’intero, perché solo così potrebbe inventare il mondo parziale che vedi. Lo scopo della tua percezione è di mostrarti ciò che desideri vedere. Tutto ciò che senti porta alla tua mente solo i suoni che essa vuole sentire. 
Così sono state fatte le cose concrete. 
(L.pI.161.2-3:1)

In altri termini è la parte “ora innaturale” della mente quella che fa le cose concrete che a noi sembrano oggettive. Ma questo avviene solo dopo che è stato stabilito l’obiettivo: “la mia idea di ciò che voglio”
Quindi, una volta stabilito “ciò che desideri vedere” questo verrà tradotto dalla parte innaturale della mente in un’immagine specifica che verrà proiettata fuori (cioè vista al di fuori) della mente e verrà “stimata reale”

Ovviamente è fondamentale a questo punto prendere coscienza di che cosa voglio vedere: la testimonianza dell’ego o quella dello Spirito Santo? Perché la miriade di immagini proiettate renderà reale sempre e solo uno dei due basilari contenuti che si trovano dentro la nostra mente: la minuscola folle idea o la correzione di tale minuscola folle idea (T.27.VIII.6:2)
Non c’è nient’altro fra cui scegliere!

Ogni apprendimento è un aiuto o un ostacolo verso la porta del Cielo. Non è possibile una via di mezzo. Ci sono solo due insegnanti, che indicano direzioni diverse. E percorrerai la via su cui ti conduce l’insegnante che scegli. Non ci sono che due direzioni che puoi prendere, fintanto che rimarrà il tempo e scegliere avrà significato. Perché non verrà mai fatta un’altra strada eccetto la via verso il Cielo. Non puoi che scegliere se andare verso il Cielo, o lontano, verso il nulla. 
Non c’è niente altro da scegliere. 
(T.26.V.1:5-12)
 

-99-

“Questa è la nota dominante della salvezza: ciò che vedo riflette un processo nella mia mente, che inizia con la mia idea di ciò che voglio. Da questo punto la mente forma un’immagine della cosa che desidera, la giudica di valore e quindi cerca di trovarla. Queste immagini sono poi proiettate all’esterno, prese in considerazione, stimate reali e custodite come proprie”
(L.pII.325.1:1-3).

Restiamo ancora una settimana su questo affascinante paragrafo della Lezione 325, perché potrebbe dare adito ad una delle più frequenti incomprensioni del messaggio del corso. 

In base a quanto c’è scritto, se è vero che noi formiamo il mondo con i nostri pensieri il modo per sfuggire al nostro dolore potrebbe sembrare molto semplice: modificare i nostri pensieri, in modo che la nostra mente dia forma ad un mondo completamente diverso e migliore! Questo, per esempio, è quanto le varie teorie causative proclamano a gran voce. Ma non è quanto dice il corso. Pur riconoscendo il fatto che “qualsiasi pensiero produce una forma a qualche livello” (T.2.VI.9:14), e quindi non negando che l’attività del pensiero produce degli effetti a livello del mondo, nessuna frase del corso ci invita a modificare i nostri pensieri allo scopo di produrre un cambiamento nella materia. Questo andrebbe nella direzione esattamente inversa a quella del corso, il cui obiettivo è il raggiungimento di un’autentica pace interiore, e non la modifica delle illusioni di un mondo inesistente! 

Il corso chiarisce che qualunque intenzione di modificare il mondo (ossia la forma) allo scopo di trovare felicità e pace nella dimensione del molteplice non farebbe altro che iterare e mantenere quello che è stato l’errore primordiale della minuscola folle idea, ossia il folle desiderio di fare un mondo speciale in alternativa al non dualismo di Dio e del Cielo (T.18.I.5-6:2). Inoltre ci spiega che l’ego parla sempre per primo (T.6.IV.1:2), e quindi l’intenzione di fare un mondo diverso non si tradurrà mai nella comparsa di un mondo sostanzialmente diverso, ma offrirà solo all’ego la possibilità di dare una forma diversa al suo vecchio contenuto, la minuscola folle idea e tutte le sue conseguenze di follia. 

Pertanto l’intenzione di cambiare la forma del mondo attraverso l’utilizzo di pensieri diversi non farà che mantenerne il vecchio contenuto di colpa e paura, e nulla cambierà veramente. L’unico cambiamento autentico consiste invece nel mettere in discussione il contenuto della mente (ed esistono sempre e solo due contenuti antitetici e vicendevolmente esclusivi, il sistema di pensiero dell’ego e quello dello Spirito Santo) qualunque sia la forma di cui noi facciamo esperienza in ogni momento specifico.

Quindi, ricordando una delle frasi più celebri del libro,

non cerchiamo di cambiare il mondo, ma scegliamo di cambiare la nostra mente 
(ossia di scegliere un diverso Insegnante) riguardo al mondo! 
(T.21.In.1:7)
 

-100-

Da qualche settimana ci stiamo concentrando sul processo di formazione delle immagini, ed abbiamo visto che viene effettuato dalla parte "ora innaturale" della mente (L.pI.161.2:2) dopo che la mente stessa ha scelto l’obiettivo, ossia se seguire la guida dell’ego o quella dello Spirito Santo (L.pII.325.1:1)

Questo è il modo in cui –ci dice il corso- “…sono nati i meccanismi dell’illusione” (L.pII.3.3:1). Cosa sono questi meccanismi? Sono i nostri sensi, le leggi fisiche e naturali dell’universo, tutti i complicati meccanismi di relazione e interdipendenza dei corpi e del mondo, che adesso “ vanno a trovare quello che è stato dato loro di cercare” (L.pII.3.3:2). In altri termini il mondo con tutte le sue leggi, proiettato fuori dalla mente, ossia visto come se fosse esterno alla mente stessa, non fa altro che rendere testimonianza di ciò che la mente vuole vedere e rendere reale.

Ma gli occhi ingannano e le orecchie sentono falsamente 
(L.pII.3.2:6).
Poiché gli occhi e le orecchie sono sensi senza senso, e non fanno che riportare ciò che vedono e odono. Non sono loro a vedere e udire, ma tu, che hai messo insieme ogni parte tagliuzzata, ogni pezzetto e brandello di evidenza senza senso, e ne hai fatto un testimone del mondo che vuoi 
(T.28.V.5:6-7)

Il “tu” che ha messo insieme ogni parte tagliuzzata e ne ha fatto un testimone del mondo che vuole vedere non è il nostro sé individuale fisico e psicologico, ma il DM, la parte della mente collettiva il cui unico potere di scelta è se ascoltare la voce dell’ego o quella dello Spirito Santo . Non c’è nient’altro da scegliere!

Tu non puoi fare le leggi che governano la scelta, come non puoi fare le alternative tra cui scegliere. Puoi fare la scelta: anzi, devi. Ma è saggio imparare le leggi che metti in moto quando scegli, e tra quali alternative scegli. Abbiamo già ribadito che ce ne sono solo due, anche se sembrano essercene molte. 
La gamma di possibilità è definita e questo non possiamo cambiarlo. 
(L.pI.133.3:3-4:2)