Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

Spunti  401 - 402 - 403 - 404 - 405 - 406

-401-

Da alcune settimane stiamo esaminando quelle prime lezioni, nel libro degli esercizi, che ci insegnano a fare esperienza pratica dell’estensione, argomento che sto trattando dallo spunto 383 (per rileggere gli spunti relativi cliccare qui). Abbiamo visto che in tali lezioni la pratica dell’estensione viene definita “avvolgimento” e “benedizione”. Il primo termine descrive felicemente la componente inclusiva dell’estensione, in contrapposizione alla componente esclusiva, propria della proiezione egoica. Il secondo termine evoca quel senso di armonia interiore che ci porta a “dire bene”, a “volere il bene” degli altri, invece che volere il loro male, dirne male, come l’ego ci spinge continuamente a fare inducendoci alla proiezione di colpa. Queste lezioni sono la logica conseguenza della lezione 35, che ci propone una diversa visione di noi stessi e degli altri basata sulla percezione della comune, inerente santità. Una visione che non è possibile quando siamo nella mente sbagliata, dominata dall’ego, ma cui si può accedere attraverso la pratica del perdono, che ci insegna a divenire osservatori dell’ego dentro la nostra mente (con il primo passo) e a essere disponibili a metterlo in discussione chiedendo l’aiuto dello Spirito Santo (con il secondo passo).
In altri termini l’estensione della santità, che non è opera nostra ma dello Spirito Santo in noi, consegue a quella che invece è e deve essere opera nostra: la ferma determinazione alla santità, ossia a mettere in discussione la presenza dell’ego dentro la nostra mente.

L’istante santo è il risultato della tua determinazione ad essere santo. E’ la risposta. Il desiderio e la disponibilità a farlo arrivare precedono la sua venuta. Prepari la tua mente per esso soltanto fino al punto di riconoscere che lo vuoi sopra ogni altra cosa. Non è necessario che tu faccia di più, invero è necessario che tu ti renda conto che non puoi fare di più.
(T-18.IV.1:1-5)

La lezione 38 aggiunge un aspetto molto incoraggiante alle considerazioni delle lezioni precedenti, un aspetto che viene annunciato dal titolo stesso: Non c’è nulla che la mia santità non possa fare.
Questa affermazione è la diretta conseguenza del primo – e più fondamentale - principio presentato all’inizio del testo: Non c’è ordine di difficoltà nei miracoli. Uno non è “più difficile” o “più grande” di un altro. Sono tutti uguali. Tutte le espressioni d’amore sono massimali. (T.1.I.1). Si tratta del principio che capovolge la prima legge del caos, ossia dell’ego, secondo la quale c’è una gerarchia di illusioni (T-23.II.2:5) L’ego, in altri termini, induce nella nostra mente l’illusione che esistano delle gerarchie di valori e il mondo sembra proprio dimostrarlo alla lettera. Ma il Corso ci ripete in più punti che i sensi del corpo non ci mostrano una realtà ma un sistema di allucinazioni. La visione - ossia la percezione che estende la santità della mente corretta - ci offe un quadro totalmente diverso, preannunciato appunto nel primo principio dei miracoli. Ecco perché l’estensione della santità prescinde da qualsiasi gerarchia, e - ritornando alla lezione 38 - non c’è nulla che la nostra santità non possa fare. A volte potrebbe sembrarci impossibile modificare la percezione di un evento particolarmente doloroso, di un problema che ci impaurisce, di una persona fastidiosa. Ma questa lezione dice che non è così. La tua santità, quindi, può eliminare ogni dolore, può porre fine a tutte le sofferenze e può risolvere tutti i problemi. Può farlo in relazione a te stesso e a chiunque altro. (L-pI.38.2:4-5)
E a dire la verità non riusciremmo certamente a farlo se ci affidassimo alle nostre sole forze, partendo dal presupposto di potercela fare da soli. Ma il perdono proposto dal Corso ci insegna che l’estensione non è opera nostra. Noi dobbiamo soltanto preparare il terreno perché essa possa avvenire, scegliendo liberamente, con i due passi del perdono, di mettere in discussione l’ego e di accettare al suo posto la Presenza dello Spirito Santo dentro la nostra mente. A questo punto entreremo in contatto con l’esperienza della santità - l’innocenza, la pace, la comunione, l’amore - che sono parte inscindibile della mente corretta e assisteremo con stupore alla meravigliosa estensione della santità dalla nostra mente a tutto e a tutti. Costateremo proprio quanto dice il titolo della lezione 38: non c’è nulla che la mia santità non possa fare. E capiremo finalmente che cosa intende la lezione 23 quando dice che le nostre immagini sono già state sostituite.

L’idea di oggi introduce il pensiero che tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, perché se ne può cambiare la causa. Questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata e poi lasciata andare, in modo che possa essere sostituita. I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione. Quello finale no. le tue immagini sono già state sostituite. Facendo i primi due passi vedrai che è così.
(L-pI.23.5)

-402-

Negli spunti degli ultimi mesi abbiamo visto più e più volte come la legge della mente (il suo inderogabile protendersi all’esterno) appaia in due forme diverse, anzi diametralmente opposte: come proiezione, quando viene guidata dall’ego, e come estensione, quando viene invece guidata dallo Spirito Santo. (per rileggere gli spunti, cliccare qui) Per dirla in altri termini l’ego e lo Spirito Santo usano la mente con fini e risultati diametralmente opposti, perché l’uso dell’ego porta ad escludere gli altri, e quindi ad allontanarci da loro con la sgradevole conseguenza di sperimentare isolamento e solitudine, dipendenza ed oppressione, mentre l’uso dello Spirito Santo porta ad includere gli altri, con il lieto effetto di sperimentare armonia, unione, comunione e libertà. All’inizio di una splendida sezione che si trova nel capitolo 19 del Testo, Gli Ostacoli alla pace, il Corso parla proprio del processo dell’estensione, precisando che l’ego cercherà di intrufolarsi, ostacolandolo. E aggiungendo che purtroppo noi gli daremo spesso retta.

Quando la pace si estenderà dal profondo di te stesso per abbracciare tutta la Figliolanza ed offrirle riposo, incontrerà molti ostacoli. Cercherai di imporre alcuni di essi. Altri potranno sembrare emergere da altre fonti: dai tuoi fratelli e da vari aspetti del mondo esterno.
(T.19.IV.1:1-3)

In sostanza cadremo in una delle tante trappole che l’ego ci tende, e proveremo ad allontanare da noi proprio quello stato di pace che avevamo così faticosamente conseguito. E come se non bastasse non sempre ci assumeremo la responsabilità di questo errore. Solo qualche volta riconosceremo che parte da noi. Altre volte lo proietteremo sui nostri fratelli o su altri aspetti del mondo esterno, ritenendoli responsabili della nostra perdita di pace.
Cosa significa tutto questo? Significa che quando mettiamo in atto con successo i tre passi del perdono così come ci insegna il Corso, sarà inevitabile l’estensione della pace al mondo. Dato che si tratta di un’ineludibile legge della mente, una volta che abbiamo scelto il perdono e siamo entrati in uno stato di pace, questa pace si estende automaticamente portandoci a percepire in modo corretto il mondo esterno, qualunque cosa stia avvenendo in quel momento. Riconosceremo allora la nostra unione profonda con gli altri, perché faremo esperienza di quegli interessi che tutti condividiamo, il nostro profondo bisogno di amore e di guarigione, ed il desiderio ancor più profondo di tornare da nostro Padre. Vedremo questa comunanza di interessi sia in noi che negli altri. Ci sentiremo parte di un tutto più vasto. Sarà un po’ come uscire dai nostri limiti ristretti.
A questo punto l’ego tenterà di intrufolarsi e “rimetterci in riga”, ventilando che quest’unione profonda con Dio e con gli altri ci sta facendo perdere la nostra individualità e tutti i “vantaggi” che la separazione e la specialezza ci avevano garantito. E noi saremo tentati di dargli retta.
Ma il tentativo dell’ego, a cui la parte malata di noi vorrebbe aderire stoltamente, non può nulla contro il nostro libero arbitrio, in grado di scegliere nuovamente la pace in qualsiasi momento e in assoluta libertà, mediante una rapida richiesta d’aiuto rivolta allo Spirito Santo. E se lo faremo, sperimenteremo l’estensione della pace, che ci permette di vedere in una nuova luce il mondo che ci circonda.

Tuttavia la pace li coprirà dolcemente, estendendosi oltre essi, totalmente libera. La pace che Egli [lo Spirito Santo] ha posto profondamente dentro di te e tuo fratello, si estenderà quietamente ad ogni aspetto della tua vita, circondando te e tuo fratello di una felicità luminosa e della calma consapevolezza di essere completamente protetti.
(T.19.IV.1:4,6)

-403-

Quando la pace si estenderà dal profondo di te stesso per abbracciare tutta la Figliolanza ed offrirle riposo, incontrerà molti ostacoli. Cercherai di imporre alcuni di essi. Altri potranno sembrare emergere da altre fonti: dai tuoi fratelli e da vari aspetti del mondo esterno. Tuttavia la pace li coprirà dolcemente, estendendosi oltre essi, totalmente libera… La pace che Egli [lo Spirito Santo]ha posto profondamente dentro di te e tuo fratello, si estenderà quietamente ad ogni aspetto della tua vita, circondando te e tuo fratello di una felicità luminosa e della calma consapevolezza di essere completamente protetti.
(T-19.IV.1:1-4,6)

Nello spunto della scorsa settimana (per rileggerlo cliccare qui) abbiamo letto alcune frasi di una meravigliosa e profonda sezione che si trova nel capitolo 19 del Testo, Gli ostacoli alla pace. In esse il Corso parla dell’estensione, quella legge della mente che funziona al di là delle nostre intenzioni e che viene messa in atto ogni qualvolta scegliamo di entrare in contatto con la santità, ossia con quelle esperienze di pace, amore, unione, condivisione, gioia e libertà che caratterizzano la mente corretta, proprio come la rabbia, l’angoscia, il dolore e la colpa caratterizzano la mente sbagliata.
Il punto non è se estendere o non estendere, perché l’estensione va al di là delle nostre intenzioni. Il punto è se rivolgersi all’ego o allo Spirito Santo come nostro insegnante e guida. Perché la scelta dell’ego impedirà sempre l’estensione, mentre lo scegliere lo Spirito Santo la favorirà, impedendo sempre, nel contempo, la proiezione.
Questo viene spiegato molto chiaramente nel capitolo 12 del Testo:

Ho detto in precedenza che dipende da te cosa proietti o estendi, ma devi fare l’uno o l’altro, perché questa è una legge della mente, e devi guardare dentro prima di guardare fuori. Mentre guardi dentro scegli la guida per vedere. E poi guardi fuori e ne vedi le testimonianze. Questo è il motivo per cui trovi ciò che cerchi. Renderai manifesto ciò che vuoi dentro di te, e lo accetterai dal mondo perché, volendolo, ve lo hai messo.
(T-12.VII.7:1-5)

Dunque, come prima cosa dobbiamo imparare a rivolgerci all’interno e scegliere di farci guidare dallo Spirito Santo. Ma come si fa? Il Corso ci insegna un procedimento che definisce perdono, basato su 3 passi abbondantemente descritti in tutto il libro, e brillantemente sintetizzati da Kenneth Wapnick. Sono dei passi che dobbiamo imparare ad applicare nelle nostre relazioni, quando ci sentiamo turbati a causa degli altri, mentre dovremmo invece riconoscere che il turbamento è integralmente farina del nostro sacco.
Il primo passo consiste dunque nel rendersi conto di aver già chiesto aiuto all’ego. Ce ne accorgiamo perché facciamo esperienza dei tipici pensieri e delle tipiche sensazioni egoiche: le varie forme che la paura può assumere, dalla rabbia alla colpa, dal senso di solitudine all’angoscia profonda, dal desiderio di vendetta al senso di essere perseguitati, dal vittimismo al senso di superiorità. In questo modo impariamo a riconoscere che non siamo turbati per quello che gli altri ci hanno fatto o non fatto, ma per la presenza dell’ego dentro la nostra mente (lezione 5).
Il secondo passo consegue al primo, e lo pratichiamo quando ci rendiamo conto di non voler più sperimentare la presenza dell’ego dentro la nostra mente, perché il costo è troppo elevato nei termini di perdita della pace. La determinazione maturata a questo punto ci permette di rivolgerci dal profondo del cuore ad un diverso Insegnante, perché ci guidi fuori dal labirinto che l’ego ha generato nella nostra mente. E questa determinazione alla santità si traduce nella disponibilità a farci condurre, scegliendo di non essere noi a guidare il percorso, ma a permettere che a guidarci sia Uno Che sa farlo. Questo è il secondo passo del perdono.
Se facciamo questi primi due passi, allora - come dice poeticamente una frase che si trova nell’introduzione agli ostacoli alla pace - avremo offerto un luogo di riposo allo Spirito Santo dentro la nostra mente, e questo ci permetterò di riposare in Lui.

Farai questo, perché niente di ciò che viene intrapreso con lo Spirito Santo resta incompiuto. Non puoi essere davvero certo di niente che vedi fuori di te, ma di questo puoi essere certo: lo Spirito Santo chiede che tu Gli offra un luogo di riposo dove riposerai in Lui. Egli ti ha riposto, ed è entrato nella tua relazione. Non vuoi restituire ora la Sua cortesia ed entrare in relazione con Lui? Perché è Lui che ha offerto alla tua relazione il dono della santità, senza il quale sarebbe stato per sempre impossibile apprezzare tuo fratello.
(T-19.IV.2:3-7)

Sarà lo Spirito Santo allora a compiere per noi il terzo passo, che da soli non potremmo compiere: l’estensione di quella pace profonda che la nostra accettazione della Sua Presenza nella nostra mente ha favorito.
E guardando ora quelle relazioni che sembravano turbarci così profondamente, le vedremo rifulgere di una luce nuova, di una gioia e di un’amorevolezza che prima del processo del perdono ci sembravano del tutto irraggiungibili.
La luce avrà disfatto l’oscurità.

-404-

Lo Spirito Santo comincia col percepirti perfetto. Sapendo che questa percezione è condivisa, Egli la riconosce negli altri, rafforzandola così in entrambi. Invece della rabbia, suscita amore per entrambi, perché stabilisce l’inclusione.
(T-6.II.5:1-3)

Nel libro degli esercizi c’è un bellissimo esercizio che ci aiuta a sperimentare l’estensione e quel senso di pace gioiosa, di amore e di unione che ne costituisce l’inevitabile risultato, proprio come la rabbia, l’esclusione e l’isolamento costituiscono l’inevitabile risultato della proiezione. Si trova nella lezione 121.
Il titolo della lezione è uno dei più belli fra quelli presenti nel libro degli esercizi: Il perdono è la chiave della felicità. Partiamo dunque proprio da qui: il perdono è una chiave, e come tutte le chiavi serve per aprire una porta. Ma quale porta? Quella che avevano chiuso, anzi sbarrato letteralmente, con la separazione, la colpa, la paura, e tutte le illusioni generate dall’ego dentro la nostra mente, ma da noi ritenute assolutamente reali perché coperte dal meccanismo della negazione, che le ha rese inconsce. Una porta dunque celata dall’ego, perché inducendoci a proiettare queste illusioni sul mondo esterno, l’ego ci ha fatto credere che il mondo esterno fosse la causa della nostra infelicità, e ci ha spinto letteralmente a risolvere il problema dove non può più essere risolto, ossia dentro il mondo. E’ lì che l’ego ci spinge continuamente a cercare la porta della felicità: dentro il mondo. Ma la porta non si trova lì.
In sostanza per poter infilare la chiave nella toppa bisogna prima di tutto trovare la porta. E’ questo la ragione per cui il Corso ci rivolge una domanda divertente, ma allo stesso tempo inquietante:

Il perdono è la chiave, ma chi può usare una chiave quando ha perso la porta per la quale la chiave è stata fatta, e che è la sola per cui va bene?
(CdP-2.I.9:2)

La porta in cui infilare la chiave si trova dentro la nostra mente, non nel mondo. La chiave della nostra felicità è un processo dentro la nostra mente, non un qualche cambiamento nel mondo.
E la chiave è molto semplicemente il perdono, nei suoi tre passi già visti tante volte in questi spunti (cliccare qui): prima di tutto riconoscere appunto che la causa della nostra infelicità è dentro la nostra mente, e non nel mondo, e poi scegliere la guarigione della nostra mente, accettando quell’Espiazione che lo Spirito Santo ci propone da sempre (L-pI.23.5). Se facciamo questi due passi non potremo non sperimentare la pace profonda che lo Spirito Santo estenderà dalla nostra mente alle situazioni della nostra vita, permettendoci di percepirle in modo amorevole invece che ostile. La nostra percezione sarà mutata, e con essa sarà mutato sia il nostro stato interiore che la percezione del mondo esterno. La felicità avrà preso il posto del rancore, della paura e dell’angoscia.
Leggiamo ora il meraviglioso esercizio proposto dalla lezione 121. Potremo notare che ci propone di modificare la percezione sia di un nemico (l’antagonista della relazione speciale d’odio) che di un amico (l’idolo della relazione speciale d’amore). La percezione di entrambi è deformata dalla proiezione egoica. Cambiandone la percezione dentro la nostra mente, vedremo un’immagine nuova, che si estenderà anche a noi, guarendo anche la percezione malata che abbiamo di noi stessi:

Inizia i periodi di pratica più lunghi pensando a qualcuno che non ti piace, che sembra irritarti, o causarti dispiacere se lo incontrassi: uno che disprezzi attivamente, o che cerchi semplicemente di ignorare. Non importa quale forma assuma la tua rabbia. Probabilmente lo hai già scelto. Lui andrà bene.
Ora chiudi gli occhi, vedilo nella tua mente, ed osservalo per un po’. Cerca di percepire della luce in qualche parte di lui: un piccolo barlume che non avevi mai notato. Cerca di individuare una piccola scintilla di luminosità che risplende attraverso la brutta immagine che hai di lui. Guarda questa immagine finché vedrai in essa una luce da qualche parte, e poi cerca di permettere a questa luce di estendersi fino a ricoprirlo e rendere l’immagine bella e buona.
Osserva questa percezione mutata per un po’, poi volgi la tua mente a qualcuno che chiami amico. Cerca di trasferire su di lui la luce che hai imparato a vedere intorno al tuo ex “nemico”. Percepiscilo ora come più che un amico per te, perché in quella luce la sua santità ti mostra il tuo salvatore, salvato e che salva, guarito e intero.
Poi permetti che egli ti offra la luce che vedi in lui, e lascia che il tuo “nemico” e l’amico si uniscano nel benedirti con ciò che hai dato. Adesso sei uno con loro, e loro con te. Ora sei stato perdonato da te stesso.
(L-pI.121.10-13:3)

-405-

Quale bellezza vediamo oggi! Quale santità vediamo intorno a noi!
(L-pII.291.1:4-5)

A conclusione dell’argomento trattato da inizio anno, l’estensione della santità, non resta che leggere alcune delle bellissime frasi del Corso, che ne descrivono l’esperienza.
Ma prima di leggerle, permettetemi di sintetizzare ancora una volta come si fa ad arrivare ad un obiettivo così elevato: attraverso il perdono, quel procedimento che il Corso descrive abbondantemente presentandolo da diverse angolazioni, affinché tutti noi - qualunque sia la forma in cui ci sperimentiamo - possiamo accedervi. Kenneth Wapnick lo ha sintetizzato partendo da un paragrafo che abbiamo letto molte volte in questi spunti.

L’idea di oggi introduce il pensiero che tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, perché se ne può cambiare la causa. Questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata e poi lasciata andare, in modo che possa essere sostituita. I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione. Quello finale no. le tue immagini sono già state sostituite. Facendo i primi due passi vedrai che è così.
(L-pI.23.5)

Il cambiamento consiste nell’assumerci la responsabilità che la causa delle nostre sofferenze non sta nel mondo esterno, ma nella nostra mente (I passo). E - avendo constatato che il prezzo che stiamo pagando per mantenere tali sofferenze è decisamente troppo elevato nei termini di mancanza di pace - la parte successiva del cambiamento richiede la nostra determinazione a lasciar andare la causa della nostra sofferenza, ossia la nostra dipendenza dall’ego, a favore di una diversa Guida che ci permetta di liberarci dal labirinto paludoso che l’ego ha instaurato nella nostra mente (II passo).
Questi due passi sono nostra responsabilità. Se non decidiamo noi di compierli, nessuno potrà farlo al posto nostro. Costituiscono l’esercizio del nostro libero arbitrio. Ma proprio come nessuno può toglierci una tale responsabilità, così nessuno può impedirci di esercitarla. Quindi siamo assolutamente liberi nella decisione di lasciar andare la causa: l’ego dentro la nostra mente.
La determinazione che ci farà prendere tale decisione (una determinazione già impostata nelle precedenti lezioni 20, 21, e riproposta nelle successive lezioni 27 e 28), si traduce nella disponibilità ad essere guidati da una Presenza Autorevole, Che impariamo sempre di più a sentire nella nostra mente, e da cui impariamo sempre di più a farci guidare. Così ci spinge a compiere tale scelta con sempre maggiore frequenza? Ci spingono gli effetti di cui gradualmente faremo esperienza, ossia l’estendersi della pace interiore al mondo esterno, che vedremo letteralmente cambiare davanti ai nostri occhi. Non saranno necessariamente dei cambiamenti in termini di forma: per esempio le situazioni di vita o le persone con cui saremo in contatto potrebbero essere le stesse di prima. Ma ne faremo un’esperienza totalmente diversa. Un’esperienza che estenderà la nostra pace interiore, invece di proiettare la nostra angoscia interiore. Sarà questo il miracolo che il Corso ci preannuncia fin dal titolo: il miracolo del constatare che se cambiamo noi, il mondo esterno cambia di conseguenza, per la semplice ragione che non c’è una vera differenza fra il mondo esterno e quello interno.
E allora vedremo il mondo con occhi nuovi. Le immagini saranno letteralmente cambiate.

Partendo da quest’idea il mondo si aprirà dinanzi a te e tu lo vedrai, e vedrai in esso ciò che non vi avevi mai visto prima. E ciò che vedevi prima non sarà più nemmeno pallidamente visibile per te. Oggi cerchiamo di usare un nuovo tipo di “proiezione”. Non tenteremo di disfarci di ciò che non ci piace vedendolo al di fuori di noi. Cercheremo invece di vedere nel mondo ciò che c’è nella nostra mente, e che c’è ciò che vogliamo riconoscere. In tal modo cerchiamo di unirci con ciò che vediamo, invece di mantenerlo separato da noi.
(L-pI.30.1:2-3/2:1-4)

Con questa nuova visione ogni cosa apparirà meravigliosa:

Tutta questa bellezza si leverà a benedire la tua vista quando vedrai il mondo con gli occhi del perdono. Perché il perdono trasforma letteralmente la visione e ti permette di vedere l’avvento del mondo reale calmo e dolce attraverso il caos, eliminando tutte le illusioni che hanno sviato la tua percezione legandola al passato. La più piccola foglia diventa una meraviglia e un filo d’erba un segno della perfezione di Dio.
(T-17.II.6)

Forse al momento non riusciamo ancora a raggiungere questi attimi di luce. Ma il Corso ci assicura che prima o poi ci arriveremo. Insieme.
Con queste meravigliose immagini di luce vi saluto con affetto, cari compagni di viaggio, augurandovi pace e serenità nelle vacanze estive.

-406-