D 060 L’uso delle “bugie bianche”.

 

D # 60: Mi pare di ricordare un passaggio che afferma che l'utilizzo delle "bugie innocenti" possa a volte essere appropriato nell’affrontare alcune relazioni. Che cosa dice Gesù in questo caso? Mi sembra di poterlo solo collegare ai 12 passi, dove dice che dovremmo sempre cercare di fare ammenda a meno che il farlo procuri un danno ancora maggiore.

 

R: Tutti noi abbiamo fatto esperienza di momenti in cui è ovvio che dire a qualcuno la verità al livello della forma non è semplicemente la cosa amorevole da fare. Se pur non ci sono passaggi nel Corso che facciano specifico riferimento alle “bugie innocenti, o a fin di bene”, ci sono due passaggi che affrontano questa tematica , e che si riferiscono all’affermazione dei 12 passi che tu hai citato: “Il valore dell’Espiazione non risiede nel modo in cui viene espresso. In effetti, se è usato correttamente, verrà inevitabilmente espresso in qualunque modo rappresenti il massimo aiuto per colui che lo riceve. Questo significa che un miracolo, per raggiungere la sua piena efficacia, deve essere espresso in un linguaggio che chi lo riceve possa capire senza paura. Ciò non significa necessariamente che questo sia il più alto livello di comunicazione del quale egli è capace. Significa, tuttavia, che questo è il più alto livello di comunicazione del quale egli è capace ora. Il miracolo ha come unica meta quella di elevare il livello di comunicazione, non di abbassarlo facendo aumentare la paura”(T. 2.IV.5).

In un altro passaggio Gesù dice, "Riconosci ciò che non ha importanza e, se i tuoi fratelli ti chiedono qualcosa di “assurdo” fallo perchè non ha importanza(T.12.III.4:1). E’ importante notare che in seguito definisce meglio tutto questo, dicendo: “Ho già detto: se un fratello ti chiede una cosa sciocca, tu falla. Ma sii certo che questo non voglia dire fare una cosa sciocca che faccia del male a lui o a te, perché iò che fa del male all’uno farà del male all’altro.” (T.16.I.6:4,5).

L'elemento chiave nell’approccio del Corso è l’onestà, che è la seconda delle dieci caratteristiche di un insegnante di Dio, trattata nel Manuale per insegnanti (M.4) dove Gesù afferma che onestà significa coerenza: “Non c’è nulla di ciò che dici che contraddica quello che pensi o fai: nessun pensiero si oppone a nessun altro pensiero...” (M.4.II.1.6). In altre parole, c'è una coerenza tra le tue parole (forma) e i tuoi pensieri (contenuto). Se accantoniamo qualsiasi investimento dell'ego nella situazione in questione, solo l'amore scorrerà in noi e sarà espresso in una forma appropriata per quella specifica situazione. L'enfasi è sul contenuto nella nostra mente. Se siamo gentili all'interno, lo saremo anche all'esterno. La nostra attenzione, così, dovrebbe centrarsi sulla ricerca di qualsiasi scortesia celata nei nostri pensieri, e sul chiedere aiuto per lasciarla andare. Una volta oltrepassata la scortesia, qualunque cosa diciamo o facciamo sarà gentile, nella forma adatta alle circostanze.