LINEE GUIDA PER I TRADUTTORI


Ecco qui di seguito le “istruzioni”, ricevute dalla Foundation for Inner Peace, che abbiamo dovuto seguire per la traduzione di Un corso in miracoli:

La Foundation for Inner Peace è stata guidata dal principio che una traduzione di A Course in Miracles debba essere il più possibile aderente all’originale inglese. I traduttori di A Course in Miracles devono affrontare due sfide. Per prima cosa devono padroneggiare il Corso in inglese, la loro seconda lingua. Poi devono rendere la loro comprensione nella loro lingua primaria, un processo gravato di tutti i problemi che derivano dall’unire due culture. Devono superare entrambe queste sfide senza perdere il significato e le sottigliezze del sistema di pensiero del Corso. Abbiamo seguito dei criteri rigorosi nel selezionare, addestrare e supervisionare i traduttori. In effetti, abbiamo spesso impiegato anni per selezionare un gruppo di traduttori qualificati: normalmente un traduttore primario, diversi lettori e un redattore. Alcune traduzioni hanno richiesto più di dieci anni, con cambiamenti dei gruppi e diverse revisioni, per cercare di cogliere lo spirito e il significato di A Course in Miracles nella lingua in cui doveva essere tradotto.

Nel perseguire questi criteri elevati, abbiamo adottato le seguenti linee guida:

1. La nostra regola primaria è: “Rimani fedele al significato specifico di ogni singola frase di A Course in Miracles”. Come dice il Corso:

“…un buon traduttore, sebbene debba modificare la forma di ci che traduce, non ne cambia mai il significato. Infatti il suo solo scopo consiste nel cambiare la forma in modo tale che venga conservato il significato originale.” (T-7.II.4:3-4)

Quindi, ogniqualvolta ci sia una scelta tra preservare il significato del testo inglese e il renderlo in una forma più letteraria o poetica, viene sempre preferita la prima alternativa. Gran parte di A Course in Miracles (incluso l’intero libro di esercizi, a cominciare dalla lezione 99) è scritto in pentametro giambico, la metrica di Shakespeare. E’ virtualmente impossibile mantenere questa forma poetica in un’altra lingua. Quasi sempre è stato necessario ignorare la forma poetica per preservare il significato.

2. La nostra seconda regola rafforza la prima: “Non cercare di migliorare il Corso”. E’ tipico per i traduttori doversi confrontare con alcune tentazioni. Quando l’inglese sembra strano o ambiguo, sono tentati di “rendere meglio l’inglese” migliorando il testo originale o “rendendolo più chiaro” aggiungendo parole o frasi esplicative che non sono presenti nell’originale inglese. Per neutralizzare tale tentazione, abbiamo insistito sull’importanza di mantenere nella traduzione l’ambiguità originale.

Un’altra questione riguarda l’uso coerente di certe parole chiave. Molti traduttori hanno cercato di usare dei sinonimi per rendere più “colorito” il Corso. Abbiamo raccomandato ai traduttori di resistere a questa tentazione perché gli studenti devono adottare certe parole chiave come fondamento del sistema di pensiero del Corso. Col tempo, gli studenti scopriranno di aver fatto proprio il vocabolario del Corso. Quindi ai traduttori è stato chiesto di rispettare la scelta di vocaboli del Corso, anche quando tale vocabolario potrebbe, inizialmente, sembrare strano ai loro lettori. Queste parole devono rimanere le stesse in tutta la traduzione, proprio come lo sono nell’originale inglese.

3. La nostra terza regola sembra contraddire la seconda: “Quando si rende necessario per rendere il significato, cambia la sequenza delle parole inglesi per ottenere una traduzione fluente”. L’inglese non sempre segue strettamente le regole di buona grammatica. Ai traduttori è stato permesso di correggere la grammatica imperfetta per preservare il significato nella traduzione.

Un altro esempio che richiede la supervisione da parte di un traduttore riguarda il genere. In almeno una lingua “Spirito Santo” è femminile. In tal caso abbiamo raccomandato ai traduttori di usare pronomi di genere femminile anche se nell’inglese viene usato solo il maschile.

4. La nostra quarta regola riguarda le citazioni bibliche, che nel Corso sono oltre 800. Molte di queste non sono messe tra virgolette e possono facilmente non essere notate da chi non ha familiarità con la Bibbia. Tutte queste citazioni fanno riferimento alla versione King James della Bibbia in inglese. Abbiamo chiesto ai traduttori di citare la Bibbia che nella cultura della lingua della traduzione abbia lo stesso prestigio che la versione King James ha nel mondo anglofono.

In A Course in Miracles alcune citazioni bibliche sono delle parafrasi dei versi della Bibbia. I traduttori sono stati tentati di correggere il Corso citando il riferimento completo dalla Bibbia nella lingua della traduzione. Non abbiamo permesso tali cambiamenti. Se A Course in Miracles parafrasa un passaggio biblico, la traduzione deve fare altrettanto.

5. La nostra quinta regola è “usa raramente note a piè pagina”. Le note a piè pagina rientrano in tre categorie di spiegazioni:

  • giochi di parole che vengono persi nella traduzione;
  • modi di dire derivanti dalla cultura americana;
  • citazioni bibliche il cui significato dipende dalla versione King James in inglese, ma che non possono essere tradotte con precisione.
  • In tutti i casi siamo stati guidati dal principio di dover fare il minor numero possibile di cambiamenti dall’originale inglese.

6. La nostra sesta e ultima regola riguarda la traduzione di una parola importante: “Atonement” (Espiazione NdT). Quasi senza eccezione, questa parola è stata una vera sfida per i traduttori, ed è problematica per molti studenti anglofoni di A Course in Miracles. Questo termine biblico è stato un concetto centrale nella tradizione giudaico-cristiana, nella quale esprime il piano di Dio per salvare i suoi figli peccatori e dominati dalla colpa attraverso la loro sofferenza e del loro sacrificio, così come per tramite della morte espiatoria di Gesù sulla croce.

Come molte altre parole che A Course in Miracles prende dalla tradizione biblica, alla parola “Atonement” viene attribuito un significato totalmente diverso da quello della tradizione giudaico-cristiana. Nel Corso “Atonement” si riferisce alla correzione della credenza nella realtà del peccato e della colpa. Questo cambiamento di significato di una parola popolare è un esempio del processo pedagogico del Corso che, usando queste parole provocatorie, porta alla superficie della mente dello studente aspetti repressi del sistema di pensiero dell’ego. In questo modo ciò che era represso può essere osservato ed infine perdonato. Per essere efficace il processo di correzione richiede il riconoscimento dei nostri concetti e delle nostre credenze errati, non la loro repressione. Quindi l’uso di un termine più “benigno” per “Atonement”, come “riconciliazione” o “redenzione”, minerebbe alla base questo processo di correzione dei nostri pensieri errati, non permettendo loro in primo luogo di apparire nella nostra mente. Usando la parola tradizionale per “Atonement” in tutte le traduzioni, con la sua connotazione di disfare la colpa tramite il sacrificio, agli studenti di A Course in Miracles viene quindi reso possibile perdonare veramente il sistema di pensiero dell’ego in se stessi.

E’ nostra speranza che questa traduzione di A Course in Miracles sia quanto più possibile fedele all’originale inglese, sia nel significato che nello spirito, così che il mondo intero possa trarre beneficio da questo importante documento spirituale. Siamo grati del fatto che studenti di tutto il mondo possano unirsi a noi nel viaggio verso Casa.

Foundation for Inner Peace