Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

D 607 Perché dovremmo scegliere la sofferenza come difesa nei confronti della nostra colpa? Perché non il piacere?

 

D # 607: Nella vostra risposta alla Domanda # 388 dite che Un corso in miracoli “ci dice che la vera preghiera è la preghiera del cuore, alla quale viene sempre risposto perché nel sogno abbiamo e facciamo esperienza di qualsiasi cosa desideriamo veramente”. Perché allora soffriamo? La vostra risposta, presumo, è che vogliamo rinforzare la nostra colpa perché inconsciamente crediamo che essa ci salverà dall’ira di Dio. Questa è una risposta molto insoddisfacente. Perché non scegliamo semplicemente sempre il piacere nel mondo, come difesa, e lasciamo tutto quanto il dolore?

 

R: Il Corso offre una risposta chiara e semplice: “E’ impossibile cercare piacere attraverso il corpo [o il mondo] e non trovare il dolore” (T.19.IV.B.12:1). Questo perché quando la mente sceglie di identificarsi con il corpo, simultaneamente nega la sua vera Identità, e il dolore è il risultato inevitabile. Alla nostra preghiera viene così risposto dal potere della mente di scegliere. Scegliendo di credere che il corpo ed il mondo sono reali, e poi difendendo quella credenza, otteniamo ciò che desideriamo: un corpo nel mondo che prova che il nostro sé individuale e speciale è reale. Il problema è che, nel fare questa scelta, abbiamo buttato via la sola cosa che ci porta davvero la felicità: l’Identità che Dio ci ha dato in quanto Suo Figlio. Ogni ricerca di “piacere” nel mondo è di fatto un tentativo di allentare il dolore per questa perdita. Tuttavia il piacere che sembriamo trovare in questo mondo non dura e non soddisfa veramente il nostro bisogno. Veniamo così costretti a cercare altro in un ciclo infinito e snervante di tentativi per accrescere il piacere e minimizzare il dolore. 

Fintanto che crediamo che ci sia qualcosa in questo mondo che possa veramente soddisfarci, rimaniamo confusi in merito a chi siamo e sperimenteremo il dolore. Non solo saremo confusi in merito a chi siamo, ma siamo confusi in merito a ciò che ci rende felici e a ciò che ci provoca dolore. Gesù nel testo ci dice: Qualsiasi cosa che in questo mondo credi sia buona, di valore e degna d’essere perseguita, ti può fare del male, e lo farà. Non perché abbia il potere di farti male, ma solo perché hai negato che non è che un’illusione e l’hai resa reale. E per te è reale. Non è vero che non è niente” (T.26.VI.1:1,2,3,4). Questa è una lezione molto importante e difficile da imparare per noi perché siamo attaccati alla nostra specialezza in quanto corpi, e difendiamo fieramente il nostro credere che sia possibile trovare felicità nel mondo. Mentre cerchiamo incessantemente di rendere il mondo reale e piacevole, Gesù nel Corso ci dice che non è reale e che la nostra esperienza qui è l’inferno. Attraverso il Corso ci viene insegnato che la nostra scelta non è tra esperienze piacevoli o dolorose nel sogno: è tra il risvegliarsi dal sogno identificandoci con lo Spirito Santo o restare all’inferno con l’ego. Ci viene offerta un’altra risposta chiara e semplice: “La ragione ti dirà che non c’è un luogo intermedio dove tu possa soffermarti nell’incertezza, in attesa di scegliere tra la gioia del Cielo e l’infelicità dell’inferno. Finché non scegli il Cielo, sei all’inferno e infelice” (T.22.II.7:7,8). 

La domanda quindi è: perché continuiamo a scegliere l’inferno? Ecco dove la nostra osservazione è corretta. Avendo scelto di identificarci con l’ego, veniamo consumati dalla colpa e da una sensazione di indegnità. E sì, siamo in esilio all’inferno per punirci prima che Dio (il Dio dell’ego) colga la Sua occasione che noi crediamo significhi totale annientamento. La nostra sofferenza e vittimismo servono molto efficacemente a provare che abbiamo ragione noi in merito alla nostra peccaminosità. Proprio come la carta di credito ci dice che “non possiamo lasciare Casa senza di esse”. La nostra “preghiera” in favore della separazione ha avuto risposta. La nostra speranza sta nel fatto che la nostra preghiera per la pace di Dio ottiene facilmente risposta tramite il nostro sceglierla. Noi facciamo esperienza di questa pace ogni volta che siamo disposti a mettere in dubbio il valore che poniamo sul mondo e ci rivolgiamo allo Spirito Santo nella nostra mente per la preghiera che condividiamo con Lui: “…accetterai te stesso così come Dio ti ha creato [e] sarai incapace di soffrire” (T.10.V.9:5).