Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

D 852 Se Gesù ha abbandonato il suo ego, perché tutti noi non lo abbiamo fatto?

 

D # 852 Facendo riferimento a “La redenzione deve essere una” (L.pII.295.1:4), chiedo come mai Gesù o qualsiasi “individuo” possano essere al di fuori del sogno mentre il resto di noi è all’interno del sogno. Sembra che il successo di Gesù nell’abbandonare il suo “ego” avrebbe dovuto essere realizzato per tutti noi. Tuttavia noi restiamo qui nel sogno. 

 

R: Sì, “noi restiamo qui nel sogno” fintanto che scegliamo di restare addormentati. Nel frattempo la verità è che noi siamo tutti svegli con Gesù, che rappresenta la parte della mente che è “fuori dal sogno”. La differenza per lui è che egli si identifica solo con questa parte della mente, mentre coloro che dormono scelgono di identificarsi con l’ego. Inoltre non c’è un “individuo” che è sveglio, perché risvegliarsi significa accettare l’unicità del Figlio di Dio. E’ una scelta in favore della verità dell’unicità anziché in favore della separazione dell’ego. Né in realtà c’è qualcuno “all’interno del sogno”. Per esempio, sebbene in un sogno notturno tu possa sognare di girovagare per le colline della Toscana, quando ti svegli sai di non essere affatto stato in Toscana. Il problema non è che sogniamo, ma che ci identifichiamo con il personaggio del sogno e con tutti gli eventi del sogno. Questa scelta ha uno scopo il cui obiettivo è di essere separati e speciali, il che riflette la decisione della mente di dire di no all’Identità che Dio ha dato a Suo Figlio.


In realtà non c’è distinzione tra Gesù e “il resto di noi”. L’unicità è unicità e restiamo tutti. Ciò che tiene questo fuori dalla nostra consapevolezza è la decisione di credere che la separazione offra “… qualcosa che sia più del tutto, come se una parte di esso fosse separata e si trovasse dove tutto il resto non è” (T.29.VII.2:3). Il “qualcosa” è la specialezza. Questo è quanto viene scelto, viene tenuto caro e viene preferito alla redenzione. E questo è ciò che ci distingue da Gesù. Egli non ha realmente abbandonato l’ego. Egli è il nome dato alla parte della mente della Figliolanza che fin dall’inizio non si è bevuta l’idea della separazione: “L’uomo [Gesù] era un'illusione, poiché sembrava che fosse un essere separato che camminava da solo, dentro un corpo che sembrava mantenere separato il suo sé dal Sé, come fanno tutte le illusioni. … [Egli] vide il falso senza accettarlo come vero” (C.5.2:3,5). Quando sembrò avvenire la “minuscola, folle idea” (T.27.VIII.6:2) parte della mente sapeva da sempre che era impossibile. Questa parte della mente non è stata cancellata dal sonno della separazione. Ecco perché Gesù ci dice: “Quando dissi ‘sono sempre con te lo intendevo alla lettera. Non sono assente da nessuno in nessuna situazione” (T.7.III.1:7,8).

Così, tornando all’esempio del sogno notturno in Toscana, porti nel sogno un senso (ricordo) di chi sei. Non sogni di essere Napoleone che girovaga per le colline, né lasci il letto per il viaggio. In realtà non accade nulla, sebbene nel sogno questo sembri molto reale:

“Riconosci, per esperienza personale, che finché dormi credi che ciò che vedi in sogno sia reale. Tuttavia nel momento in cui ti svegli comprendi che tutto ciò che sembrava accadere nel sogno non è accaduto affatto. Tu non lo trovi strano, anche se tutte le leggi a cui ti risvegli sono state violate mentre dormivi” (T.10.I.2:3,4,5).

 La nostra analogia termina con la distinzione significativa che il sogno di separazione è il risultato di una scelta nella mente e della proiezione di colpa per quella scelta. Per difendere la sua scelta in favore della separazione la mente nega il proprio potere facendo un corpo dove agenti esterni sembrano essere la causa di tutto ciò che accade dalla nascita alla morte. Quindi il copione del sogno inizia con il grido: “Non so come sono arrivato qui e non è colpa mia se sono qui!”

Il messaggio di Gesù dall’esterno del sogno ci dice, prima di tutto, che non siamo realmente qui e secondariamente che è nostra scelta credere di esserci. E’ la resistenza ad ascoltare ed accettare il suo messaggio che porta a considerazioni diversive, come l’“ingiustizia” dell’invidiabile posizione di Gesù, in quanto è stato il primo ad uscire dal sogno, lasciandoci indietro. È assai probabile che egli sia consapevole della “lieve irritazione” che abbiamo nei suoi confronti, così ci dice: “Non c’è niente di me stesso che tu non possa raggiungere. Io non ho niente che non venga da Dio. La differenza fra di noi ora è che io non ho nient’altro” (T.1.II.3:10,11,12). Pertanto il nostro obiettivo è unirci a Gesù nella nostra unicità disfacendo la nostra credenza di avere ciò che non viene da Dio, ossia la separazione/specialezza. Il suo amorevole messaggio in Un corso in miracoli che la mente che ha scelto la separazione può scegliere in maniera diversa è tutto l’aiuto di cui abbiamo bisogno per andare al di là del sogno verso la verità del nostro risveglio. Gesù acquieta ogni paura di essere stati lasciati fuori dalla sua redenzione: “La mia mente sarà sempre come la tua, perché siamo stati creati uguali. È stata solo la mia decisione a darmi ogni il potere in Cielo e in terra. Il mio unico dono per te è aiutarti a prendere la stessa decisione” (T.5.II.9:1,2,3).