Il Corso funziona davvero, se ci lavori e sorridi?

 

Una Conversazione con Ken Wapnick: Il Corso funziona davvero, se ci lavori e sorridi.

NOTA: Psicologo Clinico, Insegnante e Scrittore Kenneth Wapnick, PhD, studia Un Corso in Miracoli dal 1973, e ha lavorato a stretto contatto con la Scriba del Corso Helen Schucman e con il suo Collaboratore Bill Thetford nella preparazione del manoscritto definitivo. Assieme a sua moglie, Gloria, è il presidente e cofondatore della Foundation for A Course in Miracles (http://facim.org) a Temecula, California.

Nella seguente conversazione Ken Wapnick risponde generosamente alle mie domande riguardo la pratica giornaliera del perdono, la paura e la resistenza che affiorano lungo il nostro viaggio verso casa e su come preservare la fiducia e il focus sull’essere gentili e pazienti con noi stessi e gli altri studenti del corso mentre impariamo a guardare con il nostro insegnante interiore tutto ciò che ancora utilizziamo per allontanare l’amore..

Felice Giorno del Ringraziamento!

 

Recentemente mi sono trovata a provare molta paura riguardo questo Corso: mi sentivo bloccata e mi giudicavo. Tu mi hai detto di ricordare di non prenderlo seriamente. Come possiamo essere seri riguardo la pratica giornaliera del perdono e allo stesso tempo non prenderlo seriamente?

Beh, la pratica giornaliera sta davvero nel non prenderlo seriamente. Il principio sta in quella frase alla fine del Capitolo 27, “Nell’eternità, dove tutto è uno, si insinuò una minuscola, folle idea, della quale il Figlio di Dio si è dimenticato di ridere.” Il problema non è l’ego—il che significa che non lo è nessuno dei problemi che una persona crede di avere­— né la difficoltà che una persona pensa di avere con il Corso. Il problema sta nella reazione ad esso. L’idea di non prenderlo seriamente o di imparare a riderci non significa che lo si minimizzi o lo neghi o fai finta che non sia avvenuto, ma che riconosci che il problema non è mai la forma. Il problema è sempre la decisione della mente.

Qualsiasi cosa tu faccia durante il giorno, sia in relazione al Corso o a qualsiasi altra cosa della tua vita, la chiave sta sempre nel riportare tutto al potere decisionale della mente. Il problema non è l’ego o il suo esprimersi nel pensiero o nel comportamento, né ciò che sta nel perimetro della mente sbagliata, perché come potrebbe, un’illusione, costituire un problema? Nemmeno ciò che il Corso chiama Spirito Santo, che è semplicemente il modo di pensare della nostra mente corretta o la sanità mentale, costituisce la risposta. La risposta sta nello scegliere la mente corretta proprio come il problema sta nello scegliere l’ego. È su questo punto che la gente si confonde.

La chiave sta sempre nel ricondurre tutto al potere di scegliere delle mente, non nel portarlo a Gesù o allo Spirito Santo come se fossero delle figure magiche. Il problema sta semplicemente nella scelta tra il voler rimanere nel sogno o il volersi risvegliare da esso. Pertanto perfino quando qualcuno sta passando un brutto periodo con il Corso o in una relazione o per una malattia o per qualcosa che sta accadendo nel mondo, non è ciò che sembra. Il problema non è mai esterno. La pratica sta sempre nel riportare il problema alla mente da dove lo abbiamo proiettato.

OK, allora ecco una domanda non molto seria: in molti dei tuoi CD tu scherzi dicendo che Gesù non sopporta gli studenti del Corso.

(Risate) Lo potresti mai biasimare?

Non proprio. Quali sono, pertanto, le caratteristiche degli studenti di Un Corso in Miracoli che maggiormente infastidiscono Gesù?

Beh si tratta della loro serietà. Qualche volta anch’io dico che se leggi il Vangelo in esso mai, dico mai, si afferma che Gesù ridesse. Mai si afferma che sorridesse. Lo si descrive nell’atto di arrabbiarsi, di piangere. In definitiva il Gesù della Bibbia non è il Gesù del Corso. Il Gesù del Corso sorride sempre. Ma lo fa in un certo senso, e qui sta il punto. Quando dico, in parte scherzando, che è la serietà che mostrano gli studenti del Corso, la serietà nei confronti del Corso, che li porta a giudicare le altre persone, giudicare gli altri studenti del Corso e gli altri insegnanti del Corso. È ciò che li porta a dire cose così scortesi a persone che sono malate - considerando che “la malattia è una difesa contro la verità”- cose che tendono ad essere così insensibili.

Ho probabilmente citato, nel corso di più 35 anni di insegnamento, quella frase del testo riguardante l’aver dimenticato di ridere, più di qualsiasi altra frase, perché lì sta il problema. Affermo inoltre che il peccato, la separazione, l’ego non possono costituire il problema, perché come potrebbe un’illusione essere un problema? Se le persone riuscissero a riconoscerlo e poi lo applicassero generalizzandolo a qualsiasi cosa durante la loro giornata, tutto cambierebbe. Ecco cosa c’è tra le righe della frase: “Non cercare di cambiare il mondo, scegli di cambiare la tua mente riguardo ad esso.” Come potrebbe un mondo inesistente essere il problema?

L’errore che alle volte fanno le persone, dopo avermi sentito dire qualcosa del genere, è quello di diventare persone insensibili e che non pongono attenzione a nulla, ma non significa assolutamente una cosa del genere.Sapere veramente che il mondo non esiste ti permette di essere la persona più gentile, più sensibile, più attenta agli altri e amorevole possibile. Perché non ti lasci più agganciare da nulla e quindi l’amore automaticamente fluisce attraverso di te e prende qualsiasi forma sia la più utile. Questo non significa che non entri più in relazione con il mondo, ma che ti relazioni senza bisogni o specialezza e basandoti solo sull’amore.

Quindi mentre stai seduto e guardi, ad esempio, i risultati elettorali e puoi provare vera compassione.

Beh, ovviamente puoi guardare quanto tutti prendano la cosa seriamente, compresi i commentatori, e ti rendi conto che tutti mentono e che siamo tutti la stessa cosa, indipendentemente da quale parte della barricata ci troviamo e questo è il motivo per cui nulla mai cambia.

Molti studenti del Corso provano un senso di perdita reale quando iniziano a riconoscere che l’ego fa innalzare il livello di adrenalina per difendersi dall’Amore eterno che tutto include e che essi sono e quando accettano la vera assenza di valore del mondo in cui una volta credevano completamente. Puoi parlarci di questa fase?

Beh, un’altra fonte di confusione per le persone che lavorano con il Corso è la confusione tra corpo e mente. Fintanto ( a ) che ti identificherai con il corpo, sarà impossibile lavorare con il Corso e non provare una sensazione di perdita perché il Corso continua incessantemente a dirti che non sei un corpo. Il tuo corpo non pensa, non sente né prova nulla; non vive, non muore. Se leggi questo dal punto di vista di un corpo individuale come potresti non provare una sensazione di perdita, come se il Corso ti stesse portando via qualcosa? E di certo non ti sta portando via nulla: ti sta semplicemente mostrando che ciò che pensavi di essere era un’illusione.

Anche nel senso più ampio è impossibile lavorare con il Corso senza riconoscere cosa sia la specialezza. La specialezza è la nostra identità: ci identifichiamo con il nostro essere bisognosi, con il nostro amore speciale, con l’odio speciale. Il Corso mostra davvero questo per quello che è. E quindi penso sia quasi impossibile per uno studente serio seguire il Corso per una serie di anni e non provare una sensazione di perdita e un senso di sacrificio e successivamente un conseguente sentimento di rancore.

In un contesto differente, che però conferma lo stesso concetto, sono stato accusato, lungo gli anni, dalle persone di aver portato Gesù via da loro. Perché quello che io sottolineo è che il Gesù del Corso non è il Gesù della Bibbia, non è un magico Babbo Natale al quale girare i nostri problemi senza dover fare noi alcun lavoro. Non è una persona che guarisce problemi nel mondo e quindi le persone percepiscono un senso di perdita in quanto il Dio, il Gesù che hanno pregato non è lo stesso Gesù o Dio del Corso. Fondamentalmente, quello che gli studenti percepiscono come perdita è in realtà la perdita della loro specialezza. Ma, di nuovo, tutto si riduce a: sono una mente o un corpo?  Se io scelgo di vedere me stesso come un corpo quella sensazione di perdita e di sacrificio è inevitabile.

E questo è il quinto stadio dello Sviluppo della Fiducia nel corso del quale serve un lungo periodo di tempo per lasciar andare quella specialezza e dobbiamo essere pazienti con noi stessi?

Beh, non dice esattamente questo ma, sì. Accettare la vera assenza di valore del proprio sé per raggiungere il sesto stadio richiede un lungo periodo di tempo. Il Corso è inteso per essere preso letteralmente nel senso che il suo obiettivo è di aiutarci a risvegliarci dal sogno. E non puoi risvegliarti dal sogno quando pensi di essere ancora un personaggio del sogno, vale a dire il corpo; ti puoi risvegliare unicamente quando ti rendi conto di essere il sognatore, vale a dire la mente. Tu sei la mente che può scegliere se risvegliarsi oppure no.

Tu sai di aver fatto dei veri progressi con questo Corso quando riconosci che il tu a cui si fa riferimento nel Corso è la mente che decide e non la persona che credi di essere. Questo è un salto qualitativo. Ma è davvero difficile rimanere saldi in questo perché lo leggiamo con occhi che pensano di vedere e un cervello che crede di pensare. E questo cambiamento verso il pensare di non essere un corpo è davvero importante — ed ecco perché la frase: “Io non sono un corpo, io sono libero” compare più di qualsiasi altra frase nel libro degli esercizi. Le persone non si rendono conto di questo perché è come se ci fosse un muro che separa ciò che sappiamo intellettualmente da ciò che sperimentiamo realmente. Quindi potremmo leggere e credere alle parole che il mondo è un’illusione e che il corpo non è reale e che io non mi trovo realmente qui e allo stesso tempo sperimentare noi stessi come persone in modo molto intenso. Ed è questo che richiede molto tempo: lasciar andare la nostra credenza nella nostra identità.

In un recente articolo di una newsletter—“Una struttura mentale eroica”— descrivi la tendenza degli studenti del Corso “a credere in modo arrogante di aver raggiunto il livello più alto” quando invece non hanno ancora fatto il lavoro giornaliero di perdono. Potresti fare un esempio specifico di come questo si potrebbe manifestare nel comportamento di uno studente del Corso?

Beh, questo ci riconduce a una delle tue domande precedenti. In un certo senso si finisce con l’essere molto giudicanti e scortesi. Perché se fai davvero il lavoro quotidiano minimizzerai il tuo ego e questo significa che riconoscerai che tutti sono la stessa cosa e il tuo cuore andrà incontro a tutti perché sentirai il dolore in tutti. Quando non fai questo e pensi di aver raggiunto qualcosa quando non è così, significa che l’ego è ancora vivo e vegeto, ma è sepolto. E ogniqualvolta è sepolto, proietta e tu finisci col separare, giudicare, attaccare e semplicemente con l’essere scortese.

Tu sai che io parlo e scrivo di gentilezza più di qualsiasi altro termine oggigiorno, perché le persone semplicemente si dimenticano della comune decenza: l’essere semplicemente gentili. Ho scritto un articolo, ho tenuto un seminario su una frase che è attribuita a Filone di Alessandria: “Sii gentile, perché tutti coloro che incontri stanno combattendo una dura battaglia”. E quando ti rendi conto che tutti stanno combattendo una dura battaglia allora comprendi che tutti abbiamo la stessa mente divisa. Ma pensare di aver capito il Corso, quando in realtà non l’hai capito, è l’arroganza di pensare di essere senza ego. E quindi l’ego rimane sepolto e la colpa assieme ad esso.

Ho sottolineato che quello che non ha funzionato nella cristianità per 2100 anni sono i cristiani che pensano che solo perché professano che il Signore Gesù Cristo è il Signore e il salvatore, essi sono liberi. Ma non sono consapevoli della propria colpa e del sistema di pensiero dell’ego e quindi continuano a proiettare ed ecco perché i cristiani finiscono con l’essere proprio come gli studenti del Corso quando non fanno il loro lavoro. Si considerano sempre nel giusto e finiscono per condannare e giudicare tutti. Se non affronti il tuo ego, con il quale devi lavorare giornalmente, nel senso che lo devi smascherare e devi scegliere contro di esso, rimarrà dov’è. Tu pensi di essere senza ego e tuttavia il tuo è vivo e vegeto. Sei inconsapevole di sceglierlo in continuazione e questo inevitabilmente comporta che lo proietterai e pertanto non sarai gentile. E non ti rendi conto che tutti in questo mondo soffrono perché il mondo non è la loro casa.

Nello stesso articolo parli dell’“umiltà di avere torto” che sembra essere la reale apertura o il reale prerequisito per il perdono. Momento dopo momento, scoprirmi nell’atto di essere scortese, desiderosa di rimanere attaccata alla mia specialezza e poi decidere di nuovo che non è ciò che voglio. Io voglio vedere la mia innocenza negli altri.

Giusto. Hai citato quell’articolo che parla dell’essere disposti a dire di avere torto e ad imparare da questo ad essere gioiosi, apprendere che il Corso è il mezzo per risvegliarsi e tornare a casa. E quindi dovresti essere gioiosa perché ogni giorno ti porta più vicino al tuo obiettivo. Apprendere significa smascherare il tuo ego. E se sei così spaventata all’idea di poter commettere un errore e vuoi essere perfetta, non apprenderai. Ci sono molta tensione, ansia e falsa speranza nel pensare di avercela fatta quando invece non è così. Quindi, in un certo senso, quando ti scopri ad emettere giudizi su altre persone, dovrebbe essere un momento felice perché smascheri il tuo ego e questo permette alla guarigione di aver luogo. Qui sta l’importanza della frase “preferisci avere ragione o essere felice?” Il modo per essere felice è avere torto e imparare dall’errore. Ma se vuoi aver ragione, penserai di aver fatto qualcosa quando non l’hai fatta e pertanto renderai te stessa e tutti quelli che ti stanno attorno infelici.

Gli studenti del Corso spesso ripetono affermazioni come “Io sono come Dio mi ha creato”, ma vedo che per me non funziona. C’è, per gli studenti del Corso, un pericolo insito nel cercare di abbracciare la nostra “magnificenza” al livello della Verità piuttosto che semplicemente concentrarsi sul perdonare la nostra attrattiva per la specialezza dell’ego?

Io utilizzo la metafora della scala. Il Corso parla a molti livelli differenti e i passaggi che indicano davvero cosa sta in cima alla scala, come ad esempio “Io sono come Dio mi ha creato”, ci ricordano dove stiamo andando e il nostro obiettivo di risvegliarci dal sogno. Non di vivere un sogno più felice qui, ma di risvegliarci. Ci sono allo stesso tempo tutti i passaggi che fanno riferimento a ciò come ad un processo e al lavoro richiesto, e lo stesso libro degli esercizi ha solo a che fare con questo. Alla fine del libro degli esercizi c’è scritto: “Questo corso è un inizio, non una fine.” Quindi devi comprendere i differenti livelli, o pioli della scala, ai quali si rivolge il Corso.

Quando le persone si impossessano di un’affermazione come “Io sono come Dio mi ha creato” e fanno un balzo al punto più alto o almeno così credono, quello che fanno in realtà è evitare il lavoro giornaliero. Una delle cose che sottolineo sempre è che l’unità di Cristo e del Cielo non è ciò che sperimentiamo qui. Il modo in cui siamo stati creati come spirito è di perfetta unità, ma il riflesso nel mondo della perfetta unità è l’uguaglianza ed è lì che sta tutto il lavoro. È comprendere che siamo tutti la stessa cosa e se si riesce a tenere questo a mente sarà impossibile giudicare chiunque, perché giudicare significa unicamente differenziare, separare ed attaccare. Pertanto il modo di ricordare che io sono come Dio mi ha creato e risvegliarmi dal sogno è quello di fare pratica ogni giorno per rendermi conto che siamo tutti la stessa cosa e pertanto nessun pensiero di attacco è mai giustificato.

E hai perfettamente ragione: non si va dal gradino più basso al gradino più alto. Le persone che credono di avercela fatta stanno negando la colpa nella mente e la stanno proiettando all’esterno e diventano scortesi e questa è solo un’altra forma di specialezza. Ma se fanno il lavoro giornaliero che sta nel riflettere la perfetta unità imparando a vedere tutti come la stessa cosa, in questo sta il perdono e questo è ciò che ti fa salire la scala. E più in alto sali sulla scala, più ti rendi conto che siamo tutti la stessa cosa e che l’attacco è impossibile. Come potresti attaccare te stesso? Tale è l’uguaglianza – il perdono che tutto include — questo è il cuore della pratica. Tutti stanno combattendo la stessa dura battaglia e se la Figliolanza è una in realtà, allora ciò che ci risveglia è il riconoscere di essere la stessa cosa anche nell’illusione. Non puoi escludere nessuno dal tuo perdono.

Alle volte dico che se le persone iniziassero dalla pagina uno del testo e proseguissero per tutti e tre i libri cercando ogni singola volta in cui appaiono le parole “tutto” e “ogni”, sia letteralmente sia come concetto, si stupirebbero. È la visione del Corso che abbraccia tutto a renderlo ciò che è.

Tramite la pratica giornaliera del perdono, per qualsiasi cosa si presenti, mi sono accorta che alcuni ambiti e alcune persone della mia vita, che una volta producevano conflitto, ora non lo fanno più, come se fossero stati guariti senza alcuno sforzo da parte mia. Al contrario mi trovo in ambiti e con persone completamente nuovi, verso i quali non avevo mai avuto problemi e che all’improvviso mi pare di essere in conflitto. Cosa succede in questo caso?

Beh, la prima parte di ciò che hai detto — che il rancore di colpo sparisce — e certamente la seconda parte — all’improvviso arrabbiarsi con qualcuno verso il quale non avevi mai provato rancore — costituiscono davvero le due facce della stessa medaglia. La prima parte, il continuo lavoro per disfare la colpa e la mancanza di perdono in te stessa, si generalizza. Quindi non devi perdonare ogni singola persona perché sono tutte la stessa. E il Corso dice che dietro ogni fratello ce ne sono migliaia e dietro ognuno di loro, altri mille. È un effetto domino. Quindi quando stai davvero lavorando su alcuni aspetti chiave e riesci a lasciar andare quei rancori, è inevitabile che si generalizzi. Quindi all’improvviso c’è qualcuno verso il quale provavi rancore e lì il rancore è scomparso, perché la colpa inconscia se n’è andata. Però non tutta la colpa se n’è andata. Per questo motivo puoi affermare di non sentirti più arrabbiata con la persona A, ma c’è ancora della colpa e all’improvviso quella colpa viene proiettata sulla persona B, con la quale non avevi mai avuto problemi prima.

Tutto questo ti mostra che il problema non è comunque mai stato la persona A o la persona B. È qui che devi comprendere la metafisica del Corso, che afferma che là fuori non c’è nessuno. Pertanto la colpa andrà semplicemente dove funziona meglio per il tuo ego. Quindi non solo non sei mai turbata per la ragione che pensi, ma non sei nemmeno mai arrabbiata per la ragione che pensi, e non sei nemmeno mai arrabbiata per la ragione che pensi perché non ha a che fare con la persona. Quindi man mano che prosegui con il tuo lavoro giornaliero e perdoni sempre di più e lasci andare la mancanza di perdono per te stessa, l’odio per le persone che pensavi di odiare all’improvviso se ne va perché la colpa se ne va. Ma se c’è ancora della colpa in agguato, facilmente troverà un altro obiettivo. Tutto questo ti aiuta a comprendere che il problema non è mai all’esterno.

E pare non esserci mai fine ai luoghi nei quali può spuntare.

Non ci sarà mai una fine fintantoché ci sarà della colpa.

Ma viene frantumata e gettata via man mano che perdoni ciò che ti si presenta giornalmente nella scuola. Questo è parte del processo?

Sì. Ma non è necessario sapere cosa stia accadendo, perché rimane comunque inconscio. Ogni singola volta che ti scopri arrabbiata, ricorda a te stessa che non sei mai turbata per la ragione che pensi. Talvolta dico che le sole due lezioni che si debbono davvero padroneggiare sono la lezione 5 e la 34: “Non sono mai turbato per la ragione che penso io” e “Potrei vedere pace anziché questo”. Questo riporta il problema alla mente e mi ricorda che la pace è una decisione. E fintanto che lo farò, ci saranno effetti meravigliosi che non avrò nemmeno necessità di comprendere.

Amo questo Corso. Il perdono mi ha portato tanto vero sollievo e sono davvero grata a te per avermi aiutato a comprenderne la pratica. Mi ha aiutato a vedere tutto come lo stesso problema e in generale mi ha resa molto più tollerante. Ma sono ancora in viaggio, ancora spesso con la paura di perdere questa identità speciale, ambivalente riguardo il suo valore e talvolta terrorizzata di perdere le mie relazioni speciali persino quando mi osservo nell’atto di allontanare da me l’amore umano. Puoi dare a quelli tra noi che si trovano in questa parte centrale e confusa del viaggio verso casa, qualche consiglio per mantenere viva la fede?  In altre parole, Ken, ci puoi dare qualcosa per ravvivarci le giornate?

Beh, il processo funziona davvero e ci si sente molto meglio. Talvolta dico alle persone di concentrarsi sulla pagina del libro che hanno di fronte, di non preoccuparsi del resto della musica, ma di lavorare direttamente su ciò che ci si pone davanti e di avere fiducia che c’è un amore in noi al quale stiamo scegliendo di avvicinarci sempre più. E se davvero lavori giorno dopo giorno guardando semplicemente le proiezioni del tuo ego, la ricompensa sarà incommensurabile. È davvero incomprensibile quanto sia meravigliosa e continuerai a sentirti molto meglio. Il Corso funziona veramente, se ci lavori, quindi non smettere. La chiave di tutto sta nel lavorarci con un dolce sorriso e non con tutta quella serietà.