DA: THE MESSAGGE OF A COURSE IN MIRACLE

Volume two: Few choose to listen di Kenneth Wapnick,che spiega l'importanza di accettare il corso così com'è e chiarisce molti degli errori in cui cadono anche gli studenti meglio intenzionati.

 

Alcune riflessioni su Un corso in miracoli

Di certo Gesù suppone che i suoi studenti abbiano per lo meno un livello intellettuale medio, e così da un lato possiamo affermare che, in generale, Un corso in miracoli non sia il percorso per quei ricercatori che non abbiano una capacità intellettuale. Tuttavia, anche qui bisogna stare in guardia in merito alla tentazione di legiferare su chi debba studiare il Corso e chi non debba studiarlo. Un corso in miracoli è scritto a livelli diversi, come abbiamo discusso nell’Introduzione. Tra questi, ci sono diversi strati di insegnamento, e quindi gli studenti possono trarne beneficio indipendentemente da dove sono nell’essenzialmente inesistente continuum spirituale, per non parlare di quello intellettuale. Così, per esempio, i “non intellettuali” possono trovare la metafisica del Corso troppo difficile da comprendere, o persino irrilevante per la loro esperienza. Ciò nondimeno essi sono in grado di imparare dal Corso che Dio è Amore e non vendetta, che il perdono è preferibile all’attacco, e che Gesù è un insegnante assai migliore e più saggio dell’ego. Mentre Un corso in miracoli di certo non è la sola spiritualità che insegna queste idee – e le tre che abbiamo citato, inoltre, non fanno giustizia alla totalità del sistema di pensiero del Corso – chi desidererebbe privare i ricercatori spirituali di uno strumento che li porta più vicini a Dio e al Suo Amore, indipendentemente da ciò che possono non comprendere o persino perdere? Ciò nonostante, uno studente dovrebbe comprendere che omettere qualsiasi aspetto di Un corso in miracoli significa cambiarlo. Ricordiamo nuovamente le parole di Gesù a proposito del suo Corso:

 

Questo corso verrà creduto interamente o niente affatto. 
Perché è interamente vero o completamente falso e non può essere creduto solo in parte.
(T-22.II.7:4-5).


E così, quando gli studenti omettono qualcosa dal Corso, o cambiano anche uno solo dei suoi principi, in effetti hanno cambiato tutto. Così, a tutti gli effetti, questi studenti stanno perseguendo un percorso spirituale diverso da Un corso in miracoli. Di nuovo, questo non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in questo – è sempre il contenuto che importa e non la forma in cui questo contenuto appare – ma vuol dire che qualunque sia la misura in cui essi sono in grado di farlo, le persone dovrebbero essere consapevoli di ciò che sta accadendo e di ciò che stanno scegliendo. Altrimenti possono credere che stanno “facendo” il Corso mentre in realtà stanno di fatto praticando qualcos’altro.

E’ anche importante notare qui che Un corso in miracoli non ha alcuna pretesa di universalità, né di essere l’unico percorso spirituale, per non parlare dell’unica forma di verità. Così leggiamo all’inizio del manuale per insegnanti:


Questo è un manuale per uno speciale programma di studi, inteso per insegnanti di una forma speciale del corso universale. Vi sono molte migliaia di altre forme, tutte con lo stesso risultato 
(M-1.4:1-2).

Detto questo, tuttavia, è anche importante affermare che Un corso in miracoli presenta una teologia totalmente nuova e differente che non può mescolarsi con nessun’altra. Ciò non significa che il Corso sia necessariamente migliore (o peggiore) di qualsiasi altro percorso spirituale, ma riflette effettivamente il fatto che è unico e diverso, e lo è radicalmente. Pertanto troviamo questa esortazione nel testo, originariamente intesa nello specifico per Helen, di rispettare l’unicità del Corso, ma anche di non giudicare gli altri percorsi:

 

Questo [unirsi a un altro nel perdono] è il mezzo speciale che questo corso usa per farti risparmiare tempo. 
Non stai facendo uso del corso se insisti ad usare mezzi che sono serviti bene ad altri, trascurando ciò che è stato fatto per te 
(T-18.VII.6:4-5).

 

E in una comunicazione verbale a Helen qualche anno dopo il completamento della trascrizione del Corso, Gesù fece da eco alle sue precedenti affermazioni dicendo: “Non prendere come tuo un altro percorso, ma non dovresti nemmeno giudicarlo”. Così ritorniamo al punto che una delle chiare caratteristiche della presentazione del Corso è che è scritto ad un livello intellettuale relativamente elevato. Quando Helen, lei stessa una donna molto intellettuale, finì di trascrivere il manoscritto, esclamò a Gesù: “Grazie a Dio c’è finalmente qualcosa [sulla vita spirituale] per gli intellettuali”. Quindi cercare di cambiare Un corso in miracoli da ciò che è in termini di “gioco” eccessivo o riduttivo del testo o del libro degli esercizi – anziché semplicemente trovare un percorso spirituale maggiormente compatibile – reca un disservizio sia al Corso stesso che ai suoi studenti, indipendentemente da quanto possano essere sinceri e devoti.

Inoltre, occasionalmente si sentono studenti di Un corso in miracoli che si lamentano della natura idiosincratica e libera della sua grammatica, per non parlare dell’apparentemente eccessivo uso dei pronomi. Si dice anche che lo stile con cui è scritto il Corso confonda, specialmente coloro che erano abituati ad espressioni verbali più precise. Tuttavia, semplificare lo stile di scrittura, o persino apportarvi “miglioramenti”, sarebbe violare lo stesso intento pedagogico di Gesù. E’ scopo di questo stile esigere che lo studente presti grande attenzione a ciò che è stato scritto, richiedendo spesso letture ripetute della stessa frase o dello stesso paragrafo per cogliere l’esatto significato e lo specifico pronome di riferimento. Quanto meno, questo non è materiale che possa essere letto di fretta. Il processo stesso di scoprire il significato di un particolare passaggio riflette il soggiacente processo di lasciar andare le difese del proprio ego – strato dopo strato – che sono il vero impedimento nel comprendere ciò a cui Gesù si riferisce ripetutamente come al suo Corso semplice, chiaro e diretto. Inoltre gli studenti hanno l’esperienza, una volta che “colgono” il significato di una frase o di un passaggio, di stupirsi di non essere stati in grado di vederlo chiaramente prima: vale a dire, naturalmente, fino a quando la loro paura lo fa loro dimenticare nuovamente!

Infine, uno studente di Un corso in miracoli deve anche essere cauto in merito a coloro che si auto proclamano canali che offrono scorciatoie alla comprensione degli insegnamenti del Corso, come anche all’apprendimento e alla pratica del perdono, come abbiamo detto in precedenza. Il Corso, così com’è, è la scorciatoia! E’ proprio per il fatto di essere questa scorciatoia che l’ego dei suoi studenti si sente così minacciato. Se solo potessero rendersi conto di quanto sia ridicolo, per non dire assurdo, pensare che possano escogitare o concepire una scorciatoia a Un corso in miracoli, gli studenti farebbero semplicemente un passo indietro e riderebbero, come lo Spirito Santo ha chiesto loro di fare nell’istante originale quando il Figlio di Dio ha creduto di avere un modo migliore rispetto a Dio e che avrebbe potuto migliorare il Cielo. E’ uno degli scopri principali di questo libro mettere in guardia gli studenti sulla sottile tentazione del loro ego di porsi come “alternativa” al Corso (che in realtà significa opporvisi), senza nemmeno comprendere cosa stia dicendo.

Gli altri scritti di “Gesù” che pretendono di venire dalla stessa persona che ha scritto Un corso in miracoli dimostrano tutti in modo egualmente impressionante il fenomeno di “Gesù” che non comprende il suo stesso Corso. Così possiamo vedere come anche persone con buone intenzioni non siano in contatto con i loro bisogni inconsci di specialezza e con l’esigenza dell’ego che la loro individualità ed il mondo, nel quale il loro sé speciale e unico sembra vivere, siano reali. Come risultato, il loro ego ha un “Gesù” (o qualche altro essere altamente evoluto) che detta del materiale che si adatta alle loro richieste speciali, ignorando completamene ciò che Un corso in miracoli insegna veramente in merito al processo di guardare onestamente la propria specialezza e così rinunciarvi. Questo non è per giudicare la qualità degli scritti, ma semplicemente per commentare le inconfondibili ed obiettive differenze tra i loro insegnamenti e quelli di Un corso in miracoli.

Nel suo saggio “Sull’esecuzione di Beethoven”, l’eminente studioso britannico Eric Blom ha scritto sulle sonate per pianoforte di Beethoven. Ha narrato la storia dei tentativi dell’editore di musica svizzero Nägeli di “migliorare” la sedicesima sonata in Sol maggiore del Maestro, inserendo quattro battute nella coda del primo movimento con la speranza di “equilibrare le frasi”. Tuttavia ciò che riuscì a fare fu fornire una frase musicale piuttosto convenzionale, ridondante e banale in una conclusione del movimento che era stata intesa in modo meravigliosamente sobrio. Blom stava indicando come la gente – editori e pianisti allo stesso modo – cercassero di migliorare Beethoven, quando di fatto non avevano compreso affatto questo grande genio. Egli così afferma:

Ma aggiungere qualcosa, anche se piccolo come una nota ad un accordo o una pausa extra, semplicemente perché all’esecutore sembra che abbia senso, è inammissibile. Non può assolutamente indicare che il musicista ne sappia più di Beethoven: può solo mostrare che egli non abbia alcuna nozione di cosa intendesse Beethoven.

Si potrebbe certamente fare la stessa affermazione per molti dei tentativi degli studenti intesi a migliorare Un corso in miracoli – forma e contenuto – senza che abbiano compreso le ragioni pedagogiche di Gesù per il fatto che il suo Corso è così com’è. L’umiltà accetta Un corso in miracoli così com’è: l’arroganza cerca di apportarvi dei miglioramenti.