INTRODUZIONE A OVEREATING: MANGIARE IN ECCESSO

 Foundation for “A Course in Miracles”
UN DIALOGO SU
 

OVEREATING: MANGIARE IN ECCESSO
Una applicazione dei principi di Un corso in miracoli® di Kenneth Wapnick, Ph.D.


Introduzione

Questo opuscolo è la trascrizione leggermente modificata di un dialogo da me avuto con tre studenti di Un corso in miracoli il 28 aprile 1990 presso l’Accademia e centro di “ritiro” della Fondazione a Roscoe, New York. Le studenti erano Judith Beck, Betty Lipton e Susan Peerless-Weiss.

 

Il dialogo ebbe la sua origine da un suggerimento di Susan, una assidua partecipante ai seminari tenuti presso la Fondazione. Di tanto in tanto durante questi seminari Susan portava l’argomento della sua ossessione nei confronti del cibo – in modo particolare dolci caramellati caldi – ed in risposta mettevo in relazione le sue osservazioni con i vari temi del Corso. Susan ha trovato di aiuto queste interazioni ed ha pensato che un opuscolo sull’argomento “overeating”, ovvero mangiare in eccesso ed atteggiamenti compulsivi nei confronti del cibo in relazione a Un corso in miracoli sarebbe stato di grande aiuto per gli studenti del Corso. Mi sono trovato d’accordo ed ho suggerito di registrare dapprima una discussione sull’argomento che sarebbe poi diventata la base per l’opuscolo.

Credo che la discussione registrata, ed ora questo opuscolo, forniscano un buon esempio di come i principi di Un corso in miracoli possano essere applicati alla comprensione di una specifica sintomatologia, in questo caso il proprio rapporto col cibo. Tale comprensione, però, in sé e per sé non guarisce, come messo in evidenza nell’opuscolo “Psicoterapia: Scopo, processo e pratica1.” Ciò nondimeno, dialoghi come questo possono risultare utili nel processo di integrare la comprensione intellettuale del Corso con la sua applicazione personale. La metodologia riflessa in questo dialogo può perciò essere generalizzato ad altri sintomi della colpa.

Se non per ovvie correzioni stilistiche, comunque di minor importanza, l’opuscolo è una fedele trascrizione del dialogo originale. Dove sono stati aggiunti commenti per rendere più chiare alcune delle affermazioni fatte dai partecipanti, è stata data informazione al lettore tramite note a piè di pagina. Il nastro audio originale del dialogo (90 minuti) è disponibile in inglese presso la Foundation for A Course in Miracles al costo di 6 dollari (vedere alla fine dell’opuscolo le informazioni su come ordinare).

Sono grato a Susan per essere stata lo stimolo di questo progetto (e di fatto per avere trascritto il nastro audio originale), così come lo sono nei confronti di Judy e Betty per la loro disponibilità a partecipare. Rosemarie LoSasso, direttore delle pubblicazioni della Fondazione, ha fatto il suo solito lavoro coscienzioso e dedito nel seguire il progetto dall’inizio alla fine e per il quale, come sempre, le sono molto grato. E a Gloria, mia moglie e vice presidente della Fondazione, sono debitore – oltre che per i suoi molti e utili commenti sulla trascrizione – per la sua saggia raccomandazione di fornire le note esplicative che seguono.

Il sottotitolo dell’opuscolo è “una applicazione dei principi di Un corso in miracoli,” e senza un po’ di familiarità con i concetti del Corso – nello specifico i suoi insegnamenti sulle relazioni speciali – il lettore potrebbe ritenere che alcune delle affermazioni fatte siano irrilevanti nel migliore dei casi e oltraggiose nel peggiore. Il formato del dialogo originale non includeva alcuna spiegazione teorica profonda, poiché presupponevo una comprensione di base del corso da parte dei partecipanti, per non parlare degli eventuali ascoltatori. Perciò alcune delle affermazioni espresse erano in realtà le conclusioni di una lunga sequenza di idee perlopiù non verbalizzate. Tuttavia questo opuscolo potrebbe raggiungere in parte un pubblico che ha relativamente poca familiarità con Un corso in miracoli. E così farò una prefazione alla presentazione vera e propria con un breve riassunto degli insegnamenti metafisici del Corso sulla specialezza (contenuto) che sono il fondamento per la discussione sull’overeating (forma). Per una trattazione più completa di queste idee, il lettore può consultare Introduzione a un corso in miracoli2 ; Forgiveness and Jesus, Awaken from the dream o Love does not condemn3 (vedere alla fine dell’opuscolo). Nel dialogo faccio riferimento a Helen Schucman e a William Thetford, le due persone responsabili della trascrizione di Un corso in miracoli. Helen udiva la voce di Gesù che le dettava il Corso e fu assistita per tutto il processo di trascrizione durato sette anni, da Bill, suo collega e amico intimo. La storia completa sulla dettatura del Corso si può trovare in Absence from felicity: the story of Helen Schucman and her scribing of A course in miracles4.


Separazione, specialezza e mangiare in eccesso: forma e contenuto

Un corso in miracoli insegna che la base dell’intero universo fisico, per non dire la nostra esperienza in quanto esseri fisici e psicologici, è la credenza che ci siamo effettivamente separati da Dio, nostro Creatore e nostra Fonte. Questo pensiero, che il Corso sottolinea essere illusorio, consiste nelle dinamiche di peccato (la credenza che la separazione sia realmente avvenuta), colpa o odio per se stessi (che è l’esperienza psicologica del peccato), e paura (della punizione che ci aspettiamo da parte di Dio, come conseguenza inevitabile del peccato e della colpa). Questa trinità non santa di peccato, colpa e paura è ciò su cui si fonda il sistema di pensiero dell’ego che abbiamo costruito come contenuto del nostro incubo. Tramite la dinamica della proiezione questo sogno si è evoluto fino a fare il mondo della forma come difesa contro l’immaginata ira di Dio. Così abbiamo nutrito la magica speranza che questa difesa sarebbe stata la fortezza per mantenere l’amore vendicativo di Dio, un concetto già sbagliato di per sé, lontano da noi. Il Corso afferma:


Il mondo è stato fatto come un attacco a Dio. E’ il simbolo della paura. E cos’è la paura se non assenza d’amore?
Così il mondo è stato inteso come un luogo dove Dio non potesse entrare e dove Suo 
Figlio potesse essere separato da Lui
(libro degli esercizi pag.415 W-pII.3.2:1-3)


Il mondo e il corpo, quindi, vengono ad incarnare questo pensiero di separazione poiché, come sottolinea il Corso, quello che si percepisce esterno alle nostre menti è semplicemente il riflesso o la proiezione di ciò che c’è dentro, dal momento che l’interno e l’esterno sono la stessa cosa. Possiamo pensarci seduti al cinema dove ciò che percepiamo come reale (almeno psicologicamente) sullo schermo è semplicemente la proiezione di un film che sta scorrendo nel proiettore. Inoltre è impossibile che sullo schermo vi sia qualcosa che non sia stato proiettato dalla pellicola nel proiettore (o che si trovi sulle lenti del proiettore) né alcunché sul film (o sulla lente) che non verrà proiettato sullo schermo. Ciò è analogo alla situazione che si riferisce ai pensieri (il film) che sono nella nostra mente (il proiettore) che sono direttamente responsabili delle nostre esperienze nel mondo fisico (quello che viene percepito sullo schermo del cinema).

Perciò, riassumendo molto semplicemente: quello che percepiamo, facciamo, sentiamo e pensiamo con i nostri corpi non è altro che il riflesso dei pensieri che albergano nella nostra mente. Osservare ciò che facciamo può quindi aiutarci a capire il contenuto della nostra mente separata, che, detto per inciso, non va confusa con il nostro cervello che è semplicemente parte del corpo. In modo analogo, comprendere le dinamiche che stanno alla base del sistema di pensiero dell’ego ci aiuterà a comprendere meglio il significato delle nostre attività corporee.

Dalla prospettiva dell’ego il pensiero della separazione è una idea orripilante. Ribadisco questo concetto: il sogno dell’ego, così come il Corso dipinge il mondo illusorio dell’ego, sostiene la credenza che abbiamo usurpato il posto di Dio, di fatto uccidendoLo, poiché abbiamo rubato il Suo Amore, il Suo Potere e la Sua Vita. Sopra questo Sé di Dio assassinato crediamo di aver eretto il nostro sé trionfante, che adesso è diventato onnipotente a causa di ciò che ha cannibalizzato dal suo Creatore. Questo sé separato, chiamato “ego” dal Corso, esiste solo in funzione di quello che ha rubato, senza il quale cesserebbe semplicemente di esistere.

Dal suo inizio, perciò, l’esistenza dell’ego dipende dal Dio che ha percepito fuori di sé, dal Quale ha rubato la sua stessa “vita”. Questa esperienza di mancanza minaccia l’esistenza dell’ego ed esso deve perciò continuamente tentare di “nutrire” questa fonte di “vita” riattivando l’originale ratto del Cielo, altro modo di concepire il pensiero della separazione. Questo continuo bisogno dell’ego di rubare dall’esterno per sostenere la propria esistenza è ciò che Un corso in miracoli definisce “specialezza”: il bisogno di soddisfare i propri bisogni speciali cannibalizzando persone speciali che nella nostra percezione possiedono la specialezza che ci serve per vivere la nostra vita.

Tornando ora al principio secondo il quale ciò che si trova dentro la nostra mente viene proiettato all’esterno, possiamo comprendere meglio la natura del corpo che, ribadisco, è semplicemente la raffigurazione esterna del pensiero della mente. Un corpo – l’espressione nella forma del pensiero di specialezza e separazione dell’ego – non può esistere senza cannibalizzare una fonte esterna di energia. Così, senza ingerire cibo dall’esterno – tramite l’uccisione di ciò che sembrava vivo per poi mangiarlo – il corpo morirebbe di fame; inoltre, senza inspirare ossigeno il corpo morirebbe ugualmente. Possiamo perciò comprendere che, sepolta nella mente inconscia di tutti si trova la connessione simbolica che, con ogni boccone che ingeriamo, con ogni respiro che facciamo stiamo riattiva do l’originario pensiero della separazione. Come il Corso insegna in maniera più astratta:


Ogni giorno, e ogni minuto di ogni giorno, e ogni istante che ciascun minuto contiene, nonfai che rivivere il singolo istante in
cui il momento di terrore ha preso il posto dell’amore
(testo, 
pag. 586 T-26.V.13:1).


Credendo di essere persone fisiche riviviamo così questo istante terribile ogni secondo della nostra vita. Questa cornice metafisica ci aiuta anche a spiegare perché quasi tutte le persone che camminano su questa terra vivono esperienze di conflitto, ansia o altri tipi di problemi riguardo al cibo, per non parlare delle varie associazioni legate alla specialezza che inevitabilmente sorgono in relazione al mangiare. E’ chiaro che questo non significa che dovremmo sentirci in colpa ogni volta che mangiamo o respiriamo. Ma la comprensione di come e perché l’ego ha fatto il mondo in generale, e il corpo in particolare, è utile per capire esattamente cosa sia il sistema di pensiero dell’ego. Fino a che non sviluppiamo il film che si trova nella nostra macchina fotografica in realtà non sappiamo cosa c’è nella pellicola. Se non sappiamo cosa dobbiamo cambiare nella nostra mente non possiamo farlo.

Un corso in miracoli insegna che la nostra mente deve scegliere tra il sistema di pensiero di specialezza dell’ego e quello di perdono dello Spirito Santo. Il primo si basa sul credere che la separazione da Dio sia realmente avvenuta, come abbiamo già visto, mentre il secondo insegna che la separazione non solo non è accaduta, ma non poteva accadere: noi rimaniamo così come Dio ci ha creati e i nostri pensieri di odio e attacco non hanno avuto effetto sull’Amore di Dio e sulla nostra identità di figli di Dio. Così il Corso ci esorta a cambiare la nostra mente dalla specialezza al perdono, cosa che viene riflessa nel guardare i nostri corpi in maniera diversa. L’imparare a percepire il corpo obiettivamente, senza giudizio, ci rivela i nostri pensieri di specialezza che stanno alla base, e questo processo di disfacimento è quello che il Corso intende per perdono. E’ perciò una parte essenziale degli insegnamenti di Gesù in Un corso in miracoli che i suoi studenti imparino a chiedere il suo aiuto (o quello dello Spirito Santo) nel fornire una percezione diversa di tutto ciò che si trova nel mondo dell’ego. Come dice il Corso:


Tale è il modo dolce in cui lo Spirito Santo percepisce l’essere speciale: il Suo uso di ciò che hai fatto, per guarire invece di ferire
(testo, pag.562 T-25.VI.4:1).


Così, il corpo che l’ego ha fatto come strumento di odio, assassinio e paura, nella gentile percezione dello Spirito Santo ora diventa una classe in cui impariamo il significato del perdono. Il tema di fondo, quindi, sta nell’invitare come nostra guida ed interprete in relazione al mangiare, la specialezza dell’ego o il perdono dello Spirito Santo. La scelta in favore dell’ego è un invito alla colpa e al dolore, mentre quella in favore dello Spirito Santo invita all’amore e alla gioia. La scelta finale quindi non è: mangiare o non mangiare. La scelta è, piuttosto, con chi (o Chi ) scegliamo di mangiare. E in questa scelta troviamo l’inferno o il Paradiso:


La percezione è coerente con la tua scelta, e…scegliamo tra le illusioni e la verità, tra il dolore e la gioia, tra l’inferno e il Cielo
(libro degli esercizi, pag. 240, 364 L-pI.130.10:3, LpI. 
190.11:1).


Imparare questa singola lezione è l’obiettivo di Un corso in miracoli.

1 Ed. Armenia, Milano col titolo: “Estensione dei principi di Un corso in miracoli” 2 Ed. Armenia, Milano
3 n.d.t.: per ora solo in inglese
4 n.d.t.: per ora solo in inglese. In italiano una breve storia sulla nascita del corso la si può trovare nel libro “Com’è nato Un corso in miracoli”, di Robert Skutch, ed. Armenia, Milano.