Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

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Carissimi studenti del corso,
permettetemi di iniziare il nostro cammino insieme con un meraviglioso augurio per tutti noi, un augurio che riassume molti dei temi che tratterò nelle prossime newsletters.


Come sei santo, tu che hai il potere di portare pace ad ogni mente!
Come sei benedetto, tu che puoi imparare a riconoscere il mezzo per permettere che questo venga fatto tramite tuo!
(L.pI.63.1:1-2)


Abbiamo il potere di portare pace ad ogni mente, ed il completo raggiungimento di questo obiettivo- che avviene solo alla fine del percorso proposto dal corso, ossia nel mondo reale- ci definisce santi.
Per farlo dobbiamo prima imparare a riconoscere il mezzo- che è il perdono- per permettere che questa pace venga estesa attraverso di noi. Ed in questo siamo benedetti.
Il perdono deve quindi essere riconosciuto, ossia compreso, ed imparato e praticato. E se lo facciamo la pace verrà estesa attraverso di noi ad ogni mente. Ed in questo siamo santi.

INFORMAZIONI PRELIMINARI

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In molti punti il corso si autodefinisce.
Cercheremo di passare in rassegna alcune di queste citazioni per capire veramente che cosa è il corso, che cosa si prefigge, e attraverso quale esperienza conduce lo studente. Incominciamo con il chiarire il suo obiettivo:

La conoscenza non è la motivazione per imparare questo corso. La pace lo è
(T.8.I.1:1-2)

Nel corso la parola “conoscenza” ha un significato diverso da quello abituale: infatti definisce la pura esperienza non dualistica del Cielo e di Dio. Di conseguenza queste due frasi significano che l’obiettivo del corso non è la conoscenza - cioè l’esperienza non dualistica del Cielo e di Dio - ma la pace - cioè il riflesso all’interno della mente dualistica di tale esperienza non dualistica.

Stiamo studiando un corso non dualistico, che tuttavia usa un approccio ed un linguaggio dualistico – che è l’unico che possiamo comprendere perché crediamo di avere una mente dualistica - per disfare il dualismo e aiutarci a tornare alla conoscenza non dualistica di Dio.
E’ meraviglioso, vero?
O forse è un po’ troppo complicato?
Beh…ne parleremo ancora più avanti.
Per il momento concentriamoci sull’idea che l’obiettivo del corso è la pace!

 

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abbiamo visto nella scorsa newsletter che la motivazione per imparare questo corso è la pace. Il concetto – espresso chiaramente in T.8.I.1:1-2 - viene ripreso in seguito e ulteriormente sviluppato:

Non dimenticare che la motivazione di questo corso è il raggiungimento e il mantenimento dello stato di pace
(T.24.In.1:1)

Il corso delinea chiaramente la strada che ci propone, tracciando delle vere e proprie mappe. Alcune sono lunghe e dettagliate. Altre, come questa, molto sintetiche.
Qui viene spiegato che l’obiettivo della pace si ottiene in due fasi: dapprima impariamo a raggiungerla (nell’esperienza dell’Istante Santo, cui si giunge attraverso il perdono) ed infine arriviamo a mantenerla stabilmente (cosa che avviene solo nell’esperienza del mondo reale, lo stato della mente che definisce la completa e definitiva scomparsa dell’ego individuale).
Tra la prima e la seconda fase si sviluppa tutto il lungo e complesso percorso dello studente.

Naturalmente a questo punto sorge spontanea una domanda: eravamo consapevoli del fatto che l’obiettivo del corso è la pace, o forse abbiamo creduto che esso avesse obiettivi diversi?

 

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Come abbiamo visto l’obiettivo del corso è il raggiungimento ed il mantenimento della pace interiore, ossia l’esperienza dapprima intermittente e poi definitiva - all’interno della mente dualistica - del riflesso della pura esperienza non dualistica del Cielo. L’obiettivo viene ricordato molte volte.
Leggiamo per esempio altre due citazioni in cui l’obiettivo della pace viene definito ulteriormente:

Questo corso ha affermato esplicitamente che il suo obiettivo per te è la felicità e la pace
(T.13.II.7:1)

Se avrai successo, sentirai un profondo senso di gioia ed una maggiore attenzione, invece di una sensazione di sonnolenza ed indebolimento.
La gioia caratterizza la pace. Attraverso questa esperienza riconoscerai di averla raggiunta.
(L.pI.74.5:4-6:2)

Ma è questa la nostra definizione di pace? Nella nostra esperienza la pace è caratterizzata da un senso di gioia profonda?
Oppure per noi la pace significa assenza di emozioni, distacco, ed implica una sensazione di “tirarci indietro” dalle cose che prelude ad una vera e propria sonnolenza?

 

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Vediamo ancora una citazione che definisce l’obiettivo del corso ed il cammino attraverso il quale ci conduce:

Ma ti viene chiesto di esercitarti ora al fine di raggiungere il senso di pace…
Questo tipo di esperienza assicurerà che sarai totalmente disposto a seguire il cammino stabilito dal corso
(L.pI.In.181-200.1:3-4)

E’ molto importante comprendere qual è l’obiettivo del corso, se lo si vuole studiare ed applicare correttamente. E soprattutto per evitare di perdere tempo, chiedendogli di portarci dove noi vogliamo arrivare, invece di seguirlo dove lui ci vuole portare.
In una sezione fondamentale – interamente dedicata all’importanza di stabilire l’obiettivo - c’è scritto:

La chiarificazione dell’obiettivo appartiene all’inizio, perché è questo che determinerà il risultato
(T.17.VI.2:3)

Quindi credo che prima di proseguire ulteriormente sia importante che ci poniamo queste domande:
Qual è la vera ragione per cui abbiamo iniziato a studiare il corso?
Qual era il nostro obiettivo?

 

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Precedentemente abbiamo visto che:

…la motivazione di questo corso è il raggiungimento e il mantenimento dello stato di pace
(T.24.In.1:1)

E abbiamo cercato di capire qual è la nostra vera motivazione, in sostanza ciò che ci ha portati a leggerlo o addirittura a studiarlo, per capire se coincideva con la motivazione del corso.
Forse abbiamo scoperto una cosa interessante, che viene svelata in

L.181.4:1-2
Uno dei principali pericoli per il successo è stato il coinvolgimento con i tuoi obiettivi passati e futuri.
Ti sei molto preoccupato di come gli obiettivi raccomandati da questo corso siano estremamente diversi da quelli che coltivavi prima.

Nei miei anni di insegnamento ho constatato che di solito gli studenti non si domandano qual è lo scopo per cui studiano il corso, e quando lo fanno scoprono che il loro scopo è quello di modificare un qualche aspetto pratico della propria vita, per esempio migliorare le condizioni di lavoro o lo stato di salute di sé o degli altri.

E’ anche il tuo caso?.

 

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Da qualche newsletter stiamo cercando di guardare qual è la motivazione che ci spinge a studiare il corso e se essa coincide con la sua motivazione, che è la gioiosa pace interiore.
Ho notato che in genere gli studenti si avvicinano a questo percorso con lo scopo spesso inconfessato di migliorare qualche aspetto della propria esistenza.
E continuano a leggere e rileggere il testo nella speranza di trovare una qualche frase che sostenga il loro desiderio più o meno riconosciuto.
Ma non la troveranno, a meno di distorcere il significato di quanto leggono per adattarlo ai propri desideri.

Perché il corso sostiene che la pace non si raggiunge attraverso la modifica delle cose specifiche del mondo (la forma), ma attraverso la modifica della percezione all’interno della propria mente (il contenuto), indipendentemente dalle condizioni, le forme, del mondo esterno

Quindi non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo
(T.21.In.1:7)

 

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Nelle scorse newsletters abbiamo visto che l’obiettivo del corso è il raggiungimento ed il mantenimento della pace interiore, e ci siamo domandati qual è il nostro vero obiettivo.

Forse abbiamo pensato che anche il nostro obiettivo fosse la pace, ma che per ottenerla qualcosa nella nostra vita avrebbe dovuto cambiare. In sostanza pensavamo che la pace dipendesse da un cambiamento delle condizioni esterne della nostra vita.
Quindi abbiamo pensato che il corso ci avrebbe aiutato a cambiare queste condizioni esterne, e che questo ci avrebbe finalmente dato pace. Forse abbiamo addirittura creduto che questo fosse il significato dei “miracoli” che danno il nome al corso?

Invece ora leggiamo:

La pace che Egli ha deposto profondamente dentro di te e tuo fratello, si estenderà quietamente ad ogni aspetto della tua vita, circondando te e tuo fratello di una felicità luminosa e della calma consapevolezza di essere completamente protetti
(T.19.IV.1:6)

Questa frase sottintende il capovolgimento del principio di causa-effetto. Un concetto molto importante nel corso.
La pace interiore non è la conseguenza, l’effetto di un mutamento delle condizioni esterne che ne costituiscono la causa, ma un processo interiore che avviene dentro la nostra mente (la causa) e che dalla nostra mente si estende all’esterno (l’effetto).

Questo è un corso che riguarda la causa e non gli effetti
(T.21.VII.7:8)

Questo è un corso che riguarda la mente (la causa) e non le cose specifiche del mondo (gli effetti).

 

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Non c’è alcun mondo!
Questo è il pensiero centrale che il corso tenta di insegnare
(L.pI.132.6:2-3)


Nei numeri scorsi abbiamo visto che la motivazione corretta per studiare questo corso è il raggiungimento ed il mantenimento della pace interiore.
E abbiamo visto che la pace interiore si raggiunge cambiando la nostra mente (la causa) e non il mondo esterno a noi (gli effetti). Si ottiene lavorando sul contenuto (la modifica della percezione) e non sulla forma (le cose specifiche del mondo).

La frase odierna ci permette di mettere a fuoco anche un altro errore che forse stavamo compiendo. Forse abbiamo creduto che il raggiungimento della pace interiore avesse comunque lo scopo secondario di determinare l’effetto della modifica delle cose nel mondo esterno, e che quindi una volta raggiunto lo stato di pace la nostra vita sarebbe migliorata perché - cambiando la nostra mente - avremmo anche ottenuto l’effetto di cambiare il nostro mondo esteriore.
Forse abbiamo addirittura creduto che il corso fosse una strada - più raffinata e profonda di tante altre - per modificare la nostra esistenza su questa terra?

Ora dovrebbe sorgerci un sospetto!
Se il pensiero centrale (centrale, non periferico!) che il corso tenta di insegnare è che il mondo non c’è, allora come è possibile che il suo obiettivo sia quello di modificare un mondo inesistente?

 

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Non c’è alcun mondo! Questo è il pensiero centrale che il corso tenta di insegnare
(L.pI.132.6:2-3)

Rimaniamo ancora una settimana su questa importantissima frase che ho già citato nella scorsa newsletter. Forse siamo rimasti colpiti da un’apparente contraddizione tra questa frase e altre, in cui il mondo viene considerato come esistente. Per esempio leggiamo nella lezione 61:

Io sono la luce del mondo.
Questa è la mia sola funzione
. Questa è la ragione per cui sono qui.
(L.pI.61.5:3-5)

In queste 3 frasi non solo sembra essere implicita la premessa che il mondo esiste, ma anche che io vi sono dentro per una ragione ben precisa.
Questo è solo uno dei moltissimi esempi in cui il corso sembra sostenere punti di vista diametralmente opposti e contradditori. Com’è possibile?
La risposta sta nel fatto che il corso è scritto a due diversi livelli. Se non si individuano chiaramente questi due livelli di scrittura e di comprensione è assolutamente impossibile studiarlo.
Anzi, si cade in un errore estremamente frequente fra gli studenti: la cosiddetta confusione di livelli.
Prima di proseguire è bene concentrarci su questo argomento.
Per fortuna Kenneth Wapnick ha scritto molto sui due livelli di scrittura del corso. Per esempio troviamo una sua brillante descrizione nell’introduzione al Glossario-Indice.
Per leggere la traduzione di tale introduzione sul nostro sito, cliccare qui.
Per comprare il Glossario-Indice (solo in inglese) cliccare qui.
Inoltre ho trattato l’argomento dei due livelli nel quinto capitolo del mio libro Un corso in miracoli parla di sé, in particolare da pag. 82 a pag. 86.
Per acquistare il mio libro in italiano cliccare qui.
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Non c’è alcun mondo! Questo è il pensiero centrale che il corso tenta di insegnare
(L.pI.132.6:2-3)

Partendo da questa importantissima frase la scorsa settimana ho proposto di riflettere sui 2 livelli di comprensione del corso, magari andando a rileggere l’introduzione al Glossario-Indice di Kenneth Wapnick, che è tradotta sul sito (cliccare qui).
A questo punto dovremmo avere le idee più chiare.
Il corso è scritto a due livelli, e se non ne teniamo conto non solo la comprensione della teoria viene fortemente distorta, ma diventa impossibile applicarlo correttamente. Per esempio l’idea che il mondo non esiste potrebbe portare una persona a compiere degli abusi (“perché intanto il mondo non esiste!!!”) sostenendo che sta mettendo in pratica le idee del corso alla perfezione, e non rendendosi conto che sta semplicemente attuando i propri desideri egoici nascosti attribuendoli al corso allo scopo di garantirsi una sorta di “autorizzazione spirituale”.
Come Kenneth disse una volta in un seminario: “questo è un corso che insegna la spiritualità, non la stupidità!”
Perché il corso adotta due livelli di scrittura e di comprensione?
Credo che lo faccia per almeno due ragioni.
Prima di tutto perché il primo livello è troppo astratto per noi, e quindi inapplicabile. Di conseguenza il corso scende al nostro livello mentale (il secondo) e lo adotta temporaneamente per aiutarci a metterlo in discussione attraverso l’applicazione costante del processo del perdono. Il secondo livello è infatti quello operativo, quello nel quale compiamo la decisione fondamentale di scegliere di seguire la guida dello Spirito Santo ed entrare così nello stato di pace. In altri termini il corso utilizza il nostro linguaggio dualistico per disfare il dualismo e portarci alla pura essenza non dualistica di Dio.
E secondariamente credo che questo sia un utilissimo espediente didattico. Alternando in continuazione frasi di primo e di secondo livello il corso ci addestra a fare una sorta di ginnastica mentale, passando continuamente da un livello di comprensione all’altro. È un metodo che serve ad addestrare la nostra mente, allo scopo di portarla a svolgere correttamente la sua funzione fondamentale, che è quella di prendere l’unica decisione che ci riporterà a Casa da Dio.
Il lettore interessato ad approfondire l’argomento dei due livelli di scrittura del corso potrà anche leggere il capitolo 5 del mio libro Un corso in miracoli parla di sé dedicato proprio a questo tema (in particolare da pag. 82 a pag 86).
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Dopo la digressione sui due livelli di comprensione del corso torniamo al tema della pace, che costituisce la corretta motivazione per studiare questo corso. Un tema sul quale ci stiamo concentrando da una decina di newsletters, cercando di andare a guardare i nostri pensieri a proposito. 

La pace di Dio viene riconosciuta dapprima da una cosa sola: è totalmente dissimile da tutte le esperienze precedenti sotto ogni punto di vista. Non richiama alla mente nulla di ciò che è accaduto in precedenza. Non reca con sé alcuna associazione con il passato. E’ una cosa del tutto nuova
(M.20.2:2-5)

Una volta compreso che l’obiettivo del corso è lo stato di pace interiore, questa bellissima citazione ci aiuta ulteriormente a capire che tale pace è un’esperienza completamente diversa da qualunque altra cosa abbiamo mai sperimentato.

Abbiamo visto che il corso non è una strada per cambiare il mondo. Non ha lo scopo di risolvere controversie o dispute. Non serve a portare la pace nel mondo, né al livello delle nostre piccole esperienze quotidiane, né al livello delle grandi controversie internazionali. Non ha lo scopo di guarire le malattie fisiche né di trovare un nuovo lavoro o lasciar andare il vecchio. Non ha lo scopo di eliminare la povertà dal pianeta né di ridurre l’inquinamento.

E soprattutto non promette una nuova età dell’oro a coloro che sono disposti a seguirlo. Se uno studente crede che questi siano gli obiettivi del corso, allora vuol dire che ha completamente distorto ciò che il corso dice e sta facendo “confusione di livelli”. 

Il corso è una strada che ci porta a fare un’esperienza interiore completamente nuova nella quale ci apriamo alla possibilità che “non ci sia alcun mondo”.

Un’esperienza talmente bella da riflettere l’esperienza non dualistica del Cielo e di Dio e da farci sicuramente tornare a Casa, prima o poi. 

Io ti conduco verso un nuovo tipo di esperienza che tu sarai sempre meno disposto a negare
(T.11.VI.3:6)

Sembra proprio un miracolo. Sarà questo il vero significato del miracolo? E sarà per questo che si intitola “Un corso in miracoli”?

 

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Abbiamo visto in una delle prime newsletters che nel corso la parola “conoscenza” ha un significato diverso da quello abituale. Ma la stessa cosa si può dire a proposito delle parole “miracolo”, “perdono”, “mente” “Espiazione”, e così via.
Il corso usa una terminologia comune, ma con un contenuto del tutto diverso da quello usuale. Questa è una delle principali difficoltà per lo studente principiante, perché se non comprende che spesso le parole significano qualcosa di diverso da quanto sembrano significare, allora traviserà completamente il contenuto del corso.
Perché il corso adotta un metodo così strano?
Se voleva esprimere dei concetti nuovi, non sarebbe stato più semplice usare dei vocaboli nuovi?

Ebbene, si tratta di un vero e proprio espediente didattico. Insegnandoci a cambiare il contenuto interno (il significato) di una forma (la parola) il corso ci allena a fare un importante esercizio mentale: la modifica della percezione, che è l’essenza del processo del perdono.

Non dimentichiamo…
che le parole non sono altro che simboli di simboli
(M.21.1:9)

Come si fa ad estrapolare il contenuto corretto di una specifica parola? Studiando accuratamente il corso, perché tutti i significati vengono spiegati in dettaglio.
Tuttavia la Chiarificazione dei termini, che si trova alla fine del volume, contiene la spiegazione di 11 termini basilari.
E Kenneth Wapnick ci ha dato un aiuto prezioso, che permette di risparmiare molto tempo, compilando un utilissimo Glossario-Indice che contiene sia la spiegazione di 139 termini ed espressioni, che i principali riferimenti di tali termini all’interno dei 3 libri e delle Estensioni.
E’ un testo basilare di consultazione cui lo studente serio del corso dovrebbe fare costante riferimento.
In italiano c’è una traduzione del glossario alla fine del volume “Introduzione a Un Corso in Miracoli” di Kenneth Wapnick.
Per acquistare il libro Introduzione a Un Corso in Miracoli cliccare qui.
Per acquistare il testo integrale in inglese cliccare qui
E’ anche possibile consultare il Glossario accedendo ad una pagina del nostro sito. Cliccare qui
Inoltre nel mio libro Un corso in miracoli parla di sé un intero capitolo, il secondo, è dedicato all’uso del linguaggio nel corso.
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Come abbiamo visto nei numeri precedenti, le parole nel corso hanno spesso un contenuto diverso da quello a cui siamo abituati. Vediamo meglio allora cosa significa la parola “miracolo” contenuta nel titolo.

I miracoli sono pensieri
(T.1.I.12:1)

La parola “miracolo” non definisce un cambiamento nei fenomeni esteriori, ma il cambio che avviene all’interno della nostra mente ogni volta che mettiamo in discussione la percezione dell’ego e chiediamo aiuto allo Spirito Santo.

I miracoli sono esempi del pensare corretto,
poiché allineano le tue percezioni
con la verità come Dio l’ha creata.
(T.1.I.36)

E’ questo cambio interiore che ci permette di passare da una percezione malata di colpa, peccato e paura ad una percezione corretta o guarita di perdono.

I miracoli sono segni naturali di perdono.
Attraverso i miracoli accetti il perdono di Dio
estendendolo agli altri
(T.1.I.21)

L’esperienza inerente a tale mutamento di percezione - il miracolo appunto - ci porta a quell’esperienza di pace che costituisce l’obiettivo del corso.

Possiamo quindi dire che il corso ci insegna praticamente e ci addestra a fare quell’esperienza “miracolosa” di perdono, ossia di modifica della nostra percezione interiore, che ci porta ad una vera ed autentica pace interiore.

Ma come avviene questo addestramento?

 

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Inizia con questa newsletter una serie di spunti di riflessione centrati su un nuovo argomento: la mente ed il suo addestramento.
Come abbiamo già fatto con il tema della pace, cercheremo di comprendere che cosa dice il corso e quali sono le trappole in cui uno studente principiante tende a cadere.
Iniziamo con un paragrafo del primo capitolo, in cui per la prima volta - dopo l’introduzione - il corso dà una chiara definizione di sé stesso.

Questo è un corso di addestramento della mente.
Ogni apprendimento implica attenzione e studio a qualche livello.
Alcune delle ultime parti del corso si basano troppo profondamente
su queste sezioni iniziali per non richiedere uno studio approfondito.
Tuttavia man mano che studi queste sezioni iniziali,
inizierai a vedere alcune delle implicazioni che verranno ampliate più avanti.
(T.1.VII.4:1-3,6)

Questa definizione è inequivocabile: questo è un corso di addestramento della mente.
Ho notato spesso che a questo proposito gli studenti fanno due errori basilari: non comprendono appieno che il corso va studiato, e va studiato in modo approfondito, e quindi si limitano a trattarlo come un libro elevato da consultare di tanto in tanto per trarne ispirazione.
Quindi lo leggono una o due volte, e poi concludono “di aver fatto il corso”, o praticano superficialmente le lezioni limitandosi a cercare di ricordare in qualche modo la frase del giorno. Salvo, naturalmente, stupirsi del fatto che nonostante lo stiano “studiando” da qualche anno, non riescono a raggiungere quello stato di pace che è il vero obiettivo del corso.
O addirittura –è questo è il secondo errore che vorrei evidenziare- lo consultano per ricevere indicazioni comportamentali, quasi fosse una specie di testo oracolare, senza rendersi conto che stanno usando quanto leggono per avere una sorta di “autorizzazione spirituale”.che confermi le proprie aspettative egoiche. Se poi quanto leggono smentisce le proprie aspettative, non esiteranno a proiettare sul corso il proprio senso di colpa, arrabbiandosi con esso perchè “non funziona”, “è troppo difficile”, ecc ecc.
Sarebbe un po’ come leggere affrettatamente le istruzioni di un nuovo costosissimo strumento elettronico, e stupirsi del fatto che “non funziona”. E di conseguenza arrabbiarsi con chi lo ha costruito.

Prima di procedere, dunque, sarebbe bene che ancora una volta andassimo a guardare -senza giudizio né colpa- i nostri pensieri riguardo a quanto scritto sopra, cercando di rispondere alla seguente domanda: qual è il modo in cui studio il corso?

 

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Una base teorica come quella fornita dal testo è una struttura necessaria per rendere significativi gli esercizi di questo volume.
Tuttavia è il fare gli esercizi che renderà possibile raggiungere l’obiettivo del corso. Una mente non addestrata non può realizzare nulla.
Lo scopo di questo libro di esercizi è di addestrare la tua mente a pensare secondo le linee del testo.
(L.pI.In.1)

Quante volte ci viene ripetuto che questo è un corso di addestramento della mente!
Ora - nell’introduzione al libro degli esercizi - lo studente viene nuovamente informato della necessità di un lavoro accurato, perché una mente non addestrata non può realizzare nulla. Nel corso la mente viene addestrata in due fasi: bisogna studiare quella teoria, ampiamente trattata nel testo, che anima gli esercizi e li spiega; e bisogna praticare gli esercizi.

Ho notato che spesso gli studenti fanno bene una sola delle due cose. Per esempio conoscono la teoria - a volte addirittura a memoria - ma non praticano gli esercizi. Oppure praticano più o meno approfonditamente gli esercizi ma trascurano la teoria.
Sarebbe come se una persona non avesse mai messo le mani su un piano pur studiando gli spartiti, o facesse degli esperimenti in un laboratorio chimico senza conoscere la teoria.
Che risultati otterrebbe?

Hai certamente iniziato a renderti conto che questo è un corso molto pratico,
ed un corso che sta a significare esattamente ciò che dice.
(T.8.IX.8:1)

Forse dovremmo cominciare a domandarci se la ragione per cui non raggiungiamo gli obiettivi che ci promette è costituita dal fatto che non facciamo esattamente quello che ci dice?

 

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Ci stiamo perciò imbarcando in un programma organizzato, ben strutturato e attentamente pianificato…..
(T.12.II.10:1)

Nel corso non c’è nulla di casuale o inutile. Le costanti ripetizioni sono volute. Le apparenti contraddizioni sono volute. I passaggi repentini da un livello di scrittura ad un altro sono voluti. E così pure le incoerenze formali a fronte della coerenza di contenuto
. A volte gli studenti dicono: “In fin dei conti il corso ripete sempre la stessa cosa usando parole diverse. Che bisogno c’è di studiarlo approfonditamente? Una volta che hai compreso un concetto non c’è bisogno di ripeterlo in continuazione”.
E’ vero, il corso ripete sempre la stessa cosa. Tuttavia perché lo fa?
Se consideriamo la frase che stiamo esaminando oggi, ossia che “ci stiamo imbarcando in un programma organizzato, ben strutturato e attentamente pianificato…” allora forse il “dire sempre la stessa cosa” non è un errore, non è dovuto a superficialità, ma ad un preciso intento didattico. Forse il corso vuole che noi apprendiamo lo stesso concetto in mille situazioni diverse. Forse il corso vuole che noi - dopo aver appreso un concetto - continuiamo a studiarlo da mille angolazioni diverse. E forse tale intento è quello di insegnarci il processo di generalizzazione, sul quale viene posta molta enfasi nell’Introduzione al Libro degli esercizi. In sostanza forse il Corso usa mille modi diversi per insegnarci la stessa cosa, perché noi crediamo che esista la pluralità. E allora le costanti ripetizioni ci addestrano al processo mentale di ricondurre il molteplice (cioè la frammentazione della quarta separazione) a quel dualismo (che è la dissociazione della seconda separazione) su cui si basa la sola decisione che dobbiamo imparare a prendere in ogni situazione della nostra vita.
L’idea della pianificazione che sta dietro a tutto il corso e l’importanza del processo di generalizzazione vengono ripetute anche nell’introduzione al libro degli esercizi.

Gli esercizi sono pianificati per aiutarti a generalizzare le lezioni…
(L.pI.In.4:2)

Non è confortante sapere che stiamo seguendo un percorso stabilito nei minimi dettagli da un insegnante amorevole ed attento?

 

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Tu non sei abituato al modo di pensare della mente disposta ai miracoli,
ma puoi essere addestrato a pensare in questa maniera.
Tutti coloro che operano miracoli hanno bisogno di questo tipo di addestramento
(T.2.VII.9:10)

Da qualche newsletter ci stiamo concentrando sul tema dell’addestramento della mente, e su alcuni degli errori che gli studenti tendono a fare a questo proposito.
Perché il corso insiste tanto sul fatto che il programma di studio implica una fase di studio approfondito e serio? Perché tutto il nostro abituale modo di pensare è errato, in quanto è basato su una premessa totalmente errata, cioè su quella che il corso definisce “piccola folle idea”, l’idea egoica di essere separati da Dio. (T.27.VIII.6:2)
Il corso ci insegna a prendere atto di tale basilare distorsione percettiva e a metterla in discussione in modo radicale.
Non si tratta dunque di modificare solo qualche pensiero. E’ tutto il nostro modo di pensare che va modificato nella sua interezza.

Non potrà mai essere messo abbastanza in evidenza che questo corso ha come scopo la completa inversione del sistema di pensiero
(M.24.4:1)

 

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Non stai facendo uso del corso
se insisti ad usare mezzi che hanno servito bene ad altri,
trascurando ciò che è stato fatto per te.
(T.18.VII.6:5)

Un altro errore in cui gli studenti cadono frequentemente è credere che la fase di addestramento della mente proposta dal libro degli esercizi vada integrata con altre tecniche, soprattutto di natura energetica o fisica.
Non avendo compreso appieno la natura del corso e la sua didattica, gli studenti possono dedurre che il corso sia eccellente sul piano teorico, ma carente sul piano esperienziale. Ho spesso sentito frasi di questo tipo: “il corso è puramente teorico, si limita a lavorare sulla mente, e non fornisce alcuna indicazione pratica di tipo fisico o energetico”.
Di conseguenza gli studenti a volte si rivolgono ad altri percorsi, e integrano di propria iniziativa le presunte deficienze del corso con ogni tipo di pratica tratta da altre strade spirituali o di crescita: forme varie di meditazione, visualizzazioni, canalizzazioni, affermazioni, mantra, diete, esercizi fisici, processi energetici, tecniche psicologiche, e quant’altro.

Altre volte paragonano il corso ad altri percorsi, sostenendo che “sono proprio uguali”. Ed utilizzano brani di altri libri per spiegare il corso, concludendo con un sospiro che “alla fin fine dicono tutti la stessa cosa”.

Dimenticano completamente che il corso è assolutamente unico, completo ed autonomo. E’ costituito da una parte teorica, che deve essere studiata a fondo proprio per comprendere il tipo di pratica richiesto allo studente, e da una parte pratica rappresentata dalle lezioni, che devono essere esercitate affinché gli assunti teorici divengano esperienza.
Forse gli studenti che cadono in questo errore non hanno compreso il significato del concetto di “esperienza”?


…hhmmm…potremo parlarne la prossima volta.

 

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…..un’esperienza universale non è solamente possibile, ma necessaria.
Ed il corso è diretto verso questa esperienza.
Solo qui la coerenza diventa possibile, perché solo qui finisce l’incertezza”
(C.In.2:5-7)

Queste frasi sono inequivocabili: il corso intende trascendere la mera teoria – che peraltro viene insegnata dettagliatamente nel libro di testo - per portare i suoi studenti a fare un’esperienza universale, ossia generalizzata e priva di specialezza. Come abbiamo visto nelle prime newsletters, si tratta di un’esperienza totalmente nuova (T.11.VI.3:6): un’esperienza di pace interiore.
Questa esperienza universale, che è il perdono, è l’unica in cui la coerenza diventa possibile, perché non si basa sull’incertezza delle forme, ma sulla certezza del contenuto d’amore.

Ma è questa la nostra idea di esperienza?

 

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Abbiamo visto nella scorsa newsletter che il corso vuole portarci a fare un’esperienza universale di perdono, e ci siamo domandati quale fosse il significato che diamo noi alla parola “esperienza”. Forse ci siamo accorti che con il termine “esperienza” intendiamo l’azione ed il comportamento, in altri termini quanto avviene a livello di corpo.

Tuttavia all’inizio del testo leggiamo:

I pensieri possono rappresentare il livello d’esperienza inferiore o corporeo,
oppure il livello d’esperienza superiore o spirituale.
Uno fa il livello fisico, l’altro crea quello spirituale
(T.1.I.12)

Dunque secondo il corso l’esperienza definisce solamente l’attività del pensare, indipendentemente dal fatto che tale pensare porti alla formulazione del mondo fisico o alla creazione di quello spirituale.
Questo non dovrebbe stupirci, se ricordiamo che questo è un corso relativo alla causa – cioè alla mente - e non all’effetto – cioè al corpo - (T.21.VII.7:8).
E se ricordiamo anche che secondo il corso il mondo non esiste, ché anzi, questo è proprio il pensiero centrale che il corso cerca di insegnarci (L.pI.132.6:2-3).

Fermiamoci a riflettere su questo punto: avevamo compreso che nel corso il termine “esperienza” definisce soltanto l’attività della mente?

 

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Le idee non lasciano la loro fonte e sembra solo che i loro effetti siano separati da esse.
Le idee appartengono alla mente.
Ciò che è proiettato al di fuori e sembra essere esterno alla mente, non è affatto al di fuori,
ma è un effetto di ciò che è dentro e non ha lasciato la sua fonte.
(T.26.VII.4:7-9)

Gli effetti della mente – i corpi con tutti i loro comportamenti, il mondo con tutte le sue azioni - non hanno lasciato la loro fonte, ossia la mente.
In altri termini il mondo è un pensiero dentro la mente, che non ha lasciato la sua fonte.
E tutto l’apparente bagaglio di “esperienze” del mondo, non è altro se non una convulsa attività mentale.

Non c’è alcun mondo separato dalle tue idee perché le idee non lasciano la loro fonte, e tu mantieni il mondo all’interno della tua mente nel pensiero
(L.pI.132.10:3)

E’ evidente a questo punto che la cosiddetta “esperienza” fisica del mondo è una specie di non-esperienza, mentre l’unica esperienza è quella della mente.
Questa è la ragione per cui l’addestramento della mente è tutto il lavoro che lo studente deve svolgere. Non c’è nient’altro da fare, per la semplice ragione che non c’è nulla al di fuori della mente.
Ed ecco perché integrare l’addestramento della mente proposto dal libro degli esercizi con tecniche fisiche o energetiche desunte da altre strade implica il non aver compreso né lo scopo né la didattica del corso.

 

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Concludiamo la nostra breve indagine sul concetto di esperienza con alcune frasi che mettono in evidenza l’aspetto pratico del corso:

Hai certamente iniziato a renderti conto che questo è un corso molto pratico,
ed un corso che sta a significare esattamente ciò che dice.
(T.8.IX.8:1)

Puoi lamentarti del fatto che questo corso non sia sufficientemente specifico perché tu possa comprenderlo e usarlo.
Tuttavia forse non hai fatto ciò che esso specificatamente richiede.
Questo non è un corso per giocare con dei concetti, ma per la loro applicazione pratica
(T.11.VIII.5:1-3)

Non ci interessano traguardi intellettuali o giochi logici
(L.pI.39.1:3)

Questo corso è sempre pratico
(M.16.4:1)

…è la praticità la cosa che sta più a cuore a questo corso
(M.29.5:7)

Ancora una volta, la base teorica fornita dal testo non è lo scopo del corso in miracoli, ma costituisce solo la “struttura necessaria per rendere significativi gli esercizi” (L.pI.In.1:1)

Rileggiamo ora la frase in cui per la prima volta, dopo l’introduzione, il corso si autodefinisce:

Questo è un corso di addestramento della mente.
Ogni apprendimento implica attenzione e studio a qualche livello.
(T.1.VII.4:1-2)

E finalmente non dovremmo più avere dei dubbi: la cosa pratica che il corso ci invita a fare è addestrare la nostra mente.

Non viene richiesto nulla più di questo
(L.pI.In.9:5)

 

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Prima della pausa estiva, nella quale interromperemo per un breve periodo le nostre newsletter, vorrei proporvi un piccolo riassunto degli argomenti che ho trattato in questa rubrica fin dall’inizio. Dunque…
…in omaggio ad una frase del testo (T.17.VI.2:3) ci siamo concentrati sull’obiettivo del corso, la pace. Abbiamo visto che la pace è un’esperienza interiore indipendente dalle condizioni esterne della nostra vita. E abbiamo visto che per raggiungerla dobbiamo imparare ad usare la nostra mente in modo diverso, perché la pace è un’esperienza totalmente nuova (M.20.2:2-5), un’esperienza miracolosa (T.2.VII.1:9-10).
Un corso in miracoli è dunque “un programma organizzato, ben strutturato e attentamente pianificato…” (T.12.II.10:1) volto ad addestrare praticamente la nostra mente affinché giunga gradualmente all’esperienza -dapprima intermittente e da ultimo definitiva- di questa miracolosa pace interiore, che riflette la pura essenza non dualistica dell’Amore di Dio.
Abbiamo poi visto che cosa intenda il Corso con l’idea di esperienza, e infine abbiamo iniziato l’esplorazione di uno degli argomenti più importanti del libro: guardare i propri pensieri senza giudizio né colpa.
Cliccando qui potrete rileggere tutti gli spunti che sono stati pubblicati sulle newsletter a partire dallo scorso gennaio.

Chiunque cerchi di raggiungere la verità non può fallire”
(L.pI.131)

Che meraviglioso messaggio di speranza!
Lasciamoci dunque avvolgere dalle sue ali miracolose!

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Un’ultima cosa prima della pausa estiva…..

In questo nostro percorso insieme abbiamo cercato di imparare a guardare i nostri pensieri, concentrandoci sugli errori che eventualmente avevamo fatto lungo la strada.

Questa è l’essenza dell’insegnamento del corso: guardare l’ego nella nostra mente senza giudizio né colpa. E guardandolo senza attacco, ossia senza giudicarlo e senza aggiungere la colpa, lo stiamo dando allo Spirito Santo perché lo giudichi per noi e giudicandolo lo disfi.

Perché questo non è un corso per imparare l’amore, ma per disfare l’ego.

Il corso non si prefigge di insegnare il significato dell’amore,
poiché esso trascende ciò che può essere insegnato.
Si prefigge, tuttavia, di eliminare i blocchi
alla consapevolezza della presenza dell’amore,
che è la tua eredità naturale.
(T.In.1:6-7)

Vi ringrazio per la gioia che ho provato in questi mesi nel percorrere un po’ di strada insieme a voi tutti, carissimi compagni di viaggio, e vi auguro un’estate di pace.

(indice)

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Mi auguro che l’estate che volge al termine sia stata per tutti rilassante e gioiosa. E che con rinnovato vigore siamo tutti pronti ad intraprendere un nuovo periodo di riflessione che ci permetta di procedere più speditamente nel nostro comune viaggio di ritorno a Casa.

Iniziamo soffermandoci per qualche settimana sul senso del lavoro che stiamo facendo insieme.

L’obiettivo di questi piccoli spunti di riflessione è quello di mettere in evidenza le eventuali trappole che l’ego ci tende e nelle quali rischiamo di cadere man mano che cerchiamo di apprendere il corso e di applicarne i principi nella nostra vita.

Perché - come dice sempre Kenneth - se l’ego non riesce ad impedirci di fare il corso, cercherà in ogni modo di farlo con noi!

In sostanza attraverso questi spunti cerchiamo di applicare al meglio il metodo di indagine che il corso ci suggerisce e che ripete costantemente nel corso dei 3 volumi: guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa.

Iniziamo con il riflettere su uno dei brani che a mio parere spiega meglio questo processo:

Nessuno può sfuggire alle illusioni a meno che non le guardi,
perché il non guardarle è il modo per proteggerle.
(T.11.V.1:1-2)

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GUARDARE L'EGO SENZA GIUDIZIO NE' COLPA

Inizia con questo spunto l’esplorazione di un nuovo argomento, uno dei più importanti del corso: guardare i propri pensieri senza giudizio né colpa.
Partiamo da uno dei brani che a mio parere illustra meglio questo processo.

Nessuno può sfuggire alle illusioni a meno che non le guardi
Perché il non guardarle è il modo per proteggerle.
(T.11.V.1:1-2)

Non possiamo sfuggire alle illusioni, “le urla rauche e i deliri senza senso dell’ego” (T.21.V.1:6) se non le guardiamo, perché l’ego ci spinge costantemente a nasconderle, mediante i meccanismi difensivi gemelli della negazione e della proiezione, allo scopo di impedirci di vedere cosa vorrebbe fare di noi. Dunque il “non guardare le nostre illusioni” è il modo in cui l’ego le protegge e nello stesso tempo protegge sé stesso, mentre il “guardarle” è il modo principe per disfare l’ego.

Leggiamo ancora:

Le “dinamiche” dell’ego saranno la nostra lezione per qualche tempo, poiché dobbiamo dapprima guardarle per vedere al di là di esso, dal momento che lo hai reso reale.
Insieme disferemo tranquillamente questo errore, poi guarderemo, al di là di esso, la verità.

Per poter vedere al di là dell’ego, verso la verità, bisogna prima guardare l’ego, ossia l’errore, la “minuscola folle di idea di separazione” (T.27.VIII.6:2) che si annida nei nostri pensieri malati.
Non è possibile vedere la verità se prima non vediamo l’ego in azione nella nostra mente.
Solo guardandolo possiamo permettere allo Spirito Santo nella nostra mente di disfarlo, perché siamo stati noi a renderlo reale, ossia a credere che fosse vero!

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Continuiamo ad esplorare l’argomento del guardare senza giudizio né colpa, proseguendo nella lettura- iniziata la scorsa settimana- di T.11.V.1

Non c’è bisogno di rifuggire le illusioni, perché esse non possono essere pericolose.

Forse questa frase ci sorprende. Forse la nostra esperienza passata è stata ben diversa e noi siamo convinti del contrario!
Perché dunque il Corso sostiene che le illusioni non sono pericolose?
Perché non esistono, naturalmente!
Anche se- per la mente che le rende reali- esse possono apparire devastanti.

In un paragrafo delizioso viene spiegato in modo molto semplice il processo del guardare con l’aiuto dello Spirito Santo, usando l’analogia di un bambino che percepisce fantasmi inesistenti.

I bambini percepiscono fantasmi, mostri e draghi spaventosi, e ne sono terrorizzati. Ma se chiedono a qualcuno di cui si fidano il significato di ciò che percepiscono, e sono disposti a lasciar andare le loro interpretazioni in favore della realtà, la loro paura se ne va con esse. Quando un bambino viene aiutato a tradurre il suo “fantasma” in una tendina, il suo “mostro” in un’ombra, ed il suo “drago” in un sogno, non ha più paura, e ride felicemente della sua paura.
(T.11.VIII.13)

Come chiarisce la prima lezione del libro degli esercizi, tutto dipende dalla nostra percezione. Ma per permettere allo Spirito Santo di disfare le nostre percezioni paurose, dobbiamo prima essere consapevoli di pensarle! Questo è il senso e lo scopo del processo del guardare.

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Continuiamo a concentrarci sull’argomento del guardare senza giudizio né colpa approfondendo la lettura dei primi due paragrafi di T.11.V

Noi siamo pronti a guardare più da vicino il sistema di pensiero dell’ego.
Restiamo molto calmi nel fare ciò, perché stiamo solo cercando onestamente la verità.

Non aver paura dunque, perché ciò che guarderai è la fonte della paura, e tu stai iniziando ad imparare che la paura non è reale…..
Non aver paura dunque di guardare la paura, perché non può essere vista.

Notiamo come il testo ci solleciti ripetutamente alla calma man mano che procediamo nel processo di guardare i nostri pensieri: “restiamo molto calmi”… “tranquillamente”… “non avere paura”. Il nostro Insegnante sa bene che le illusioni non esistono. Ma noi no. E sa molto bene che tutte le volte che l’ego domina il nostro modo di pensare siamo letteralmente attanagliati dalla paura, anche se non sempre ce ne rendiamo conto.
È quindi fondamentale non compiere questo processo da soli, ma con la guida amorevole del nostro Insegnante interiore, che non giudica, non attacca, e non percepisce alcuna colpa.
Ecco che cosa significa “guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa”: significa guardarli insieme allo Spirito Santo, la Voce di pace che sta all’interno della nostra mente, oppure- come ci suggerisce una bellissima lezione- immaginando di tenere fra le nostre la mano di Gesù:

Se ti può essere d’aiuto, pensa che ti tengo per mano e ti guido.
E ti assicuro che questa non sarà una futile fantasia.
(L.pI.70.9:3-4)

Questo è il modo in cui il corso ci insegna a disfare la paura.

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Approfondiamo ulteriormente la nostra breve indagine sul processo di “guardare l’ego senza giudizio né colpa” andando a leggere la definizione che Kenneth Wapnick dà di questo processo nel suo Glossary-Index (cliccare qui):

Guardare l’ego

E’ l’essenza del perdono: guardare il sistema di pensiero del nostro ego con la gentilezza e la pazienza priva di giudizio dello Spirito Santo o di Gesù;
dato che è la colpa che ci impedisce di guardare il nostro essere speciale,
sostenendo così l’ego e mantenendo nascosta la sua vera natura,
il guardare senza giudizio i nostri pensieri di attacco disfa l’ego:
così, il guardare l’ego senza colpa e paura è l’essenza dell’Espiazione.

Forse questo non ci era completamente chiaro. Forse pensavamo che l’essenza del perdono fosse rappresentato dal correggere i nostri pensieri d’attacco (per non parlare dei pensieri d’attacco altrui!).

Eppure altrove leggiamo:

Tu non puoi correggerti da solo
(T.9.III.6:1)

Se noi pensiamo di dover correggere quanto pensiamo, allora vuol dire che crediamo che sia reale.Se invece comprendiamo che l’ego non esiste, allora comprendiamo anche che il vero processo di correzione è semplicemente rappresentato dall’offrire le nostre percezioni sbagliate alla luce della verità dello Spirito Santo, che le disferà con la Sua sola presenza.
Non siamo noi ad attuare il processo di correzione nella nostra mente. Questo è il compito dello Spirito Santo. Il nostro compito è soltanto quello di guardare i pensieri dell’ego che sono celati all’interno della nostra mente, offrendoli allo Spirito Santo per la Sua correzione.
Noi dobbiamo solo portare l’oscurità alla luce….

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Nelle ultime newsletters ci siamo concentrati sull’esercizio più importante proposto dal corso: guardare con l’aiuto dello Spirito Santo quei pensieri che intasano la nostra mente sbagliata, senza esercitare un giudizio di condanna e senza l’interferenza fuorviante del senso di colpa. Lo stesso processo viene anche definito in un altro modo: portare l’oscurità alla luce o portare le illusioni alla verità.
Leggiamo la definizione di tale procedimento dal Glossario di Ken : (clicca qui)

PORTARE L'OSCURITA' (illusioni) ALLA LUCE(verità)

Processo di disfacimento della negazione e della dissociazione, che esprime la decisione di portare la nostra colpa nella luce dello Spirito Santo perché possa essere guardata e perdonata anziché essere tenuta con paura nell’oscurità della nostra mente inconscia dove non potrà mai essere vista e disfatta

L’oscurità – ossia i pensieri di paura, colpa, rabbia, vittimismo, sacrificio, ecc che stanno nella mente sbagliata- non può essere disfatta dalla luce se prima i pensieri dell’ego non vengono portati alla luce. Come possiamo lasciarli andare se non sappiamo nemmeno di pensarli?
Il nostro compito sarà dunque quello di portarli in superficie, ossia divenirne consapevoli, attraverso l’esercizio del guardare la nostra mente.
Sarà la luce dello Spirito - ossia l’assenza di giudizio, di condanna e di colpa - ciò che li disferà come neve al sole. Cogliamo dunque l’invito pieno di poesia che ci fa il corso:

Non vuoi piuttosto dare il benvenuto al sole estivo,
anziché tenere lo sguardo fisso su un fiocco di neve che scompare
e rabbrividisce al ricordo del freddo invernale?
(T.19.IV.A.9:6)

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Il costante lavoro dello studente del corso è rappresentato dall’osservare accuratamente i propri pensieri in modo da diventare consapevole di essi e farli così uscire dall’oscurità della mente inconscia. Questo è il primo passo, la premessa indispensabile per permettere allo Spirito Santo nella nostra mente di disfarli gradualmente, correggendo così istante dopo istante la nostra errata credenza nella separazione.
Questo viene delineato con chiarezza fin dalle prime pagine del testo:

Quando sarai disposto a non nascondere nulla,
non solo sarai disposto ad entrare in comunione,
ma comprenderai anche la pace e la gioia
(T.1.IV.1:5)

La pace e la gioia, ossia l’obiettivo del corso, possono essere raggiunte solo dopo aver innescato tale processo ed essere disponibili a portarlo a termine.
Non per niente la terza e fondamentale lezione dello Spirito Santo è la vigilanza della propria mente (T.6.V.C)
Questo è quanto il corso ci chiede continuamente di fare. Non ci propone una nuova e raffinata teoria psicologica e spirituale perché noi ne facciamo sfoggio. Né ci chiede di usare tale teoria per condannare il mondo esterno a noi dichiarando ai quattro venti che non funziona.
Ci viene semplicemente chiesto di diventare spettatori della nostra mente, di riconoscere i pensieri d’attacco nelle loro molteplici forme e di portarli alla luce dello Spirito Santo che li disferà come il sole disperde la nebbia.

 

… e vedrai ogni dolore, in ogni forma, ovunque accada,
svanire semplicemente come foschia al sole
(T.31.VIII.6:3)

Allora comprenderemo che la pace e la gioia interiore – e non il cambiamento del mondo esterno - è il solo obiettivo che desideriamo veramente raggiungere.

 

Allora comprenderemo che la pace e la gioia interiore – e non il cambiamento del mondo esterno - è il solo obiettivo che desideriamo veramente raggiungere.

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La fuga dall’oscurità implica due tappe:
primo, il riconoscere che l’oscurità non può nascondere. Di solito questo passo implica paura.
Secondo, il riconoscere che non c’è nulla che vuoi nascondere anche se potessi. Questo passo porta a sfuggire dalla paura.
(T.1.IV.1:1-4)

Il procedimento del guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa passa attraverso due grandi fasi: la prima è rappresentata dal riconoscere che l’oscurità non può nascondere, ossia constatiamo che i costanti tentativi dell’ego di proteggere noi e sé stesso sono totalmente inutili. In altri termini i nostri meccanismi difensivi non ci difendono affatto, perché

“tutte le difese fanno ciò da cui vogliono difendere”
(T.17.IV.7:1).

Tuttavia noi credevamo che lo facessero, e quindi il metterli allo scoperto può addirittura incrementare la nostra paura invece di abolirla.

La seconda fase è rappresentata dal riconoscere che anche se potessimo, non vorremmo più nascondere nulla. Qui abbiamo acquisito una forza del tutto nuova ed una disponibilità totalmente diversa, ed il processo di guardare i nostri pensieri non è più accompagnato dalla paura ma dalla gioia e dall’entusiasmo di chi non vede l’ora di respirare un’aria più pura.
In queste due fasi è concentrato tutto il percorso dello studente dall’iniziale totale asservimento all’ego alla completa liberazione da esso.

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Man mano che approfondiremo il processo di guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa, ossia con un atteggiamento amorevole nei confronti dei nostri errori, sperimenteremo delle resistenze, provocate dal nostro ego che farà di tutto per impedirci di portare a termine tale processo.

E’ più probabile, quindi, che l’ego attacchi quando reagisci con amore,
perché ti ha valutato come non amorevole e tu stai andando contro il suo giudizio…
Questo è il momento in cui cambierà improvvisamente dalla diffidenza alla malvagità, dato che la sua incertezza sarà aumentata.
Tuttavia non ha sicuramente senso rispondere attaccando.
Cosa potrebbe significare ciò se non che sei d’accordo con la valutazione dell’ego di ciò che sei?
(T.9.VII.4:5, 7-9)

Ma quali sono i mezzi principali che l’ego adotta per impedirci di guardare i nostri pensieri?
Ne parleremo la prossima volta….

 

 

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Consideriamo brevemente quali sono i mezzi principali che l’ego usa per impedirci di guardare i nostri pensieri, ossia i suoi due formidabili strumenti difensivi: il primo è la negazione, il secondo la proiezione.
Leggiamo il significato di “negazione” dal glossario di Ken (cliccare qui).

LA NEGAZIONE
Mente sbagliata: evitare la colpa respingendo fuori dalla consapevolezza la decisione che l’ha prodotta, rendendola inaccessibile alla correzione o Espiazione.

La decisione che ha prodotto la colpa è la credenza nella minuscola folle idea, quel piccolo folle pensiero di separazione che sta all’origine di tutti i nostri guai. (T.27.VIII.6:2-3). Pur essendo inesistente per definizione, noi abbiamo voluto credervi per mantenere l’illusione della nostra specialezza. Ed in questo modo abbiamo rifiutato l’Espiazione, ossia la correzione proposta dallo Spirito Santo, che consiste nel riconoscere semplicemente di esserci sbagliati. 
Il profondo senso di colpa che ne è derivato, pur essendo inesistente proprio come l’idea di separazione che l’ha prodotto, è talmente devastante per chi ci crede da essere veramente impossibile da gestire. E la strategia che l’ego ha elaborato e che ci propone continuamente per sopportare tale colpa è proprio la negazione, ossia nascondere la decisione da cui tale colpa è originata.
Adottiamo insomma lo stesso atteggiamento di chi nasconde lo sporco sotto il tappeto per non vederlo più, ed in questo modo si illude di averlo eliminato. 
Nascondendo i meccanismi della mente sbagliata crediamo che non ci siano più, e ci sembra di stare meglio. 
Ma in questo modo, proprio come succede con lo sporco sotto il tappeto, non ricordiamo più ciò che si cela all’interno della nostra mente, e quindi non possiamo più lasciarlo andare. 
Ci lavorerà dentro, inesorabile, e non sapremo perché……

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Abbiamo visto la volta scorsa che il primo meccanismo con cui l’ego difende il suo sistema di pensiero è evitare la colpa spingendo fuori dalla nostra consapevolezza la decisione che l’ha prodotta, e che per farlo adotta una strategia molto potente: la negazione. In sostanza, obbedendo alla voce dell’ego che strilla prepotentemente nella nostra mente neghiamo, ossia ci rifiutiamo di guardare, la credenza nella separazione. Riprendendo un esempio fatto in precedenza (T.11.VIII.13), il corso ci invita gentilmente a riportare in superficie quanto avevamo precedentemente negato:

Ricorda ciò che è stato detto a proposito delle percezioni spaventose dei bambini, che li terrorizzano perché non capiscono. Se chiedono l’illuminazione e la accettano, la loro paura svanisce. Ma se nasconderanno i loro incubi, li manterranno. E’ facile aiutare un bambino incerto, perché riconosce di non capire cosa significano le sue percezioni. Ma tu credi di capire le tue. Bambino mio, stai nascondendo la testa sotto al coltre delle pesanti coperte che ti sei messo addosso. Stai nascondendo i tuoi incubi nell’oscurità della tua falsa certezza e rifiuti di aprire gli occhi e di guardarli.
Togli le coltri e guarda ciò che temi. Solo ciò che prevedi ti spaventerà, perché la realtà del nulla non può spaventare. Non rimandiamo, perché il tuo sogno di odio non ti lascerà senza aiuto, e l’Aiuto è qui.
(T.12.II.4:1-7, 5:2-4)

Che meraviglioso messaggio di speranza! 

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Il secondo strumento difensivo che l’ego adotta per impedirci di guardare i nostri pensieri è la proiezione. Leggiamone il significato nel Glossario di Ken (cliccare qui)

LA PROIEZIONE

Mente sbagliata: rinforza la colpa spostandola in qualcun altro, attaccandola lì e negandone la presenza in noi stessi; è il tentativo di spostare la responsabilità della separazione da noi stessi agli altri

Come abbiamo già visto nelle ultime newsletters a proposito della negazione, la causa della proiezione è la decisione di sperimentarsi separati, ossia quella decisione di credere nella minuscola folle idea che è all’origine di tutto il sistema di pensiero della mente sbagliata. (T.27.VIII.6:2-3)
Tuttavia qui l’ego adotta una strategia diversa. Il modo per nascondere la consapevolezza della colpa è spostarla altrove. E’ un meccanismo che conosciamo tutti benissimo per averlo sperimentato innumerevoli volte: attaccare qualcun altro proprio per quello di cui segretamente ci accusiamo. Per esempio dare la colpa al traffico quando arriviamo in ritardo, aggredire un famigliare quando siamo stanchi e stressati dal lavoro o attribuire la causa di una malattia a fattori climatici. (Per inciso, la nostra esperienza sarà diametralmente opposta, ossia per esempio penseremo che è il maltempo a causare un raffreddore. Ed effettivamente il maltempo può essere causa, ma soltanto su un corpo, e noi stiamo imparando dal corso che siamo una mente, non un corpo. Ma ne parleremo ancora in futuro…..).
Proiettare la colpa su qualcun altro ci fa sentire meglio per un po’…..ma in seguito il sollievo temporaneo svanisce, e subentra un malessere ulteriore…. E anche questa volta non capiremo perché….

 

-38-

Abbiamo visto la volta scorsa la genesi della proiezione, la seconda strategia difensiva dell’ego per nascondere in noi l’esperienza devastante della colpa. Ma in verità negazione e proiezione sono simultanee: la proiezione non può esistere senza la negazione, e la negazione viene rinforzata mediante la proiezione.
E abbiamo visto che nessuna delle due strategie risolve veramente il problema, perché la colpa non viene eliminata, ma semplicemente allontanata dalla nostra consapevolezza.
La negazione, ossia lo sporco nascosto sotto il tappeto, prima o poi provocherà delle conseguenze negative che ci sorprenderanno perché non capiremo di essere stati proprio noi a causarle. E la colpa proiettata sul mondo esterno condizionerà pesantemente il nostro modo di percepirlo.

La proiezione fa la percezione.
Il mondo che vedi è ciò che tu gli hai dato, niente di più…
E’ il testimone del tuo stato mentale, l’immagine esterna di una condizione interna.
(T.21.in.1:1-2, 5)

Dunque vedremo all’esterno di noi quel sistema di pensiero dell’ego che rifiutiamo di vedere al nostro interno. Ma poi, a causa della negazione, ci dimenticheremo di essere stai noi ad attuare tale proiezione, e crederemo che quanto vediamo sia oggettivo. Ci sentiremo circondati da nemici- i protagonisti della relazione speciale d’odio- e ci percepiremo vittime di un mondo che siamo stati proprio noi ad inventare con le nostre proiezioni.

Questo diventa un circolo sempre più vizioso…..
L.pI.22.1:4

 

-39-

Come abbiamo visto nell’ultima newsletter la proiezione sul mondo esterno del sistema di pensiero dell’ego, e la contemporanea dimenticanza di avere attuato tale proiezione, sono all’origine di quel meccanismo mentale che il corso definisce “ relazione speciale d’odio”. In altri termini se non vogliamo guardare i nostri pensieri di colpa, paura, collera, ecc., li proietteremo su qualcun altro che poi percepiremo come se fosse nostro nemico.

Non aver paura di guardare la relazione speciale d’odio,
perché la libertà sta nel guardarla
(T.16.IV.1:1)

Un ulteriore meccanismo difensivo viene attuato con un secondo tipo di strategia mentale, la cosiddetta “relazione speciale d’amore”, inventata dall’ego per nascondere ulteriormente la colpa sotto altri pesanti strati di difese.

Perché la relazione speciale d‘amore,
nella quale il significato dell’amore è nascosto,
viene intrapresa solo per contrapporsi all’odio, ma non per lasciarlo andare….
La relazione speciale d’amore non vi si può contrapporre,
ma può solo occultarlo e renderlo invisibile.
(T.16.IV.1:3, 6)

Quando parla delle due relazioni speciali- la relazione speciale d’odio e la relazione speciale d’amore- il corso non allude a delle relazioni vere e proprie, ma a degli atteggiamenti malati che stanno dentro la nostra mente sbagliata. Non sono delle relazioni oggettive, ma dei modi di percepire, causati dai nostri meccanismi di proiezione. Sono dei giochi mentali con i quali cerchiamo di proiettare all’esterno (RSO) e di negare ulteriormente (RSA) l’inesistente ma devastante colpa conseguente alla credenza di esserci separati da Dio.

 

-40-

Dunque ricapitoliamo: Il nostro ego ci spinge ad adottare due basilari strategie difensive per proteggerci dal devastante ma inesistente senso di colpa causato dal credere nella minuscola folle idea (T.27.VIII.6:2-3), due strumenti paralleli ed inscindibili: la negazione e la proiezione. Il primo ci porta a non vedere i pensieri che stanno nella mente sbagliata ed il secondo ci porta a proiettarli su un elemento esterno, che fungerà da capro espiatorio. Tutto questo ci illuderà di poter alleviare temporaneamente il nostro dolore, ma non sarà così, perché:

…tutte le difese fanno ciò da cui vorrebbero difendere
(T.17.IV.7:1)

Queste due strategie congiunte infatti sono la base delle relazioni speciali, ossia del nostro modo malato di percepire gli altri. Grazie al meccanismo di proiezione infatti li vediamo come nemici nella relazione speciale d’odio, e come idoli nella relazione speciale d’amore. E la nostra vita sarà popolata da nemici e da idoli, non perché essi esistano veramente, ma perché noi avremo voluto vederli tali nella nostra mente. Saremo pertanto perseguitati da ombre inesistenti che saremo stati proprio noi ad inventare, e la nostra vita sarà dolorosa perché così avremo voluto.
Il corso ci insegna a disfare questa formidabile barriera difensiva totalmente illusoria in modo molto semplice, ossia attraverso l’esercizio del guardare i pensieri che popolano la nostra mente sbagliata e riconoscerne il costo. Se guardiamo le proiezioni costanti che facciamo sugli altri, se ci rendiamo conto di quanto ci costano in termini di mancanza di pace, in altri termini se le portiamo alla luce e smettiamo di negarle ci rendiamo conto che il problema non è fuori, ma dentro di noi.
La negazione e la proiezione sono dunque i due principali ostacoli all’indispensabile processo di guardare i nostri pensieri egoici. In sostanza ce la metteremo proprio tutta per non volerli vedere o per accusare qualcun altro di tutta l’oscurità che si nasconde in noi. Eppure l’unico modo per lasciar andare l’ego è diventarne consapevoli, guardandolo mentre agisce all’interno di noi.

Osserva attentamente e vedi cosa stai realmente chiedendo.
Sii molto onesto con te stesso in questo,
perché non dobbiamo nasconderci niente l’un l’altro.
Se vuoi realmente provare a fare ciò, hai mosso il primo passo …
(T.4.III.8:1-3)

-40.1-

 

Il segno del Natale è una stella, una luce nell’oscurità.
Non vederla fuori di te, ma splendente nel Cielo interiore,
e accettala come segno che il tempo di Cristo è venuto.

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce.
Permettiti di essere completamente guarito
così che ti possa unire a Lui nella guarigione,
e celebriamo insieme la nostra liberazione
liberando tutti con noi.

(T.15.XI.2:1-2, 3:1-2)

-40.2-

Questo è il tempo in cui un nuovo anno nascerà presto dal tempo di Cristo.
Ho fede assoluta che farai tutto ciò che vorrai compiere.
Niente mancherà, e tu renderai completo e non distruggerai.
Dì quindi a tuo fratello:

Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso.
So che sarai liberato, a meno che io non voglia usarti
per imprigionare me stesso.
Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione,
perché riconosco che saremo liberati insieme.

Così l’anno inizierà con gioia e libertà.
C’è molto da fare, ed abbiamo procrastinato parecchio.
Accetta l’istante santo mentre nasce quest’anno,
e prendi il tuo posto, lasciato vacante così a lungo, nel Grande Risveglio.
Fa’ che quest’anno sia diverso rendendolo tutto uguale.
E permetti a tutte le tue relazioni di essere fatte sante per te.
(T.15.XI.10:1-12)

-41-

mi auguro che l’inizio del nuovo anno abbia portato nuovo vigore alla già presente determinazione di scegliere la pace sopra ogni altra cosa.
E mi auguro che tra le decisioni che abbiamo preso abbia trovato posto anche quella bella frase di augurio che abbiamo letto insieme nella scorsa newsletter:

Fa’ che quest’anno sia differente
rendendolo tutto uguale
(T.15.XI.10:11)

Come si fa a “rendere tutto uguale” ciò che l’ego – che parla sempre per primo - proietta diverso per dimostrare l’apparente realtà della separazione?
Assegnandogli uno scopo unificato: lo scopo del perdono, ossia del disfacimento dell’ego. L’augurio contenuto in questa frase è dunque quello di dedicare il nostro anno a vedere all’interno della forma molteplice, ossia nei fatti specifici della nostra vita, quello scopo spirituale unificato che rende tutto ciò che ci capita uguale nel contenuto, anche se diverso nella forma. In questo modo impareremo a generalizzare il processo del perdono.
E l’anno che verrà sarà differente dagli anni precedenti, quando ancora credevamo che il cambiamento sostanziale avvenisse nella forma.

Questa frase contiene alcune importanti premesse teoriche: l’uso che facciamo della nostra mente, la differenza fra forma e contenuto ed il processo di generalizzazione del perdono. Ne parleremo nelle prossime newsletter.

 

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Riprendo dunque i nostri spunti di riflessione facendo una breve sintesi dei temi trattati finora, che potete rileggere integralmente cliccando qui.
Dopo aver chiarito qual è l’obiettivo del corso e se e come differisce dai nostri obiettivi individuali (n. 1-9 e 12), mi sono soffermata brevemente su due principi metodologici di studio del corso, ossia sui suoi due livelli di scrittura (n. 10-11) e sull’ uso della terminologia (n. 13-14). Sono argomenti importanti che vanno trattati in modo più approfondito, e che quindi riprenderò in seguito.
Dallo n. 15 fino al 19 ho introdotto la didattica del corso, basata sull’addestramento della mente, cercando poi di chiarire (dal n. 20 al 23) il concetto di “esperienza” ed il modo in cui differisce dal comune significato che viene abitualmente dato alla parola “esperienza” .
Dopo un breve riassunto dei temi trattati ho finalmente introdotto il principale processo pratico del corso, che costituisce la base del perdono: il” guardare l’ego senza giudizio né colpa” (n. 26-40). Mi sono soffermata un po’ più a lungo su questo argomento fondamentale, cercando di illustrare brevemente le due difese principali che l’ego utilizza per impedirci di guardare: la negazione (n. 35-36) e la proiezione (n. 37-40).
Bene…..adesso abbiamo fatto il punto della situazione. Possiamo dunque procedere….

Non dimenticare che una volta cominciato questo viaggio, la fine è certa.
I dubbi lungo il cammino verranno per tornare nuovamente.
Tuttavia la fine è sicura.
Nessuno può non riuscire a fare ciò che Dio gli ha assegnato.
Quando ti dimentichi, ricordati che cammini con Lui
e con la Sua Parola nel tuo cuore.
Chi può disperarsi quando ha una Speranza come questa?
(C.ep.1:1-6)

 

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Ora che abbiamo riletto gli spunti precedenti siamo pronti a procedere nelle nostre riflessioni sul corso, che hanno lo scopo di impostare correttamente il nostro studio, in modo da guardare senza giudizio né colpa le trappole che l’ego pone costantemente sulla nostra strada.
All’inizio del percorso il nostro ego cercherà in vario modo di impedirci di studiare il corso (e questa è la causa delle varie incomprensioni, sonnolenze e dimenticanze del principiante), tuttavia quando lo studente è veramente intenzionato ad andare avanti l’ego userà un modo molto più raffinato per impedirglielo: come dice spesso Ken, si metterà semplicemente a studiare il corso con lui.
E mentre lo studente crederà di seguire diligentemente i gentili insegnamenti dello Spirito Santo, non avrà fatto altro che obbedire ciecamente alle brutali imposizioni del suo ego!

Vuoi ospitare Dio o essere ostaggio dell’ego?
Accetterai solo chi inviti.
Sei libero di determinare chi sarà tuo ospite,
e quanto a lungo resterà con te.
(T.11.II.7:1-3)

Ricominciamo dunque dall’addestramento della mente, concentrandoci sul significato della parola “mente”. Andiamo a leggere tale significato sul glossario in modo da parlarne la prossima settimana. Cliccare qui
(indice)

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Nell’ultima newsletter ho proposto di andare a leggere nel glossario compilato da Ken il significato della parola “mente”. Abbiamo trovato due definizioni. Eccole:

MENTE

CONOSCENZA: agente attivante dello spirito, al quale è grossomodo equivalente, poiché ne fornisce l’energia creativa.
PERCEZIONE: agente della scelta; siamo liberi di credere che la nostra mente possa essere separata o tagliata fuori dalla mente di Dio (essere nella mente sbagliata) o che possa ritornare ad essa (essere nella mente corretta)

Perché nel glossario vengono date due diverse definizioni della stessa parola, una relativa alla Conoscenza e l’altra relativa alla percezione? Perché il corso, come abbiamo visto precedentemente (spunti 10 e 11), è scritto a due diversi livelli. A volte le frasi si riferiscono al primo livello di comprensione (che tratta del rapporto fra la consapevolezza non dualistica dell’Uno, che è la nostra Realtà dalla quale crediamo erroneamente di esserci separati, e la condizione mentale del dualismo nella quale crediamo di trovarci), a volte si riferiscono al secondo livello di comprensione. (che tratta del rapporto tra le due diverse percezioni del dualismo, quella sbagliata e quella corretta). Abbiamo già visto che il corso usa alternativamente questi due livelli di scrittura perché il primo è troppo lontano dalla nostra esperienza e non possiamo più comprenderlo. Quindi “scende” per così dire al livello che noi possiamo comprendere – quello dualistico- per poter dialogare con noi, e ci insegna ad impostarlo correttamente in modo da riportarci gradualmente al primo livello, ossia alla consapevolezza dell’Uno, o – per dirla con il poetico linguaggio simbolico del corso- a quella Casa che crediamo di avere abbandonato ma nella quale in realtà siamo sempre rimasti.

Tu sei a casa in Dio, sognando di essere in esilio,
ma perfettamente in grado di risvegliarti alla realtà.
(T.10.I.2:1)

Di conseguenza la definizione della parola “mente” contenuta in “CONOSCENZA” è relativa al primo livello, mentre la seconda definizione (contenuta in “PERCEZIONE”) è relativa al secondo livello.

 

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Soffermiamoci ancora sul primo livello di comprensione della parola “mente”, andando a leggere un’altra definizione contenuta nel Glossario di Ken (cliccare qui):

MENTE UNA

La Mente di Dio o di Cristo, l’estensione di Dio che è la Mente unificata della Figliolanza; poiché trascende sia la mente corretta che la mente sbagliata, esiste solo al livello della conoscenza e del Cielo.

Questa definizione descrive la consapevolezza mentale non dualistica che non presume alternative né eccezioni, quella conoscenza di purezza assoluta che il corso definisce anche Dio e Cristo, ma anche Amore, Verità, Realtà, Vita, Cielo, Conoscenza.

Il Cielo non è un luogo né una condizione.
E’ semplicemente la consapevolezza di Unità perfetta
e la conoscenza che non c’è niente altro
nulla al di fuori di questa Unità e niente altro all’interno.
(T.18.VI.1:5-6)

Questa consapevolezza estremamente astratta rappresenta la nostra vera natura, ma nella nostra attuale condizione mentale non possiamo più comprenderla. Perché il corso ci spiega più e più volte che proprio per non pensare più con Dio abbiamo dato credito alla minuscola folle idea di separazione da Lui, e siamo quindi precipitati in uno stato mentale che pensa in termini specifici. Questa è nella sua essenza, l’idea della separazione da Dio.

Lo scopo della tua percezione è di mostrarti ciò che desideri vedere.
(L.pI.161.2:5)

 

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L’uso che noi facciamo della mente nella nostra condizione di separazione non è più astratto ma è divenuto specifico, ossia non pensiamo più naturalmente con Dio, ma - nella nostra folle credenza di poterlo veramente fare - pensiamo di pensare in termini di molteplice. E questo è veramente innaturale:

La completa astrazione è la condizione naturale della mente.
Ma parte di essa è ora innaturale. Non considera tutto come una cosa sola.
Essa vede invece soltanto frammenti dell’intero, poiché solo così potrebbe inventare il mondo parziale che vedi.
Lo scopo della tua percezione è di mostrarti ciò che desideri vedere.
Tutto ciò che senti porta alla tua mente solo i suoni che essa vuole sentire. 
(L.pI.161.2)

Dunque non solo la mente separata pensa in termini specifici, ma “vede” anche tali pensieri specifici come se le fossero esterni. Questo è il meccanismo mentale della proiezione: le idee, che per definizione non lasciano la mente, cioè la loro fonte, (L.pI.132.5:3-5) vengono invece percepite come se avessero una loro oggettività e ci appaiono quindi come immagini staccate dalla mente stessa che le pensa.

Nessuno in realtà vede qualcosa.
Ognuno vede solo i propri pensieri proiettati all’esterno
(L.pI.8.1:2-3)

Questa è la condizione di assoluta allucinazione nella quale crediamo di trovarci.

 

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Dunque ricapitoliamo:
Il corso ci dice che noi non facciamo più un uso naturale della mente, pensando con Dio in termini non dualistici, ma che siamo caduti in un vero e proprio stato di allucinazione, avendo fatto una mente che si crede separata da Lui, e che pensa di pensare in modo autonomo e specifico.
In sostanza abbiamo fatto miliardi di pensieri separati che adesso popolano la nostra mente in modo disordinato. La nostra mente è in uno stato di caos e non riusciamo più a trovare la strada per tornare a Casa, cioè per tornare alla consapevolezza della Mente Una.
E abbiamo anche visto che c’è un’ulteriore complicazione: tali pensieri separati ed autonomi vengono percepiti esternamente alla mente stessa, come se avessero una loro esistenza oggettiva ed autonoma, come se fossero delle “cose”, dei “corpi” e dei “mondi”.

E’ a causa del fatto che i pensieri che pensi di pensare appaiono come immagini che non li riconosci come nulla.
Tu pensi di pensarli, dunque pensi di vederli.
Questo è il modo in cui è stato fatto il tuo “modo di vedere”.
Questa è la funzione che hai dato agli occhi del tuo corpo.
Non è vedere. E’ un fare immagini.
Prende il posto del vedere, sostituendo la visione con le illusioni.
(L.pI.15.1)

Con questa mente separata che crede di vedere cose inesistenti ci è assolutamente impossibile comprendere l’astrazione assoluta della Mente Una, la Mente di Dio, che è la nostra conoscenza naturale.
Come fare dunque a tornare a tale consapevolezza?
La strada che il corso utilizza per riportarci a quello stato di Uno senza eccezioni che costituisce la nostra vera “Casa” è quella di scendere al nostro livello di pensiero, “fingendo” temporaneamente che la nostra mente sia veramente separata.
In questo modo riesce a dialogare con noi e può aiutarci ad impostare il nostro pensiero specifico in modo tale da farlo diventare la modalità per ritornare all’Unità di Dio.
Come fa dunque ad impostare in modo corretto il nostro pensiero specifico?
Lo vedremo la prossima volta.

 

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Il corso ci aiuta ad impostare correttamente il nostro pensiero specifico insegnandoci prima di tutto che esistono solo due categorie di pensiero: il pensiero sbagliato (basato sulla cosiddetta minuscola folle idea, l’errata credenza di essere separati da Dio) ed il pensiero corretto (basato sull’Espiazione, termine con cui il corso definisce la correzione di tale credenza).

Questo è il dono del suo Insegnante:
la comprensione che soltanto due categorie sono significative nel vagliare i messaggi che la mente riceve da ciò che sembra essere il mondo esterno.
(M.8.6:5)

La prima categoria costituisce il sistema di pensiero dell’ego: i miliardi di pensieri che crediamo di pensare (e quindi di vedere come se fossero una “realtà oggettiva”) sono derivati dalla frammentazione della minuscola folle idea (T.27.VIII.6:2), l’unico pensiero di separazione, e la contengono.
La seconda categoria costituisce un altro sistema di pensiero, quello dello Spirito Santo, e contiene i miliardi di pensieri di Espiazione, cioè di correzione, derivati dall’unico pensiero di Espiazione. Questi pensieri correggono tutti i pensieri sbagliati del sistema di pensiero dell’ego.
Il corso ci insegna dunque che tutti i pensieri che pensiamo di pensare non sono altro che forme diverse di quei due pensieri originari - quello sbagliato e quello corretto, la minuscola folle idea e l’Espiazione - che ci vengono costantemente ripetuti dalle due voci che sentiamo nella nostra mente: la voce dell’ego che ci crocefigge costantemente e la Voce dello Spirito Santo che ci propone costantemente la libertà.

Ogni giorno, ogni ora e ogni minuto, persino ogni secondo, tu decidi tra la crocifissione e la resurrezione, tra l’ego e lo Spirito Santo.
L’ego è la scelta della colpa; lo Spirito Santo la scelta dell’assenza di colpa (T.14.III.4:1-2)

 

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Abbiamo visto nelle scorse newsletter che il corso ci aiuta a “mettere ordine” nei pensieri caotici della nostra mente separata insegnandoci a raggrupparli tutti in 2 sole categorie: la cosiddetta “mente sbagliata” che contiene miriadi di pensieri diversi nella forma ma assolutamente identici nel loro contenuto di separazione, e la cosiddetta “mente corretta”, che contiene miriadi di pensieri diversi nella forma ma assolutamente identici nel loro contenuto di Espiazione o correzione.
A proposito….. questa è un’altra parola di difficile comprensione, perché il suo significato è diverso da quello abituale.
Andiamo a leggerne la definizione nel Glossario di Ken (cliccare qui):

ESPIAZIONE

Piano di correzione dello Spirito Santo per disfare l’ego e guarire la credenza nella separazione; fu posto in essere dopo la separazione e sarà completato quando ogni Figlio separato avrà compiuto la propria parte nell’Espiazione attraverso il perdono totale; il suo principio afferma che la separazione non è mai avvenuta.

In sostanza il corso ci insegna a mettere in una categoria di pensiero tutti i pensieri basati sulla minuscola folle idea, la credenza incredibile di esserci veramente separati da Dio, e in un’altra categoria di pensiero tutti i pensieri basati sull’Espiazione, ossia sulla correzione, che lo Spirito Santo ha fornito nella nostra mente, di tale incredibile credenza.

L’intero scopo di questo corso è insegnarti che l’ego non è credibile
e non lo sarà mai.
Tu che hai fatto l’ego credendo in ciò che non è credibile
non puoi emettere questo giudizio da solo.
Accettando l’Espiazione per te stesso,
stai decidendo contro la credenza che puoi essere solo,
dissipando così l’idea della separazione ed affermando la tua vera identificazione
con l’intero Regno in quanto letteralmente parte di te.
(T.7.VIII.7:1-3)

 

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…non hai fatto che un solo errore. Sembrano essere molti, ma è sempre lo stesso. Perché sebbene l’ego assuma molte forme, è sempre la stessa idea.
Ciò che non è amore è sempre paura, e nient’altro.
(T.15.X.4:2-5)

Abbiamo visto che il corso ci insegna a guardare i nostri pensieri senza giudizio né colpa in modo da vedere se contengono l’idea della separazione nelle sue molte forme (colpa, attacco, paura, rabbia, malattia, morte, ecc) o l’idea della correzione o Espiazione nelle sue molte forme (pace, guarigione, amore, richiesta d’aiuto, interessi condivisi, gioia, ecc).

Questo allenamento mentale a “mettere ordine” nei nostri pensieri raggruppandoli tutti in due categorie è il lavoro fondamentale che lo studente del corso deve imparare a compiere nelle prime fasi del suo processo di apprendimento.

Il primo passo verso la libertà implica discernere il falso dal vero.
Questo è un processo di separazione in senso costruttivo….”
(T.2.VIII.4:2)

Viene descritto più diffusamente in una delle “mappe” che delineano il percorso del praticante, lo “Sviluppo della fiducia”, dove va sotto il nome di “discernimento” (M.4.A.2:1)