D 1237 Come può esserci pace se non vengono eliminati i terroristi?

 

D # 1237: So che devo essermi perso nella confusione di livello, ma il terrorismo è stato nella mia mente. Come fece Hitler, mettono nel bersaglio alcune persone ma uccidono anche dei loro. Indipendentemente dal fatto che siano una proiezione della nostra mente collettiva, penso veramente che debbano essere eliminati nello stesso modo in cui debbano esserlo tutti i fascisti. Ho letto di come monaci ed altri gruppi di devoti hanno pregato per la pace durante l’olocausto, ma la pace (anche se relativa) è arrivata solo con la guerra. Naturalmente questo fa sì che la mia mente già scissa si separi come le sezioni di un’arancia.

 

R: La tua percezione dei terroristi è il fattore critico nel risolvere il tuo dilemma; e come insegna il Corso, la percezione può essere o della mente corretta o della mente sbagliata: lo stesso comportamento (forma) può fluire o dalla mente corretta o dalla mente sbagliata (contenuto). Da quanto dici, evidentemente percepisci i terroristi ed i fascisti come carnefici, il che significa che hai scelto l’ego come tuo insegnante. L’ego non ci permette mai di vedere questo, ma perenne conflitto, pace non duratura, è il risultato inevitabile del suo sistema di pensiero, perché poggia sui principi divisivi o l’uno o l’altro, uccidere o essere ucciso. Ci deve sempre essere un qualche tipo di nemico esterno perché l’ego stesso possa sopravvivere, e siamo così allettati a pensare che se possiamo semplicemente eliminare questa persona o questo gruppo dalle nostre vite, tutto andrà meglio. Ma come hai osservato, la pace che segue la guerra è parziale e non perdura mai. Sarà sempre così sino a quando non ci rivolgeremo all’interno e vedremo la follia di questo sistema di pensiero e allora riconsidereremo la nostra scelta in favore dell’ego come nostro insegnante. Qui è dove Un corso in Miracoli è particolarmente utile, poiché la sua attenzione è sull’addestrarci a fare il collegamento tra la nostra esperienza ed il sistema di pensiero con cui ci siamo identificati nelle nostre menti. Questo è il motivo per cui Gesù ci dice: “Quindi, non cercare di cambiare il mondo, ma cerca di cambiare la tua mente riguardo al mondo” (T.21.in.1:7).

Il problema è il folle sistema di pensiero nelle nostre menti che sostiene che si possa ottenere la pace attraverso la guerra e che possiamo porre fine all’ostilità e all’odio uccidendo la gente. L’ “altro modo” presentato nel Corso poggia sulla premessa che siamo tutti uno in quanto Figlio di Dio e che non ci sono eccezioni a ciò. Terroristi e fascisti sono parte della Figliolanza allo stesso modo di chiunque altro e pertanto condannarli nelle nostre menti è condannare noi stessi, ed anche Gesù. Se questa visione è il tuo punto di partenza, stai offrendo a te stesso una migliore opportunità di porre fine al conflitto e al dolore nella tua mente, perché staresti procedendo sulla base della verità e non sulla sua negazione. Allora approcceresti i problemi in maniera differente. La tua risposta sarebbe motivata da un desiderio sincero di guarire anziché dal desiderio di sradicare chi fa del male nel mondo, che tu vedi come la causa dell’inquietudine e della paura. Non negheresti l’ego in nessuno, ma lo vedresti come lo stesso ego che c’è in te (nel contenuto, non necessariamente nella forma) e ti renderesti conto che il comportamento violento e odioso viene da una mente che è essa stessa torturata da un dolore, da un conflitto che sembra insopportabile e quindi deve essere proiettato.

Da questo punto di compassione nella tua mente, saresti così un canale per la vera giustizia, che non vede vincitori e perdenti, vittime e carnefici, ma piuttosto, da una prospettiva più ampia, ciò che è meglio per tutti: Sii certo che qualsiasi risposta a un problema che lo Spirito Santo risolve sarà sempre una risposta in cui non perde nessuno. E questo deve essere vero perché Egli non chiede sacrifici a nessuno. Una risposta che esiga la minima perdita a chiunque non ha risolto il problema, ma ha contribuito ad aumentarlo e a renderlo più grande, più difficile da risolvere e più iniquo. … Il principio secondo il quale giustizia significa che nessuno può perdere è cruciale per questo corso” (T.25.IX.3:1,2,3;5:4). Ecco cosa intende Gesù con riportare la giustizia all’amore.

Le ultime quattro sezioni nel Capitolo 25 ci aiutano a comprendere la base della nozione di giustizia vendicativa del mondo, in contrasto con la giustizia del Cielo che è radicata nell’amore e nella compassione onnicomprensivi (T.25.VI, VII, VIII, IX). Anche la lezione 200 “Non c’è altra pace che la pace di Dio” (L.pI.200), è importante per comprendere le principali differenze tra la pace che cerchiamo nel mondo e la pace che troviamo all’interno delle nostre menti: la nostra eredità naturale in quanto Figlio di Dio. “Giacché la pace è unione, se è quella di Dio” (L.pI.200.11:6). Queste tematiche sono anche argomento di quattro serie di audio cassette: “The Compassion of the Miracle,” “The Quality of Mercy,” “The Problem of Evil,” and “Justice Returned to Love”. Ti rimandiamo anche all’indice per argomenti di questo Servizio, dove troverai ulteriori domande e risposte sotto la voce “Guerra”.