D 177 Posso praticare il Corso senza accettarne la teologia?

 

D # 177: È necessario comprendere la mitologia per iniziare a studiare Un corso in miracoli e per usare appropriatamente i principi del Corso? Ho grandi problemi con la metafisica del Corso in merito all’origine della colpa e tuttavia le applicazioni pratiche del Corso (ad esempio scegliere l’ego o Gesù come nostro insegnante) sembrano logiche ed utili. Posso praticare veramente il perdono come lo definisce il Corso senza accettare la mitologia del Corso riguardo l’origine del mondo?


R: Il beneficio della pratica del perdono è che ci sentiamo meglio, perché con esso lasciamo andare il dolore dell’auto inganno insito nell’accusare gli altri per i nostri problemi. E’ pratico in tal senso. Ed è di grande conforto sapere che c’è un insegnante interiore saggio ed amorevole, al quale possiamo sempre chiedere aiuto. Possiamo andare avanti così per lungo tempo, e rimanere persino a tale livello per un tempo indefinito, se lo scegliamo. Il Corso può essere utilizzato in questo modo, ed essere di enorme beneficio e conforto a livello personale. I principi metafisici del Coso non sono necessari per fare esperienza della dolce guida di Gesù, e per ritirare dagli altri le nostre proiezioni di colpa. Se stare a questo livello porta più vicino a Dio, cosa potrebbe esserci di sbagliato in ciò?

Ma dal momento che hai citato specificatamente il “perdono come lo definisce il Corso”, è necessario andare più avanti. E così faremo. L’inizio e la fine dell’Introduzione del libro degli esercizi fanno ulteriore luce su ciò. Gesù inizia col parlare della relazione tra il testo ed il libro degli esercizi: “Una base teorica come quella fornita dal testo è una struttura necessaria per rendere significativi gli esercizi di questo volume. Tuttavia è il fare gli esercizi che renderà possibile raggiungere l’obiettivo del corso. Una mente non allenata non può realizzare nulla. Lo scopo di questo libro di esercizi è di addestrare la tua mente a pensare secondo le linee del testo” (L.in.1).

Alla fine dell’Introduzione del libro degli esercizi (L.in.8.9), Gesù riconosce i problemi della credulità e della resistenza nella quale è probabile che incorriamo a proposito delle idee e dei concetti presentati nelle lezioni. Ed il suo consiglio è di concentrarci solo sull’uso e sull’applicazione delle idee esattamente come lui ci dice di fare, senza giudicarle o valutarle, perché il loro significato e la loro verità si manifesterà a noi con il loro uso.

Le implicazioni sembrerebbero essere che da qualche parte lungo il percorso lo studente si troverà faccia a faccia con i principi teorici del Corso. Per esempio, man mano che diventa chiaro che il significato di perdono è perdonare l’altra persona per ciò che non ha fatto – affermazione veramente sbalorditiva e di profonda sfida – siamo alla fine portati a mettere in discussione la realtà della colpa. Questo ci porterebbe direttamente alla dimensione metafisica del Corso. Di fatto la visione che il Corso dà del perdono non può essere totalmente apprezzata senza essere consapevoli dei suoi puntelli metafisici. Sarebbe troppo facile scivolare nella visione tradizionale del perdono di ciò che è effettivamente accaduto se la natura illusoria di peccato e colpa non fossero parte integrante del proprio modo di pensare e del proprio approccio ai rancori.

La risposta alla tua domanda, quindi, è sia sì che no. È possibile trarre beneficio dal praticare il perdono e dal rivolgersi a Gesù come guida, ma il processo di perdono come presentato nel Corso sarebbe cortocircuitato e non completamente apprezzato se la teoria del Corso riguardo l’origine della colpa fosse ignorata. Se questa teoria fosse esplicitamente non accettata sarebbe impossibile praticare la versione di perdono del Corso.