Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

D 477 Perché Gesù sembra aiutarmi con le mie questioni materiali?

 

D #477 Ho difficoltà nell’accettare che a Gesù non importino, o non voglia aiutarci a risolvere, i nostri problemi quotidiani e le tematiche della mia vita. So che questo rappresenta il gradino più basso nella scala della preghiera, ma pare proprio che io mi trovi qui. Sto leggendo Absence From Felicity, e sono eccitata nell’apprendere come Gesù abbia dato aiuto specifico a Helen Schucman e Bill Thetford riguardo questioni personali. Gesù non mi sta forse istruendo perché io incorpori queste rivelazioni nella mia vita quando sembrano calzare? Per esempio, recentemente non riuscivo a trovare tre importanti chiavi che avevo perso. Di tanto in tanto mi capitava di dire: "Gesù, dove sono quelle chiavi?" Poi ho trovato ciò che considero una miniera d’oro a pagina 235 di Absence From Felicity, dove Gesù dice a Helen: "La preghiera può essere molto specifica per le piccole questioni". Proprio prima di addormentarmi quella sera, Gesù mi ha detto dove si trovavano le chiavi. Le ho ritrovate il mattino seguente in una borsetta che non usavo da molto tempo. Come è possibile che a Gesù non importino le questioni del mondo quando mi capita di continuo di ricevere risposte di questo genere? La relazione di Helen con Gesù era più "speciale" della mia?

 

R: L’aiuto di Gesù è sempre disponibile per noi al livello in cui siamo disponibili ad accettarlo. Sono solo la nostra paura e la nostra colpa che ci mantengono in uno stato di turbamento, apparentemente stimolato da situazioni esterne. Pertanto continua sicuramente a chiedere aiuto a Gesù per le piccole cose, se questo è ciò di cui senti bisogno in questo momento. Non è che a Gesù non importi delle nostre preoccupazioni quotidiane. Egli, piuttosto, comprende ciò che noi ancora non comprendiamo – che questi piccoli problemi non sono veramente il problema. Ciò che sarebbe maggiormente utile in quel momento è, mentre chiediamo a Gesù aiuto specifico, riuscire a mantenere una “mente divisa” sulla questione, vale a dire riconoscere che sappiamo, ad un altro livello, che il problema specifico non è ciò per cui siamo turbati. Infatti la nostra mente ha generato i problemi specifici per evitare di entrare in contatto con il vero problema. Una delle affermazioni più chiare sulla natura della relazione tra i problemi nel mondo e l’unico problema nella nostra mente, si può trovare nella lezione del libro degli esercizi: "Che io riconosca il problema affinché possa essere risolto" (L.pI.79). Quindi, alla fine, non sarebbe per niente utile se Gesù ci incoraggiasse a vederlo semplicemente come qualcuno che si prende cura di noi e che ci aiuta a rendere più facile la nostra vita di tutti i giorni. Egli ci invita a risvegliarci alla nostra realtà come spirito, non ad adagiarci e ad accomodarci ancora di più nel nostro sogno di negazione come corpi.

Però, fintanto che abbiamo ancora bisogno di imparare a fidarci di lui e di disfare alcune delle immagini più spaventose che potremmo avere di lui quale giudice che ci critica e ci punisce, potrebbe essere utile vedere il suo amore prendere la forma dell’aiuto che siamo pronti ad accettare, come tu stai sperimentando. Non c’è assolutamente nulla di sbagliato in questo. Ma questo non è realmente un intervento personale da parte di Gesù, come potrebbero suggerire, ad una prima lettura, i passaggi di Absence from Felicity a cui fai riferimento. Potrebbe esserti utile leggere una discussione presente più avanti nel libro (capitolo 17, pagg. 456,465 della versione inglese) sulla natura dell’aiuto di Gesù nel mondo, che chiarisce che è la nostra stessa mente a dare forma al suo amore astratto. E quando comprendiamo ciò, diventa evidente che Gesù non può avere favoriti. Il suo amore, per essere veramente amore, deve risplendere egualmente su tutti noi