Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

D 485-i:Se questo è tutto un sogno, perché non posso manifestare i miei pensieri come in un sogno lucido?

 

D #485-i. Mi sono trovato a far confusione tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Se questo mondo non è reale, l’ho fatto io nella mia mente ed io sto "sognando," possiamo allora dire che in quanto sognatore dovrei essere in grado di controllare il "sogno," giusto? Se si tratta di un sogno allora perché non si manifestano tutti i miei pensieri? Ho spesso sogni lucidi e sono molto bravo a controllare il sogno, allora perché non riesco a fare la stessa cosa qui? È perché credo ancora di essere questo corpo e che esso sia reale?

 

R: i. Tutti i tuoi pensieri si stanno manifestando secondo i termini del contenuto che hai scelto nella tua mente. Questo è tutto ciò che sono le nostre apparenti vite qui, nonostante ci sembri di sperimentare il contrario. Gesù ci dice che il mondo: "è il testimone del tuo stato mentale, l’immagine esterna di una condizione interna" (T.21.in.1:5). Il problema sta in quella parte della strategia del sognatore di negare la sua identità quale decision-maker, ovvero di colui che prende le decisioni, e indossa invece l’identità di innocente personaggio nel sogno al quale capitano le cose. A causa di questa negazione non sperimentiamo noi stessi quali personaggi di un sogno e ancora meno sognatori del sogno consapevoli del perché ci troviamo in tale stato mentale. L’obiettivo degli esercizi di Gesù in Un Corso in Miracoli per l’addestramento mentale è quello di aiutarci a negare questa negazione e diventare sognatori lucidi – non per migliorare la nostra apparente vita in questo mondo, ma per poter decidere se desideriamo continuare a sognare o svegliarci da questo sogno, che nella sua essenza è un sogno di esilio da Dio: "Tu sei a casa in Dio, sognando di essere in esilio, ma perfettamente in grado di risvegliarti alla realtà. Vuoi veramente farlo?" (T.10.I.2:1,2).

Questo è il motivo per cui Gesù continua ripetutamente a ritornare sull’idea dello scopo. La dissociazione ha uno scopo e se riusciamo a portarlo allo scoperto a quel punto possiamo decidere se mantenere o cambiare la nostra decisione. Lo scopo della dissociazione – quale reazione al nostro sottostante concetto si sé quale quello di coloro che hanno attaccato Dio per poter esistere come individui – è di essere in grado di scaricare la colpa sulle altre persone nel mondo al fine di assicurare a noi (quale sognatore che prende le decisioni) l’innocenza: "Il ‘ragionamento’ che ha dato origine al mondo, sul quale si basa e dal quale è mantenuto, è semplicemente questo: ‘Tu sei la causa di quello che faccio. La tua presenza giustifica la mia collera, tu esisti e pensi separatamente da me. Finché attacchi, io non posso che essere innocente. E ciò per cui soffro è il tuo attacco.’" (T.27.VII.3:1,2,3,4). Pertanto la strategia è di diventare parte del sogno di qualcun altro al fine di evitare la devastante punizione che sicuramente avrà luogo, e l’ego ci mette in guardia da questo, se ci prendiamo la responsabilità per la decisione di esserci separati da Dio. Nella sezione intitolata: "La Base del Sogno," Gesù spiega che nei sogni, il mondo, "chiaramente nella tua mente. . . sembra esserne al di  fuori. Tu non rispondi ad esso come se lo avessi fatto, né ti rendi conto che le emozioni che il sogno produce devono venire da te. Sono i personaggi del sogno e ciò che essi fanno, che sembrano fare il sogno. Non ti rendi conto che li stai facendo agire per te, poiché se lo facessi la colpa non sarebbe loro e l’illusione di soddisfazione scomparirebbe" (T.18.II.5:3,4,5,6). Inoltre, parlando di questa stessa idea, ma nel contesto delle allucinazioni, Gesù afferma: "Una cosa è certa: le allucinazioni servono a uno scopo, e quando questo scopo non è più perseguito, esse scompaiono. Quindi la domanda non è mai se tu le desideri, ma sempre se vuoi lo scopo che esse servono" (T.20.VIII.8:6,7).

Fintanto che continuiamo a scegliere di essere fedeli al sistema di pensiero dell’ego, è nel nostro maggior interesse non diventare consapevoli di noi stessi quali sognatori del sogno. Solo quando siamo disposti a considerare, assieme a Gesù, che il prezzo che stiamo pagando per mantenere nell’oblio la nostra vera identità non vale più la pena di essere pagato, allora inizieremo davvero il processo di capovolgimento del pensiero che troverà il suo culmine nella nostra esperienza di noi stessi come mente che decide. L’obiettivo, però, non è quello di cambiare o controllare il sogno, perché quello è fisso – il copione dell’ego è già stato scritto assieme alla sua correzione (lo Spirito Santo). Perché, allora, dovremmo voler cambiare qualcosa che è irreale? Quindi quando riconquistiamo la consapevolezza di noi stessi quale mente che decide, la scelta che possiamo fare è se continuare a rivivere la versione dell’ego o accettare, invece, la correzione dello Spirito Santo. Se scegliamo lo Spirito Santo, alla fine l’unico contenuto della nostra mente sarà l’amore di Gesù o dello Spirito Santo; non ci sarà alcun "io," in quanto dovremo lasciar andare l’attrazione per la specialezza e per interessi separati. La nostra vita sarà libera da bisogni, specialmente dalla necessità di controllare i risultati. L’amore fluirà semplicemente attraverso di noi. Parlando in nome di Dio, Gesù ci fa questo amorevole appello: "Sogna ora la guarigione. Poi alzati e abbandona ogni sogno per sempre. Tu sei colui che tuo Padre ama, che mai ha lasciato la sua casa, né si è mai aggirato per un mondo selvaggio con piedi sanguinanti e con un cuore pesante, reso duro verso l’amore che è la verità in te. Dai tutti i tuoi sogni a Cristo e lascia che Lui sia la tua Guida per la guarigione, così che ti conduca, nelle tue preghiere, oltre i tristi raggiungimenti del mondo" (S.3.IV.6:3,4,5,6).

Tutto questo è potentemente descritto in due sezioni del capitolo 27 del testo: "Il Sognatore del Sogno" e "L’‘Eroe’ del Sogno" (T.27.VII, VIII).